Un chilo di piume, un chilo di piombo

01/01/2003

I bambini e la seconda guerra mondiale. In Italia, in Europa e nel resto del mondo

UN CHILO DI PIUME UN CHILODI PIOMBO

I bambini e la secondaguerra mondiale. In Italia, in Europa e nel resto del mondo


O ragazza dalla guance di pesca

o ragazza dalle guance di aurora

io spero che a narrarti riesca

la mia vita all’età che haiora.

Coprifuoco la truppa tedesca

la città dominava, siam pronti

chi non vuole chinare la testa

con noi prenda la strada dei monti.

Avevamo vent’anni e oltre il ponte

oltre il ponte che è in manonemica

vedevam l’altra riva la vita

tutto il bene del mondo oltre il ponte.





Mario Lodi, I bambini della cascina,Marsilio,Venezia, 1999


La guerra rimane sullo sfondo di questobel libro che racconta come vivevano i bambini delle campagne delnord Italia alla fine degli anni ’20. Protagonisti sono proprioloro, i bambini, con i loro poveri giochi, i primi lavori nellafattoria, le amicizie e i litigi. Ma ogni tanto, fra le pagine, si falargo qualche fascista alla ricerca di giovani contrari al regime o acaccia di nuovi tesserati ed emergono i ricordi di chi ha fatto laprima guerra mondiale.

E non sono bei ricordi: “…ragazzi,la guerra l’hanno inventata i matti, quelli veri, da legare. Farsoffrire così e far morire tanti cristiani per niente! (…)Eravamo pieni di pidocchi, con le croste su tutto il corpo a forza digrattare…un tormento. Quando i soldati tornavano a casa per unalicenza, si spogliavano nudi e facevano bollire tutti gli indumenti.E quando la licenza era finita, non volevano più partire: iparenti li dovevano accompagnare alla stazione perché se nontornavano al fronte venivano fucilati. Una tragedia. E loropiangevano e partivano. Io non sono mai andato in licenza, al loroposto non so che cosa avrei fatto. Questa era la guerra, ragazzi”.(p. 79)


Lia Levi, Maddalena resta a casa,Storie d’Italia, Mondadori, Milano, 2000


Uno sguardo nella vita di tutti igiorni dell’Italia del ventennio fascista e di chi ha cercato dicombatterlo lavorando di nascosto, stampando e diffondendo volantinie notizie. La storia ci viene raccontata, con uno strano espedientenarrativo, dalla casa dove abitano Maddalena e il suo papà edè molto semplice ma ha il pregio di farci calare nella vitaquotidiana dei ragazzini di quell’epoca e di mostrare, anche se inmodo forse un po’ troppo lieve, che c’era chi al fascismo siopponeva facendo del suo meglio con semplicità. Gente comune enon necessariamente eroi.


Frediano Sessi, L’isola di Rab,Storie d’Italia, Mondadori, 2001


Frediano Sessi è uno studiosoattento che si è occupato molto dell’epoca nazifascista edei campi di concentramento. Questo rende il romanzo moltointeressante perché vi si avverte, pur nella libertàdell’invenzione, tutta la tragicità di un storia vera. Iragazzi faticheranno a ritrovarla sui libri scolastici ma non vannoinvece dimenticati questi campi di concentramento in cui i fascistiinternavano le popolazioni della Jugoslavia in condizioni spaventoseper poter ripopolare quelle zone con fascisti di provata fede emiglior razza.

La storia è raccontata da unragazzino, Benito, fiero moschettiere balilla che segue il padrechiamato a gestire appunto il campo dell’isola di Rab. Nel volgeredei giorni la realtà si fa sempre più evidente eBenito, anche grazie alla sua amicizia con Sonja, una ragazzinacroata che cercherà di salvare dall’internamento, prenderàcoscienza e sceglierà autonomamente “da che parte stare”.


