Una mailing list sul disagio

01/01/1999 - Marco Trotta, Nicola Rabbi

La telematica non è solo quella pubblicizzata dai mass media e dalla pubblicità, ma offre altre opportunità per chi voglia documentarsi, informarsi o semplicemente chiacchierare sui temi della disabilità. Uno degli strumenti più pratici per farlo sono le mailing list. In Italia su internet esistono quattro liste dedicate all'handicapLe mailing list sono dei gruppi di discussione che avvengono tramite la posta elettronica. Per poter partecipare occorre iscriversi mandando un messaggio ad un particolare indirizzo e scrivendo nel corpo del messaggio, nella maggior parte dei casi, la parola subscribe. Dal momento in cui uno si è iscritto riceve tutti i messaggi che gli altri iscritti mandano in lista e ogni suo messaggio (mandato ad un unico indirizzo, quello della lista) viene ricevuto da tutte le persone che in quel momento sono iscritte. Di solito a gestire automaticamente tutte queste operazioni è un particolare computer che può adottare programmi differenti (listserv, majordomo, listproc, smartlist...). Sempre grazie a questi computer è possibile eseguire altre operazioni, come la disinscrizione (unsubscribe) o la richiesta dell'elenco dei partecipanti (who is). Le operazioni che sono possibili dipendono da quali applicazioni usa il computer addetto e da altre scelte volute dall'operatore di sistema. L'informazione, nel caso delle liste, arriva direttamente alla persona, nella sua casella di posta elettronica e questo è un elemento da non sottovalutare, dato che l'utente non ricerca, ma riceve direttamente le notizie senza nessun sforzo (se non quello successivo di rispondere o partecipare al dibattito). Come per i giornali e gli altri mass media tradizionali, le mailing list sono lette da un numero di persone maggiore rispetto a quelle che intervengono direttamente nella discussione, anche se l'interattività, la possibilità cioè di partecipazione offerta dal mezzo telematico è proporzionalmente superiore. Le dimensioni di una mailing list sono molto variabili; si può passare dai 100 iscritti ai 10.000, con un traffico variabile di messaggi settimanali da 5 a più di cento. Una mailing list può essere moderata da una persona che provvede sia per gli aspetti tecnici (owner) che per quelli redazionali e si preoccupa del rispetto del tema e delle regole.

La netiquette e la scrittura

Con netiquette s'intende una serie di regole di comportamento, una sorta di galateo telematico che chiunque frequenti una mailing list, deve rispettare. Rimando per un approfondimento dell'argomento ad uno dei libri citati nella bibliografia finale (quasi tutti ne parlano); qui mi limiterò solo a spiegare le tre regole di comportamento più importanti ( almeno per la rete Peacelink). 1) Evitare gli "off topics" (abbreviato OT, ovvero "fuori tema"). Ogni mailing list nasce per discutere un determinato argomento, e, con una certa elasticità, tutte le sfumature di significati e temi collegati a questo. Spesso, soprattutto gli utenti nuovi, sono portati a postare i propri contributi in qualsiasi area di discussione indipendentemente dal tema oppure in più aree diverse contemporaneamente (in gergo "crossposting"). Questa è considerata una grave scorrettezza nei confronti degli altri. Dopo l'iscrizione, in genere si consiglia di seguire il dibattito tra i partecipanti prima di contribuire con le proprie idee, proprio per evitare queste situazioni. 2) Usare con parsimonia il quoting. Nei programmi che gestiscono la posta elettronica una particolare funzione chiamata reply permette di rispondere ad una persona riportando immediatamente tutto il messaggio da questa precedentemente scritto. In questi casi il messaggio riportato si distingue dal testo nuovo perché ogni inizio di riga è preceduto dal simbolo ">". Questo se da un lato serve per ricordare di cosa si sta parlando, dall'altro, se usato senza scrupolo, fa aumentare a dismisura i messaggi che si sommano l'uno con l'altro. 3) La terza regola è specifica della realtà di Peacelink. Infatti il server che ne gestisce le mailing list attraverso internet, funziona anche da "gateway" (o porta di comunicazione) con rete "Peacelink" in tecnologia Fidonet (un modello di rete telematica amatoriale e di base, sorto nei primi anni '80, connotato da un forte utilizzo politico ed impegnato, ed orientato alla diffusione popolare con bassi costi d'esercizio). Questo pone la limitazione, ad esempio, di dover convertire i caratteri accentati (es: ì, è, ò, ecc.) non ASCII standard in combinazioni ASCII (es: i`, e`, o`, ecc.) perché altrimenti non potendo essere interpretati dai computer legati ad una tecnologia datata, verrebbero sostituiti impropriamente creando seri problemi alla comprensione del testo da parte dei loro utenti. Quindi al posto dei caratteri è, é, ì, ò, à, ù, bisogna scrivere i caratteri e', e', i', o', a', u'. Per lo stesso motivo non si posso mandare file allegati ai messaggi ("attachment") che attraverso il gateway diventerebbero dati inutilizzabili. Un fatto bizzarro è che il livello di scrittura nelle mailing list e nella posta elettronica in generale, è più basso rispetto a quello su carta, sia per la correttezza ortografica che per lo stile; si tende a scrivere peggio, a essere più trascurati, forse perché si ha la sensazione - è solo un'ipotesi - che la scrittura in rete sia meno evidente, sia più "nascosta", sia meno importante di quella riportata dalla stampa. Ne viene fuori una scrittura infarcita di "parlato", di termini gergali (soprattutto tra gli addetti alla rete, il cosiddetto "telematichese") che spesso porta a conseguenze che vanno al di là della correttezza grammaticale: data la poca dimistichezza dell'utilizzo dello strumento comunicativo telematico si tende a sottovalutare anche le proprie espressioni, a non considerare l'effetto che possono avere sul nostro interlocutore, così capita di passare per maleducati senza avere avuto nessuna intenzione di offendere. In rete si litiga (in gergo, "flame") a volte per malintesi che nei rapporti diretti (in cui il linguaggio verbale si intreccia con quello non verbale, gestuale) o in quelli mediati da altri mezzi (telefono, lettera...), non capitano. Una volta che si avrà acquisito una maggiore padronanza del mezzo, questi problemi saranno superati.

