In viaggio verso la persona

01/01/2004 - Francesco

Il Centro Documentazione Handicap di Bologna (CDH), nato nel 1982, ha posto da sempre grande attenzione all’autonomia della persona disabile e al concetto di mobilità ed è stato quindi naturale per il Centro pensare al turismo accessibile e senza barriere e alla conseguente produzione di strumenti d’informazione e formazione che hanno accompagnato e affiancato questo settore. Certo ce ne siamo occupati sempre alla nostra maniera cercando di tenere intrecciati il contenuto - turismo, vacanze, mobilità - con una riflessione di taglio culturale che aiutasse a capire, noi per primi,  che cosa vuole significare l’attenzione ai temi del viaggio e della vacanza nei confronti della costruzione di un’identità piena della persona disabile, costruzione che implica sempre lo smantellamento di stereotipi e l’apertura  di nuove aree di interesse, quali appunto quelle di cui ci stiamo occupando, giudicate non più accessorie ma strutturali per un cambiamento di segno anche sociale.
Il turismo accessibile, allora, ci ha interessato e ci interessa come fattore di “inclusione sociale”: il viaggio, la vacanza, al di là dei diversi modi di realizzarla, rappresenta per tutti uno stacco della quotidianità che può aprirsi a occasioni di conoscenza di altri luoghi e stili di vita. Per la persona disabile esiste un valore aggiunto che va preso in considerazione; viaggiare, spostarsi, vivere un’occasione di vacanza sono tutti momenti in cui sperimentare una situazione di vita normale, slegata dai percorsi specialistici che ancora oggi rischiano di invadere molto degli spazi e dei tempi di vita delle persone disabili.

Gli itinerari tematici

Dai primi anni ’90 il CDH ha iniziato a produrre e a realizzare guide turistiche per tutti.
Quando intorno al 1994 vidi la prima guida turistica per tutti realizzata da Viviana Bussadori mi colpì molto l’attenzione, quasi maniacale, data alla descrizione degli spostamenti da un luogo all’altro “... in questo tratto di marciapiede vi consiglio il lato destro che è meno accidentato...” “... la Chiesa di... ha la piazzetta antistante in acciottolato di fiume, per arrivarci si consiglia di utilizzare il passaggio in lastroni che la circonda…”.
Proprio il concetto di itinerario insieme all’idea di mobilità fanno da riferimento nell’impostazione delle guide e itinerari tematici.
Le guide del CDH hanno sempre proposto degli itinerari in cui si è posta particolare attenzione agli spostamenti da un luogo all’altro, studiando e descrivendo il percorso più adatto  a chi si sposta con l’aiuto della carrozzina o ha problemi di mobilità, andando proprio a scoprire ad esempio il passaggio su marciapiedi provvisti di scivoli o la presenza di posti auto riservati in prossimità dei luoghi di visita.
Sono state queste attenzioni agli spostamenti da un luogo all’altro, inserite nelle descrizioni storiche delle città e dei luoghi da visitare, degli itinerari nella natura, nelle descrizioni dei bar e dei punti di ristoro, che mi hanno fatto capire il vero significato di Guida Per Tutti.
Non è un caso che proprio all’interno del Centro le guide sono state utilizzate e consumate da tutte le persone che ci lavorano, anche per proprie vacanze oltre che per lavoro. Colleghi disabili e obiettori di coscienza, amici appena diventati genitori, Gianluca che si è appena rotto una caviglia giocando a calcio ma non vuole rinunciare ad andare a Mantova con la fidanzata.
Pur sapendo quanto sia difficile spostarsi e fare i turisti nelle città, nelle aree verdi e anche nelle località turistiche propriamente dette non sempre è una impresa impossibile, soprattutto se si parte con uno strumento informativo che aiuti la persona, o chi deve organizzare il viaggio, e che la indirizzi immediatamente verso un itinerario il più possibile senza barriere.
Non uno strumento d’informazione che si snatura in sottrazione (una guida per disabili) ma una guida che si arricchisce di informazioni e descrizioni, con un’attenzione e una sensibilità che nasce dall’idea che viaggiare non è arrivare (nel luogo, accessibile o meno) ma che il raggiungere quel luogo è parte integrante, e spesso anche più importante, del viaggiare in posti e luoghi che non si conoscono.
Inalterati tutti gli stilemi propri della Guida, la storia e la gastronomia su tutto, la qualità e l’affidabilità di questi strumenti di comunicazione riguardano l’altra faccia del viaggio, che è proprio l’informazione verificata e mirata. Verificata perché ogni itinerario proposto nelle guide è sempre stato provato in prima persona, scelta questa impegnativa in termini di costi economici e organizzativi, ma garanzia di affidabilità. Mirata all’idea di dare informazioni organizzate lungo un itinerario di viaggio che permette alla persona non solo di disporre di unità di informazioni, magari anche molto complete ma frazionate, ma di averle in collegamento fra loro, collegamento che rende il più possibile concreta e utilizzabile l’idea che “un ambiente, in definitiva, è accessibile se ciascuno può: raggiungere luoghi ed edifici, entrare (e uscire) da questi edifici, utilizzare tutte le strutture”. (Viaggiare, si può) VALERIA: AUTORI E EDITORE SONO IN FONDO, NELLA BIBLIO, VANNO MESSI ANCHE QUI?

