Z come Zagor

01/01/2002 - Paolo Guiducci

Odioso, crudele e malvagio, è riuscito persino a corrompere chi malvagio non era. Lo scienziato Prometeus, per esempio, cercava il bene dell’umanità ed è diventato un pazzo operatore di male che trasforma alcuni sventurati indiani in volatili sanguinari; Ultar era una creatura angelica prima di essere trasformato in un mostro sanguinario; mentre la gigantesca aquila Ayala ha volato sulle ali dell’odio. Il merito di queste terribili (maligne) conversioni è tutto di Ben Stevens, un cercatore d’oro scalpato vivo da una banda di indiani Munsee “con il volto deturpato da orribili ferite e la mente offuscata dalla rabbia” come insegna Graziano Frediani1. Per raggiungere il suo unico obiettivo, Stevens “alleva e istruisce una torma di rapaci affidando ai loro artigli il compito di realizzare la vendetta”2.
Gli evidenti debiti con i temibili Uomini Falco incontrati dal mitico Flash Gordon3 in una delle sue prime avventure sul pianeta Mongo, non impediscono a Ben Stevens di rimanere scolpito nella mente dei lettori di Zagor4 e con l’altisonante nome di Re delle Aquile prendere un posto in prima fila nella galleria degli avversari più temibili dello Spirito con la Scure.
Il fortunato personaggio creato da Sergio Bonelli5 con il nome de plume di Guido Nolitta quarant’anni fa, veste una casacca rossa sulla quale campeggia un’aquila stilizzata che rappresenta il leggendario uccello di Tuono, porta una pistola alla fondina ma maneggia preferibilmente una scure. Una sorta di giustiziere in costume che difende la pace della foresta di Darkwood e in ogni luogo in cui è minacciata dalle forze del male, siano che si incarnino in scaltri banditi, in indiani ribelli o in creature mostruose. Le sue sono avventure a 360 gradi, nelle quali il western tende la mano al fantasy mentre l’orrore si colora di thriller per sfociare, non di rado, nella fantascienza. Un affascinante mix di generi dal quale più d’una volta emergono villain un po’ stereotipati, caratterizzati secondo il cliché che tende ad accomunare, in un’ottica lombrosiana e nel solco della tradizione di tanta letteratura feuilletonistica, deformazione fisica e abiezione morale o vocazione criminale. Il volto deturpato di Ben Stevens è niente in confronto al diabolico ghigno del professor Hellingen6. Il più formidabile avversario dello Spirito con la Scure potrebbe benissimo recitare la sua parte in una galleria di “mostri” oppure andare ad infoltire la schiera di lombrosiani delinquenti che popolano la serie di Dick Tracy7. Esemplare caso di mad doctor, chiaro omaggio al primo scienziato pazzo del fumetto italiano, quel Virus (opera della premiata coppia Pedrocchi-Molino8) in grado di risvegliare contemporaneamente le mummie di tutto il mondo, Hellingen è tanto disgustoso da osservare quanto geniale nelle sue invenzioni, purtroppo totalmente votate al Male di cui è in qualche modo l’archetipo, la quintessenza con la fissa di conquistare il mondo e – ovviamente – sopprimere il coraggioso e leale Zagor.
Non è finita. Shonta Quassan9 è segnato dallo stesso handicap fisico di Ben Stevens ma i punti di contatto con il terribile Re delle Aquile si fermano qui. Perché il pellerossa mancante della gamba sinistra non ha proprio nulla di sanguinario, anzi è “una sorta di paria, emarginato a causa del suo handicap” hanno scritto di lui Giampiero Belardinelli e Giuseppe Pollicelli10. Il riscatto per Shonta Quassan è tutto racchiuso nelle parole proferite da Zagor, il quale ne caldeggia l’elezione a capo della sua tribù, quegli Onondaga vittime della cattiva influenza dell’acqua di fuoco. Con questo finale Marcello Toninelli (l’autore) “esce dai cliché di genere – cito ancora la coppia di esperti bonelliani – per i quali l’uomo guida di una comunità dovrebbe avere un aspetto fisico rassicurante, nel senso più ampio del termine”11. Il parallelismo con il più famoso Charles Xavier, il telepate capo degli X-Men12 recentemente portati con successo sul grande schermo, viene spontaneo ed è tutt’altro che banale. Che Toninelli abbia nella corde di narratore una sensibilità nei confronti di certe tematiche è testimoniato da un’altra storia zagoriana che tratta di handicap. Ne “Il grande buio”13 (Zenith Gigante 306-307), il Re di Darkwod prova i tormenti della perdita della vista, seppur momentanea. Sono così offerte al lettore vignette cariche di introspezione e scandagliamento psicologico. “Se rimarrò cieco per sempre (Zagor è persuaso di dover rinunciare alla vista per tutta la vita, ndr) come potrò proseguire la mia opera pacificatrice? E che ne sarà di Darkwood, quando si saprà che lo Spirito con la Scure non è più in grado di far rispettare le leggi?”. Il profondo interrogativo rimanda ai tormenti interiori di un altro giustiziere in calzamaglia, il cieco Devil14.
Parlare della diversità non è dunque un tabù sulle pagine di un campione del fumetto popolare italiano qual è Zagor, che anzi assomma agli esempi mutuati dal genere avventuroso alcune tipologie tipiche del fumetto umoristico. Su tutte si staglia Cico, il panciuto pard messicano dello Spirito con la Scure che incarna “l’ingenuità ai limiti della dabbenaggine”15 tipica di molti eroi umoristici (dai disneyani Pippo e Paperino alla goffa Olivia), grazie alla quale non di rado si fanno scudo nei confronti di “un mondo di esseri scaltri, arroganti, malvagi e crudeli”. In realtà, con il passare degli albi Cico ha perduta molta della primordiale ingenuità per trasformarsi da fifone bravo soltanto a cacciarsi nei guai o spettatore inerme a più valente scudiero alla Sancho Panza, in questo spronato da Zagor. Caricaturato fino all’eccesso, “il Piccolo Uomo dal Grande ventre” (come lo chiamano gli indiani) soffre di un’auxopatia (altrimenti detta obesità) che ne fa un essere di buon umore, sempre pronto alla battuta e perennemente affamato. Insomma, un pancione simpatico e per nulla preoccupato del rotondo deficit che si porta appresso. In due parole, politicamente corretto.

