Tra le pieghe del lavoro

18/04/2011 - Claudio Imprudente
Disabile al lavoro

La monografia di HP-Accaparlante di settembre 2010 era dedicata all'analisi delle recenti trasformazioni del mondo del lavoro rispetto all'inserimento lavorativo delle persone con disabilità. L'indagine, condotta da Massimiliano Rubbi, faceva emergere, anche attraverso interviste a "datori di lavoro" operanti in settori diversi, un quadro vario, caratterizzato da elementi positivi ed altri, invece, critici e forieri di ulteriori elementi di difficoltà. Un aspetto molto interessante, come scrive l'autore, è che «la disabilità, tanto più quanto è più grave, può essere considerata come il paradigma estremo, e per questo più illuminante, dei limiti del nostro modello economico e lavorativo. (...) L'integrazione lavorativa vista come elemento di realizzazione personale per la persona con disabilità, fuori da ogni logica sia risarcitoria che assistenziale, mette in crisi il concetto di "condizioni di mercato", in base a cui la persona disabile sarebbe semplicemente incollocabile e appunto da risarcire/assistere - ma con questo mina alla base l'idea che, in ambito economico e non solo, ci si possa muovere esclusivamente nei limiti di "ciò che decide il mercato"». Considerazioni molto importanti e suggestive, per approfondire le quali, nella monografia, si possono leggere le parole di esperti come Carlo Lepri, la sindacalista Nina Daita, il massmediologo Sergio Bellucci, il docente universitario Stefano Zamagni e altri ancora.

Ad attualizzare (e "brutalizzare") questo importantissimo discorso, giunge la notizia che l'Italia è stata deferita da parte della Commissione Europea alla Corte di Giustizia continentale perché, pur avendo recepito con il Decreto Legislativo 216/03 la Direttiva 2000/78 del Consiglio Europeo, che aveva stabilito «un quadro per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro», il nostro Paese non ha ancora «una norma generale che imponga al datore di lavoro di prevedere soluzioni ragionevoli per i portatori di qualunque tipo di disabilità e per tutti gli aspetti dell'occupazione». Sono molti gli ambiti in cui l'Italia presenta dei vuoti normativi totali (pensiamo a quello, grave, relativo al reato di tortura, che, di conseguenza, non è previsto dal nostro ordinamento) o, come in questo caso, dei vuoti parziali, delle mancanze, delle disfunzioni che rendono una legge poco chiara ed efficace. E, di conseguenza, rendono un diritto non pienamente esigibile e garantito. Peraltro, sono mancanze meno visibili di un vuoto legislativo totale e particolarmente spiacevoli perché la legge di riferimento più importante in merito all'inserimento lavorativo delle persone disabili ha ormai dodici anni di vita (Legge n° 68 del 1999). Quindi, è a regime da molto tempo (la monografia cui facevo cenno è proprio un viaggio attorno e dentro la "68").

Ulteriore paradosso, di un paese abituato a produrne in quantità (o semplicente ironia della sorte): nello stesso giorno in cui ho letto la notizia del deferimento dell'Italia alla Corte di Giustizia Europea, prendo visione su Youtube di un video di sensibilizzazione recitato dai comici Ale e Franz, su iniziativa di Emergo (il Piano per l'occupazione dei disabili attuato dalla Provincia di Milano, e di Light (un consorzio di cooperative sociali), appena presentato. Il breve video si intitola "Gin e Fizz e la banda della 68" e ci mostra i due gangster, Ale e Franz, mentre cercano di riunire la loro banda, scontrandosi però con l'efficacia della legge "68" che, inesorabilmente, ha colpito ancora: ha trovato per tutti un lavoro regolare. Insomma, come recita il video, li hanno "presi" tutti, non per sbatterli in gattabuia, ma per dare loro un lavoro vero. Per cui, il video, peraltro molto divertente, è sì di sensibilizzazione, ma è come se raccontasse di una realtà che sembra non dover essere "sensibilizzata", in quanto già pronta e funzionante. Ma al di là di questo, lo spot si conclude così: «La legge aiuta le aziende a "prendere" i lavoratori disabili». Occorre, però, capire quanto e come questa e altre leggi aiutino in una scelta che, per tante ragioni, non è semplice, in particolar modo per chi ha, della disabilità, una visione ristretta e una conoscenza che non sia il frutto di un'esperienza concreta. Ragione per cui associare produttività-lavoro a disabilità risulta a tanti un'operazione impropria. E occorre fare attenzione ai dettagli, alle pieghe delle leggi, come il caso del deferimento del nostro Paese dimostra. Ammesso che poi la Corte decida di procedere valutando la decisione della Commissione Europea come legittima. Buon lavoro! E se vi avanza un po' di tempo, scrivete a claudio@accaparlante.it o sul mio profilo di Facebook. (Claudio Imprudente)

(Pubblicato su www.superabile.it, il 18 aprile 2011)