Vocazione alla castita? Chi l'ha detto

01/01/1988 - Claudio Imprudente

Il tema della sessualità nel mondo dell'handicap ha conosciuto negli anni
ottanta una fioritura di articoli e convegni che hanno proposto come chiave di
lettura unica questo pensiero: la sessualità per l'handicappato è un diritto.
Nel mondo cattolico questa riflessione si è sviluppata nella seguente frase:
l'handicap ha la vocazione alla castità. Per me non è così. perché la
vocazione è una chiamata, e ad una chiamata bisogna dare una risposta. io non
ho scelto di essere handicappato, e dunque l'handicap non può scegliere.


Semmai la vocazione è accettare l'handicap. La libertà di questa sceltaconsiste nella decisione di diventare soggetto a pieno titolo oppure rimanereancora oggetto. E da questo dipende anche la possibilità di concepire in modonuovo il tema handicap e sessualità. Perché il problema è la sessualità enon la sessualità dell'handicap. Troppo dì frequente si propone qualeassolutizzante immagine della sessualità il rapporto fisico, ma questosignificherebbe porre un limite. Un solo criterio interpretativo, lo vorreiproporre una visione diversa, a partire da una variazione sull'interpretazionedel rapporto sessuale. Poniamo di avere una torta alla panna e di rivolgeretutta la nostra attenzione alla cilie-gina, solo perché si presenta bene. Inquesto siamo aiutati in vari modi dalle influenze sociali e dei media, che contribuiscono in vari modi a farne un mito.Il mito della ciliegina. Ma se qualcuno volesse proporre di considerare tutta latorta?
Stando al mito, l'handicap non può avvicinarsi alla torta. Se modifichiamo itermini però potremmo chiederci se l'handicap non rientra nei paradigmi o se sono i criteri di giudizio che vanno modificati. La miaproposta investe proprio tali criteri. E mi spingo a dire che l'handicap ha unposto di rilievo in questa tematica, perché fa riflettere sulla sessualità esu un possibile nuovo modo di interpretarla.
Riprendiamo il tema dellavocazione. Definire l'handicap una chiamata alla castità significa relegare ilproblema in una zona franca, dove non disturba e dove non è disturbato. Lasanità vive il suo rapporto con la sessualità, confina in un limbo tral'eroico e il disgraziato l'handicap, e non se ne parli più. Che questa possaessere una risposta della società è anche concepibile. Rientra in una normaleeconomia di pensiero. Ma che l'handicap non faccia niente per smuoverla èpreoccupante. Queste note vorrebbero essere un tentativo di farlo. 
L'handicapdeve trasformare sé stesso da oggetto d'amore a soggetto d'amore. Osserviamouna fenomenologia usuale del rapporto dell'handicappato con il suo corpo.L'handynon cura il proprio aspetto, non si preoccupa dei vestiti che indossa, non usaprofumi o simili. Perché dovrebbe abbellire il proprio corpo? Se un 'normale'si atteggia a bullo, è un bullo; se lo fa l'handicappato è solo un poveroscemo. Tutto questo dovrebbe cambiare a livello di immaginario collettivo. Bastacredere alle potenzialità offerte dall'handicap. Si dice che I'-handy non puòcamminare, e quindi è impotente; non può parlare, e quindi è impotente; nonpuò decidere, e quindi è impotente. Mi permetto di dire che la mia esperienzaconferma il contrario.
L'handicap è invece una potenzialità che bisognerebbe utilizzare per l'uomo,lo sono diventato soggetto d'amore, ho messo in atto quella potenza che c'è inognuno di noi, handicap o no. E questo ha fatto sì che la gente attorno a me cambiasse e mi offrisse le sue potenzialità.È un fatto normale per tutti, io non amavo la mia situazione e il mio corpo. Michiedevo perché dovessi essere così, senza 'colpa' da parte mia. Poi ho presofiducia, considerando questa condizione come una delle tante, necessitante solodi essere messa a frutto. Ora non mi vergogno di essere cosi come sono, perché mi sono accettato. Questo è avvenuto nel miocaso quando mi sono sentito non solo accettato, ma, più ancora, amato, da Dio edagli uomini. Perché quando uno si sente amato che può a sua volta amare lapropria condizione fattuale. Si instaura un fenomeno inarrestabile, come una catena lungo la quale l'amore che si riceve siritrasmette e permette che anche gli altri possano amare. Amare la miacondizione. E così se prima la gente veniva da me per dare qualcosa, ma ilmovimento era univoco, ora è uno scambio reciproco. Questa è la cultura chedeve stare attorno e insieme all'handicap.

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Sessualità