Box

Le Guide per Tutti del CDH

Firenze
Ravenna e Rimini
Garda
Lucca e Pisa
Le Autostrade del Nord - Le Autostrade del Centro e del Sud  1998/1999
Roma     2000
Bologna 2000
Venezia  II edizione 2000
Riviera del Conero
Pienza
Dolomiti II edizione 2001
Palermo   2002

Mantova  2003

 

Formarsi per informare

Realizzare alcune delle guide per tutti del CDH per me è stato, dal punto di vista professionale, un vero e proprio corso di formazione in giornalismo.
Fare una guida turistica è fare informazione.
Acquisire nella mia abitudine lavorativa un occhio particolare all’accoglienza e all’accessibilità di luoghi o eventi ha significato veramente pensare e scrivere per tutti.
Informazione e formazione, dicevamo, è un legame che sarebbe importante superasse i confini di chi, per esperienza professionale o personale, vive o è vicino all’esperienza della disabilità.
Uno degli aspetti che ritengo molto importante è proprio la formazione dei giornalisti. Questo aspetto, in qualche modo, sta emergendo anche in questo periodo di sovraffollamento di iniziative e convegni sul turismo accessibile.
Intendo la formazione dei giornalisti alla fonte, non solo per chi si occupa di turismo o chi si specializza in opere dedicate.
Penso alle scuole di giornalismo, all’Ordine dei giornalisti, agli esami da giornalista professionista; credo sarà importante avviare forme di collaborazione tra chi si occupa di turismo accessibile e queste strutture di formazione. Un’altra barriera potrà essere più facilmente superata quando in questi posti si studieranno anche i testi sull’accessibilità, sulla mobilità, si faranno ricerche sulle guide turistiche per tutti.
Dall’esperienza di lavoro condotta in questi anni dal CDH emergono alcuni punti per una formazione di diverse categorie professionali (dagli operatori dell’informazione agli operatori turistici), coinvolte con differenti livelli di dettaglio e di approfondimento, ovviamente in considerazione delle differenti professionalità.
Questi punti hanno come denominatore comune il taglio culturale, formativo e informativo, la promozione di una cultura sulla persona e sul senso del viaggiare che è, anche, divertimento, rottura degli schemi, conoscenza di sé e degli altri. Si distinguono poi aspetti tecnici e aspetti relazionali.
Gli aspetti tecnici presuppongono la conoscenza del “cliente” e delle sue esigenze in relazione alle varie tipologie di disabilità: ad esempio nello scegliere una struttura alberghiera o un itinerario si deve sapere cosa significa accessibilità e quindi saper interpretare in maniera corretta e critica le informazioni a disposizione, valutarne la reale affidabilità e saper porre le domande giuste sia al cliente sia ai fornitori di servizi.
Gli aspetti relazionali toccano il modo di comportarsi quando si entra in contatto con persone disabili; sono uno snodo fondamentale nella predisposizione di una buona accoglienza e comunicazione.
Di fronte ai meccanismi di difesa che scattano più facilmente nei rapporti occasionali con persone disabili (imbarazzo, evitamento, sostituzione… ), la struttura formativa deve anche essere occasione in cui affrontare il tema dell’immagine mentale e sociale della persona disabile e i meccanismi di discriminazione, spesso sotterranei e non riconosciuti.