Mario Rivelli, Sotto le bombe dimaggio, Condaghes, Cagliari, 1997


Una storia semplice che ha peròil pregio di calarci nella realtà di gente qualsiasi che viveuna vita qualsiasi in tempo di guerra. E così le avventure diMarco e di Lucia ci fanno sapere cosa si mangiava, come siorganizzavano le giornate, cosa si faceva quando suonava l’allarmee cadevano le bombe. E anche ci mostrano, attraverso gli occhi di duebambini, la difficoltà di saper distinguere “i nemici” inun’Italia ancora fascista ma in attesa di essere liberata dai“nemici” inglesi e americani.



Beatrice Solinas Donghi, Il fantasmadel villino, Einaudi Ragazzi, 1992


Un romanzo semplice ma avventuroso eavvincente, adatto per ragazzini di 9/10 anni, in cui si racconta diLilli, sfollata con la mamma e il fratellino in un paesetto dimontagna. E si racconta di Regina, piccola ebrea nascosta in unvillino poco distante.

La guerra, le persecuzioni, ipartigiani si muovono sullo sfondo di un’estate di scoperte in cuiLilli cresce e, pur da bambina, comincia a riflettere su quello chele accade intorno.


Donatella Ziliotto, Un chilo di piume,un chilo di piombo, Einaudi ragazzi, Torino, 1992 (riedito daDelfini, Fabbri, Milano, 2002)


E’ rivolto in particolare alleragazzine il diario della triestina Fiamma, così chiamatadalla mamma, grande ammiratrice di D’Annunzio (“ma io volevoTonina”), che racconta la sua vita sul finire della guerra mentresi aspetta che arrivino gli americani “un lungo bruco malato chesi trascinasse a stento su per l’Italia. E noi quassù, gliultimi…”

Il papà di Fiamma è “unmezzo ebreo perché la sua mamma era ebrea e ci teneva tantoche i suoi bambini fossero tutti ebrei. Mio nonno infatti non eraebreo ma socialista e ubriacone”. Si sorride alle descrizioniimpietose della sorella grande che “dice che non bisognerebbeparlare bene di chi ci bombarda (…) e a me mi sgrida perchéle pare che non amo abbastanza la patria” e ci si schiera con ilpapà e la maestra Rita che ascoltano radio Londra.

E così si passa attraversovicende semplici e quotidiane che aiutano a capire come si viveva esoprattutto come vivevano i bambini in quel tempo.

Un libro per cominciare un viaggiodella memoria, ancora “leggero”, adatto ai più giovani, inattesa che possano affrontare letture più impegnative. Ma cheintanto lascia un segno indelebile e semina pensieri ancora abbozzatima che matureranno e formeranno adulti rispettosi e uomini e donne dipace, come dice la maestra Rita: “Tonina cara, spero che la tuagenerazione non tolleri di stare per un ventennio seduta per terra.Noi abbiamo un galletto che per essere stato due giorni seduto s’èazzoppato definitivamente.”

E, come dice l’autrice: “…i mieidiari scritti durante la guerra mi hanno aiutato a ricordare quantepiume ci sono per un bambino anche in anni pieni di piombo: sipattina durante gli allarmi, si allevano conigli di nascosto, ci siinnamora. E si cresce.”


Ermanno Detti, Estrella, Nuove EdizioniRomane, Roma, 2000


Si muovono nell’Italia divisa dellafine del ’43, quando arrivarono gi americani, i due ragazziprotagonisti di questa storia: Van, proiettato quasi suo malgrado, inuna vicenda più grande di lui mentre segue-insegue Estrella,figura misteriosa che potrebbe essere filo americana o spia deitedeschi oppure….

Nel dipanarsi veloce della storia, ilgiovane protagonista acquisisce sempre maggior consapevolezza fino apoter scegliere liberamente da che parte stare.

Una storia in gran parte vera,raccontata all’autore dai due protagonisti.


