Il Calamaio al Centro diurno Seneca

di Emanuela Canale (*)

Maggio 2014: è un sabato pomeriggio come tanti a Crevalcore, la bellezza del borgo è coperta dalle impalcature che il terremoto ha costretto a tirare su, in una panda blu quattro strani[eri] individui cercano il centro per anziani in via Trombelli, ma nessuno sa dove sia. Le persone che fermiamo per chiedere informazioni, incuriosite, vogliono sapere cosa cerchiamo, vogliono chiacchierare, scrutare, mai dirci «per dove dobbiamo andare». Eppure, dopo tanto cercare, troviamo la nostra meta a un passo dall’entrata principale del paese.

Il Calamaio è a Crevalcore per un incontro che prevede la partecipazione di bambini frequentanti la terza elementare e degli anziani del Centro diurno Seneca. I bambini della III B e della III D avevano precedentemente incontrato il Calamaio in tre incontri tenuti a scuola con Emanuela, Luca, Emanuela (servitrice) e Mario. Il filo conduttore di questa serie di incontri è rappresentato dal libro Le parole scappate di Arianna Papini; protagonisti del libro una nonna e un nipote, accomunati dal singolare approccio alla realtà in quanto affetti, rispettivamente, dal morbo di Alzheimer e da dislessia.

Alle classi, che avevano letto il libro con le loro maestre, sono state proposte delle attività che ne richiamano i contenuti, facendo leva sulla capacità di ricordo e di comunicazione che si rifanno alle esperienze della nonna e del nipote della storia narrata nel libro. Così, annusare un odore ad occhi chiusi è stata un’occasione per richiamare alla memoria sensazioni e ricordi della propria vita e poi, raccontare ciò che ci caratterizza, ciò che ci piace, per mezzo del disegno, ha permesso ai bambini della III B e della III D, di provare ad avvicinarsi ai protagonisti della storia raccontata da Arianna Papini. I bambini sono stati avvicinati a modi di comunicazione diversi da quelli che sperimentano abitualmente, invitati a farlo da Mario, animatore disabile del progetto Calamaio.

Le diverse forme della diversità hanno dunque invaso le classi della terza elementare di Crevalcore, regalando ai bambini ore di completa originalità: si sono riconosciuti tra di loro senza che il nome di nessuno venisse direttamente pronunciato nel gioco della carta d’identità, portati a guardarsi alla luce di ciò che gli piace e spronati a conoscersi per ciò che li identifica, più di un semplice nome o di un’informazione vuota e frettolosamente individuata. Si sono sottoposti all’invasione del ricordo non evocato consapevolmente, ma suscitato improvvisamente da un odore che invade i sensi che è capace di concedere alla memoria gli infiniti spazi dell’incoscienza. In essi la capacità mnemonica si muove con la libertà che il ricordo consapevole non le concede, connotandola di quell’inaspettata capacità di evocazione, che invade tanto più colui che cerca di afferrare consapevolmente ricordi forse perduti, come racconta Proust, travolto dal sapore di una madeleine e dall’infanzia perduta, da esso portata alla mente. Hanno poi disegnato, non raccontato né scritto, la loro stagione preferita, ciò che gli fa più paura, la loro famiglia. Tutto questo gli è stato proposto da Mario, animatore in carrozzina, che incontro dopo incontro i bambini hanno imparato a conoscere e ad amare, nel travolgente avvento di una diversità che scuote, colora, anima, la normale quotidianità che a un bambino non sta ancora stretta, ma può ancora apparire come uno degli infiniti modi di muoversi nel mondo.