1. G. Frediani (a cura di), I mille mondi di Zagor. Quarant’anni di avventure di un eroe senza confini, Sergio Bonelli Editore, Milano, giugno 2001, pg. 55.
2. Ivi.
3. Character creato nel 1934 da quel grandissimo autore che risponde al nome di Alex Raymond, Flash Gordon è un capostipite del fumetto di fantascienza e avventuroso in genere.
4. Nome completo Zagor-Te-Nay, ovvero Spirito con la Scure, è un eore coraggioso e scanzonato nato nel 1961 dalla penna di Guido Nolitta e Gallieno Ferri.
5. Figlio d’arte (il padre Gian Luigi Bonelli è tra l’altro il creatore di Tex), Sergio Bonelli ha a sua volta inventato personaggi e scritto storie a fumetti, diventando editore di uno dei più grandi imperi di comics d’Europa. Con il nome di battaglia di Guiod Nolitta ha pure partorito vari personaggi, tra i quali va segnalato – oltre a Zagor, naturalmente - Mister No.
6. Il professor Hellingen è il più pericoloso nemico mai affrontato da Zagor nella sua pluriquarantennale carriera.
7. Capostipite del fumetto poliziesco, il personaggio dal mento a punta ideato nel 1931 da Chester Gould è stato pubblicato in Italia su Il Mago e Linus.
8. Virus, il mago della foresta morta è uscito a puntate su L’Audace. Era il 1939.
9. Cfr. Zagor Gigante 255-258.
10. G. Belardinelli – G. Pollicelli, Quando l’avventura è cieca. L’handicap nel fumetto bonelliano, in P. Guiducci – S. Gorla (a cura di), DiversAbili. Figli d’una nuvola minore?, Cartoon Club, Rimini 2001, pg. 53.
11. Ivi, pg. 54.
12. X-Men, popolare gruppo di supereroi creati da tandem Stan Lee / Jack Kirby.

Parole chiave:
Creatività, Cultura