Box
1.         Cultura della diversità
- La promozione di una cultura che mette in primo piano la persona.
- Come cambia l’immagine della persona disabile e ruolo sociale: dal deficit alla diversità, alle diverse abilità.
- I meccanismi di discriminazione.
- Quali disabilità?
- Oltre le barriere: architettoniche, culturali, sociali, di comunicazione.

 

2.         Gli approcci al viaggio e alla vacanza
- Il senso di vacanza.
- Inclusione sociale e potenziale economico (Ricerca Touche Ross).

3.         Mobilità e accessibilità
- Il significato e il sistema complessivo della mobilità.
- L’accessibilità nelle strutture, gli interni, gli spostamenti, il concetto di itinerario.

4.         Informazione e documentazione
- Una buona comunicazione per tutti.
- Informazione e formazione, aggiornamento dei dati.
- Opportunità e risorse della rete telematica - Internet.

 

 

Il viaggio verso la persona

Il tempo libero è da sempre uno dei punti di attenzione di chi professionalmente lavora nel “pianeta handicap”, come veniva definito quel particolare mondo popolato da persone che, certo non erano marziani, ma, proprio perché terminologicamente collocati in un differente oggetto celeste,  sicuramente neanche umani.
Scrive Claudio Imprudente, nel celebre articolo Salve sono un geranio, che per una pianta, un vegetale, un diverso, un abitante del pianeta handicap, servono tre movimenti per farla diventare persona: bisogna sforzarsi di mettersi al suo livello, guardarla dritto negli occhi e instaurare con lei una relazione alla pari. Questi tre movimenti sono necessari anche da parte della persona disabile e così si ottiene una vera reciprocità. L’integrazione non è solo l’accoglienza da parte della normalità del diverso, ma anche il diverso che accoglie la normalità in un cambiamento reciproco. Un modello di approccio mentale e culturale è stato sorpassato, un salto di qualità che è insieme politico e culturale è stato fatto. Politico/culturale certo, ma anche culturale/economico.
Lo “scarto” e lo “sforzo” culturale degli ultimi anni è stato proprio far coincidere e incrociare i movimenti da parte della società e da parte delle persone disabili, spostando l’attenzione, finalmente, sulla persona.
Ecco allora che dal coraggio delle persone disabili, dei loro familiari e da chi in questi anni ha lavorato e si è occupato anche di questo tema si è passati alle possibilità e poi all’appetibilità.
Se la persona disabile viene riconosciuta come una persona a tutto tondo, può essere anche un consumatore di pacchetti turistici con dignità di cliente. Dunque di interesse per il mercato, sempre, e per definizione, alla ricerca di nuovi target.
Tutta l’attenzione al turismo accessibile, così di moda di questi tempi, credo segnali anche questo: il pianeta handicap è popolato da persone. E intorno alle persone ruotano sempre fattori politici/economici/culturali.
La valutazione di reale cambiamento/acquisizione rispetto all’attenzione dichiarata credo passi ancora dal significato del viaggio, non del turista, dalle opportunità per la costruzione di un’immagine e di una identità che è necessaria per ognuno di noi e in ogni momento della nostra vita, bambini, adolescenti, adulti.