In viaggio per far scorrere la vita

01/01/2004 - Donatella De Mori

Vorrei portare la mia esperienza di educatore all’interno del servizio socio-educativo di una residenza assistenziale per anziani non autosufficienti, e per presentarvi una delle  attività che vengono progettate e che riscuotono più gradimento, che riguarda appunto il viaggio. Sono 30 milioni le persone con disabilità, in Europa, interessate a viaggiare ma che, per diverse ragioni, sono escluse dai circuiti ufficiali del turismo.
Non c’è da meravigliarsi se all’interno di un convegno in cui si parla di persone diversamente abili ci siano gli anziani non autosufficienti, perché anche se esiste un’idea stereotipata rispetto a questa tipologia di persone,  il bisogno di una partecipazione e di un protagonismo attivo sono fondamentali per dare qualità e completezza alla vita anche in questa parte dell’esistenza. Ormai oggi si parla di quarta e di quinta età, le residenze rispondono non solo ai bisogni primari, forniscono servizi e supporti per una qualità di vita dignitosa e serena. 
La qualità dell’offerta nei confronti di questa categoria di persone si sta evolvendo rapidamente anche se la percezione dell’invecchiamento è ancora troppo legato all’idea di deterioramento e di squalificazione. Fin tanto che la natura era il riferimento alla vita risultava chiaro che la vecchiaia era un segno di stima e aveva un compito riconosciuto dalla società, la realtà della modernità è molto diversa. La mentalità odierna al contrario privatizza il morire e la malattia, lasciandoli fuori dalla realtà, rifiutando la testimonianza di sapienzaesistenziale.
Ma per garantire una qualità della vita anche in questa fase, diventa fondamentale un percorso di trasformazione che veda servizi che non si fermino alla “vigilanza” sanitaria e assistenziale, ma che siano integrati da attività che permettano una quotidianità per una longevità vivace che utilizza il tempo disponibile  per il cambiamento. Tutto ciò attraverso un nuovo metodo pedagogico che non si vuole fermare al classicismo educativo, né all’animazione del “qui e ora” ma attraverso un percorso di integrazione comunitaria che porti la persona all’autonomia e alla libertà attraverso l’utilizzo di linguaggi creativi, espressivi e multimediali.
L’educatore professionale può essere protagonista insieme all’ospite di questo percorso, “colui che aiuta l’altro a essere pienamente se stesso” .
Educatore come profondo conoscitore dell’organizzazione, del territorio, dell’universo associativo, educatore che svolge il ruolo di catalizzatore tra ciò che sta dentro e ciò che sta fuori, stimolo alla partecipazione di tutte le forze esistenti per una vera comunità che non lasci fuori chi è istituzionalizzato ma lo renda partecipe della sua crescita.
La progettazione di un servizio socio-educativo all’interno di una residenza considera sempre attitudini, desideri, interessi e motivazioni. Il suo fine ultimo è l’aumento della libertà e del potere degli individui. Agisce nel contesto stimolando contemporaneamente l’autoaiuto, chi opera nella residenza, il volontariato e il territorio . Non è da dimenticare che l’anziano che entra in una struttura assistenziale ha perso molto del suo vivere precedente; la perdita del proprio sé, della propria autonomia e indipendenza, delle cose di casa, degli affetti e del mondo che gira intorno a lui può  provocare una sensazione di inadeguatezza che lo fa sentire inutile rispetto al mondo che cambia. Diventa quindi fondamentale offrire una nuova possibilità di vita.
Tutti i progetti mirano al coinvolgimento della comunità come luogo significante e pieno di contenuti per l’ospite.
Una delle attività più significative sulle quali il servizio si basa, è sicuramente il viaggio sul territorio. Viaggio che permette di far scorrere la vita in modo diverso, costruttivo, aprendo l’animo alla conoscenza, riacquistando il piacere di stare insieme, condividendo bellezze per poi raccontarle ed essere di stimolo agli altri.
Nella residenza dove opero crediamo negli obiettivi educativi di questa esperienza unica che arricchisce lo spirito, apre alla conoscenza, permette di riacquistare la fiducia nella vita;  da dodici anni portiamo due volte la settimana in viaggio gli ospiti e i risultati sono sorprendenti: 165 uscite sono i risultati degli ultimi  3 anni.
Ci sono varie tipologie di viaggio proprio per rispondere ai bisogni e alle risorse delle persone:
viaggi di mezza giornata rivolti a ospiti con particolari patologie, uscite di una giornata e quelle di più giorni. Il viaggio virtuale è un altro tipo di viaggio, è quello che ci permette di viaggiare anche se per varie ragioni non possiamo farlo.
Abbiamo, infatti, un Atelier informatico multimediale che ci permette di attivare alcuni importanti esperienze legate al viaggio come, appunto, i “Viaggi virtuali” e “C’è post@per te”.
“C’è post@per te” permette di restare collegato alla rete sociale e di tenere i contatti nel mondo (Messico, Stati uniti, Spagna, Estonia... ) attraverso lo scambio di fotografie, attraverso lo scambio di informazioni sulla cultura di altri paesi; questo perché alcuni ospiti hanno il loro indirizzo e-mail.
Il viaggio virtuale invece stimola nuove curiosità, interessi e desideri, può servire a rivivere emozioni di luoghi già visitati e conoscere altre culture e mondi diversi.
Per quanto riguarda le uscite di uno o più giorni, si organizzano incontri informativi per la condivisione del percorso. Fondamentale affinché il viaggio risulti piacevole e dia risultati è l’organizzazione. Si è riscontrato comunque nel tempo l’aumentare della sensibilità delle diverse agenzie sul territorio nei confronti delle persone diversamente abili (ad esempio i ristoratori).
Perché tutto vada per il meglio è necessario partire in un  piccolo gruppo dove c’è un rapporto uno a uno anche grazie alla presenza di volontari formati.
Nonostante un’attenta programmazione, restano delle problematiche aperte: costi elevati, ricerca dei volontari, barriere architettoniche, la chiusura mentale verso il viaggio rivolto ad anziani non autosufficienti.
Abbattere le barriere è un beneficio che ricade su tutta la comunità, ma bisogna eliminare soprattutto le barriere psicologiche perché eliminando queste barriere si elimina l’handicap; la persona deve restare  al centro perché  porta con sé unicità e ricchezza; e questo a qualsiasi età.
Non c’è nulla di più bello di vivere un viaggio per dare significato alla vita. Ognuno di noi dovrebbe darsi da fare affinché esplorare il mondo non resti un privilegio per pochi.

 

 

Relazione presentata al Convegno “Dire, fare, viaggiare, quando il turismo... incontra l'handicap”,
2 aprile 2004, Adria (Rovigo)