Tutti pazzi in piazza - Superabile

29/03/2010 - Claudio Imprudente

Tutto cambia a questo mondo. Cambiano i climi, cambiano le stagioni, cambiano i politici, cambiano i papi. Cambiano, per fortuna, anche le prospettive, causando a volte delle vere e proprie rivoluzioni. Al Convegno del Progetto Calamaio (Bologna, 24-25 Novembre 2006) il Professor Eustachio Loperfido (presidente dell’Istituzione Minguzzi) ha fatto un esempio folgorante: nei primi anni Settanta lui, insieme ad un piccolo gruppo di pedagogisti, ha sostenuto la necessità di eliminare le scuole speciali, per inserire gli alunni disabili nelle scuole pubbliche. E poi ha aggiunto:”non avevamo la più pallida idea di che rivoluzione si sarebbe scatenata”. Questa frase, ovviamente, mi ha aperto il solito file ipertestuale. Infatti oggi è grazie a quella sana e inconsapevole voglia di abbattere le barriere dell’esclusione che è totalmente cambiata l’immagine della disabilità. In tutti i corridoi delle scuole, dove i ragazzi corrono durante la ricreazione, c’è una carrozzina. Con il passare degli anni le carrozzine sono diventate di mille colori, mentre prima erano degli oggetti anonimi. E questa è veramente una rivoluzione, passare dalla carrozzina-pezzo-di-ferro alla carrozzina-persona, che ride, che piange, che si diverte e che fa divertire e che si chiama Paolo, Mario, Francesca, Chiara…Ciascuna con le sue difficoltà, le sue paure, le sue gioie e abilità. Insomma, da quel gesto “pazzo” si è iniziata a scrivere la storia dell’integrazione. Tutto questo ha una forte attinenza con il processo che ha scatenato il Progetto Calamaio. Anche dare il via a questa iniziativa, infatti, è stato un gesto “pazzo”: il mettere in piazza i propri deficit, con un atteggiamento non di rivendicazione, ma di educazione, ha aperto una strada nuova, ha messo in moto tutta una serie di situazioni che erano lì che aspettavano di essere considerate e sviluppate. Così la macchina dell’integrazione ha cambiato marcia, una marcia più lunga che permette di andare più veloci, più sicuri e più stabili. In realtà si potrebbe dire che non è la macchina a cambiare durante il suo viaggio, ma piuttosto che è il paesaggio attorno a mutare. I finestrini possono mostrare le montagne, il mare, l’alba sulla pianura, la nebbia…quindi, fuor di metafora, si può dire che mentre la disabilità resta immutata, sono la sua percezione e il contesto a modificarsi. Credo che la novità stia proprio qui. Bisogna saper fare dei gesti “pazzi” senza voler sapere cosa succederà. Più gesti pazzi si faranno, più aumenteranno le rivoluzioni. E voi, cari lettori, che gesti pazzi avete fatto? Se avete voglia di raccontarmeli, ciccate su claudio@accaparlante.it.
Claudio Imprudente