Che cos'è e cosa tratta la mailing list sul disagio

300 messaggi in un anno, una media di 5-6 messaggi a settimana, 75 messaggi scritti dal moderatore (1/4 dei messaggi), circa 50 persone che contribuiscono al dibattito con un centinaio di persone iscritte dal lato internet e quasi altrettante dal lato Bbs. Sono questi i numeri della mailing list ospitata da Peacelink e di cui sono il moderatore dall'inizio del 1997. Fin dalle prime battute ho cercato di impostare un discorso di temi e di linguaggio abbastanza definito; esisteva già un'altra mailing list sull'handicap (Hmatica) caratterizzata da iscritti prevalentemente disabili che intervenivano soprattutto su argomenti relativi al software "speciale", alle novità legislative e alle richieste di aiuto di persone in difficoltà. Volevo caratterizzare la lista diversamente per poter offrire qualcosa di complementare e che fornisse informazioni e opinioni diverse. Il Centro di Documentazione Handicap di Bologna (via Legnano 2, 40132, Bologna, telefono 051/641.50.05) dove lavoro, ha tra i suoi presupposti quello di fare un lavoro culturale (tramite la documentazione, l'informazione e la formazione) che coinvolge disabili e operatori sociali, utilizzando temi anche apparentemente lontani. Partendo da questo stile di lavoro ho scritto delle linee guida per la mailing list (in gergo si chiama policy -ogni mailing list ha una propria policy) in cui cercavo di definire il taglio della discussione. Quella che segue è la seconda versione modificata in base all'esperienza che mi sono fatto dopo un anno e mezzo di lavoro come moderatore. Ecco il testo.