Donatella Bindi Mondaini, L’alberobuio, Le letture, E Elle, Trieste, 1992


Attraverso le riflessioni e leavventure di quattro fratelli rifugiatisi dalla nonna sulle collinefiorentine, vediamo cosa accadeva in Italia dopo l’armistizio del’43. Un libro semplice ma in grado di appassionare i ragazzini piùgiovani: sullo sfondo i tedeschi in ritirata verso nord, ipartigiani, la gente comune schierata da una parte o dall’altra,fino ad un soldato tedesco che diserta perché contrario alregime del suo paese. Attraverso una progressiva presa di coscienza iquattro ragazzi, e i lettori insieme a loro, capiscono che il mondonon si può dividere semplicemente in buoni e cattivi.


Guido Petter, Ci chiamavano banditi,Supergru, Giunti, Firenze, 1995


Il libro è già apparsonel 1978 col titolo “Che importa se ci chiaman banditi” in formadi racconto delle vicende di guerra partigiana in Valdossola. Benchél’autore avesse precisato che si trattava di una sorta di “diarioin terza persona” fu considerato in genere dai lettori piùgiovani come un testo aperto ad invenzioni fantastiche. Per renderepiù incisivo il taglio dell’esperienza realmente vissutadall’autore negli anni giovanili, Guido Petter ha deciso diprocedere ad una riscrittura passando dalla terza alla prima personae dall’uso del passato a quello del presente. La versione attuale èdunque più incisiva, quel che il protagonista racconta sembraavvenire sotto i nostri occhi, in una sorta di presa diretta cheacquista una più forte intensità emotiva capace diparlare anche ai ragazzi di oggi.


Guido Petter, Nel rifugio segreto,Giunti, Firenze, 1998


Il libro, ambientato nell’estate del1944, si ispira ad un episodio della guerra di Liberazione inValdossola: il lancio da parte degli aerei angloamericani di armi erifornimenti ai partigiani che operavano in quella zona. Da questospunto prendono il via le vicende di un gruppo di ragazzini, nati ecresciuti su quelle montagne e che proprio in quei luoghi imparano aconoscere da vicino la realtà della guerra e specialmentela lotta tra le armate partigiane e le milizie fasciste. Ne fannoanzi anche un po’ parte quando offriranno il loro rifugio segreto“la tana dell’orso” ai partigiani come riparo ai feriti.L’esperienza diretta di Guido Petter come partigiano, laconcretezza delle situazioni, lo stile immediato e coinvolgenteproducono un racconto in cui la dimensione storica e gli slancifantastici si

fondono in modo equilibrato econvincente.


Mino Milani, Seduto nell’erba albuio. Diario di un ragazzo italiano. Estate 1944, Fabbri Editori,Milano, 2002


Una normale estate di guerra. Un’estate in cui niente è normale perché la guerra cambiatutto, il mondo intorno e le persone, la vita nelle città e ipensieri nella testa. Così anche per Nino, 15 anni nell’estatedel 1944. Attraverso il suo racconto, strutturato su pagine didiario, riviviamo i mesi che portarono alla liberazione di Italia.Mesi scanditi dalla paura delle bombe, dei rastrellamenti, dallaricerca affannosa di cibo. Mesi in cui l’ombra della guerra siallarga fino ad interrompere il normale scorrere dei giorni e asfumare gli accadimenti centrali di una giovane vita: le gite con gliamici, le desiderate vacanze, i patimenti dei primi amori. Le paroledi Nino ci chiamano al confronto con i dubbi, gli interrogativi difondo che ogni guerra impone: “Chi sono gli amici? Chi i nemici?Perché gli alleati bombardano e uccidono proprio chi li staaspettando con tanta ansia? In tempo di guerra si può essereamici di un avversario?” Queste e altre domande riempiono la testadi Nino, così come di tanti altri ragazzi italiani in quellalunga e drammatica estate.

Il ritmo quotidiano delle pagine di undiario, lo stile asciutto e forte, permettono a noi lettori diprovare le stesse emozioni, paure, desideri fino a fare nostre leparole con cui il libro si chiude. “Mi sono seduto nell’erba. Nonso nemmeno io perché, non di sicuro per aspettare il treno,chissà quando sarebbe partito, con tutti quei feriti dacaricare. Non mi vergogno a dirlo, ho pianto. Ma tanto. Sono statolà per un po’, a pensare alle cose che stanno accadendo. Nonsono riuscito a capirci nulla. Sono stato là fino a quando nonmi sono accorto di tremare; per il freddo, credo; ma forse non eraper il freddo. Poi ho ripreso la bici e sono tornato a casa, primadel coprifuoco.

