Formazione educatori genitori e volontari

Corso per genitori

Tra le persone che determinano lo sviluppo umano emerge la figura che in questo percorso ha un ruolo speciale e unico: il genitore.
Il presente progetto è finalizzato all’interazione fra più soggetti (genitori, educatori, formatori) attraverso momenti di informazione, formazione e confronto che, chiarendo e valorizzando i singoli ruoli, valorizzino e diffondano l’importanza dell’intervento educativo familiare.
Tale formazione parte dal presupposto che “accompagnare” è un impegno che sollecita il conoscere, ma attiva necessariamente il “responsabilizzare”.

Obiettivi (prima fase)

  • Creare una rete di rapporti in cui ognuno è partner dell’altro: rompere l’isolamento delle famiglie. 
  • Permettere di scoprire, utilizzare e migliorare le proprie competenze educative.
  • Rassicurare e aumentare la fiducia e la stima in se stessi

Indurre a :

  1. interrogarsi su di sé (dal fare domande al farsi domande)
  2. rendersi consapevoli di sé, delle conseguenze dei propri comportamenti, dei modelli che influenzano il proprio agire
  3. stabilire il contatto con i propri bisogni e con le domande latenti

Obiettivi (seconda fase)

  • Attivare la creatività, la capacità di analisi e di soluzione dei problemi.
  • Conoscere nuove pratiche educative, esplorare alternative, soprattutto grazie allo scambio di esperienze pratiche e suggerimenti creativi fra i membri del gruppo
  • Facilitare la comunicazione nella famiglia: acquisire abilità nell’ascolto attivo, nella risoluzione dei conflitti, nell’espressione dei sentimenti, sostenere la capacità di entrare in empatia con i figli
  • Offrire uno spazio di accoglienza e di accettazione incondizionata ai singoli nel loro essere persone ancor prima che genitori
  • Offrire uno spazio per scoprire le proprie qualità, risorse e competenze, aumentare l’autostima, condurre all’accettazione di sé e dell’altro
  • Permettere il cambiamento: ogni persona diventa agente di cambiamento rispetto a se stessa, il coniuge, i figli, gli altri genitori, il territorio
  • Creare e potenziare reti di relazioni informali evitando così il rischio dell’isolamento delle famiglie e creare meccanismi di raccordo con le reti formali del territorio.

Per realizzare ciò, la pedagogia ha sempre posto l’accento sull’autoeducazione, cioè sulla capacità di ciascuno, bambino o adulto, di dominare gli eventi, di risolvere i propri problemi, di porsi come protagonista della propria vita.

Gli incontri sono finalizzati all’integrazione delle esperienze educative dei genitori tramite l’esposizione dei loro vissuti e la rappresentazione di situazioni concrete e nell’individuazione di specifiche risorse per affrontare e gestire tali situazioni.

Il gruppo sarà condotto da un formatore con specifiche competenze di conduzione di gruppi e counseling.
 

 

Il corso di formazione del Progetto Calamaio per educatori, animatori e volontari

Premessa

Il corso di formazione prevede non una semplice acquisizione di tecniche di animazione o competenze di varia natura (pedagogiche, sociologiche, ecc…), ma il «trasferimento» di un vero e proprio modello operativo ed organizzativo (quello del Progetto Calamaio) che si è arricchito e diversificato nel corso di vent'anni di attività, su tutto il territorio nazionale. Il gruppo del Calamaio opera in una dimensione nuova, di reale condivisione all’interno di un gruppo che possa valorizzare le competenze di tutti (incluse naturalmente le persone con deficit).

Metodologia e attività

Si privilegerà la dimensione interattiva (teoria/pratica) attraverso l'incontro diretto con l'handicap, valorizzando le differenze individuali quale strategia che, attraverso l'affermazione delle singole personalità, consenta di perseguire l'uguaglianza delle pari opportunità e la cooperazione all'interno del gruppo. Lezioni frontali, circolari, lavori di gruppo e laboratorio.

Contenuti del corso

Estetica dell’handicap
Partendo da un'analisi delle principali categorie dell'estetica occidentale (bello, sublime, brutto, armonia, ecc..) si propongono alcune riflessioni sul perché per la nostra cultura essere handicappati significa essere brutti. L'estetica offre però anche altri stimoli utili ad una lettura positiva dell'immagine dell'handicap.

Comunicazione verbale e non-verbale
Partendo dall'utilizzo della osservazione come sistema di conoscenza di sé e degli altri, attraverso la dinamica dei giochi di ruolo, analisi sull'uso di una globalità di linguaggi per l'identificazione di concetti chiave con particolare riferimento al rapporto educatore-persona con disabilità.

Sociologia dell’handicap
Ricerca dei principali ostacoli che impediscono una reale e concreta integrazione e interpretazione degli indicatori di cambiamento che segnano il passaggio da una cultura dell'emarginazione ad una nuova cultura dell'handicap.

Vissuto rispetto all’approccio con la diversità
Compiere una riflessione critica sulla diversità che nasca dall’esperienza che i soggetti hanno vissuto in prima persona. La riflessione sulla diversità si allarga progressivamente e, utilizzando come spunto iniziale quella specifica dei disabili/diversabili, arriva a considerare la diversità in termini generali, nelle sue varie e possibili accezioni.

Integrazione scolastica: una risorsa per tutti
È necessario partire dal concetto di integrazione e dal significato che ognuno di noi dà a questo termine, per arrivare poi a chiederci quale significato assumono l’insegnamento e l’apprendimento in situazione di difficoltà e di handicap.

Handicap come difficoltà. Creatività come strategia per il superamento dell’handicap
Riflettere sulla possibilità di ridurre le difficoltà attraverso un allenamento creativo che si sostanzia e si realizza nell’esperienza condotta: la necessità di ridefinire le proprie modalità comunicative e relazionali, messe in crisi dall’incontro con la diversità, evidenzia il potenziale di creatività insito in ognuno ma spesso inutilizzato e permette una rivalutazione di sé ed una migliore conoscenza delle proprie capacità attraverso un cosciente attivazione di nuovi strumenti e procedure.

  • Il gruppo e le relazioni come strumenti di lavoro in una prospettiva di collaborazione e condivisione dei contenuti educativi.
  • Relazione d’aiuto
  • Condividere la quotidianità nelle relazioni educative.
  • Riscoprire il significato della vicinanza e della corporeità.
  • La ricerca di un benessere possibile di fronte alla cronicità e alla patologia grave.
  • Approccio metodologico del Progetto Calamaio, cioè fare esperienza della diversità attraverso l’incontro diretto con persone con disabilità attive e disponibili, che si propongono come soggetti e si fanno promotori di una nuova cultura- Si tratta di un percorso guidato che segue obiettivi e modalità prestabilite ma non rigide, capaci di adeguarsi ai destinatari e al contesto in cui l’incontro ha luogo.