La policy

"1) L'argomento centrale della conferenza è la disabilità con le conseguenti difficoltà che essa comporta. QUESTA PERO' NON VUOLE ESSERE UNA CONFERENZA PER DISABILI, MA È DIRETTA A CHI È A CONTATTO CON IL TEMA DELLA DISABILITA', PER MOTIVI PERSONALI O DI LAVORO. 2) Bisogna cercare di non porre delle barriere tra chi è disabile e chi non lo è, tra chi è svantaggiato e chi non lo è, tra l'operatore e l'utente, cercare di fare delle considerazione che coinvolgono ambo le parti. 3) È utile sentire la voce in questa lista anche di chi lavora (l'operatore sociale) o di chi fa il volontario in questi campi. Parlare del lavoro dell'educatore (nel senso più lato del termine). 4) Cercare di parlare di disagio in senso generale: anche se le situazioni dell'handicap rimangono centrali, i meccanismi di repressione, le fonti di ingiustizia, i pregiudizi e le stereotipie valgono per i disabili come per i minori, per gli immigrati, per i carcerati, per i nomadi...in questo modo si evita di fare delle categorie, di richiudersi ognuno nel proprio orticello coltivando la propria particolare diversità. 5) Parlare di temi generali che hanno una relazione con il disagio (le politiche sociali, la solidarietà, il volontariato, obiezione di coscienza...) per non limitarsi al caso, all'effetto, ma alle sue cause. 6) Privilegiare il rapporto di confronto e scontro con i mass media: come vengono rappresentati i disabili e chi vive in condizione di disagio dai mass media (giornali, TV...)? Sarebbe interessante fare una sistematica segnalazione di casi di cattiva e di buona informazione. Queste alcune linee; rimangono importanti le altre come, le segnalazioni di casi, di appelli, di novità legislative, di fatti di cronaca, di libri, convegni, di risorse informative utili sui mass media tradizionali e su quelli telematici. Il materiale interessante di questo tipo che arriverà al Centro di Documentazione Handicap cercherò (tempo permettendo) di riversarlo in mailing. Viceversa quando il dibattito lo permette vorrei riportarlo sulla rivista (HP) che editiamo, in modo che ci sia uno scambio." L'ultimo paragrafo è stato scritto nell'intenzione di convogliare questa "massa informativa" dalla rete al mondo reale; volevo riportare alcuni interventi sulla rivista del Centro, HP, un bimestrale che è diretto ad un pubblico di persone che operano nel sociale (volontari, educatori, disabili, genitori, amministratori...). Questa operazione si è verificata solo in rari casi a testimonianza del fatto che il numero di persone presente in rete e la capacità informativa da essi convogliata, è ancora scarsa, soprattutto in Italia, e che ogni azione di alfabetizzazione informatica e telematica diretta al normale cittadino è un requisito per una maggiore incisività del mezzo.

Di cosa si scrive

Ma su cosa si discute, di che cosa si parla in questa lista dedicata al disagio e l'handicap? Da un lato abbiamo tutta una serie di informazioni e di richieste che riguardano strettamente chi è disabile e i loro famigliari, ecco allora le richieste d'aiuto per malattie, le richieste di volontariato, le informazioni sulla patente di guida e le omologazioni auto per disabili, le richieste di software e di informazioni tecniche per superare problemi di accessibilità dovuti a deficit visivi, uditivi o motori (e naturalmente, in alcuni casi, anche delle risposte puntuali a questi interrogativi). Dall'altro lato delle notizie incentrate sempre sul tema della disabilità, ma che spaziano in vari campi e arrivano a toccare un pubblico di lettori e "scrittori" ben maggiori, coinvolgendo gli educatori professionali, gli operatori sociali, il mondo del volontariato, le associazioni, le cooperative sociali... Così in lista passano notizie che segnalano convegni, seminari, corsi, la recensione di libri, problemi di certe categorie professionali del sociale, novità legislative, il tema della scuola e dell’integrazione scolastica (insegnanti di sostegno).

Cerco un o.d.c.