Al Centro diurno Seneca sono venuti in tanti, incuriositi dall’incontro con quelli che chiamano «i nonni». Alcuni di essi in effetti sono proprio i loro nonni, altri degli estranei, anziani che in alcuni casi hanno il morbo d’Alzheimer, proprio come la nonna del libro, probabilmente prima mai incontrati, sicuramente mai cercati. Sabato invece c’era finalmente la possibilità di vederla la nonna del libro, di provare a stare con lei e di capirla, come gli altri personaggi della storia, nipote dislessico a parte, non erano in grado di fare. Nel grande cerchio che si è formato nella stanzetta in cui di solito «i nonni» stanno tra di loro, ad ascoltare distratti vecchie musiche che fuoriescono da uno stereo (quanto sarebbe più appropriato un giradischi), sabato c’erano tutti: i bambini e gli anziani.

Il ricordo è stato l’insolito protagonista del sabato pomeriggio al Centro Seneca: dopo aver raccontato da dove arrivavano e perché eravamo lì, cosa avevano fatto con noi del Calamaio, uno alla volta i bambini hanno chiesto ai nonni di raccontarci i loro ricordi d’infanzia, scoprendo che l’intramontabile campana accomuna tempi vecchi e nuovi. Non è mancata neanche la possibilità di scoprire che l’Alzheimer arriva a non permettere di condividere ricordi, la risposta alla domanda sui giochi d’infanzia può essere uguale a quella che una delle nonne rivolge a qualsiasi domanda, c’è solo una melodia: lala, lala, lala…. ripetuta incessantemente e spiegata da chi le è più vicina così: «la nonna è come quella del libro, ha perso tutte le parole».

L’incontro di generazioni che hanno più tempo dietro di sé che non davanti, a cui guardano con nostalgia, e di quelle che si apprestano al futuro con frenetica euforia, noncuranti del passato, vede nascere sguardi di curiosità tra l’uno e l’altro, l’incrocio di saggezza e inconsapevolezza, di lontananza estrema eppure di simbiosi nell’accomunante incedere del tempo e della vita. Per due ore tutto questo si è incontrato, facendo giocare insieme queste dimensioni che, inserite in squadre miste, hanno condiviso conoscenze che nessuno dei due può possedere al posto dell’altro, tutte nate dai diversi tempi vissuti. I cantanti con la lettera ‘a’ non son gli stessi per chi ha 70 anni e chi ne ha 11, le musiche che si riconoscono e si indovinano nel gioco nemmeno; così il punteggio tra le squadre procede dopo che il titolo di Una rotonda sul mare viene riconosciuto da chi su quelle note si è innamorato, mentre i tormentoni del momento vengono individuati dai piccoli di oggi, coinvolti ed esaltati.

Poi una merenda tutti insieme e l’appuntamento a maggio, di nuovo tutti insieme, per incontrare Arianna Papini, l’autrice di quel racconto che ha permesso l’avvicinamento all’insolito, dell’insolito, con sguardo curioso ma accogliente.

(*) Volontaria del servizio civile

Le parole scappate: il Seneca Cafè incontra le scuole e la comunità

di Giovanna Di Pasquale

Maggio 2012: il progetto nasce dalla volontà di creare esperienze e spazi di incontro fra anziani in condizione di fragilità (anziani con demenze, Alzheimer, anziani non autosufficienti) e bambini della scuola primaria. Il progetto si ispira al volume Le parole scappate di Arianna Papini: un racconto per l’infanzia che narra di una nonna malata di Alzheimer e un nipote dislessico, uniti dalla diversità e dalla solidarietà reciproca.

Dei laboratori rivolti ad anziani e bambini per parlare di malattia e disagio

Si può sviluppare intorno alla malattia il senso di una solidarietà reale? Possono le persone malate, anziane e i loro famigliari scacciare il più lontano possibile il senso di solitudine e vergogna che tanto spesso emerge dai racconti delle esperienze dirette? Può crescere la comunità mostrando attenzione e vicinanza a chi rischia di essere e sentirsi ai margini?
Al Seneca Cafè di Crevalcore abbiamo provato a dare una risposta positiva cercando una strada per condividere il peso della malattia, coinvolgendo non solo i diretti interessati (persone affette da Alzheimer e da demenze senili e loro familiari) ma anche i bambini delle scuole elementari, le famiglie, la cittadinanza.

