V come Vecchiaia

01/01/2002 - Paolo Guiducci

All’apparenza sembra più un ripostiglio che un negozio di fiori. E’ l’insegna “Flowers” a “tradirlo”. Dimesso e melanconico, il locale cela alla perfezione la sua vera natura. E’ qui che il Gruppo T.N.T., il gruppo più esplosivo che la storia ricordi se tenesse davvero fede ai tre elementi che ne compongono la sigla, ha posto il suo covo. Guardando i due agenti di piantone, camuffati da improbabili commessi, l’impressione che se ne ricava è ben diversa. Cariatide un tempo era il braccio destro del Numero Uno, poi si è impigrito e ingrassato ed ora l’unica vera occupazione che cerca di assolvere con ogni situazione meteorologica è dormire, pardon riposare nell’impossibile attesa di clienti nel negozio di fiori. In questo è ben assecondato, quando non superato, da Geremia, l’aiutante afflitto da tutti i mali esistenti sulla terra e col quale fa coppia fissa da tempo.
Tedesco di Germania, vero nome Grunt, l’americanizzato Grunf è pronto a raggiungere i compari di sventura indossando la solita, improponibile, camicia scura sulla quale campeggiano motti inneggianti all’ardimento. Uno slancio che Grunf riserva al suo passatempo preferito, quelle invenzioni che funzionano poco quando non del tutto. I tre formano un asse di inutilità incomparabile, estendendo l’arguta definizione di Davide Barzi1. Decisamente fuori dal tempo, Grunf è ancorato agli ideali del tempo che fu, Geremia Lettiga è un tipico caso di nomen omen vivente mentre Cariatide è semplicemente un peso da portare. Tre storie, tre età venerabili, tre dimostrazioni sulla carta che la vecchiaia è una disabilità bella e buona. Soprattutto quando i casi presi in questione non prevedono alcun tipo di riscatto sociale. “E allora cosa salva questi emarginati perdenti dalla nera depressione per la loro ghettizzazione da parte di una società mostruosa?” 2 si chiede ancora Barzi. La risposta arriva direttamente dalla penna del loro creatore, quel Max Bunker che non perde occasione per fustigare l’opinione comune e il costume corrente grazie ai propri personaggi. I quali “non sono infelici, non sono angustiati, non hanno bisogno di uno psicanalista, si divertono con poco, mangiano poco o niente”3. L’ultima considerazione, i tre in questione la rivedrebbero volentieri, per il resto si tratta di un terzetto di esclusi tutto sommato felice.
Con l’arrivo, un anno dopo dalla sua nascita, del Numero Uno, Alan Ford rischia di diventare il primo ospizio mai ospitato sulle nuvole ancorché parlanti. Il capo della banda è un vegliardo dalla barba bianchissima e dall’età indefinibile che conosce tutto di tutti. E pare abbia vissuto di persona i fatti storici che racconta ai suoi sgangherati agenti. Eppure il suo arrivo era stato salutato sulle pagine del mensile da una sprezzante battuta fuori campo: “Un vecchio rincitrullito in carrozzella”4. E’ stata sufficiente una manciata di numeri per comprendere come Stravecchio De Vecchionis non solo non accusa il peso degli anni ma è pure capace di iperattività, dispotismo anche violento e indisponente cinismo. Diverso sarà lei, caro giovanotto stressato è la conclusione a cui è giunto Barzi, che sottoscriviamo volentieri. I matusa celebrati da Bunker (e resi graficamente Magnus e dagli altri disegnatori della serie), sono uno smacco tanto grottesco quanto riuscito ai canoni e non solo estetici ai quali cerca di abituarci il mondo in cui viviamo.
In questa società costruita su misura per uomini giovani, scattanti, alti, belli, non emigranti e con una gran voglia di fare, chi vede all’orizzonte il capolinea solitamente è tagliato fuori. Si salvano gli arzilli nonnetti della pubblicità ma, appunto, si tratta di pubblicità che potrebbe scorrere in tv con l’ausilio delle canzoni sul tema di Renato Zero e Claudio Baglioni. Gli anziani sono perlomeno dei disadattati. E invece questa gente che in gamba non è sulle pagine di Alan Ford ci fa un figurone da oltre vent’anni. Perché gli stereotipi sociali qui non attaccano.
Ma il magico mondo delle nuvolette non abita tutto nel negozio di fiori, e i vecchi in carrozzina non sono tutti così falsamente rincitrulliti come l’alanfordiano Numero Uno. Chiedete al signor Bartlett, per esempio, e vi racconterà una storia tutt’altro che umoristica. La storia di un anziano signore che vive – sordomuto - su una sedia a rotelle. E per giunta viene “abbandonato” dalla moglie che lo lascia alle cure di una giovane baby-sitter mentre la signora esce con ogni probabilità a far festa con le amiche. E’ la sua storia, quella de “Il confinato” dal titolo del racconto apparso sulle pagine della rivista Frigidaire nel 19845. La bella infermierina vista la situazione pensa di sfruttarla al meglio, magari studiando un po’. A cambiare le carte in tavola ci pensa l’amico Kenny, soprattutto quando si accomoda nella camera da letto dei Bartlett. Un affronto che il padrone non lascia impunito. Affiderà al sogno la sua vendetta, un “riscatto” tutto onirico che prevede solo squartamenti e sangue per i ragazzi e una sorta non meno violenta per la moglie al rientro in casa.
Popolato da capelli grigi politicamente più corretti, il fumetto avventuroso quando è di stampo western come Tex6 mette in campo un Kit Carson che sfiderebbe a duello la vecchiaia pur di poterla sconfiggere. Non a caso l’orgoglioso pard di Aquila della Notte teme più l’invecchiamento di un attacco indiano e le battute sul tema sono sempre un piatto forte delle conversazioni a cavallo tra i due, prontamente fatte correre a gambe levate dalle prodezze di cui il buon Carson è ancora capace. Meno aitanti fisicamente ma pur sempre saggi e dispensatori di verità inoppugnabili sono i vecchi indiani che spesso fanno da contorno alla coppia di infernali satanassi. Se però il rispetto con cui Tex si rivolge al medicine man Nuvola Rossa potesse uscire dall’angusta gabbia formato quadretto in cui è confinato…
In realtà anche Capelli d’Argento ha temuto un invecchiamento precoce e il conseguente pensionamento forzato. E un eroe in pensione è l’ombra di se stesso. Se nelle sue prime apparizioni Carson ha baffi e capelli neri, giusto contorno per un giovanotto sulla trentina quale poteva essere, le cose cambiano nel giro di pochi albi, tanto che nel n. 12 si è già meritato l’appellativo “Capelli d’argento”. Cinque numeri più tardi il maggiore dei Ranger ha toccato quota 45 anni e le successive vicende dovrebbero portargli sul groppone un’altra bella manciata di stagioni. “Probabilmente Bonelli si è accorto che i suoi personaggi stavano invecchiando troppo rapidamente e ha quindi svincolato Tex (e dunque anche Kit Carson, maggiore di una decina d’anni) dall’età effettiva” è la soluzione da Veneni Gutta7. Lo scorrere incessante degli anni è un bel problema per il fumetto in generale, che non può permettersi il lusso di imbastire storie ambientate in case di riposo o indugiare su Tex alle prese con la dentiera… La soluzione, di norma, è sempre quella: svincolare i personaggi dalle pastoie cronologiche8. L’avventura, insomma, è un affare da giovanotti. Se non è discriminazione questa…

