Come un romanzo

Le persone che ci vedono poco tendono ad allontanare le cose.
Le persone che ci sentono poco tendono ad allontanare le persone.

Inizio questo mio racconto senza avere la minima intenzione di farlo passare per una denuncia, e nemmeno per chiedere comprensione, pietà o altro sentimento che può suscitare in voi lettori, ma solo con la voglia di raccontare al mondo il “mio” mondo di sordo. Certo non sarà sicuramente diverso da quello di voi tutti, ma ci sono quei piccoli insignificanti silenziosi particolari che dividono queste due realtà. Il mio impegno è raccontare la mia vita, naturalmente cambiando nomi e luoghi nel rispetto delle persone, il tutto con un piglio da romanzo o almeno ci provo.

Era una mattina di gennaio, la coda all’ufficio USL era già consistente, molti attendevano pazientemente il proprio turno, e in fila tra gli altri c’era anche Paolino accompagnato dalla mamma. Certo queste vaccinazioni obbligatorie sui bambini erano un incombenza necessaria per ogni famiglia, ma alla mamma di Paolino una solerte impiegata aveva detto “io mio figlio non lo vaccino” e alla richiesta di un perché aveva risposto “troppi rischi”. Si sa le mamme per i propri figli cercano sempre solo il meglio ma nel dubbio tra non vaccinarlo ed esporlo a malattie e quello di vaccinarlo e correre il secondo rischio paventato dall’impiegata, la mamma scelse il secondo ignara che da questo momento la vita di suo figlio sarebbe cambiata.
Il tempo passava e tutto sembrava andasse per il verso giusto ma dopo qualche controllo l’ udito di Paolino cominciava a calare sensibilmente, la diagnosi, pertanto nemmeno sicura, era che qualche vaccinazione avesse provocato qualche danno al sistema auditivo.
Su consiglio di un illustre Professore, e vista la consistente perdita uditiva, la cosa migliore sarebbe stata una protesi che potesse aiutare il bambino nella vita di tutti i giorni.
All’ambulatorio della ditta SEND trovammo tutte facce gentili, una gentilissima, e lasciatemelo dire, carina, impiegata ci fece accomodare in una elegante sala d’aspetto. Dopo pochi minuti veniamo ricevuti e condotti in uno studio dove ad attenderci c’era il tecnico protesista incaricato di fornirmi quella scatoletta che fa sentire…
Il mio primo apparecchio acustico, una sorta di mostro da tenere dietro le orecchie, non mi ha lasciato certamente un buon ricordo, ma quello che è difficile da cancellare nella mia mente è stato l’approccio che ho avuto con l’esterno. Di colpo sentivo ogni sorta di rumore, ogni sussurro ogni parola, ma qui stava il bello. Sentivo ok ma le parole, i suoni, i sussurri per me erano una sorta di linguaggio sconosciuto rumori nei rumori insomma.
Nelle elementari e quindi nel momento più importante della mia crescita, evitavo erroneamente di portarlo e accorgendomi talvolta grazie alla mia buona interpretazione della lettura labiale di essere il bersaglio di innocenti scherzi adolescenziali, invece di reagire o nel dubbio di non aver capito, tendevo a chiudermi sempre di più dentro un mondo immaginario, il MIO mondo.
Immagina, caro lettore udente, di essere in mezzo ad un oasi di pace, completamente rilassato e senza il minimo rumore a disturbarti. Ecco questo era il mio mondo solo che invece di rilassarmi avevo una sorta di agitazione continua che mi permetteva di tenere allertati tutti i miei sensi ..tranne uno. Insomma nessun insegnante di sostegno nelle elementari, nessuno nelle medie, anzi sentivo anche l’avversità di certe professoresse nei miei confronti quando non capivo certe parole, ma ho anche trovato persone di cuore, persone consapevoli del mio problema che mi hanno aiutato moltissimo a diventare un uomo. Cito tra le altre la mia amatissima maestra elementare, i suoi aiutanti e naturalmente anche se sarebbe superfluo aggiungerlo, la mia famiglia.
Il mio rapporto coi compagni di classe si limitava quasi sempre alle ore di lezione, nessuno mi ha mai chiesto di vederci il pomeriggio, a quel età doveva esserci sempre qualche “capo” un esempio in bene o in male da seguire, insomma un capobranco. Certamente la mia collocazione in questa sorta di clan non era molto influente, ma nel mio piccolo ignoravo o almeno provavo ad ignorare ogni provocazione, e credimi erano tante, nei miei confronti.
