Uno sguardo al "dopo di noi". Non mollare mai... - Superabile, giugno 2010 - 2

28/06/2010 - Claudio Imprudente

E' da tempo che mi frulla in testa di trattare un tema molto importante, intrigante e problematico. Trattare, come sapete, per me significa abbozzare dei ragionamenti, fornire degli stimoli e attendere che siano i lettori a completare insieme a me il lavoro di "trattazione" e svelamento. Spesso, sapete anche questo, lo spunto per un articolo lo trovo nelle parole di altre persone, per cui, in realtà, io stesso sono già inserito all'interno di questa rete (un meccanismo di stimolo - risposta - approfondimento - stimolo - risposta...e via proseguendo) e non faccio altro che rilanciare quelle parole aggiungendovi qualcosa.

Questa è una di quelle occasioni: qualche mese fa ricevetti, non ricordo neanche come, il riassunto di una relazione di Rosaria Dall'Argine, madre di M. e membra dell'Associazione "Liberi di Volare" sul tema del "Dopo di Noi". Più che un riassunto, sembrava una serie di appunti, una scaletta per non perdere l'ordine del discorso durante l'esposizione in pubblico della sua esperienza. Tuttavia, questi appunti sono molto chiari e ricchi, anche in questa forma a tratti incompiuta e, per quanto sia Rosaria stessa a suggerire che si tratta di "una delle tante strade personali già percorse (diversa o uguale a tante altre), non ha niente di teorico, è fatta solo di esperienze vissute", ai miei occhi ha un grande valore "scientifico" (passatemi il termine). L'incipit, a dire il vero, di scientifico non ha tanto, se non perché immagino che questo sia lo stesso atteggiamento che un uomo di scienza dovrebbe avere di fronte alle sue ricerche: "Vista a distanza la nostra esperienza si riduce ad uno slogan "Non mollare mai". Tutto va sperimentato, anche gli insuccessi".

Ma il secondo punto, essenziale, ha un valore metodologico da non dimenticare: "Mi permetterò di invertire l'ordine dei temi, perche solo dal pensarlo adulto quando è un bambino, in un ragazzo, in una adolescente potranno nascere le fondamenta del «Dopo di noi». Nel «dopo di noi» il problema della vita adulta autonoma viene fatto coincidere di norma con la scomparsa dei genitori. E' infatti prassi comune, per le famiglie, occuparsi direttamente del figlio fino a quando ne hanno la possibilità e le forze e il «dopo di noi» viene spesso affrontato con i caratteri dell' emergenza, anziché percepito e vissuto come diritto legato alla naturale esigenza di emancipazione di ogni persona, anche in funzione e nel rispetto delle sue tappe di crescita nel processo di adultità. Noi riteniamo che la famiglia, quando ha ancora le necessarie energie, possa e debba accompagnare e sostenere il proprio figlio nel graduale distacco dall'ambiente familiare".

Altro punto fondamentale è evitare di sostituirsi al figlio nelle scelte, nelle valutazioni ed essere capaci di lasciare lo spazio perché possa esprimere le sue potenzialità. E' solo all'interno di questo atteggiamento che si può compiere il passo successivo, che Rosaria suggerisce anche alle figure educative scolastiche, ovvero quello di "esigere la responsabilità. Da piccolo l'ho sempre sgridato come facevo con la sorella maggiore. Non si deve prendere sempre le sue difese (...); va sgridato, come tutti i figli; gli va data la fiducia se la merita; deve rischiare sulla propria pelle (...); io non debbo, né posso sostituirlo perché bisogna abituarlo alle prove, agli insuccessi...a tutto.(...) Ho capito che M. era diventato grande quando ha cominciato ad oppormisi, una scoperta che ti rende felicissima". "Pensarlo adulto significa avere già da subito un progetto di vita formativo, culturale e professionale, un'idea nella quale ci sia la visione di quello che lui sarà domani in tutte le sue dimensioni da adulto: lavorativa, sociale, relazionale, ludica".

Sono questioni che vanno affrontate nella loro difficoltosa concretezza e che vedono la famiglia come parte di una rete di attori sociali, parte, progressivamente e auspicabilmente, meno centrale: (dopo di noi) chi garantirà la sua assistenza (cosa farà e insieme a chi), chi la sua protezione giuridica? Chi il suo diritto ad una casa? Come potrà provvedere materialmente e autonomamente alla sua esistenza, e, quindi, chi lo aiuterà nella ricerca e nello svolgimento di un'attività lavorativa? "Non è utopia e non è buonismo quello che chiediamo. È politica, politica culturale e sociale, basata su un approccio di valorizzazione delle diversità. E' vero che forse molti di loro non diverranno mai completamente autosufficienti, ma non ha senso rinunciare alla ricerca della loro autonomia".

Nel processo delineato da Rosaria ritrovo molte delle tappe che hanno caratterizzato e caratterizzano la mia vita privata e professionale. C'è un punto che forse non è molto chiaro, o che passa sovente in secondo piano, quando svolgo incontri di formazione o, come si dice, di sensibilizzazione: il fatto stesso di essere lì, a parlare e discutere, è il risultato di un lungo lavoro collettivo, intrapreso dalla mia famiglia e proseguito da una lunga serie di "attori" insieme a me. La scuola, i servizi socio-sanitari, i trasporti che ogni giorno mi accompagnano al Centro Documentazione Handicap; i colleghi che con me hanno elaborato i contenuti e le attività nel corso degli anni, che mi accompagnano fisicamente nei luoghi in cui svolgo l'incontro e che con me lo conducono, che mi riaccompagnano a casa, che mi criticano se sono stato poco efficace; le persone che condividono con me la vita comunitaria e che mi consentono di vivere in un appartamento autonomo; gli affetti degli altri nei miei confronti e i miei nei loro...Serve (a tutti, non solo alle persone con disabilità) un contesto ricco di risorse, di idee, di politiche, di pratiche per riuscire a realizzare, esplicare la propria personalità e, in generale, la propria esistenza. Il "Dopo di noi" è una particolare, necessaria e, certamente, più delicata e difficoltosa declinazione di questo dato comune a tutte le persone.

Se "non avete mollato mai", raccontate le vostre esperienze "emancipatrici": c'è bisogno di esempi e soprattutto di confronto. Come sempre, scrivete a claudio@accaparlante.it o sul mio profilo di Facebook.

 

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