Una stanza tutta per noi

23/11/2010 - Annalisa Brunelli e Giovanna Di Pasquale

La documentazione come occasione di condivisione delle esperienze. Documentare le attività di “A regola d’arte” il laboratorio sull’arte presente ad Habilandia, il Centro polivalente del Comune di San Lazzaro di Savena  in cui si svolgono attività con  ragazzi .

Il lavoro educativo e più in generale la dimensione relazionale di aiuto e sviluppo alla crescita, implica coinvolgimento e grande aderenza al fare poiché la “cura” non si pensa ma si fa tutti i giorni attraverso la presenza, i gesti, le scelte, le azioni.
L’immersione nella quotidianità necessita di prese di distanze, di boccate di respiro perché le azioni non si standardizzino, i significati si opacizzino, gli apprendimenti si fissino senza continuare a crescere.
Il lavoro educativo e di cura ha (o avrebbe) bisogno di “una stanza tutta per noi”, una zona franca di riflessione e produzione che, proprio come ricorda Virginia Woolf, può esistere prima di tutto se le persone pensano alla propria esperienza come ad una forma di sapere degna, che possiede un proprio valore tale da meritare il lavoro di scavo ed emersione in cui consiste la documentazione.

La documentazione è, infatti, insieme processo dinamico di ripensamento sulle pratiche che si sono messe in atto e ricerca di una forma comunicabile dell’esperienza che può quindi emergere in modo tangibile.
Il lavoro di documentazione può essere uno degli “antidoti” ai rischi appena ricordati e anche veicolo per rendere visibile, mostrare, lasciare un segno pubblico del lavoro, spesso di buona qualità ma poco visibile, che si realizza nei servizi.

Tenuto conto di queste considerazioni  vogliamo condividere alcune spunti di riflessioni a partire dalla presentazione di “A regola d’arte”**  che è la documentazione delle attività dell’aula didattica sull’arte presente presso Habilandia, Centro polivalente in cui si svolgono attività con i ragazzi del Comune di San Lazzaro di Savena.

Poter pensare come educatrice o insegnante di essere parte attiva e fondante di un lavoro di recupero e rilettura del proprio specifico professionale, vuole dire prima di ogni altra cosa riconoscersi ed essere riconosciute come depositarie di un sapere che dal fare quotidiano può, a determinate condizioni, farsi esperienza comunicabile.
Il percorso verso l’allestimento di una documentazione si traduce in una riflessione ad alta voce sul mestiere di educare, in un ripensamento del fare nella concretezza del lavoro operativo che sempre la documentazione porta con sé.
Questo implica tradurre in domande il consolidato, rivisitare le pratiche riproponendo  a se stessi l’interrogativo “quale sapere vogliamo mostrare?” e ancora, quale forma risulta maggiormente adeguata per consentire di cogliere qualche tratto del suo valore anche da parte di  chi non è direttamente coinvolto?

Fin dall’inizio si sperimenta la condizione in cui persone impegnate direttamente nella quotidianità delle relazioni e delle azioni educative sono chiamate a riflettere e decidere non solo su cosa vale la pena di “far vedere” ma anche su come.
Per quanto riguarda l’esperienza condotta con “ A regola d’arte” la scelta è stata netta: si è deciso di avere come bussola i materiali che trovano già presenza e spazio nella quotidianità organizzati su una traccia di rilettura.
Non  si  è voluto, infatti, insistere sulle teorie pedagogiche ma far vedere in azione, attraverso le realizzazioni, i concetti educativi che guidano e fanno da riferimento allo stare con i bambini e i ragazzi partecipi.
Quello che si è desiderato far uscire sono “quadri” in cui il sapere si fa quotidiano, concreto e specifico. Un sapere che nasce dalla cura delle relazioni e dalla predisposizione di condizioni per rendere possibili le azioni. Un sapere che poggia su quanto viene rielaborato e prodotto non in occasioni straordinarie ma durante l’ordinario e vitalissimo svolgersi dei giorni, di tutti i giorni, all’interno dell’aula didattica in questo caso.

Del tanto che è disponibile si è proceduto a farne una  inevitabile selezione individuando quegli aspetti sentiti come pregnanti e significativi dove si è investito maggiormente in termini di energia, impegno, attenzione e che rendono concreti i concetti teorici e le linee che guidano le azioni.
Sempre più il nodo centrale di questi percorsi finalizzati a produrre una documentazione relativa a progetti o a racconti della/dalla quotidianità può essere rintracciato nel rapporto fra il senso/significato che connota l’agire educativo e le forme comunicative adeguate a portarlo con sé in un modo trasmissibile ad altri che fruiranno di queste documentazioni esplorando le potenzialità di un approccio multimediale.
Multimedialità che non sia solo un’occasione per “effetti speciali” ma una ricerca per rendere attraverso l’intreccio di parole, immagini, suoni la trama sottile, spesso impalpabile ma al tempo evidente di cui è fatto il tessuto delle relazioni educative e delle opportunità della crescita proposte e vissute nei servizi educativi.

Vi è la necessità di integrare la scrittura, strumento portante del fare documentazione; questo significa in particolar modo spingere le figure educative ad incontrare regole di costruzione di linguaggi che spesso rispondono a logiche differenti da quelle maggiormente conosciute e confrontarsi con altre competenze ed esperienze.
Non sempre è scontato questo incontro e non sempre ciò che si realizza incontra in pieno l’immagine di ciò che ci aspettavamo e prefiguravamo.
C’è spesso uno scarto tra ciò che si ha in mente e ciò che si riesce a realizzare, per le esperienze educative questo mi pare poi quasi inevitabile per la densità degli intenti e degli eventi che al contempo sono caratterizzati da lievità e delicatezza.
Tenuto conto di questi aspetti vogliamo concludere indicando alcune delle piste di ricerca che, a nostro avviso, caratterizzano oggi il lavoro di realizzazione delle documentazioni educative e didattiche:

uno stile di comunicazione sobrio, non lezioso che rimanda evocativamente al rispetto dei/delle bambini/e e dei/delle ragazzi/e come soggetti di responsabilità attiva che è un aspetto cardine a cui prestare sempre una grande attenzione;

approccio non banalizzante attraverso il recupero dei nodi centrali dell’esperienza dei bambini e dei ragazzi nei luoghi dell’educazione e della crescita;

buona coerenza tra testo ed immagini ed un’efficacia della comunicazione per arrivare ad  un adeguato rapporto tra tempo di fruizione/visione e il passaggio dei contenuti ritenuti significativi.

(Contributo presentato all’interno dell’iniziativa promossa da l gruppo GOLD provinciale “La documentazione alla prova dei fatti” tenutasi a Bologna l’11 novembre 2010 presso Riesco, via Cà Selvatica)

** “A regola d’arte” documentazione delle attività dell’aula didattica sull’arte presente presso Habilandia,  Centro polivalente del Comune di San Lazzaro di Savena, nata dal lavoro delle operatrici e da supportata dalla cooperativa Accaparlante per quanto riguarda gli aspetti metodologici e dalla Coop. Voli per gli aspetti di realizzazione tecnica.