Del mio esame per la licenza elementare non ho molti ricordi, ma rammento che sono stato trattato alla stregua di tutti i miei compagni, molti li ricordo ancora con affetto, così come detto prima gli insegnanti. Comunque ho conseguito la licenza elementare e ho iniziato l’avventura nelle medie.
Di quegli anni forse perché non ho avuto molte cose piacevoli da ricordare mi posso rammentare soltanto il continuo richiamo da parte dei professori per esortarmi a fare “più degli altri” per poter sopperire con l’impegno il mio handicap uditivo. Cosa che credo di essere riuscito a fare solo parzialmente ma che comunque mi ha consentito di arrivare al porto anche per la licenza media.
Il mio percorso formativo continua con l’iscrizione ad un corso professionale per elettricista, il primo anno d’accordo ho trovato difficoltà e sono stato respinto forse anche per demerito mio ma quello che verso la fine del secondo anno la direzione mi ha comunicato ha davvero dell’incredibile! Premesso che ero sulla sufficienza e che la materia mi appassionava, un bel giorno convocano me e i miei genitori e dicono: “se questo ragazzo lo mandiamo a riparare un contatto in cima ad un palo, se per disgrazia non ci sente mentre gli diciamo che stiamo per dare corrente, può essere pericoloso per lui e per noi, quindi ci dispiace ma non ce la sentiamo di promuoverlo!”. Bene, considerazione giusta altamente condivisa, ma capperi c’era bisogno di attendere due anni per comunicarla all’interessato? Questa è una delle tante situazioni in cui la barriera tra udenti e non udenti viene interpretata in modo anomalo. Tale questione avrebbe dovuto essere affrontata all’atto dell’iscrizione in questo istituto, ma quando ho provato a spiegarlo, frammentariamente e con evidente imbarazzo mi hanno risposto che gli dispiaceva farmi tale torto e pensavano che potessi farcela. Appunto pensavano! Ma poi? La realtà è questa ci sono cose che non potrò mai fare e le accetto ma suvvia farmi perdere due anni per una cosa che fin dall’inizio non potevo fare…
Di quegli anni posso raccontare di essere stato molte volte il cosiddetto pesce fuor d’acqua, non riuscivo a tenere il filo delle conversazioni, rallentavo le lezioni con richieste di ripetizione, peraltro molte volte accolte con disappunto dai professori e come per le elementari e medie avevo un rapporto precario con i miei compagni. Certo non mi aspetto compassione, mi trattavano come uno di loro, e questo era quello che volevo, ma alla prima parola capita male…apriti cielo!
A volte quando mi capita di trovarmi davanti una persona, mi giustifico dicendo che non sento molto bene e che quindi qualche parola dovrebbe essere ripetuta su mia richiesta. Ma ci sono persone che dopo aver ascoltato questa cosa reagiscono a modo loro isolandomi completamente dai loro discorsi, altre che imbarazzate tendono di farmi capire le cose a gesti, altre ancora che urlano come matti, ed infine altre, e per fortuna la maggioranza, che mi parlano normalmente con calma e pazienza dandomi la possibilità di sfruttare la mia ottima capacità di leggere il labiale e quindi integrandomi nei loro discorsi. Insomma un sordo non è un extraterrestre, potete forse pensarlo vedendo quella sorta di “apparato” che porta all’orecchio ma questo non vuol dire che sia un uomo bionico! Ho dalla mia la fortuna di aver intrapreso fino all’età di 6 anni l’uso della parola e quindi parlo discretamente, conosco molti sordi più, diciamo così, sfortunati di me che devono comunicare con la LIS, la lingua italiana dei segni, anche io la conosco frammentariamente ma quando devo parlare con loro, in un modo o nell’altro ci capiamo perfettamente.
