Uno, nessuno, novecentonovantanove - Superabile, giugno 2008 - 1

29/03/2010 - Claudio Imprudente

"Solo facendo parlare di lui gli daranno attenzione… a lui e a tutti gli altri nelle sue condizioni… chi sta bene si può stare zitto… chi ha bisogno dell'aiuto dello Stato, delle Istituzioni… deve gridare":- a parlare è Lucia Frisone, la madre di Fulvio, affetto da tetraplegia spastica distonica dalla nascita, ora quarantenne fisico nucleare.-
Con queste parole viene introdotta la fiction di Rai 1: “Il figlio della luna” andata in onda proprio ieri sera.
Mi stupisce in positivo il fatto che l’azienda Rai abbia investito un capitale in una fiction in prima serata su un argomento sempre molto difficile da affrontare come questo. Ciò è un chiaro segno di come la disabilità sia ormai entrata in commercio, di come abbia acquisito un certo peso. La disabilità esce dal “settore specializzato” e si rivolge al grande pubblico.
Il rischio che vedo in tutto ciò è che una storia ordinaria venga trasformata in una storia straordinaria: secondo voi la disabilità appartiene all’ordinarietà della vita o per attirare attenzione su di sé ha necessariamente bisogno di appellarsi alla straordinarietà degli eventi? Mi domando perché sia stato girato un film solo su Fulvio quando in Italia ci sono tanti altri fisici nucleari. Questo mi fa riflettere sul fatto che il fulcro della questione non è il “fisico nucleare” ma la compensazione dell’handicap. Cerco di spiegarmi meglio: in questo caso si risana lo scompenso della disabilità con il successo, ma è una visione deviata della realtà: casi come questo sono solo uno su un milione. Con ciò non voglio dire che raggiungere la propria realizzazione sia una cosa di pochi eletti, anzi, ma che si vende l’immagine di un disabile realizzato come una storia straordinaria. Ecco perché una fiction incentrata su questo argomento rischia di incrementare la sindrome dell’ “uno su mille ce la fa” che appartiene a molti altri oltre a Gianni Morandi … Se un giorno incontrassi l’eterno ragazzo gli chiederei notizie degli altri novecentonovantanove, gli domanderei che fine hanno fatto, stanno bene? Che lavoro fanno? Stanno ancora in salita? O sono ruzzolati per la discesa? Tutti questo per dire che il riuscire a realizzarsi non appartiene ad una classe di eletti, ma a tutti i novecentonovantanove.
E voi vi sentite uno, nessuno o novecentonovantanove?
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E buona conta a tutti!