L’occasione giusta è nata dall’incontro con un libro “Le parole scappate” di Arianna Papini, in cui l’autrice in modo denso, reale e poetico racconta la quotidianità di una nonna malata e di un nipotino dislessico.
Dalla lettura del libro è scaturita l’idea di un laboratorio che è stato proposto e realizzato in modo parallelo in alcune classi della scuola primaria e nel Seneca Cafè.
Il laboratorio si è articolato in quattro incontri per ciascuna delle realtà coinvolte, quattro momenti in cui attorno ai nuclei forti del libro (il ricordo, le paure, il coraggio) bambini e insegnanti da una parte, persone frequentanti il Seneca Cafè dall’altra hanno sperimentato emozioni, storie, racconti di vita secondo i modi e le possibilità di ciascuno.
Il frutto di questi lavori è stato poi condiviso in due incontri comuni fra le classi e il gruppo del Seneca Cafè. In un momento piacevole come il fare merenda insieme, tutti i partecipanti hanno potuto conoscere ciò che “gli altri” hanno prodotto; i bambini hanno mostrato disegni e raccontato, i “nonni” con sorrisi e qualche lacrima hanno reso partecipe il gruppo delle loro forti emozioni.

Un incontro/laboratorio alla presenza di Arianna Papini ha concluso il percorso; i bambini, gli adulti e gli anziani insieme ad ascoltare la storia letta dall’autrice, a disegnare le emozioni che fanno stare male e quelle che fanno stare bene; i nonni ad inseguire le tracce di memoria della propria infanzia, i “nipoti” a scoprirle … E molte altre persone a guardare incuriosite quel gruppo numeroso, composito, sorridente ed affaccendato durante un sabato mattina di mercato.

Punto qualificante e innovativo dell’esperienza è stato il ruolo svolto dall’équipe del Progetto Calamaio, gruppo composto anche da animatori con disabilità. In questo modo una “diversità” si è presa cura di un’altra “diversità” proponendo nello stesso tempo ai bambini e alle loro famiglie un’immagine attiva e positiva delle persone con disabilità o che vivono una difficoltà.
Attraverso gli incontri, prima rivolti in modo separato ai bambini e agli anziani e poi vissuti in una condivisione di attività ed emozioni, si è sperimentata la possibilità di ribaltare ruoli e stereotipi, di condividere paure e difficoltà, di dare spazio a coraggiosi tentativi di fare fronte a ciò che ci fa far fatica, di sentirsi meno soli. Non è un caso che il laboratorio conclusivo, vera e propria festa in città a cui hanno partecipato un centinaio di persone, fosse proprio dedicato alle paure e al coraggio.

La storia del Seneca Caffé

2009-2014: Seneca, un caffè itinerante per un percorso di integrazione

di Davide Ognibene (*)

Il Seneca Caffè ha sempre cercato di caratterizzarsi come un luogo di accoglienza non solo per gli anziani individuati come target di riferimento specifico o per i parenti e le persone che si occupano della loro assistenza quotidiana, ma anche come luogo rivolto verso tutti i cittadini e le risorse del territorio che possono in vario modo fornire un contributo per favorire una maggiore integrazione di questo spazio nel territorio.

La peculiarità di questa esperienza sta proprio nel tentativo di integrarsi il più possibile nella comunità locale. Ricollocare la persona con demenza al centro della vita della città, significa romperne l’isolamento, stimolare le relazioni, superare lo stigma, favorire la coesione sociale e la “presa in carico” collettiva della malattia. Nella progettazione, tutto questo si traduce in un percorso d’integrazione fatto di occasioni nuove, collegamenti inaspettati. Il nostro è un “caffè itinerante”, che si sposta dove la comunità s’incontra e vive: nei bar pubblici, nei centri sociali, nelle piazze e nei giardini pubblici.
Un percorso caratterizzato da nuovi momenti d’incontro e dal “vivere” la comunità a volte in maniera anche inattesa.