E’ buffo ricordare che in tutti questi anni, tra cambiamento di protesi, visite specialistiche, consulti con illustri luminari dell’argomento, nessuno ma proprio nessuno mi abbia mai detto che lo Stato qualcosa fa’ per i deboli d’udito. Ero rimasto al mio certificato di invalidità civile, ma quando per mia testardaggine avevo il desiderio di cambiare la mia moto, e dovendo fare l’esame per conseguire la patente A che mi abilitava alla guida di motocicli con cilindrata superiore ai 125 cc, ho cominciato a guardarmi in giro e a chiedere una soluzione a come potevo superare tale esame, visto che la prova veniva effettuata con i comandi che l’esaminatore impartiva al candidato tramite auricolare. Questo per me era un ostacolo insormontabile, ma qualche soluzione doveva ben esserci! Infatti dopo svariate e-mail e innumerevoli visite ai vari patronati, mi veniva comunicato che potevo sostenere l’esame senza gli auricolari, e per me questa è stata una grande vittoria! Ma questa è un’altra storia. Dicevo che nessuno ha mai provato ad indirizzarmi verso la possibilità di essere considerato “sordo” e non più invalido, con i conseguenti derivati benefici, disinformazione?, menefreghismo?, pietà?, nessuno saprà mai dirmelo!

Le difficoltà di comunicazione con una persona sorda, che ho descritto sopra, derivano spesso da una serie di pregiudizi sulla sordità ancora molto diffusi, anche tra gli addetti ai lavori. Si pensa, ad esempio, che i sordi siano muti, come dimostra l’uso stesso del termine sordo-muto.
Dicevo del mio percorso formativo, ebbene dopo l’esperienza di quel corso professionale, decisi di dedicarmi allo studio della mia grande passione, l’informatica. Anche in questo campo mi iscrissi ad un corso professionale, sono stati due anni intensi, belli da ogni punto di vista, è proprio vero che l’esperienza aiuta, forte delle delusioni patite nel precedente corso, ho moltiplicato gli sforzi e sono riuscito a contenere i disagi che anche qui ho incontrato ma tutto sommato è stata un’avventura costruttiva e mi ha aiutato molto anche in prospettiva di un lavoro.
In quell’istituto molti professori avevano capito come dialogare con me, senza discriminarmi e anzi volendomi bene. A distanza di anni posso confessare che non mi ero mai sentito così gratificato nello studio. Semmai un giorno qualcuno leggerà queste righe, e quel qualcuno sarà uno di quei professori, colgo l’occasione per mandargli un sentito e sincero GRAZIE!
Bene, questi due anni mi hanno permesso di ampliare le mie già buone conoscenze informatiche e sfruttandole a dovere ho cominciato ad esplorare il mondo del lavoro. Certo non è stato facile, non lo sarà mai per nessuno, ma dopo poco tempo ho trovato la possibilità di partecipare ad una selezione per l’assegnazione di una borsa di lavoro in un ente pubblico, ho partecipato, sono passato e da quel momento ho cominciato il mio percorso lavorativo.
Naturalmente era un lavoro che usava prevalentemente il personal computer e quindi potevo svolgere nel migliore dei modi. Ovvio d’altronde che non potrò mai essere assegnato ad un lavoro come centralinista telefonico, anche se ironia della sorte, qualcuno ci ha quasi provato!
Ho passato 7 anni di precarietà in questo ente, sempre nel centro elaborazione dati, fino a quando per la gioia mia e di altri moltissimi precari il Governo decise una sanatoria e quindi venimmo assunti a tempo indeterminato.
Ricordo ancora oggi il giorno in cui mi comunicarono la notizia insieme alla lettera di trasferimento in altra sede. Dopotutto i rapporti coi colleghi in quel centro erano sì buoni ma in linea di massima solo professionali, quindi nessun rimpianto e tanta felicità, condita da ovvia curiosità, per la mia nuova sistemazione.
Forse lì nel mio vecchio centro elaborazione dati, qualcuno aveva notato le mie capacità, fatto è che prima che mi dessero il via libera definitivo inoltrarono formale richiesta di trattenermi ancora per una quindicina di giorni, buffo quindi che mi fossi trovato contemporaneamente a lavorare in due posti differenti. Comunque trascorso quel termine ho definitivamente iniziato a lavorare nel mio attuale servizio in altra sede.
L’accoglienza devo dire è stata più che buona, qualche diffidenza da parte dei superiori cè stata, ma coi colleghi tutto è subito filato liscio.
A distanza di tanti anni, molti di questi colleghi sono diventati amici, fanno parte della mia vita e soprattutto non manifestano nessun pregiudizio nei confronti di una qualsiasi persona sorda.