Ecco. Adesso sono calmo. Non continueròa scrivere il diario. No. Sono certo di no. Ma questa guerra saràfinita, prima o poi, e allora potremo vivere da ragazzi”.


Roberto Denti, Ancora un giorno. Milano1945. Storie d’Italia Mondadori, Milano, 2001


Quattro ragazzini nella Milano inguerra. Sono loro i protagonisti principali di questa storia che èquasi una testimonianza. Molto reali sono infatti gli avvenimentiraccontati e l’aspetto avventuroso, che pur si sente, èstemperato dalla concretezza dei problemi che giovani e adulti devonoaffrontare. È quindi un’occasione per incrociare le voci diun intera comunità, quella che si affaccia su un cortile diuna vecchia casa di ringhiera, che tra paure e speranze attende lafine della guerra.


Ermanno Detti, Leda e il mago,(illustrazioni di Roberto Innocenti), Fatatrac, Firenze, 2002


Un episodio di guerra partigiana èil centro di questo romanzo, una guerra quindi che si è estesasempre più, dalle città ai piccoli paesi, dalla pianuraverso le montagne. È proprio sulle montagne del Monte Amiatache Leda, ragazzina che “aveva dieci anni e che ricordava soltantola guerra” compie scelte e gesti coraggiosi e pericolosi.

Il tono della vicenda è dato daitratti dei personaggi: Leda protagonista prima inconsapevole e poisempre più convinta di dover avere spiegazioni riguardo a ciòche succede intorno a lei, Rufo suo coetaneo, più docile emeno ostile ai misteri che circondano le azioni di guerra e il Mago,personaggio ambiguo dal fascino misterioso ed inquietante che incarnail sentimento del coraggio ma anche la disperazione di ogni guerra.Splendide le illustrazioni di Roberto Innocenti che esprimono lagamma intera dei sentimenti provati e il senso di cupezza che sirespira nell’aria.


Lia Levi, Da quando sono tornata,Junior+10, Mondadori, Milano, 2002


La guerra è finita e Brunisa,già protagonista di una Valle piena di stelle, torna nella suacittà raccontandoci in prima persona le peripezie dellaricostruzione. Il libro, infatti, intreccia le vicende private diBrunisa, il trasferimento della famiglia a Roma, le nuove amiciziecon la dimensione collettiva dell’Italia del dopoguerra. Unracconto che riporta indietro, di fronte alle grandi scelte di quelperiodo storico (il referendum fra Monarchia e repubblica, la nascitadella giovane democrazia) ma anche ai modi e agli stili di vita che,per reazione agli anni duri della guerra, nacquero e si affermarono.


Josef Holub, Quell’ultima estate,Delfini, Fabbri, Milano, 1998


Bisogna lasciare da parte razionalitàe pensieri da adulti per gustare pienamente questo romanzo in cui sinarra la grande amicizia fra due ragazzini, l’uno tedesco e l’altroceco, che in un paesino vicino al confine tedesco trascorronoun’estate indimenticabile. L’ultima estate prima dell’invasionedi Hitler. Il capolinea di tanti sogni e di tante speranze.

Nel paese i simpatizzanti nazisti sonopochi, la gente vive semplicemente senza farsi troppi problemi. Mapiano piano Hitler, l’occupazione, la guerra, prenderanno ilsopravvento.

Tutto questo fa da sfondo alleavventure dei due ragazzi la cui amicizia è poi l’argomentocentrale del libro. Le loro vicende li portano vicini alla guerra mali allontanano subito dopo fra capriole, scherzi, dispiaceri, propridi tutti gli adolescenti del mondo.

E le riflessioni “sulla vita” chesono portati a fare vanno oltre il momento contingente ma sonouniversali e fanno parte della fatica di crescere, di un’avventuranuova ed entusiasmante per tutti i ragazzi del mondo. Anche duranteuna guerra.


