Una Barbie può modificare la cultura? - Il Messaggero di Sant'Antonio, marzo 2008

26/03/2010 - Claudio Imprudente

Mi hanno tolto un’altra certezza anche se, al contrario di molti, ne conservo ancora tante. A volte la nostra attenzione è richiamata dalla fine o dal cambiamento di modelli che pensavamo immutabili, proprio perché apparentemente meno legati a vicissitudini storiche, conflitti ideologici, orizzonti di senso. Di che cosa sto parlando? Lei è sempre stata di forma slanciata, occhi azzurri, capelli biondi e leggermente mossi, con vestiti all’ultimo grido che su un corpo così non potevano che calzare a meraviglia. Persino i suoi gentili piedini plastificati non hanno mai mostrato segni di decadimento. Ovviamente il personaggio in questione è la bambola più celebre del pianeta terra, quella che ultimamente ha fatto parlare di sé per le vernici tossiche con le quali avevano osato colorarla, e per la scarsa perizia con cui ne avevano assemblato le parti. La «poveretta» emanava tossine e si smontava con troppa facilità. Da qualche tempo Barbie ha fatto scalpore anche per un’altra ragione, apparentemente meno nociva per un bambino, ma potenzialmente più pericolosa per chiunque volesse soffermarsi a ragionare.

A quanto pare è entrato in commercio un nuovo modello, che si affianca, ma in modo più problematico, ai tanti già esistenti (Barbie hostess, Barbie pilota, Barbie a la playa, Barbie baseball, eccetera), sempre leggere variazioni sul tema «Barbie donna in carriera», «Barbie donna vincente» e messaggi simili. Perché chi vede Barbie vestita da giocatrice di baseball o da manager in tailleur, non è nemmeno sfiorato dall’idea che lei possa perdere una partita o sbagliare un colpo in Borsa.

Il nuovo modello ritrae e rappresenta, invece, un personaggio più contraddittorio, cioè «Barbie musulmana velata». Di poche settimane fa è anche la notizia, giunta dalla Spagna, di un bambolotto con i tratti di un bambino con sindrome di Down. Anche questa notizia si inserisce nel discorso che vorrei fare a proposito della Barbie «musulmana». In che senso questo nuovo personaggio si pone come problematico? Lasciamo da parte le recenti polemiche e discussioni sulla liceità o meno dell’utilizzo in pubblico del velo (chador, burqa, e altri modelli). Soffermiamoci su un altro aspetto: se finora Barbie cercava di rappresentare un prototipo di realizzazione perfetta (secondo canoni discutibili) all’interno del mondo occidentale, appoggiando e favorendo l’affermazione di una serie di stereotipi molto riconoscibili, ora, almeno apparentemente, sembra volersi smarcare da questo ruolo per farsi più rappresentativa di «altri» mondi che, con quegli stereotipi, entrano in conflitto.

E se il personaggio Barbie sembra svolgere con perfezione il compito di congelare un pregiudizio di un certo tipo, non avvierà forse lo stesso meccanismo con un modello differente? Mi spiego meglio: non rischia di evidenziare e accentuare una differenza, piuttosto che invitare a uno scambio, a una relazione e a dar vita a una chiara discussione? O ancora: non rischia di descrivere una parte di un mondo facendoci credere di poterlo descrivere per intero e nella sua essenza («questa è una donna musulmana»)? Sostenendo cioè l’equiparazione: «Barbie musulmana» uguale donna musulmana tout court?

In questo senso, infatti, commetterebbe un secondo errore nel momento stesso in cui sembra voler correggere il primo, finendo per rappresentare in modo grossolano una realtà diversa dopo aver già rappresentato in modo distorto e incompleto la nostra.

Non ho un’idea certa sull’argomento: tutte le domande che mi pongo, quindi, sono domande che rivolgo anche a voi. Aspetto le vostre risposte per fare un po’ di chiarezza. Intanto torno a giocare con la lussuosa auto di Ken…

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Buona (?) Barbie a tutti.