Quindi il “mio” mondo assomiglia, anzi è, uguale a quello di tantissime altre persone siano esse udenti o non, ci sono sì molti pregiudizi, ma con questi ci sono anche molti lati positivi derivanti soprattutto dalla sensibilità e dall’intelligenza della persona. Dicevo prima, non sono extraterrestre, a detta delle leggi dello stato sono “diversamente abile” ma agli occhi miei e del mondo sono solo una persona come le altre, per questo combatterò!
C’è stato anche un momento in cui conoscenti, parenti , amici o altre persone dicevano “se non avesse quel problema chissà che carriera!”. Nossignore io ho questo problema e scusate la modestia mi reputo una persona intelligente in grado se messa nelle condizioni di competere a qualsiasi livello. E questo vale per tutti i “diversamente abili” di questo modo pieno di falsi e infondati pregiudizi.
In questi anni ho anche avuto al fortuna di conoscere persone meravigliose, ma forse dovrei dire soprattutto di avere conosciuto UNA persona meravigliosa, Nadia la mia futura sposa.
Grazie a lei e grazie alle esortazioni che certi miei amici mi hanno dato, sono definitivamente uscito dal guscio, insomma sto vivendo un sogno che auguro a tutti voi e che naturalmente spero continui fino all’eternità. La sua famiglia mi ha accolto con infinito amore, lo stesso dicasi per la mia nei suoi confronti, abbiamo grandi progetti in cantiere e con lei posso finalmente dimostrare al mondo che non esiste un universo parallelo ma che la felicità se cercata è prerogativa di chiunque lo desideri.
Quando un sordo è insieme a voi, non faticherete molto ad accorgervene, il suo istinto lo porta quasi sempre a voltarsi verso un qualsiasi rumore nel tentativo, se è una conversazione di trarre qualche indicazione sul discorso mediante la lettura labiale. Dopotutto si tratterebbe di radicare nelle persone la teoria che portare un’ apparecchio acustico è la stessa cosa di portare un paio di occhiali, solo che la miopia è più diffusa e più evidente, e quindi più ben accettata.
Dopotutto avrete a che fare con un essere umano, dicono che la vita è bella perché è varia, ebbene tra isterici, burberi, amorevoli e tanti altri aggettivi perché non includervi anche la definizione di “sordo”?
La frenetica attività quotidiana a cui siamo ormai chiamati in questa vita, è un forse una delle tante difficoltà che una persona non udente può riscontrare, ma sono tutte cose superficiali che con calma, pazienza e soprattutto volontà di tutti si possono superare senza tanti patemi.
Ormai la tecnologia applicata alla medicina, in questo caso allo studio della sordità, ha fatto grandissimi progressi rispetto al passato, certo ancora non esiste un metodo miracoloso che di colpo possa cancellare questo handicap, ma ormai esistono delle protesi che sono dei veri e propri concentrati di tecnologia, dei computer in miniatura, e questo se associato ad un tecnico consapevole e capace, può ridurre il deficit uditivo a livelli quasi normali.
Posso parlare per esperienza mia, la protesi che ho è molto efficace, mi aiuta moltissimo, ma il mio problema consiste perlopiù nel non riuscire a capire le parole.
In questi ultimi tempi si parla molto a livello politico di un possibile riconoscimento come lingua straniera della “LIS” ,la lingua italiana dei segni come dicevo prima, sarebbe davvero una bella cosa perlopiù obbligherebbe enti e istituzioni ad avere un interprete LIS negli uffici aperti al pubblico e quindi eliminerebbe molti dei conseguenti disagi dovuti alla mancata comprensione delle parole.
Si parla di riconoscerla come una lingua straniera, ebbene l’Italia è in prima linea per l’integrazione e la valorizzazione delle culture straniere, dobbiamo quindi fondare una nostra nazione? Sordolandia? Vogliamo anche noi far parte di questa integrazione e senza nessuna discriminazione!
Qualcuno penserà ai benefici, tra l’altro limitati, che una persona disabile usufruisce, ebbene a questo qualcuno dico: vorresti cambiare con me la tua normalità con i miei benefici? Non è difficile immaginare la risposta vero?
Ho scritto queste righe e mi fermo qui, volevo fare una sorta di romanzo autobiografico, ma per mancanza di idee non sono ci sono riuscito. Nonostante tutto vorrei diffondere questo scritto nella speranza che chi lo leggerà provi una sana riflessione nei confronti di noi sordi.

E a tutti gli amici sordi di questo mondo mando un caloroso e sentito IN BOCCA AL LUPO!

Paolo Musso (e-mail: pmusso@alice.it)