di Anna Pazzaglia

Una riflessione su come l’organizzazione è vista in relazione alla vita delle persone e del gruppo: l’esperienza organizzativa del Progetto Calamaio raccontata da Anna, volontaria di servizio presso il CDH

... Il Calamaio è uno spazio caratterizzato da un sistema cooperativo e quindi non gerarchico e non burocratico. La cooperazione parte dallo stare nella relazione, quando per stare nella relazione, si intende essere accoglienti, nella dimensione che abbiamo analizzato, ed avere fiducia. La fiducia è l’altro pilastro. Mentre ti accolgo e presto attenzione ai tuoi bisogni ed anche ai talenti, ai “sa fare”, lascio che tu li esprima, nella relazione, e nel lavoro: mi fido e mi affido a te. In economia si dice che sono le aspettative a generare gli eventi, ma facendo riferimento allo psicologo Rosenthal , si potrà parlare scientificamente, in chiave psicologica, di “effetto Pigmalione”. Sento le tue capacità e mi affido ad esse. E non mi importa, se qualcosa contrasta in te, se qualcosa non è ancora come potrebbe essere. Mi fido di te. E questo basta , scientificamente basta, per vedere far crescere e maturare una persona. Vogliamo considerare l’effetto Pigmalione trascurabile, e ottenere gli effetti di un Pigmalione negativo su un gruppo? Vorrebbe dire una regressione delle capacità individuali, e un aumento di rabbia, che scoppierebbe in maniera improvvisa in un gruppo, che non avrebbe nemmeno gli strumenti per esorcizzarla, ma che si sentirebbe in diritto di reagire in termini violenti e punitivi. “Non abbiamo bisogno di buon senso e neanche di istinto in queste situazioni” direbbe il prof. Nicola Cuomo . A cosa servono le teorie se continuiamo a pensare, che l’istinto debba prevalere?.

Nel gruppo Calamaio la cooperazione nasce dalla fiducia, e dall’osservazione dei talenti e dal suo riconoscimento; un uso del metodo cooperativo si oppone ad una dimensione burocratica e gerarchica. Il lavoro nel gruppo è affidato secondo le capacità, il talento, e il piacere, nel portarlo a termine. Il gruppo non è tenuto a timbrare cartellini, (li compila a fine mese con orari standard) o a doversi giustificare, se una persona al suo interno, un giorno, non si sente di venire al lavoro. Non servono le giustificazioni. La burocrazia viene snellita. Il tempo non si calcola in minuti. Il tempo è lo spazio necessario a svolgere un’attività in maniera piacevole e in eterocronia, nel rispetto dei tempi di ciascuno. Può succedere che abbia bisogno di dedicarmi a qualcosa, che in quel momento ha la priorità, per me. Poi arriverò al lavoro, e so che il gruppo, accoglierà quel ritardo nella fiducia, nell’empatia, e nell’irriverenza. Perché se arriverò dicendo una qualsiasi cosa, non sarà giudicato, ma al massimo, potremo riderne insieme. Perché se arriverò in ritardo quel giorno, sicuramente, sarà un giorno in cui non ci saranno appuntamenti inderogabili, per il senso di responsabilità, e di partecipazione, che il sistema cooperativo e il contesto di fiducia generano. In questo modo il lavoro non è segmentato, ma è un processo condiviso, sia in termini di decisioni, sul come, sia sul cosa, fare. Questo determina una presa di responsabilità, un coinvolgimento che genera produttività, e appagamento della persona. La gerarchia rientra come struttura da presentare all’esterno, alle istituzioni, e come “organigramma”.

Sappiamo chi coordina, sappiamo anche che ha un ruolo diverso, da quello abbiamo noi, ma questo non instaura una relazione “maggiore-minore” ma un intreccio di competenze, e un senso di responsabilità allargato. Nessuna decisione è presa in modo coercitivo e senza appello. Nessuno dirà mai :”si fa così e basta!” senza essersi almeno, preso un po’ in giro. L’accoglienza, la fiducia, l’irriverenza, il sistema cooperativo, generano un stato di benessere, uno stato di flusso, in cui si da il meglio e si partecipa alla relazione. Lo stato di benessere sul lavoro aumenta la produttività, che cresce anche in termini di “fatturato”. Si sta meglio, si produce di più. Non si sente il bisogno di rimanere a casa, perché stressati da un lavoro frenetico che non rispetta la nostra natura. Si ha la profonda convinzione che il luogo dove si lavora, è prima di tutto, uno spazio per le relazioni fondate sull’accoglienza, e sulla fiducia. Il benessere sgorga, e si rinnova ogni momento.

Ora il Calamaio si è trasferito nella vecchia palestra, della scuola, che prima lo ospitava. Chi avrebbe scommesso di trovare ancora un ambiente così piacevole? Eppure, le pareti sono state colorate di azzurro, e arancione, un angolo per il pranzo è stato ricavato, le barriere architettoniche sono state letteralmente abbattute, rendendo i bagni accessibili, e una stanza quadra (la stanza dedicata alle riunioni e al relax), è stata ricreata costruendo delle pareti, in cartongesso. Le foto dei momenti più emozionanti del gruppo, sono nei plexiglas appesi alle pareti, la lettera del presidente Ciampi a Claudio , il gabbiano di legno che sbatte le ali, legato al soffitto, il pinguino che cammina col bastone, il cartello col nome sul computer della Baiesi , tutto quello che ricorda il NOI, e che è legato ai sentimenti del gruppo lo puoi trovare ancora al Calamaio. C’è un passato per ricordare i momenti felici, e tornare a ridere e a scherzarci sopra, tenendo a mente sempre l’azione del gruppo, che continua progressivamente, e porta oggetti nuovi nella sua deriva emozionale.