1. D. Barzi, “Alan Ford: diverso da chi? Tnt e deflagrazione di canoni estetici e stereotipi sociali”, in DiversAbili. Figli di una nuvola minore? (a cura di P. Guiducci – S. Gorla), Cartoon Club, Rimini 2001, pg. 62.
2. Ivi, pg. 62.
3. Da un’intervista contenuta nel volume Alan Ford – I primi 20 anni, di L. Bernardi e P. Feriani, Paolo Ferriani Editore.
4. Magnus & Bunker, “Il Numero Uno”, Alan Ford n. 11, Editoriale Corno, febbraio 1970.
5. B. Jones - T. Liberatore, “Il confinato”, in Frigidaire, 1984.
6. Il ranger Tex, creato nel 1948 da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galeppini, è ancora in attività, straordinario esempio di longevità di carta.
7. V. Gutta, “L’età” in “40 anni di Tex”, Fumo di China 5/32, Alessandro Distribuzioni, luglio-dicembre 1988, pg. 23.
8. Il tema dell’età dei personaggi nei fumetti meriterebbe una trattazione più ampia e dettagliata. In questa sede ci limitiamo a notare come laddove la continuity è più serrata, il problema dell’invecchiamento, una volta comparso, ha causato non pochi problemi. Si pensi a Blueberry, classico western francese, oppure all’icona Batman. Per risolvere l’empasse, sono state così inventate serie parallele che ripercorrono le vicende dell’eroe in epoche diverse.

Parole chiave:
Creatività, Cultura