Come tutte le novità o i progetti sperimentali, anche il Seneca Caffè ha riscontrato agli inizi del suo percorso alcune difficoltà, in particolare nel farsi riconoscere e nel riuscire a integrarsi nel territorio.
Originariamente, infatti, il Seneca ha mosso i suoi primi passi in un luogo defilato dal centro del paese ma individuato come spazio ideale per una maggior visibilità del progetto ed effettiva integrazione con un centro di aggregazione frequentato da possibili fruitori del Seneca Caffè.

Analizzando i dati emersi nei primi due anni di vita del Seneca, si è riflettuto su come la posizione di uno spazio di questo tipo rispetto alla città e il suo setting, fosse un fattore importante per permettere di stabilire quale sarebbe stata la tipologia di utenti e in quale numero, quali le attività da proporre e quali, per mancanza di spazio, sarebbe stato opportuno evitare.
Partendo da queste considerazioni, a partire dal 2010, come sede principale del Seneca Caffè, pur mantenendo la sua caratteristica di percorso itinerante, è stato individuato il Centro Diurno di Crevalcore, uno spazio conosciuto e ben accessibile essendo situato nel centro del paese.

I clienti del caffé

Tutto questo perché si è ritenuto importante come l’individuazione di uno spazio di questo tipo all’interno di un ambito sociale, avrebbe potuto favorire il coinvolgimento di un numero maggiore di utenti. Questa posizione nel tempo ha sicuramente garantito una maggiore considerazione e visibilità da parte di tutti i cittadini, fruitori o possibili fruitori del Seneca Caffè, portando a un significativo aumento del numero di partecipanti a questo servizio da una media di 2 anziani nel 2009 per arrivare a una media di 10 anziani nel 2014 (senza considerare parenti, volontari e cittadini comuni).

Complessivamente nel periodo di osservazione dal 2009 fino a giugno 2014, sono 36 in totale gli anziani che hanno usufruito di questo luogo frequentando almeno tre incontri nel corso dell’anno, a queste vanno aggiunti i parenti e chi si occupa della loro assistenza quotidiana, oltre ai volontari e a chi a vario titolo ha contribuito alla promozione e all’organizzazione di questo spazio d’incontro (si parla della partecipazione di ulteriori 46 persone in totale).

Cosa si fa li?

L’inizio delle attività del Seneca Caffè generalmente avviene nel mese di ottobre, per concludersi a giugno dell’anno successivo, per un totale di 18 incontri all’anno, che si realizzano di sabato pomeriggio con cadenza bisettimanale.
La durata di ogni incontro è di circa tre ore, durante il quale l’operatore e i volontari preparano la sala circa mezz’ora prima dell’arrivo degli ospiti, organizzando la loro accoglienza, momento importante per creare il clima giusto nella gestione del gruppo e che deve essere molto curata e a forte intensità umana per evitare all’anziano lo stress indotto dal cambiamento di ambiente. Fondamentalmente ogni incontro è suddiviso in tre momenti principali: l’accoglienza come detto, il momento dell’attività e il saluto finale, durante il quale viene sempre offerto ai partecipanti un piccolo rinfresco con dolci e bevande, particolarmente gradito e che favorisce un ulteriore momento di socializzazione, in particolare tra i parenti e gli accompagnatori degli anziani al Seneca.

Le attività svolte nei Caffè sono le più svariate e legate alla presenza di competenze e sensibilità locali. Si deve però sottolineare che le varie attività devono essere strettamente cadenzate, per prevenire l’ansia e la frustrazione dell’attesa da parte degli ospiti e le incertezze del parenti e partecipanti, che rischiano di produrre risposte banali.
Nello specifico si organizzano attività di tipo ludico-relazionale che stimolano le capacità residue e favoriscano la socializzazione (come la tombola o il gioco delle parole scappate), attività di tipo ricreativo e di socializzazione centrata sulla necessità e l’efficacia del mantenere un contatto con la realtà esterna (nel corso degli anni diversi sono stati i momenti organizzati in cui i partecipanti al Seneca Caffè erano accolti come ospiti in diverse realtà del territorio come la Casa del Giovane, il Circolo MCL di Palata Pepoli, la parrocchia di Sammartini e l’ARCI di Caselle), attività di tipo ricreativo e relazionale al fine di coinvolgere gli anziani in un evento importante, com’è risultato essere organizzare e festeggiare ricorrenze che evocano ricordi, emozioni e sentimenti particolari (Pasqua, Natale, S.Martino …).