Renate Welsh, La casa tra gli alberi,Il battello a vapore serie rossa, Piemme, Casale Monferrato, 1997


La guerra sta finendo ed Eva èsfollata con la mamma e la sorellina in un paesino di campagna dovevive una bellissima amicizia con Peter. E della loro amicizia fannoparte la fame, il freddo e le sofferenze derivate da una guerra dicui nessuno sa o vuole dare spiegazioni. Mentre lo si legge, non sipuò che ricordare quante volte da bambini non abbiamo ottenutoalcuna soddisfazione alle nostre domande e ci si immedesima quindinei due ragazzi che, da soli, cercano di rispondere a perchépiù grandi di loro. E non si può non pensare per quantibambini, ancora, non c’è risposta a questi perché.


Peter Hartling, Viaggio controvento,Nuove Edizioni Romane, Roma, 2001


Berni è un ragazzino ceco, dilingua tedesca, e sta lasciando, insieme alla zia, la Cecoslovacchia.Siamo nell’estate del 1945, la guerra è appena finita e icechi nella loro terra appena liberata dall’occupazione nazista,non vogliono più i tedeschi, anche se con le persecuzioni nonhanno avuto nulla a che fare.

E’ una storia semplice che mostra,attraverso gli occhi di un ragazzo, uno spaccato di vita e di storiapoco conosciuto. Come altri testi per ragazzi, ha il pregio di farciimmergere nella vita di allora, di farci toccare con mano la faticadi sopravvivere, di trovare cibo e vestiti e, insieme, il desideriodi gioco e di amicizia, proprio dei bambini.

Se un difetto si può trovare inquesti testi è la mancanza (a parte brevi note) di riferimentistorici precisi che possono confondere un poco le idee. Ma dopotuttonon è questo l’essenziale.


Peter Hartling, Porta senza casa,Battello a vapore serie rossa, Casale Monferrato, 1999


Una bellissima storia di amicizia fraThomas, un ragazzino rimasto solo, e un giovane reduce che in Russiaha perso una gamba. Sullo sfondo Vienna, e poi la Germania, subitodopo la fine della guerra. Una storia di speranza che non nascondeperò la realtà di quel periodo. Una storia che ciricorda quella di Stef (il protagonista di “Vietato rubare lestelle”) che, come Thomas, perde di vista la madre alla partenza diun treno affollato di profughi ma che, a differenza di Thomas, nonritroverà più la madre e la speranza.


Leo Meter, Lettere aBarbara, Einaudi Ragazzi, 1993


Questo libro raccoglie le lettere cheLeo Meter scrisse alla piccola figlia Barbara dall’Ucraina nel1943, dove era stato condotto dopo essere stato consegnato a forzadalla Gestapo alle armate tedesche.

Attraverso le sue parole e i disegni(Leo Meter era illustratore e scenografo) il padre cuce un legame diaffetto, di ricordi, di speranza capace di resistere oltre il tempoduro del presente. Una grande tenerezza pervade il libro, il raccontosi tinge di ironia e leggerezza, le deliziose illustrazioni rendonovivo quanto descritto e sotto tutto questo si sente lo sforzo e ildesiderio di allontanare la realtà della guerra dalla mente dichi sta scrivendo anche come atto di amore per la figlia lontana edindifesa. Così come un atto di amore e memoria ha permesso diritrovare questa straordinaria e semplice testimonianza.


Pef, Mi chiamo Adolf, Giannino StoppaniEditore, Bologna, 1995


Non è molto conosciuto questobel libro in cui si racconta di un bambino nato con un paio dibaffetti e un ciuffo nero sulla fronte. Sentendosi solo e non amato,il bambino si inoltra in una foresta dove incontra una vecchiasignora che lo accoglie e, sconvolta dalla sua somiglianza conHitler, si ritrova a raccontargli di quei tempi bui e a spiegargliche “…assassini di stelle ce ne saranno sempre (…) quel chebisogna fare è imparare a riconoscerli, con o senza baffi e,soprattutto, prima che sia troppo tardi!”

