Una risorsa per la scuola e per le famiglie

01/01/1999 - Flavio Gerolla

La FADIS (Federazione Associazioni di Docenti per l’Integrazione Scolastica) è un organismo che raccoglie nove associazioni dislocate sul territorio nazionale; abbiamo rivolto alcune domande a Nicola Quirico che ne è il presidente, sulle difficoltà e le prospettive di lavoro dell’insegnante di sostegno.Cominciamo con dei dati, quanto sono gli insegnanti di sostegno oggi in Italia?

Secondo i dati forniti dal Ministero della Pubblica Istruzione i docenti di sostegno in servizio nell'anno scolastico 1998/99 è stato di 58.756. L’ introduzione del parametro 1/138 introdotto con la legge finanziaria del 1997, cioè basando la determinazione degli organici di sostegno sul numero totale degli studenti dalle materne alle superiori diviso per 138, ha determinato una maggiore uniformità nella distribuzione dei docenti sul territorio nazionale. Tuttavia come sottolineato sia dalle associazioni degli insegnanti di sostegno sia dalle associazioni dei genitori questo parametro andrebbe rivisto e adeguato al rapporto 1/100 in quanto non soddisfa le reali necessità della scuola a fronte di un aumento degli alunni in situazione di handicap ed in particolare di quelli gravi verificatosi in questi anni.

Come si diventa insegnanti di sostegno, quali percorsi di studio deve seguire oggi un giovane che vuole svolgere questa professione? Anzi visto che il percorso formativo ha avuto, ed ha, una storia piuttosto contorta, descrivici la situazione che si è creata riferendoti a quello che è successo.

Purtroppo quella della formazione dei docenti di sostegno è uno nodi più complessi che riguardano questa professione. I docenti di sostegno sono stati formati attraverso un corso biennale di specializzazione di 1.300 ore polivalente, questi corsi sono stati l'iter formativo normale per la maggior parte di essi fino al 1997. Poi abbiamo assistito con grande disappunto alla sospensione dei corsi biennali per l'attivazione di corsi cosiddetti "intensivi" che prevedono un iter formativo di sole 450 ore senza trattare l'area della minorazione visiva ed uditiva. I corsi sono stati rivolti a personale demotivato e proveniente da classi in esubero della scuola media superiore in particolare. Tali corsi sono stati accolti dagli stessi docenti interessati con scarsa attenzione e partecipazione, un vero fiasco sottolineato da più parti. Per ovviare alla cronica carenza di personale specializzato da quest'anno sono stati riaperti i corsi biennali di specializzazione che saranno gestiti dalle Università in convenzione con Enti e Associazioni. Purtroppo proprio in questi giorni vengano segnalate irregolarità e perplessità sull'attivazione di questi corsi proprio dal Ministero stesso. In ogni caso si sta creando una babele formativa a fronte di un bisogno reale che attende risposte immediate.
Come FADIS crediamo che la formazione dei docenti debba essere di qualità anche in questa fase transitoria, infatti siamo sempre n attesa che parta la specializzazione universitaria prevista per 2001. Specializzazione universitaria che ci lascia anche in questo caso perplessi per il modesto numero di ore sempre 450 senza obbligo di frequenza, che servono per ottenere un titolo universitario che sarà abilitante all'insegnamento.
Infine è bene ricordare che circa 10.000 docenti sono stati utilizzati nel precedente anno scolastico senza nessuna professionalità e competenza.

Come valutate il Progetto di Berlinguer di riforma e integrazione scolastica, quali riflessi potrà avere sulla vostra professione? In particolare cosa s’intende per "normalizzazione dell’integrazione" e per "riutilizzo intelligente degli insegnanti"?

