Vollyamo tutti

01/01/2006 - Simona Mendozzi

Questo progetto, unico nel suo genere in Emilia Romagna e probabilmente non solo, ha come intento quello di dare una reale opportunità di praticare una disciplina sportiva a tutti. La pallavolo è una attività sportiva che per le sue peculiarità può essere giocata senza distinzioni di età o sesso fra i partecipanti e, cosa più importante, da tutti i tipi di disabilità, semplicemente utilizzando dei piccoli accorgimenti e aggiustamenti tecnici. Si cerca così di superare, quello “zoccolo duro” legato a tutti coloro che ritengono il volley una disciplina sportiva troppo difficile da insegnare, perché essa più di altre attività ludiche ricreative richiede all’atleta capacità di coordinamento oculo manuale, oculo podale, conoscenza e gestione dello spazio temporale. Inoltre nel volley non vi sono punti di riferimento, dato che la caratteristica principale del gioco consiste nel mantenere in area il pallone il più a lungo possibile. Bisogna colpire e passare la palla mentre è in aria, prima che tocchi terra. Movimento, non semplice da eseguire, concetto non sempre facile da comprendere per chi presenta gravi problemi a livello logico motorio. Ma a queste difficoltà si può facilmente porre rimedio, giocando inizialmente con dei palloni più leggeri come quelli ad aria, perché impiegano maggior tempo a cadere; questo tipo di esercizio viene svolto per insegnare agli atleti il concetto di tempo, di volo, e di spazio; è possibile giocare con una rete leggermente più bassa, o con un campo che ha dimensioni più piccole o si possono eliminare i gesti tecnici più elaborati da eseguire.
La nostra storia non ha radici molto lontane, se teniamo presente che il suo esordio è avvenuto circa tre anni fa, esattamente il 12 novembre 2003. Diversi sono stati i tecnici che si sono alternati nella direzione del gruppo, e solo attualmente lo staff ha raggiunto una sua stabilità, così come il numero degli atleti si è consolidato nel corso del tempo. Infatti, inizialmente avevamo un numero di giocatori piuttosto ridotto; al momento, invece, registriamo una rosea di atleti abbastanza ampia: all’incirca quattordici. Per un lungo periodo di tempo non abbiamo avuto la possibilità di partecipare a dei tornei venendo meno a una esigenza degli stessi ragazzi. Il semplice allenamento settimanale era diventato per i nostri atleti troppo poco, troppo riduttivo, essi richiedevano a gran voce tute ufficiali, maglie, incontri sportivi con una certa regolarità, insomma tutto come dei veri e propri giocatori. Difficile e complesso era diventato spiegare che prima o poi i loro desideri, i loro sogni si sarebbero realizzati.
Arriviamo così al 30 gennaio 2004, giorno in cui abbiamo affrontato la nostra prima partita a Budrio (BO). Ricordo ancora l’emozione e l’orgoglio che traspariva dal volto dei nostri ragazzi per aver avuto la possibilità di confrontarsi e di sperimentarsi nel gioco contro dei veri avversari; allo stesso modo era possibile leggere nei loro volti una motivata euforia per aver indossato una divisa, che dava loro la possibilità di identificarsi in un gruppo e di  riconoscersi in una squadra. Sono seguiti altri incontri, altre manifestazioni, ricordo quella svoltasi a Monghidoro (BO), e quella avvenuta nel carcere di Bologna. Il fatto di intervenire a tali manifestazioni ha reso possibile che i nostri ragazzi partecipassero con maggior impegno e più motivato interesse agli allenamenti. Non si discuteva, non vi erano più lamentele, si veniva in palestra, si correva, si giocava, e attraverso il gioco esprimevano la loro voglia di stare insieme, di divertirsi, di fare gruppo nel rispetto dei compagni e delle regole. Forse a fatica  avevamo raggiunto uno dei nostri obiettivi principali che non va mai dato per scontato.
I ragazzi che frequentano il nostro corso presentano diverse problematiche e tipologie di disabilità, che vanno dal disagio sociale a difficoltà di tipo fisiche, e a problemi di salute mentale. Essi, non hanno nulla in comune se non la voglia di giocare, di sperimentarsi nelle loro capacità atletiche e relazionali. Non dimentichiamo che il nostro è uno sport di gruppo, difficile da insegnare, per chi non è abituato a comunicare con l’altro. Se vuoi vincere in uno sport di squadra hai bisogno del tuo compagno, altrimenti le possibilità di successo sono molto ridotte. Per questo per gli operatori è fonte di successo il semplice fatto che un ragazzo riesca a passare la palla al suo compagno di squadra anziché voler compiere l’azione completamente da solo senza il sostegno dei suoi amici atleti. Attualmente i nostri allenamenti vengono svolti nella palestra dell’Istituto Aldini. Siamo stati integrati anche in una società sportiva, l’Atletico Monte San Pietro, ma questa è un altra storia, troppo presto, forse per poter essere narrata...

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