Un cambiamento evolutivo

01/01/1998 - Marina Riviello

"I servizi che cambiano dall'interno, cambiano proprio per questa capacità che qualcuno ha di viverli, conoscerli, capirli e modificarli. E tra questi i primi "portatori di cambiamento" se hanno spazio per essere protagonisti sono proprio loro, "gli utenti"

Dove vanno i centri per persone con handicap grave?
Dove vanno i ragazzi cresciuti nei centri per gravi?
Dove vanno gli educatori e le educatrici che hanno lavorato nei centri?
Come e perché cambiano i servizi?
Si cresce, si cambia anche quando si ha un deficit grave o più di uno. Come siè cambiati e come si è potuti crescere possono avere un forte impatto su comei servizi possono evolversi, su come si possono modificare per rispondere anuovi bisogni.
Molto del lavoro di questi anni al centro è stato leggere i nuovi bisogni.Confrontarsi per capire il cambiamento producendo continue modifiche peraggiustare il tiro. Questo non è stato fatto solo sul quotidiano, sui singolibisogni esistenziali, ma anche, ed è stata una delle fatiche maggiori,confrontandosi con altri, voler sapere degli altri anche se gli altri, (servizi,colleghi, famiglie, volontari ecc.) sono diversi da noi. C'è stata cura nelcapire quanto stava cambiando, dentro e fuori il centro, e quali margini,progetti, interventi nuovi cominciavano ad esistere o potevano esistere sestimolati, richiesti. Rendersi visibili, esistere, rendersi "RISORSA"chiedere servizi per altri per averli più vicini per integrarsi con loro, senon sulla quotidianità, se non ogni giorno comunque nella progettualità, neglispazi possibili.

Il bisogno di essere nel cambiamento

Impresa questa che ha legato alla vita del centro educatori ed educatrici conidee e capacità professionali che altrimenti si sarebbero disperse in altriservizi, altre attività non necessariamente educative. Spesso le educatrici egli educatori vanno via dai centri, a volte è per fatica, ma spesso, moltospesso è per mancanza di prospettive, di senso che si riesce a dare alle cose.E' per quel bisogno di essere nel cambiamento, di viverci, di esserne attoriconsapevoli che ci spinge a scegliere questa strana professione e che, se mancao se non è continuamente rivissuto e rivisto, ci spinge via, lontano.Nell'andar via, ognuno porta con se qualcosa, qualcosa che non ci sarà, nonsarà disponibile nell'attivare cambiamenti o percorsi. Quello che si è letto,quello che si è ipotizzato o creato con gli altri colleghi ed utenti siinterrompe o scompare. Quindi andrebbe formulata un'altra domanda: "Cosaportano con se gli educatori che se ne vanno?". Sicuramente idee,esperienze, capacità che poi dovranno essere di nuovo insegnate, apprese,vissute, elaborate.

I portatori di cambiamento

I servizi che cambiano dall'interno, cambiano proprio per questa capacitàche qualcuno ha di viverli, conoscerli, capirli e modificarli. E tra questi iprimi "portatori di cambiamento" se hanno spazio per essereprotagonisti sono proprio loro "gli utenti". Alcuni hanno bisogno diandare, altri di rimanere, altri di collocarsi diversamente, altri di arrivare emodificare. Molti hanno bisogno di più di una risposta ma soprattutto di unarisposta confrontata tra più pensieri, più vedute, magari quelli di piùinterlocutori (servizi, famiglia, volontari ecc.). Risposte che nascono daqualcosa che c'era prima per andare verso qualcosa che ci sarà poi. Risposteche familiarizzano con l'esperienza, con un sapere che ha radici nell'esistere.Tutti questi pensieri disgregati mi portano a formulare un'altra domanda:"Quale è il cambiamento ottimale per i servizi che si occupano di personee delle gestione di parte della loro vita?
Un cambiamento evolutivo.

(*) Educatrice Professionale