Ci sentiamo di condividere il documento laddove si afferma che occorre "favorire il passaggio da una gestione puramente aritmetica dell'organico dei docenti di sostegno ad una fondata sulla visione complessiva della situazione e sulla necessità di differenziare le risposte in base, non più solo al numero delle certificazioni e alla gravità del deficit, ma soprattutto alle condizioni reali delle singole istituzioni scolastiche". In quest'ottica, si potrebbero verificare situazioni nelle quali un istituto scolastico abbia necessità di aumentare il numero di insegnanti di sostegno, mentre un altro ritenga opportuno ridurlo. Le norme attuative, citate immediatamente dopo nel documento degli Orientamenti generali per una nuova politica dell'integrazione, non risultano essere coerenti con i principi sopra menzionati, perché a fronte di un aumento di 46 alunni certificati nell'a.s. 1998/1999, si è verificato una diminuzione di 674 docenti di sostegno che si ritiene presumibilmente compensata dall'attivazione di "modelli efficaci di integrazione". In nessuna parte del documento si precisa in che cosa consistano tali modelli efficaci di integrazione, come vengano e siano stati censiti, e come venga verificata la loro efficacia e riproducibilità su scala nazionale. Per quanto riguarda la formazione dei docenti si ravvisa un'ipotesi di responsabilizzazione diversa dei docenti curricolari in relazione all'integrazione, ma il ruolo che questi andranno ad assumere nei confronti di tale situazione non è chiaro. Sarebbe opportuno sapere se, nelle intenzioni di chi scrive, è prevista l'eventuale sostituzione della figura dell'insegnante di sostegno con quella dell'insegnante curricolare. Se questa risultasse essere un'ipotesi fondata, ci preme ricordare che non la condividiamo, in quanto le due figure hanno compiti integrati. Il profilo professionale del docente specializzato che rappresenta un reale supporto alla classe nell'assunzione di strategie e tecniche pedagogiche, metodologiche e didattiche integrative, che conduce un lavoro di consulenza a favore dei colleghi curricolari e di interventi specializzati centrati sulle caratteristiche e le risorse dell'allievo (come riportato nel documento) è condivisibile. In contraddizione con ciò che è sempre stato lo spirito stesso dell'integrazione è il fatto che questo "profilo professionale nuovo" veda il docente di sostegno come unico garante nei fatti di una "progressiva riduzione della didattica cosiddetta frontale". La "formazione del contingente degli insegnanti impiegati per il sostegno" (ovviamente in possesso di specializzazione) ha come obiettivo ultimo quello di metterli in grado di intervenire in classi che presentino alunni certificati di ogni tipologia. La creazione di "nuclei di docenti con competenze specifiche e da impiegare - al di là delle graduatorie in uso e con il ricorso a forme di remunerazione dell'eventuale disagio - laddove esista l'eventuale bisogno" non siamo riusciti a capire realmente cosa significhi in termini pratici. L'unica interpretazione che siamo riusciti ad individuare è, crediamo, molto lontana dalle idee dello scrivente, in quanto si tratta di ipotizzare di avere dei docenti "super esperti" in determinate tipologie di minorazione (ad esempio docenti che "si occupano" di classi con alunni non udenti, altri che si occupano di non vedenti, ecc.), filosofia ormai sperimentata e superata dalla normativa già da diversi anni con l'istituzione del docente con specializzazione polivalente. Ciò che riteniamo molto utile è dare la possibilità alle scuole che hanno necessità di interventi molto specifici (traduttori braille, mediatori LIS, ecc.) di fare convenzioni con personale esterno, in possesso di queste specifiche competenze. Ciò non vuol dire che tali figure possano essere sostitutive dell'intervento fatto dal docente specializzato per il sostegno. Quest'ultimo, infatti, è anche l'unico che ha le reali competenze per lavorare in quei consigli di classe in cui si trovano alunni che hanno difficoltà di apprendimento che emergono come conseguenza di una condizione di svantaggio socio-culturale o di inadeguato approccio pedagogico-educativo-didattico della scuola.
In conclusione:
- l'insegnante specializzato per il sostegno è un insegnante della scuola che lavora in classe e per la classe in cui si trova un alunno certificato o un alunno in difficoltà di apprendimento che emergono da una condizione di svantaggio socio-culturale o di inadeguato approccio pedagogico-educativo-didattico della scuola;
- l'insegnante specializzato costruisce progetti insieme al gruppo operativo multidisciplinare (DPR del 24/2/94), ma usa la sua funzione docente nelle classi con attività didattiche anche alternative (classi aperte, lavoro a gruppi, insegnamento individualizzato).

L’attuazione graduale delle norme relative all’autonomia scolastica che problemi vi pone?

L'introduzione dell'autonomia nelle scuole ma in generale di tutte quelle riforme in atto nella scuola italiana: innalzamento dell'obbligo, nuovo esame di stato, riforma dei cicli debbono essere attentamente valutate perché in momento di grandi cambiamenti il diritto allo studio degli alunni in situazione di handicap non venga meno. I rischi sono tanti e l'attenzione dei direttori scolastici e amministratori locali ha queste tematiche è talvolta molto bassa. A titolo di esempio vorrei citare il caso dei rimborsi per i docenti di sostegno impegnati quest'estate nel nuovo esame di stato. Dopo ripetute richieste di chiarimento con il Ministero sull'entità del compenso dovuto sono arrivati rimborsi pari a lire 700 l'ora. Sicuramente aldilà della cifra che parla da sola è la scarsa attenzione che a questo problema si pone che deve mettere in allarme docenti e genitori. Il docente di sostegno è una risorsa per la scuola che va sostenuta e promossa. Attualmente si richiede a tutti i docenti una forte capacità progettuale e di coordinazione tra i vari soggetti presenti nel territorio. Credo che queste competenze siano in possesso dei docenti di sostegno e il loro apporto all'innovazione della didattica possa essere notevole, l'importante è dargli gli strumenti per operare concretamente per tutte le situazioni di disagio e svantaggio presenti in numero sempre maggiore nella scuola pubblica. L'integrazione scolastica quando è stata di qualità è stata forse una delle più grandi innovazioni della scuola pubblica italiana di questi ultimi vent'anni.

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Pubblicato su HP:
1999/71