Un centro per disabili e giornalisti

01/01/1993 - Silvia Saronne

Pochi soldi, un grande entusiasmo. I "giornalini" dei centri per disabili nascono dal desiderio di dare memoria alle esperienze, ma anche di lanciare un ponte alle famiglie e al mondo esterno.

Chi stampa millecinquecento copie e chi soltanto cinquanta: ma le cifre non contano, ciò che davvero importa è l'occasione di divertirsi e di creare qualcosa insieme. Qualcuno si arrangia con i finanziamenti del Comune, i più intraprendenti con la pubblicità, ma puntualmente i giornalini compaiono sulla piazza.
Il Centro di Melzo suona "Il clacson" con vivacità. Dodici pagine di giochi e rubriche in cui non manca l'appello alla pace ma nemmeno l'angolo del "buongustaio". E per i più scherzosi, nelle pagine centrali c'è anche il buon vecchio Gioco dell'Oca, che offre l'occasione di "suonare uno strumento" e di "dare un bacio a tutti i compagni di gioco".
Una volta all'anno, trenta utenti e undici educatori, tirano fuori la grinta e si mettono all'opera. E il risultato è delizioso: pur senza colori, le tinte si indovinano attraverso i disegni e le fotografie, gli spartiti musicali "inventati" e le poesie. Così, in questo modo forse un po' disordinato, ma dove non c'è traccia di abbandono o di malinconia, il Centro socio educativo ha deciso di far sentire la sua voce, o meglio, il suo "clacson".
Mix di esperienze di alcuni centri riabilitativi del Comune di Milano è "Giallo di sera", grande quanto un quaderno ma ricco di contenuti. Al bianco e nero si alternano le pagine colorate, un piccolo "trucco" ideato dagli educatori per aiutare gli utenti durante la fase di fotocopiatura. Così, "'Angolo del sentimento" si tinge di rosa, mentre Babbo Natale si lascia alle spalle il tradizionale costume bianco e rosso per colorarsi di giallo.
"Giallo di sera" esce quattro volte all'anno, ma l'attività di redazione è costante. Due volte alla settimana i gruppi si riuniscono e si confrontano, e ogni volta qualcuno aggiunge un piccolo contributo all'opera. A distribuire la pubblicazione sono gli utenti stessi, che lo portano ai negozianti della zona, ai centri sociali, agli impiegati del Comune e della mensa. Secondo un'educatrice questa fase è della massima importanza: i disabili, pubblicizzando direttamente il frutto del loro lavoro, si guadagnano rispetto e credibilità.
Pensieri, racconti, poesie, e naturalmente foto e disegni. Alle fotografie ci pensano due utenti, l'impaginazione e la fotocopiatura sono lavoro di squadra. Insomma, di "emarginati", alla redazione di "Giallo di sera", non se ne sente proprio parlare.

Venticinque redattori per Vituomo

Da una tesi di una tirocinante del corso educatori del Centro "Zanichelli" di San Lazzaro di Savena (Bologna), tre anni fa ha preso spunto "Vituomo".
Secondo Giuseppe Dell'Elce, educatore, il giornalino è "occasione di mettere nero su bianco esperienze che altrimenti andrebbero disperse" e insieme "importante momento di incontro con gli utenti". E il segretario questa volta è proprio un disabile: agli utenti è dato dunque uno spazio di responsabilità. "La partenza di solito è un po' stanca - dice Dell'Elce - ma una volta entrati nell'ordine di idee, andiamo avanti con molta energia". Sono in venticinque, quattordici disabili psichici e undici educatori. Di cose da raccontare ne hanno parecchie. Una festa per inaugurare la primavera, il biliardino nuovo, i bambini nati nel centro.
Singolare la rubrica "Graffiti urbani", un collage di messaggi che richiamano alla mente le frasi scolpite sul muri delle città: "Offresi ritagli di tempo a piacenti indaffarati. Tutte", "A.A.A. cercasi sprovveduti millantatori (o viceversa) disposti ad imbastire nuove trame con vecchie ragnatele. Chiedere di Falce e Martello".
Un bel sole disegnato in copertina invoglia a sfogliare "Non ci resta che riposare" del Centro Oasi di Troina, che ospita handicappati mentali. E i disegni di questi adolescenti che festeggiano l'arrivo dell'estate non deludono le aspettative: ombrelloni, fiori, frutti estivi. Roberto Scagliola, psicologo, parla dei suoi ragazzi con molto affetto. "Con questo giornalino - dice - abbiamo voluto fornire agli utenti un supporto materiale sul quale possono organizzare un racconto di quel che accade nel centro. Guardandolo insieme ai genitori hanno un punto di riferimento che li aiuta a comunicare. La curiosità per quello che fanno gli altri gruppi - precisa Scagliola- è un grosso stimolo per i ragazzi". Curiosità che forse, in segreto, accende la miccia della competizione. Chissà.