Nel corso degli anni alcune attività sono state riproposte, considerato gli ottimi risultati ottenuti a livello di partecipazione e di gradimento (tombola, attività manuali come la preparazione dei tortellini, delle sfrappole e dei biscotti e organizzazione di feste a tema con la partecipazione di gruppi canori del territorio), ma sono state anche sperimentate nuove attività, alcune delle quali particolarmente gradite dai partecipanti al Seneca Caffè (l’incontro con i bambini delle scuole elementari e l’autrice Arianna Papini, i Burattini di Mattia, il Future Lab).

A causa del terremoto del 2012, non è stato possibile riproporre attività che negli anni precedenti erano andate molto bene, come la collaborazione con la Casa del Giovane e la parroccia di Sammartini; nell’ultimo anno è stato possibile però collaborare con nuove risorse del territorio, in particolare con la Libreria del Portico di Crevalcore, grazie alla quale sono stati organizzati due momenti in cui è stato possibile stimolare la memoria dei partecipanti attraverso i racconti e le zirudele di una volta.

I volontari

In tutti questi anni si è rivelato particolarmente prezioso l’apporto fornito dai volontari (per quanto riguarda ad esempio la raccolta fondi tramite il mercatino, da reinvestire in varie attività sempre rivolte al Seneca Caffè) e dai parenti, anche nel proporre nuove attività e nel fornire informazioni su anziani che avrebbero potuto eventualmente partecipare al Seneca.
Questo impulso a una partecipazione attiva dei volontari e dei parenti, oltre ad altri cittadini del territorio, nell’organizzazione delle attività e nella ricerca di risorse di vario genere, rappresenta un aspetto importante e uno degli obiettivi principali di questo progetto.

Spunti di riflessione dall’esperienza

L’esperienza del Seneca Caffè, nelle sue diverse realizzazioni, è estremamente positiva. Si costruisce infatti un approccio nuovo alla conoscenza del malato e dei suoi bisogni, facendo emergere una visione “sociale” delle demenze, che non nega l’ambito biologico del disturbo, ma lo colloca in una dimensione quotidiana, nella quale i sintomi si sviluppano ed esercitano un’influenza sulle dinamiche vitali (sociali e relazionali in particolare).

Non è possibile dimostrare oggettivamente con i dati raccolti una relazione diretta tra la frequentazione a questo spazio dedicato e i miglioramenti osservati; è però indubbio che un intervento a supporto dei familiari, che influenza non solo positivamente la loro qualità di vita, ma allo stesso tempo i sintomi comportamentali dell’anziano ed il mantenimento delle sue residue funzioni cognitive, assume una rilevante importanza nel panorama degli strumenti per la “care” delle persone affette da malattia di Alzheimer e da altre forme di demenza.

Questi luoghi, e in particolare il Seneca Caffè per le sue specificità descritte, non sono né un luogo di ritrovo come un Centro Sociale, né un ufficio dei servizi sociali del Comune e né solamente luoghi di informazione sulle demenze; al contrario, possono riassumere i punti di forza di ciascuno di questi luoghi per fornire al cittadino un servizio utile e strutturato.
E’ importante sottolineare come sia fondamentale un certo livello di autonomia e di creatività nell’organizzazione di questi spazi per arrivare a risultati significativi. In particolare occorre trovare un equilibrio tra aspetti strutturati e spontanei, perché solo in questo modo si ottiene un’elevata qualità delle prestazioni assistenziali.

