Un calcio alla disabilità

01/01/1999 - Alvise Anastasi

Lo sport è un’attività ai confini della riabilitazione. Come si pone un allenatore nei confronti di atleti con deficit e normodotati? Intervistiamo Fabiano Fontana, allenatore della squadra di calcio in carrozzina della società sportiva SP.4.R. di BolognaD. Parlami della tua carriera sportiva.
R. Ho iniziato con il football americano. Sono diventato campione italiano nell’87 con la squadra Bonfiglioli Warriors di Bologna. Poi mi sono dedicato allo Squash.

D. Mi pare di capire che tu preferisci i cosiddetti sport minori...
R. In Italia praticamente esiste solo il calcio, ed è una cosa che non sopporto.

D, Come ti sei avvicinato al calcio in carrozzina?
R. Avevo un’amica che frequentava l’ambiente ed ero alla ricerca di nuovi stimoli. Ho visto subito che questa disciplina poteva essere una base per le mie aspirazioni. L’aspetto pionieristico mi affascina molto.

D. Cosa ti piace di questo sport?
R. Riesco a fare delle cose agonisticamente parlando con persone che al di fuori dello sport sono dei disabili. In questo sport ci adattiamo tutti e due, SP e QR, spingitori normodotati e quattroruote disabili, non esistono differenze.

D. Come ti poni nei confronti dei giocatori?
R. Come allenatore pretendo da tutti e due lo stesso impegno, spirito agonistico, lo stesso sacrificio. Lo sforzo comune è quello di far vincere la squadra. Per me esiste la squadra, che ha delle esigenze - ripeto -non esiste il disabile o il normodotato. Come il carburatore della moto da cross: alla fine non è importante cosa fa e che differenza c’è con lo spinterogeno. La cosa importante è che la moto vada avanti, mi renda bene. In effetti sono abbastanza stronzo con tutti (ride)...devo esserlo e qualche volta mi costa. La cosa che ho sempre evitato di fare è l’approccio pietistico con il disabile della serie “tu hai dei problemi”. Chi vince è la squadra.

D. C’è un episodio della vita agonistica della squadra dell’SP.4.R. che mi sembra significativo. Il nostro portiere aveva un difetto, quando prendeva gol piangeva e si disperava. Lo faceva in allenamento ma cosa ancor più grave lo faceva anche in partite serie, importanti. Tu, ricordo, l’hai portato negli spogliatoi e gli hai fatto un cazziatone tale che ha smesso di piangere. Anzi adesso se prende gol quasi non ci rimane più tanto male ...
R. Sì, mi ricordo. Lui si stava comportando al di sotto delle sue possibilità. Non è che l’allenatore sia una fredda macchina da guerra, deve sapere cosa può fare un suo giocatore, che cosa pretendere da un suo giocatore. Quel portiere, che tra l’altro è uno dei migliori in Italia, dopo la cazziata è sempre venuto in ritiro con me, lo ho abituato ad un determinato atteggiamento.

D. Quali sono le strategie di gioco principali nel calcio in carrozzina?
R. La cosa più importante è il grande affiatamento tra SP e QR, ci deve essere intesa tra i due. Ognuno deve sacrificarsi. Voglio compattezza, un organico che ha voglia di giocare.

D. Quali sono le cose più importanti sulle quali un SP deve allenarsi?
R. Non deve assolutamente pensare di avere un attrezzo davanti, i due giocatori devono volere la stessa cosa. Non deve sentirsi il fenomeno, il protagonista. Mi fa arrabbiare quando un SP non rimane nei ranghi: perché non è funzionale al gioco, è una specie di pietismo alla rovescia, si sostituisce al QR. Bisogna evitare che pensi al “tanto loro (i disabili) devono divertirsi”. Devi giocare perché hai voglia di giocare e quindi salvare il culo a te e al tuo compagno, perché ne ho viste tante di gambe di spingitori “buoni” falciate dalle carrozzina in corsa di chi gioca veramente, di chi fa sport a livello agonistico.

D. E un QR? Su cosa deve allenarsi?
R. Nel QR c’è una buona parte di egoismo o egocentrismo. Deve lavorare sul possesso di palla ma anche sul passaggio, deve fare un lavoro duro per la squadra. Anche per lui il rischio è di sentirsi un fenomeno, di individualizzare la sua azione di gioco...la squadra deve essere una cosa sola. Deve essere un orologio perfetto e questo accade solo se le coppie di giocatori funzionano bene fra di loro, se SP e QR sono affiatati.

D Come vivi i momenti di confronto con altre squadre?
R. Bene, ovviamente. E’ fondamentale capire i propri limiti e questo lo ottieni se ti confronti con gli altri.

D. C’è un annoso problema, ancora in parte irrisolto nel calcio in carrozzina, ovvero il problema della classificazione degli atleti disabili in base alle tipologie di deficit.
R. Sì, ultimamente si è proposta una classificazione in base alle funzionalità e viene dato un punteggio sulla base di alcuni parametri. È ovviamente assurdo far giocare amputati contro spastici, gente a cui manca una gamba ma con quella buona da seduto tira più forte di me e di te, contro spastici che in alcuni casi hanno una ridottissima mobilità degli arti inferiori. E’ un po’ il discorso dei pesi piuma e i pesi massimi nella boxe...purtroppo adesso la situazione è questa perché ci sono poche squadre e ci adattiamo a queste disparità. Per fare un salto di qualità bisogna diffondere questo sport e creare dei tornei parificati.

D. Quali sono i principali esercizi per i giocatori?
R. Per il QR certamente il controllo e il passaggio della palla, la sensibilità sulla palla. Abituarsi a reagire nelle più svariate situazioni di gioco, dalla difesa all’attacco. Per l’SP invece la corsa con la carrozzina, la frenata, la dimestichezza con situazioni di pericolo, il gestire l’attrezzo carrozzina. C’è un esercizio particolare in cui l’SP monta sulla carrozzina e viene spinto come se fosse un QR, è fondamentale per abituarsi ai punti di vista sul gioco, per capire molte cose tecniche.

D. E per tutti e due?
R. Conoscere gli schemi.

D. Vuoi aggiungere qualcosa a questa intervista?
R. I love this game!