Una mozione per le donne disabili

01/01/2005 - Renata Piccolo

Carla Castagna è una donna con disabilità che a livello locale, ma anche nazionale, cerca di far emergere i problemi relativi alla vita della donna in situazione di deficit. Per questo ha presentato al Comune di Torino, dove vive, una mozione per richiamare l’interesse sulla situazione di emarginazione della donna disabile. L’abbiamo intervistata

Da chi è partito questo progetto?
In occasione della festa della donna del 2003, celebrata l’8 marzo, sono stata contattata dal Comitato delle Donne del Quartiere Mirafiori Sud di Torino: costoro volevano dedicare quella giornata alle donne disabili. Io ho dato la mia disponibilità a collaborare e così ha avuto inizio un lungo lavoro. Inizialmente nel Comitato c’era una donna con disabilità sensoriale, la madre di una donna disabile e anche donne con disabilità psico-fisiche. In occasione del primo incontro ognuna parlò di se stessa e di ciò che la colpiva di più nell’ambito di tale tematica. Personalmente ho presentato una relazione politica sul come io interpreto la disabilità, ovviamente prendendo in considerazione le discriminazioni perpetuate nei confronti delle donne disabili. Lo stesso giorno il Presidente della Commissione per le Pari Opportunità  del Comune di Torino mi chiese di presentare una mozione sulla base dei temi da me presentati. Col tempo tale mozione è andata avanti ed è riuscita a superare l’intero iter burocratico: è stata presentata sia alla Commissione per le Pari Opportunità sia alla Commissione per l’Assistenza del Comune di Torino; inoltre è stata introdotta anche all’Inter-Assessorile sulla disabilità, ovvero agli Assessorati alla Casa, alla Viabilità, all’Istruzione e al Lavoro.

Qual è l’intento di questa mozione?
L’obiettivo principale è quello di dare visibilità alle donne disabili e impegnare le amministrazioni e le istituzioni nell’affrontare il tema della disabilità relativa alla donna in modo diverso e nuovo. È fondamentale denunciare la doppia discriminazione cui la donna con deficit è sottoposta e contemporaneamente contribuire alle politiche di inclusione delle persone disabili in generale, e delle donne in particolare.

Quali sono i punti principali della mozione che hai presentato?
La cosa secondo me più eclatante è la richiesta che, a partire dai diritti umani, le Amministrazioni si impegnino ad attuare una legislazione non discriminatoria della disabilità: è importante che queste si impegnino nel far sì che la disabilità non sia considerata solo dal punto di vista assistenziale, ma anche e soprattutto considerando gli aspetti scolastici, lavorativi, sociali. Vorrei porre la questione della disabilità tra i diritti umani.

Nel presentare la tua mozione, hai considerato anche la legislazione pre-esistente?
Certo, innanzitutto sono partita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell’ONU, per poi considerare l’art. 3 della Costituzione Italiana, ma anche le Regole Standard per l’Uguaglianza di Opportunità delle Persone Disabili approvate dall’Assemblea Generale dell’ONU nel ’93. Inoltre ho considerato la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, la Convenzione sull’Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione nei Confronti della Donna, la Risoluzione della I° Conferenza Europea sulla Vita Autodeterminata per le Donne Disabili, il Manifesto delle Donne Disabili d’Europa – Gruppo di Lavoro sulle Donne e la Disabilità, la Dichiarazione e Programma di Azione adottati dalla Quarta Conferenza Mondiale sulle Donne e la Dichiarazione di Madrid del 2002.

A chi hai presentato la mozione? Solo al Comune di Torino o anche ad altre istituzioni?
Personalmente ho pensato di coinvolgere il maggior numero possibile di donne con disabilità, ma anche le Associazioni di disabili e le Associazioni di donne locali. Inoltre, a livello nazionale, la mozione ha visto coinvolti anche la FAIP (Federazione Associazioni Italiane Para-tetraplegici) che comprende ventisei Associazioni, la FISH (Federazione Italiana Superamento Handicap) che rappresenta ventinove Associazioni Nazionali e undici Federazioni locali, il DPI (Disabled People Italia) che appartiene a DPInternational con centotrentadue federazioni di Associazioni e che rappresenta diciassette Associazioni nazionali e tre Comitati territoriali e il CND (Consiglio Nazionale sulla Disabilità) cui aderiscono trentacinque Associazioni nazionali.

A che punto sono i lavori? Cosa avete ottenuto sinora?
Grazie a questa mozione parteciperò al convegno di Paestum sul tema della disabilità al femminile organizzato proprio dal DPI: per questa occasione il Comune di Torino ha concesso il suo patrocinio. Inoltre ho incontrato anche la referente delle Biblioteche comunali di Torino e insieme abbiamo deciso di organizzare degli incontri sul tema della disabilità all’interno delle diverse Biblioteche del Comune. La FAIP di Perugia ha accolto la mozione e l’ha presentata al suo Comune. Inoltre la Regione Piemonte ha presentato un progetto culturale sul tema della disabilità femminile.

Progetti per il futuro?
L’obiettivo è quello di lavorare per cercare di migliorare sempre più la qualità della vita delle donne con disabilità, orientandosi verso il rispetto dei diritti umani e verso l’empowerment della donna disabile. Sinora, soprattutto negli ultimi anni, molte cose sono cambiate ma ancora molto rimane da fare. Speriamo che il vento cambi e che le donne con disabilità non siano più ignorate dalla politica delle donne e da quella delle disabilità.

Quale sarebbe, secondo te, il primo passo da fare per iniziare a migliorare le condizioni di vita della donna disabile?
Si potrebbe partire dal riconoscere che c’è una duplice discriminazione, sia dal punto di vista sessuale che da quello fisico legato alla disabilità; inoltre è indispensabile cercare di rafforzare le donne con deficit: ovvero bisognerebbe attivare delle strategie per dare alle donne con disabilità una maggior autostima, è necessario rafforzare il loro ambiente personale e il loro ambiente circostante. È importante lavorare il più possibile sulla persona stessa.

Qual è, secondo te, la discriminazione maggiore attuata nei confronti della donna disabile?
Purtroppo sono molte, questo anche perché da sempre la donna ha subito molti condizionamenti: si pensi che ancora oggi tante donne con disabilità non escono di casa, non sono state istruite, non hanno un lavoro.

Cosa ti ha portato a interessarti di questo argomento? In generale, di cosa ti occupi nella vita?
Io ho una formazione sociale: sono laureata in Scienze Politiche, indirizzo sociologico, e prima dell’incidente facevo l’assistente sociale presso l’Assessorato per l’Assistenza del Comune di Torino. Pertanto nella mia vita ho visto e ho vissuto entrambi i punti di vista: questo mi ha portato a interessarmi a tale tematica, proprio perché penso che vivendo certe esperienze, le si capisce di più e vi si può agire maggiormente, piuttosto che coloro che fanno questo lavoro ma non ne hanno un’esperienza diretta. Attualmente mi occupo di tutti i progetti prima citati: la collaborazione col Comune di Torino, quella con la Regione Piemonte, quella con le Biblioteche e quella con le Associazioni di donne e di disabili.

Parole chiave:
Testimonianze-Esperienze