Ci piace pensare al Seneca Caffè come un’isola, in un mare talvolta inospitale, sulla quale chi è ammalato e chi vive con lui può trovare un punto d’appoggio che, sebbene temporaneo, può aiutarlo a “restare a galla”; spetta alla collettività impedire che l’isola sia travolta dalla forza dell’acqua.
Si potrebbe concludere che nel Seneca Caffè si realizza una sintesi tra l’impegno personale generoso e volontario e il desiderio di migliorare attraverso questo lavoro la nostra società. E’ la visione personalistica per la quale coloro che compiono e che ricevono un atto di cura sono strettamente legati, non solo sul piano della relazione, ma soprattutto dal reciproco miglioramento, che progressivamente assume dimensioni comunitarie.

(*) Educatore e animatore del Seneca Café

Seneca Café

Il progetto Seneca Café promosso dal comune di Crevalcore, si ispira al modello dei Cafè Alzheimer, uno spazio dedicato alle persone con problemi di memoria, che consente al malato di “sentire” che esiste un “luogo” pensato per le sue esigenze. Qui insieme alla propria famiglia può ritrovarsi fuori dalle mura di casa portando con sé la malattia senza doverla nascondere o sfuggire.

A Crevalcore il Seneca Café nasce in continuità con l’esperienza di un gruppo di Auto Mutuo Aiuto rivolto ai familiari di persone affette da deterioramento cognitivo, avviato nella primavera del 2004.
L’attività del Seneca Café, dopo una prima apertura sperimentale effettuata nel luglio 2006, è stata avviata in modo continuativo a partire dal 25 novembre 2006, e ha visto la collaborazione di alcune associazioni di volontariato del territorio, che hanno contribuito a gestirne l’animazione.

Oltre a queste importanti risorse di tipo volontaristico, dal 2008 in Comune ha affidato alla Cooperativa Accaparlante la realizzazione delle attività di animazione, di coordinamento dei volontari e coprogettazione e promozione.

Per la Giornata degli alberi, i consigli di lettura della Biblioteca del CDH

In occasione del 21 novembre, Giornata nazionale degli alberi, la Biblioteca del CDH suggerisce due consigli di lettura, per adulti e bambini.

Il primo è Il sussurro del mondo, di Richard Powers (ed. La nave di Teseo), premio Pulitzer 2019, un atto d’amore nei confronti dell’ambiente e in particolare degli alberi, esseri viventi cui è affidata la salvezza del mondo.
“La vita ha un suo modo di parlare con il futuro. Si chiama memoria. Si chiama geni. Per risolvere il futuro, dobbiamo salvare il passato. Quindi, la mia semplice regola empirica è questa:  quando abbattete un albero, quello che ne ricavate dovrebbe essere almeno prodigioso quanto ciò che è stato atterrato. […] Una foresta conosce le cose. Sviluppa collegamenti sotto terra. Ci sono dei cervelli là sotto, cervelli che i nostri non sono stati concepiti per poter vedere. La duttilità delle radici, che risolve problemi e prende decisioni”.

Il secondo libro è Come un albero, di Rossana Bossù (ed. Camelozampa), un libro che, come dice l’autrice, “nasce dalla necessità. Dall’impellenza di mettere su carta un’intuizione, una scintilla di pensiero. Era da tempo che cercavo una chiave d’interpretazione per trattare il tema della natura, di connessioni tra uomo e natura. Volevo creare un parallelismo tra albero e bambino. L’idea mi è venuta leggendo una citazione secondo cui ai bambini occorre donare due elementi: le radici e le ali”.

Le Storie per tutti al Centro di Documentazione Flavia Madaschi

Proseguono gli appuntamenti di Storie per tutti, le letture ad alta voce per bambini dai 3 agli 8 anni, accompagnate da diversi modi di leggere e di ascoltare, per rendere fruibile a tutti il racconto e le storie, anche a chi non riesce ad accedere al libro nel modo convenzionale, come bambini con disabilità sensoriali o difficoltà di lettura e apprendimento.