Pur essendo sottile e con tante belleillustrazioni, non è un libro facile e sarebbe bene che iragazzini più giovani lo leggessero con un adulto.


Gaye Hicyilmaz, vietato rubare lestelle Milano, Buena vista, 2001.


“Non ci resta altro che sperare che,dovunque essi siano anche loro possano ancora alzare lo sguardo evedere le stelle” (p 89):

Proprio le stelleuniscono con una limpida luce le vicende di un ragazzino Richard, lacui mamma sparisce misteriosamente con la storia di un uomo Stef, unanziano vicino di casa che gli racconta la sua vita e l’ombra chel’accompagna.

Deportato in UnioneSovietica con la madre e il fratello minore stremato dalla fatica edalla vita del campo, Stef perde di vista i suoi durante untrasferimento in treno. Non li rivedrà più e di questosi sente responsabile tanto da essere quasi schiacciato anche se adistanza di anni, dal senso di colpa. E se l’incontro con ilragazzo gli permetterà di “prendere le distanze” da unacolpa inesistente, questo stesso incontro permette a noi di rileggereeventi tra i meno conosciuti della seconda guerra mondiale, che dannovita sicuramente alle pagine più belle dell’intero libro.


Lois Lowry, Colpi alla porta, Einaudiragazzi, 1995


E’ solo un romanzo, un bel romanzo,questo che racconta di Annemarie, ragazzina danese che vive nelperiodo di occupazione tedesca. Così dichiara la postfazioneche però ci dice anche che lo sfondo su cui si muovonoAnnemarie, la sua famiglia, la sua amica Ellen, ebrea, che riusciràcon il loro aiuto a rifugiarsi in Svezia…lo sfondo, quello sì,è vero. E’ vero che i danesi contribuirono alla salvezzadegli ebrei nascosti nel loro paese ed è vero che sepperotenere alta la testa, nonostante l’occupazione.

La storia di Annemarie e di Ellen ciappassiona e ci commuove e intanto ci invita a credere nellapossibilità di un mondo più civile, di un mondo di paceper il quale vale la pena lottare e lavorare.


Nina Bawden, Tempo di guerra, JuniorMondadori, Milano, 2001


Avventura in tempo di guerra. Potrebbeessere lo slogan adatto a questo libro; ma anche mistero,inquietudine, amicizia. Sono questi i colori della guerra per Carriee Nick, due fratelli, sfollati dalla città come tanti sudecisione del governo inglese per salvarli dai bombardamenti. Al pari di moltissimi altri bambini Carrie e Nick affrontano da solil’allontanamento da casa e l’incontro con la strana famiglia cheli ospiterà. Troveranno facce e modi di vita diversi, dovrannoadattarsi, cambiare. Troveranno però il modo di fare amicizia,di tirare fuori le proprie forze e capacità.

Tutto questo sotto l ’ombra dellaguerra che, pur facendo da sfondo alle vicende, ne rende bene ilsenso di precarietà,l’incertezza verso ciò che ciòche verrà, il sentimento di solitudine, il coraggio di andareavanti costruendo legami che resistono.


Robert Westall


Uno dei più apprezzati scrittoriinglesi per ragazzi, ha scritto numerosi romanzi sul tema dellaguerra che si rifanno in parte alla sua storia personale di ragazzoal tempo dei continui bombardamenti tedeschi sull’Inghilterra.

Non citiamo un titolo in particolareperché tutti ci sembrano significativi e in grado di farsapere ai ragazzi di oggi cosa è stata la guerra per chi eraragazzo allora.

