Un profilo incompleto

01/01/1997 - Nicola Rabbi

L'associazione più rappresentativa degli educatori professionali (ANEP) contesta il decreto sotto vari aspetti. L'educatore viene a dipendere da figure professionali mediche e la riabilitazione viene concepita in termini riduttivi. Anche l'università, i centri di formazione non sono d’accordo sulla normativa.

Intervistiamo Manuela Salani, presidente dell'ANEP (Associazione Nazionale Educatori Professionali), in merito al decreto proposto dal ministro della Sanità.

Recentemente i delegati dell'ANEP si sono riuniti per discutere su questa normativa: che cosa è emerso, qual'è la posizione dell'associazione?
E' stata riconfermata la linea dell'associazione che contesta il decreto in vari punti. Da questo testo emerge un profilo professionale che non corrisponde a quanto fa un educatore all'interno del servizio sanitario. Viene posto un accento eccessivo sulle tecniche e inoltre la figura dell’educatore viene a dipendere da altre figure professionali, come quelle mediche. Rispetto agli spazi di verifica e di progettazione il tecnico dell'educazione non ha spazi di autonomia.Questo decreto porta con se un modo riduttivo di concepire la riabilitazione; questa deve essere il frutto dello sforzo congiunto di diverse professionalità (medici, educatori, neuropsichiatri, terapisti...) e non si deve fermare al livello del servizio.

Il decreto e quanto lei ha detto fin d'ora, riguarda solo una fetta di educatori; gli altri, la maggioranza, lavoranon nel settore sanitario ma in quello sociale: cheriflessi avrà questo decreto per loro?
Infatti, l’educatore non è una figura sanitaria, anche il decreto Degan (1) lo diceva. L'educatore ha senso là dove apporta un approccio pedagogico; come lo psicologo o l'assistente sociale hanno uno specificità ben definita, cosi deve essere per l'educatore. Invece il decreto riguarda solo un aspetto della sua professionalità; la figura dell'educatore deve invece essere unitaria e polivalente.Un modo per uscire da queste contraddizioni sarebbe quello di approvare una legge quadro ad hoc, che preveda l'iter formativo, l’albo, l’inquadramento...

E’ molto probabile che il decreto passerà cosi come è stato scritto: come vi muoverete allora come ANEP?
Si, il decreto passerà, ma noi vogliamo far sentire la nostra voce; ci muoviamo in accordo con il sindacato e con altri interlocutori, come, l’università, i centri di formazione..., tutti soggetti che hanno espresso la loro perplessità sul decreto in questione. Come ANEP vedremo in che termini monitorare la situazione e controllare sulla sua applicazione.

Quale sarà l'iter formativo per diventare educatore dopo questa normativa e cosa accadrà a quelle persone la urea te in Scienze dell'Educazione con indirizzo da educatore professionale?
Di fatto tutte quelle persone laureate in Scienze dell'Educazione non potranno spendere il loro titolo di studio all'interno del settore sanitario che non prevede figure con il titolo di laurea per questo tipo di lavoro.
Per quanto riguarda l'iter formativo bisognerà gestire questo periodo transitorio.Nel settore sanitario entreranno tutte quelle persone con il titolo triennale; riprenderanno alcuni corsi di riqualificazione sul lavoro; l’Emilia Romagna ha chiesto l’autorizzazione di farne ancora uno e in Liguria ne è appena partito un altro. Nel settore sociale e culturale invece lavoreranno educatori con titoli molto diversi tra di loro, da quelli che hanno la laurea a quelli che non hanno ancora un titolo.

(1) E' il D.P.R. n. 162/'82 che riguardava il riordino della Scuole dirette a fini speciali, delle scuole di specializzazione e dei corsi di perfezionamento. Rimandava alla Università il compito di formazione di tutte le figure professionali dopo il diploma di scuola media superiore (N.d.R.)

Pubblicato su HP:
1997/55