Un diversabile a sei corde - Superabile

29/03/2010 - Claudio Imprudente

Giorni fa sono stato invitato a Camisano Vicentino per tenere un incontro alla cittadinanza in serata.. Quando siamo arrivati era un po’ presto, così ci siamo potuti godere il tramonto : il cielo era terso e i raggi del sole filtravano tra i rami delle piante nel parco adiacente alla scuola elementare, ma ormai la temperatura cominciava a calare… fortunatamente, anche lì, come in tutte le piazze che si rispettino, c’era il famoso Bar Sport. Senza dubbio alcuno, siamo entrati. Due cioccolate calde e un Campari liscio. Le due cioccolate se le sono trangugiate i miei colleghi, il Campari vi lascio immaginare dove sia finito. Come voi ben sapete, il Campari ha delle qualità terapeutiche antidepressive, che ti liberano la mente, come dice Finardi. Ed è con quest’animo che sono salito sul palco. Fra un intervento e l’altro, a rallegrare l’atmosfera del fantomatico salottino accuratamente predisposto, c’era anche un giovane e famoso chitarrista, Luca Francioso. Appena il mio sguardo si è posato sul suo strumento, mi si è aperto un file ipertestuale. Mi sono sentito tanto una chitarra. Disabilità sta a chitarra come accompagnatore sta a chitarrista. E come mai? Provate a rimembrare quelle estati della vostra giovinezza, quando ci si riuniva attorno al falò a cantare…chi di voi, ragazze, non ha mai subito il fascino della chitarra, e non si è mai innamorata di chi la suonava?
Il chitarrista che strimpella la canzone del sole (ovviamente!!!) è come se avesse un alone di mistero attorno a sé che lo rende affascinante, attraente, irresistibile agli occhi di tutte le donzelle che attorno a lui ascoltano con sguardi sognanti. Questo discorso vale allo stesso modo se al posto di “chitarra” e “chitarrista” poniamo: “diversabile” e “educatore”. Mi spiego meglio: quando un educatore porta fuori un diversabile diventa protagonista indiscusso di tutti gli sguardi e le attenzioni: ne risulta come valorizzato, su di lui scende lo stesso alone di mistero che avvolge il suddetto chitarrista. Inoltre se un educatore è ben preparato e sa entrare in relazione e in empatia con il diversabile si crea una relazione bellissima, che nel nostro paragone è come la meravigliosa melodia che esce dalla chitarra.
Più il chitarrista è bravo e abile più la melodia sarà raffinata e bella, e lo stesso vale per l’educatore: tanto più è bravo, tanto più riuscirà a far emergere le potenzialità e le qualità del diversabile.
Una relazione di questo tipo è decisamente vantaggiosa per entrambi, e questo è un discorso che vale per tutti i tipi di relazione: se si ha la capacità di valorizzare l’altro il guadagno è di tutti.
Ma voi carissimi lettori, come vi sentite? Chitarre o chitarristi? E che tipo di chitarre? Fender, Ibanez, Eko, Gibson, Rickenbacker, oppure basso, chitarra elettrica, liuto, mandolino…suonatemi la vostra melodia su claudio@accaparlante.it
 

Parole chiave:
Testimonianze-Esperienze