“Sono opere nelle quali l’infanziaè sì vittima della guerra, ma quest’ultima offre alcontempo un rovesciamento delle regole, un improvviso e inaspettatoaprirsi di spazi e vie di fuga dal mondo degli adulti, un cambiamentoprofondo. Il conflitto diventa prova iniziatica, rito di passaggio,constatazione che dopo la guerra nulla è più uguale aprima, tutto muta negli uomini e nelle loro coscienze, nei paesaggi enelle cose”. (Walter Fochesato, op. cit. pag 13-14)


Alki Zei, La storia di Petros,Superjunior, Mondadori, Milano, 1991


Petros vive ad Atene negli annidell’invasione italiana, seguita da quella, molto più dura,dei tedeschi. E’ un ragazzino, ha degli amici, va a scuola, gioca.Ma partecipa in prima persona, con una consapevolezza sempre piùpiena, alle azioni della resistenza contribuendo, nel suo piccolo, ascrivere una pagina di storia poco nota ma di cui gli ateniesipossono andare fieri: l’autrice, anch’essa ateniese e vissuta alungo in esilio, ci ricorda che il suo fu l’unico popolo amanifestare disarmato contro i tedeschi, scendendo in piazza inmassa.

E’ un bel libro che non nasconde larealtà mostrando anzi in modo esplicito le diverse reazioniall’occupazione, dalla resistenza al collaborazionismo, passandoper tutte le difficoltà di gente comune il cui pensieroprincipale era quello di sopravvivere, di non morire di fame. Ciracconta di Lela, prima fidanzata con un inglese subito dimenticatoper il rude tedesco Yogurter; ci racconta dello zio Angelos che parteper combattere gli italiani e torna umiliato e stanco, senza grandiimprese da raccontare; ci racconta di Sotiris e di Drossula, poco piùche bambini, uccisi dai tedeschi.

Ci racconta soprattutto la vita digente semplice, non particolarmente coraggiosa, non particolarmentecoinvolta, ma che non ha chinato la testa. Ci racconta che bisognadifendere le proprie idee e soprattutto la libertà.


Karl Bruckner, Il gran sole diHiroshima, Supergru, Giunti, Firenze, 2000


In anni in cui pare perdersi la memoriadi eventi passati e spesso si viene indotti a minimizzarne laportata, è bene che i ragazzi leggano questo bel romanzo, unclassico che, insieme alle vicende di due bambini, Sadako e Scigheo,racconta di Hiroscima, di come ci si viveva prima della bomba e diquello che è accaduto in quei giorni “quando l’uomo avevacompiuto, con l’aiuto della scienza, il primo tentativo diannientare se stesso”.

La storia prosegue e ci parla ancora diSadako e della sua famiglia, del dopo guerra e delle fatiche dellaricostruzione. E’ una storia vera quella di Sadako che moriràdieci anni dopo di leucemia, contratta a causa delle radiazioni.Aveva quattro anni il giorno dell’esplosione.


Isoko e Ichiro Hatano, Lettere a miamadre, Ex libris E Elle, Trieste, 1994


10 maggio 1944 – primi mesi 1948.Nell’arco di quattro anni la vita del Giappone cambia radicalmente.La guerra vista dai giapponesi, o meglio da un ragazzino giapponesedi quattordici anni, assume un’inedita prospettiva ed èinteressante calarsi nei panni di Ichiro e faticare insieme a luicercando spiegazioni. Quattro anni di vita, la guerra, la sconfitta,il dopoguerra, passando per Hiroshima e Nagasaki, ma soprattutto lefatiche quotidiane, la fame, la condizione di profugo, la paura e ildiventare grandi dando il giusto valore alle cose davvero importanti.


“Questo nuovo tipo di bomba produceun lampo abbagliante e la gente viene uccisa all’istante. (…)Ridicolo aver sperato, anche solo per un attimo, di vincere con lancedi bambù. Ridicolo confidare nei kamikaze e credere che laleggenda degli avi durasse eternamente. Questa leggenda l’abbiamotutti studiata, ma anche senza ciò il popolo nipponico eraconvinto istintivamente di essere invulnerabile nei secoli deisecoli. Hiroshima e Nagasaki gli aprono ora gli occhi e la suacombattività si affievolisce. Che fare? Il volere individualeconta poco nell’andamento di una guerra. La nazione si compone, èvero, di individui, ma la guerra s’evolve in direzione opposta aquella che la maggior parte di essi avrebbe scelto”. (p. 133-134)

La corrispondenza fra Ichiro e la suamamma è autentica e offre uno spaccato inconsueto della vitafamiliare giapponese.