Per capire il linguaggio e i toni di questi discorsi faccio un esempio pratico di scambi di corrispondenza tra iscritti alla mailing list. La prima email è di S. che vorrebbe avere informazioni su come poter avere un obiettore di coscienza per essere aiutato nella sua quotidianità: "Ciao a tutti! Sono un disabile fisico con invalidità totale. Vorrei sapere, se è possibile, dove trovare informazioni per poter ottenere un obiettore di coscienza, senza che mi sia assegnato da un ente. Mi sarebbe inoltre utile, conoscere il modo in cui funziona "l'anno di volontariato", dato che in alternativa all'obiettore andrebbe bene. Ho bisogno di queste informazioni, perché necessito di un'assistenza continuata che al momento è sempre più dura averla in famiglia. Grazie in anticipo e a presto. Bye!".
Dopo poche ore arriva questa prima risposta: "Ciao S., ti riferisco quello che mi ha detto mio figlio, che ha svolto servizio di o.d.c.: 1) sarà molto difficile ottenere qualcosa direttamente, senza il tramite di un ente...; 2) se decidi di rivolgerti a un ente, e se non è quello al quale penso che sarai associato in qualità di disabile, se sei universitario c'è l'I.DI.S.U.- Istituto per il Diritto allo Studio Universitario che penso abbia sedi in ogni città sede di università; a Roma in... Oppure potresti rivolgerti alla Caritas della tua diocesi. 3) Come consiglio del tutto personale: se hai un amico che stia per fare l'o.d.c., potrebbe richiedere espressamente di esserti destinato, mi sembra che negli ultimi tempi gli uffici militari siano un po' più ben disposti a soddisfare le preferenze che vengono loro segnalate".
A distanza di pochi giorni arrivano altri due messaggi: "Ciao, sono un ingegnere e lavoro in un Istituto di ricerca (ICIE); in questo periodo stiamo lavorando ad un progetto di ricerca - FACILE - finanziato dalla Comunità Europea nell'ambito del programma... Il progetto prevede alla fine dei tre anni di ricerca (2000) la realizzazione di residenze "pre-dimissioni" collegate con le strutture ospedaliere dove l'utente anziano e disabile dimesso dall'ospedale, possa, prima di tornare nella propria abitazione, sperimentare una serie di servizi e ausili tecnici e telematici che consentano di migliorare l'autonomia domestica, quindi restando e vivendo il più a lungo possibile nella propria casa, adeguatamente attrezzata secondo le proprie esigenze... In bocca al lupo!".
"Caro S., hai provato a rivolgerti all'assessorato ai Servizi sociali del tuo Comune, per chiedere l'assistenza domiciliare per avere più autonomia ed essere meno dipendente dai tuoi familiari? Dovrebbero assicurarti questo servizio secondo quanto stabilisce la legge 104/1992. Altrimenti potresti chiedere, sempre all'assessorato l'elenco delle associazioni di volontariato, presenti sul territorio del tuo Comune e verificare se sono disponibili. Ciao G".
Questo è un tipico scambio di messaggi in una lista; quello soprariportato è un esempio però, felice, di una comunicazione che funziona. Capita anche che ad alcuni messaggi non venga risposto o che ci siano dei fraintendimenti, visto che il mezzo telematico non è semplice da assimilare e a volte ci si perde in questo groviglio di messaggi. Il più delle volte però la mancanza di risposte o la mancanza addirittura di messaggi per un certo periodo è da imputare alla scarsa diffusione del mezzo telematico e, andando a ricercare ancora più lontano la causa, ad un livello culturale nel campo dell'informatica, in Italia, veramente basso. Qui il compito di un moderatore diventa quello di un animatore che propone notizie e dibattiti; è quello che ho cercato di fare proponendo ad ogni uscita della rivista una serie di articoli e di temi ad essi correlati.
Viceversa in redazione abbiamo realizzato alcune inchieste sull'emarginazione proprio partendo da alcuni messaggi che ci avevano stimolato: "Ho letto il lungo intervento di G. riguardo i disagi a cui stanno andando incontro gli utenti e gli operatori dei centri diurni del comune di Milano. Mi ha stupito la somiglianza con quanto accade qui a Bologna. Dalla crisi dello stato sociale al taglio dei fondi per i servizi sociali il passo è breve. Bologna ha un'amministrazione di sinistra, ma certe cose si percepiscono anche qui. Quali cose? Centri diurni e servizi vari che vengono appaltati seguendo solo il requisito dell'ecomomicità a discapito della qualità, cooperative che applicano condizioni contrattuali ai propri dipendenti vergognose, alcuni dirigenti pubblici di servizi sociali calati unicamente in un ruolo di manager aziendale... Mi piacerebbe raccogliere delle altre cronache simili, in città diverse, qualcuno ha qualcosa da raccontare?".
Oppure abbiamo (in questo caso cercato) di scrivere parte della rivista con il contributo dei partecipanti alla mailing list, proponendo un tema e chiedendo un commento o ulteriori approfondimenti: "Cari amici di seguito vi riporto un articolo pubblicato sulla rivista HP-Accaparlante; per il prossimo numero dedicheremo alcune riflessioni sull'argomento; c'è qualcuno in linea che ha da dire la sua? Se si rispondete al più presto...”
Non sempre si hanno delle risposte, non sempre si riesce a portare avanti lavori di carattere più complesso come quello sopracitato; non sempre è facile lavorare e collaborare tramite il mezzo telematico, ma non bisogna lasciarsi scoraggiare, più aumenteranno il numero di persone che parteciperà a queste liste, più ci sarà la possibilità di conoscere, di passarsi informazioni, di trovare le risposte (o i consigli) che si cercano.