Tv sorrisi canzoni … e lacrime

01/01/1983 - Sergio Zaccagnini


Ogni tanto ci capita,, sfogliando qualche giornale, di trovare articoli e fotodedicati a persone handicappate.
Si vedono carrozzelle, si parla di cecità o di afasie, si fa riferimento adinterventi chirurgici più o meno miracolosi, si tenta di strappare qualchelacrima. I protagonisti di queste cronache debbono "necessariamente"godere di una certa notorietà. L'handicap del signor Rossi non fa notizia.
Si deve essere qualcuno e preferibilmente nel mondo dello spettacolo o dellosport.
Il mezzo televisivo è il trampolino di lancio indispensabile per questo tipo difama. Pensate ad un personaggio come Dora Moroni. Qualche anno fa era vallettadi un programma di varietà e canzonette che riscuoteva, presso il grandepubblico, un grande successo. Tutta roba di serie B eppure quando ebbe undrammaticoincidente la ragazza cominciò a comparire su tutti i rotocalchi e ogni fasedella sua vicenda entrò nelle case degli italiani. La televisione aveva fattoil miracolo. Si seguiva il decorso post-traumatico della signorina Moroni comese si trattasse di una persona di famiglia, di una amica che ci sta molto acuore.
Poi l'interesse cominciò a scemare e da un paio di anni della ragazza e dellasua mamma non si parla più- La società dello spettacolo non aveva piùbisogno di questo caso e ne sputava i resti senza farsi accorgere da nessuno.
Clay Regazzoni e Alberto Lupò restano invece a galla, ogni tanto compaiono suqualche giornale, ogni tanto ci raccontano qualche banalità in programmitelevisivi. Potremmo fare altri nomi. Tutti non potrebbero però chedimostrare la regola che ricordavamo prima: l'informazione dedica pochissimo spazio all'handicap "non firmato".
L'ultimo caso che abbiamo sotto gli occhi conferma abbondantemente la nostraopinione; riguarda un giovane e, a quanto pare, popolarissimo attore difotoromanzi che si chiama Franco Gasparri. Tre anni fa mentre andava inmotocicletta, l'aitante giovanotto cadde e subì gravi lesioni midollari. Oggivive una dolorosa condizione di handicappato grave. Una storia come tante chemerita il nostro fraterno rispetto
Ma invece la stampa - in questo caso STOP, rotocalco di basso livello ma diquelli che fanno opinione - usa questo episodio per far leva sulle nostre cordepiù fragili, gioca sulle nostre emozioni. Parole e immagini sono costruite conl'intento preciso di suscitare curiosità morbose ma senza dirci nulla sullareale situazione medica e sociale di quest'uomo. Andrebbe benissimo, peresempio, se dietro al nome di Gasparri si facesse intravedere la vasta areadell'handicap e dei problemi e disagi che essa vive. Niente di tutto questo.Il caso deve rimanere isolato se no diventa noioso. La notizia per esserebuona deve avere l'effetto di un pugno nello stomaco. Il resto non ècronaca, non è giornalismo,non è informazione. E' materiale adatto a saggi suriviste specializzate o a relazioni e interventi in convegni per addetti ailavori. Questa è la filosofia della stampa. Ci sbagliamo? Abbiamo esagerato?Il nostro giudizio e troppo perentorio? Può darsi. I casi sui quali ci siamosoffermati non sono forse sufficientemente indicativi dell'orientamento complessivo della stampa italiana.
Proprio per questo vogliamo andare più a fondo sull'argomento.
Il nostro giornale ha deciso di seguire in maniera sistematica per un periododi sei mesi i quotidiani e i settimanali più importanti e più diffusi nelnostro paese. Sarà uno sforzo molto impegnativo tenendo conto delle nostrerisorse economiche ed organizzative.
Lo affrontiamo però con molto entusiasmo nella convinzione che si tratti diuna ricerca importante. Poi potremo dire con più autorità come si comportala stampa nostrana nei confronti dell'handicap. E tenteremo di trarre da questolavoro tutte le lezioni possibili.

Pubblicato su HP:
1983/3