Meindert Dejonj, La casa dei sessantapadri, Junior Mondadori, Milano, 1999


E’ la storia di Tien Pao, piccoloprofugo cinese in fuga davanti agli invasori giapponesi. Perde i suoigenitori ed è costretto ad una marcia estenuante con l’unicacompagnia del suo amato maialino. Saranno i sessanta padri (un gruppodi aviatori americani parte di quei soldati che nella guerracino-giapponese appoggiarono il Kuomitang) a salvarlo e a ricondurloalla sua famiglia. E’ una storia piena di umanità, capace didescrivere con parole vere ciò che la guerra è pertanti bambini che, come Tien Pao, ancora oggi affrontano le traversie in molti luoghi della terra: la paura, la solitudine, la stanchezza,la fame. Ma anche la forza di una mano amica, la consolazione di unsorriso che aprono verso timide e fondamentali speranze.


Bette Greene, L’estate del soldatotedesco, Gaia junior Mondadori, Milano, 1998


La guerra arriva da lontano e lascia ilsegno. Patty, 12 anni, vive nel sud degli Stati Uniti in un piccolopaese dell’Arkansans dove la sua è l’unica famiglia ebrea.E’ qui che arriva un gruppo di prigionieri tedeschi tra i quali c’èanche il giovane Anton, bello e gentile di cui Patty pensa di essereinnamorata. Il libro racconta in modo diretto e coinvolgente diun’estate in cui si intrecciano amicizia, amore e senso di colpa(Patty ragazzina ebrea tenta di salvare il “nemico” tedesco), ilgiudizio duro della quasi totalità della comunità chenon riesce ad accettare le ragioni di un legame anomalo, ladifficoltà di crescere sentendosi poco amata, la forza chenasce dal pensare di riuscire anche con le proprie forze.


Hadley Irwin, Kim –Kimi, Gaia junior, Mondadori, Milano, 1997


Sedici anni e un padre giapponese mortoancor prima che lei nascesse. La ricerca della famiglia paterna edelle proprie radici.

Tutto questo è Kim Kimi, duenomi per la stessa ragazzina che sta crescendo e cerca un’identitàpiù precisa e definita e deve fare i conti con le sue origini.Può scegliere di accettarle o di rifiutarle.

Un bel libro che intanto ci faconoscere, insieme alla protagonista, una pagina poco gloriosa dellastoria americana che è bene invece non dimenticare: i campi diinternamento dove, dopo l’attacco di Pearl Harbor, furono rinchiusitutti i giapponesi che vivevano in America, anche se cittadiniamericani. Tutti persero il lavoro mentre le loro proprietàvenivano vendute. Quando entravano nei campi, ai capofamigliavenivano consegnate delle etichette da mettere sui bagagli e suirisvolti delle giacche. E sulle etichette non c’erano nomi, masoltanto numeri. Erano più di centomila e rimasero nei campiquattro anni.


Robert Cormier, Darcy, una storia diamicizia, Battello a vapore serie rossa, Piemme Casale Monferrato,1999

Robert Cormier, Ma liberaci dal male,Battello a vapore serie rossa, Piemme, Casale Monferrato, 1998


Sono particolari i libri di questoapprezzato scrittore americano. Sono storie ambientate in paesiniamericani all’epoca della seconda guerra mondiale che fa da sfondoa vicende più legate all’amicizia fra ragazzi e alla lorofatica di crescere. E’ un’America triste quella che emerge dallepagine, troppi sono i problemi che i ragazzi protagonisti devonoaffrontare e tutti più grandi di loro. La fede, la violenzafamiliare, l’alcolismo….

Cormier scrive bene ma i suoi librisono difficili per i ragazzi di oggi perché richiedono unosforzo di immedesimazione troppo grande che, di conseguenza, ciallontana dal racconto invece di renderci più partecipi.