In occasione della settimana dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, le Storie andranno in scena sabato 16 novembre, alle ore 11, al Centro di Documentazione Flavia Madaschi, in via Don Minzoni 18 a Bologna.

Le letture ad alta voce saranno accompagnate da simboli CAA e musica dal vivo.

Ingresso gratuito, non è necessaria la prenotazione.

Per informazioni:
Belen 3343236903
storiextutti@gmail.com
www.facebook.com/Storiepertutti
www.storiepertutti.it

Illustrazione da “La bambina dei libri”, O.Jeffers, S. Winston, Lapis Edizioni

Anche la Biblioteca ragazzi del CDH aderisce a “Un ponte di libri” di IBBY Italia

Anche quest’anno la Biblioteca ragazzi del Centro Documentazione Handicap aderisce alla proposta di IBBY Italia, di promuovere la mostra bibliografica “Un ponte di libri” per ricordare la mostra internazionale di libri per bambini e ragazzi realizzata nel 1946 da Jella Lepman e la successiva fondazione della Jugendbibliothek che avvenne il 14 settembre 1949 a Monaco di Baviera.

Jella Lepman nacque in Germania da famiglia ebraica, dovette fuggire dalle persecuzioni razziali e dopo la guerra si persuase che la ricostruzione della Germania e la rinascita culturale dovesse prendere le mosse dai bambini, educandoli alla mondialità, alla pace e alla fratellanza. Con ferma determinazione scrisse ai governanti di oltre venti paesi: “Gentile signore, questa lettera contiene una richiesta insolita e le chiediamo la sua particolare comprensione. Stiamo cercando delle strade per mettere in contatto i bambini della Germania con i libri per bambini provenienti da tutte le nazioni. I bambini tedeschi non hanno più nemmeno un libro, dopo che la letteratura per l’infanzia del periodo nazista è stata tolta dalla circolazione. […] I libri saranno riuniti in una mostra itinerante che si sposterà attraverso la Germania e poi, forse, anche in altri paesi. Cerchiamo in particolare libri di sole figure o comunque molto illustrati, che aiutino a superare la barriera linguistica. Ma speriamo anche di rendere fruibile la letteratura che racconti una storia utile al lavoro di gruppo che intendiamo fare”.

Tutti i testi furono citati nel libro di Jella Lepman “Die Kinderbuchbrücke”, libro che è stato appena ripubblicato con una nuova traduzione e l’arricchimento di un apparato iconografico d’archivio per Sinnos con il titolo “Un ponte di libri”.

Nel 2019 cadono due anniversari importanti legati alla mostra del 1946: il primo, quello dell’inaugurazione della Biblioteca Internazionale per ragazzi avvenuta il 14 settembre del 1949 a Monaco e, il secondo, i 300 anni dalla pubblicazione de “Le avventure di Robinson Crusoe”.

Come Biblioteca ragazzi di un Centro di documentazione specializzato sulla disabilità e sulla diversità, da sempre impegnato sull’accessibilità a 360 gradi, abbiamo scelto di esporre, nell’elenco dei primi 46 libri di Jella Lepman, i testi che possediamo in versione accessibile. Anche per noi i libri sono ponti verso l’integrazione e la conoscenza, ma è importante che siano ponti accessibili anche a chi non può accedere al libro e alla lettura nel modo tradizionale.

Guarda alcune foto della mostra >>

La mostra sarà visitabile fino al 20 dicembre negli orari di apertura della Biblioteca, in via Pirandello 24 a Bologna: dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 12.30 e il lunedì anche dalle 15.30 alle 18.

Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo  

Questa è la frase scritta in 30 lingue diverse su un monumento nel campo di concentramento di Dachau. .
Ricordare: è il modo per non ricadere nelle trappole degli errori che diventano orrori.
Il 31 luglio del 1919 nasceva Primo Levi.
Il 31 luglio 2019 viene presentata la graphic novel “174 517: Deportato Primo Levi”, di Franco Portinari e Giovanna Carbone; in concomitanza si farà anche una staffetta di lettura tratta da La tregua, l’opera scritta  da Levi.
Un appuntamento civico, partigiano, aperto a chiunque e organizzato con il patrocinio del Comune di Milano.
Anche Accaparlante aderisce all’iniziativa: ecco la recensione della graphic novel

Anche quest’anno il CDH collabora al Festival It.a.cà

Anche quest’anno il Centro Documentazione Handicap / Cooperativa Accaparlante collaborano al Festival It.a.cà migranti e viaggiatori, il festival sul turismo responsabile, giunto ormai alla XI edizione.

It.a.cà sarà a Bologna e sull’Appennino dal 24 maggio al 2 giugno, e poi dall’8 al 9 giugno; il tema 2019 è la “Restanza” intesa come nuova modalità di riscoperta e convivialità sul territorio, di agire responsabile che stimola utopie quotidiane collettive.

Il CDH ha collaborato al Festival andando a “mappare” uno dei luoghi chiave dell’edizione di quest’anno: le Serre dei Giardini Margherita. Un gruppo di educatori e animatori con disabilità del Progetto Calamaio ha mappato le Serre e in particolare la Serra Sonora, producendo una scheda sull’accessibilità con tutte le informazioni utili per raggiungere il luogo e muoversi nello spazio. La mappatura è stata realizzata in collaborazione con Fondazione Gualandi e Istituto dei Ciechi “Cavazza”, per un’accessibilità che comprendesse tutti i tipi di disabilità.
In particolare è stato reso accessibile a tutti l’evento di sabato 25 maggio, alle ore 17.30, intitolato “Il cammino come possibilità di sviluppo delle comunità locali“.

Il CDH sarà inoltre presente tra i relatori all’evento di lunedì 27 maggio, alle ore 17, presso l’Istituto dei Ciechi Cavazza, dal titolo “Tavolo del Turismo Accessibile. Istituzioni e organizzazioni dell’accessibilità in dialogo“.
In questi ultimi anni Bologna è stata lo scenario e l’oggetto di progetti e azioni volte a rendere gli spazi pubblici accessibili alle persone con disabilità: progetti portati avanti da singole realtà del settore o collettivamente che hanno avuto il merito di far emergere la possibilità di ridefinire lo spazio urbano e le sue modalità di fruizione nel rispetto dei diritti di tutti.
Il dialogo e il confronto tra i protagonisti di queste azioni ha come obiettivo quello di “fotografare l’esistente” per porlo come punto di avvio di nuove progettualità.

Per saperne di più:
www.festivalitaca.net
www.facebook.com/itacafestival

Giovedì 6 giugno torna la tradizionale Festa sul terrazzo del Centro Documentazione Handicap!

Torna anche quest’anno la tradizionale Festa sul terrazzo del Centro Documentazione Handicap!

Giovedì 6 giugno, in via Pirandello 24 a Bologna, a partire dalle ore 17 fino a sera, tante attività, per i più piccoli e i più grandi.

Si comincia con la presentazione del libro per bambini “Il Germanno reale e altre storie”, con le favole scritte da Ermanno Morico, storico animatore del Progetto Calamaio, accompagnate dalle illustrazioni di Stefania Baiesi, l’animatrice che è con noi da sempre.
Una delle favole verrà poi animata e coinvolgerà tutti i bambini alla scoperta della fantasia e della diversità.
Le illustrazioni saranno invece esposte in una speciale mostra dedicata.

A seguire, la presentazione del libro di poesie “Il panegirico del tempo” di Mario Fulgaro, anche lui storico animatore del Progetto Calamaio e poeta da sempre.

Dalle 18.30 aperitivo in terrazzo, con musica e karaoke!

Il ricavato della festa finanzierà i progetti dell’associazione.

Vi aspettiamo numerosi!

Il volantino è stato realizzato dai ragazzi che stanno svolgendo un anno di Servizio Civile con noi!

Scarica il volantino >>