T come terapia

01/01/1990 - Cesare Padovani

Di frequente passo davanti al mio elettrauto per dargli un saluto: "tutto a posto?" "tutto a posto come un orologio!" Le prime volte si meravigliava, perche' è' sua abitudine pensare che chi si ferma lo fa per un guasto alla parte elettrica del motore; ma ora lo sa, non si meraviglia più', anzi approfitta per ulteriori consigli: "evita di caricare il motore con troppi girl..ogni tanto dagli respiro...". La stessa cosa mi succede con il medico. Legato d'amicizia per anni col vecchio medico di famiglia, con lui ho fatto molto spesso chiacchierate più' sul mio stato di benessere che sugli eventuali acciacchi: si parlava volentieri, con curiosità' culturale oltreché'per interesse del proprio stato fisico, Sui vari modi di mantenersi in forma, sulle sregolatezze pericolose e su quelle "sane" sregolatezze (sopportabili) che, come il formaggio sui maccheroni, ti fanno gustare il sapore della vita.


In questi casi, c'è un'alleanza, un'intesa tra medico e cliente (perché poi"cliente"?), un nonsochè di complotto silenzioso che risale ai tempidella Grecia antica quando Esclepio od Ippocrate fissavano la loro etica medicaraccomandando a colleghi e discepoli di aver cura "dell'interapersona" che ti sta davanti e ti chiede aiuto. Se dunque qualsiasi forma disvantaggio, o qualsiasi tipo di malattia, tende ad emarginare la personacolpita, il medico e il therapeuta assumono un importante ruolo di"recupero" non solo clinico (1) ma anche sociale. Epidauro, la grandeclinicadell'antichità, è famosa solo per il maestoso teatro. In una conca naturale,coronata da colline, i suoi resti danno una chiara immagine del significato diterapia praticata da Esclepio: oltre al reparto di chirurgia, c'erano le acquesalubri, il teatro per ricreare lo spirito, camminamenti ombrosi per leconversazioni, lo stadio, il tempio per meditare, ed ancora rimangono leggibilifrasi scolpite sui frontoni quali quella socratica del CONOSCI TE STESSO.Insomma un autentico modo di tenere conto della persona tutta intera, quando siha a che fare con la salute; proprio come vuole la lontana radice della parola"terapia".
Terapia, infatti, deriva dalla voce greca "therapeùo", troppofrettolosamente tradotta con "io curo", e vale invece per "iovalorizzo": proposito assai più completo che cerca di far emergere (quasiun atto educativo) le migliori potenzialità di una persona. Alla luce di questavisione medica (2), recente ma antichissima, "malattia" non è piùpolo contrapposto a "salute" ma stato in cui la persona si allontanada quell'equilibrio che è propriamente suo, momento critico in cui deverimettere in moto tutte le proprie risorse comprese le forze dello spirito,della psiche, strettamente collegate alle energie del fisico. Pertanto terapia,è più da considerarsi quale risveglio di risorse che si hanno già dentroanziché come intervento esterno che si sostituisce alle energie del corpo. Questi principi avanzano nelle pratiche terapeutiche già da alcuni anni,a volte in modo rigoroso e sovvertitore (come nelle propostedell'antipsichiatria) ma a volte in modo scomposto a causa di impennatemisticheggianti di alcune "filosofie della cura", sull'onda delle modeorientali, che portano discredito nelle ricerche più serie e più valide. Comedistinguere, allora, le pratiche credibili dalle "stregonerie", gliesercizi che coinvolgono la globalità corporea (fisico mente e psiche) daquelli che sconfinano nelle fatture (con tutto il rispetto per l'arte mantica)?La cartina di tornasole può essere offerta dagli effetti: effetti che devonocoinvolgere la persona intera, senza essere momentanei o provvisori, senza esserepalliativi, sostitutivi effimeri, pezze da restauro (3) ma tali da rigenerare lerisorse, anche sommerse, che mettono in moto energie già presenti nel nostrocorpo e di cui spesso non si ha coscienza di avere. E se anche la Città potessediventare una rinnovata Epidauro, dove, una volta usciti dalla palestra (o dalladieta o dagli esercizi respiratori o dalla sauna o dai massaggi...) ci si trovanella creatività dei dialoghi, nei luoghi di incontro sani, per confrontarci,riflettere meditare, litigare, progettare, far l'amore, gustare la buona tavola,lavorare, riposare, ascoltare, respirare?...

OMEOPATIA DI SOCRATE

Quale potrebbe essere allora una filosofia della pratica terapeutica? Elogiaretroppo il passato è rischioso soprattutto perché si corre il pericolo di vedere i nostriAntichi sempre migliori di noi in tutto e per tutto, e questo potrebbeincoraggiare il disimpegno. L'atteggiamento è frequente anche per moltiantropologi i quali, più per intuito e magari scavalcando a pie pari LeviStrauss, si commuovono di fronte ad aborigeni "incorrotti"dell'Australia senza vederne gli aspetti repressivi. Inoltre è di moda da unpaio di decenni la simpatia per l'Oriente: qui, dall'India al Pakistan, dalGange a Bali, è tutto "in", miseria, droga, massaggi tailandesi esantoni compresi.
L'erba sembra, quindi, essere migliore non solo quella dell'orto del vicino checi "sta accanto" nel tempo, ma anche quella dell'orto del lontanoprogenitore che ci sta alle spalle, dei nostri antenati mediterranei. Diffidare,quindi, e prendere le dovute distanze dal modo di vivere dei nostri vicini elontani parenti, è cosa saggia; ma nel caso di certi principi terapeutici c'èancora da cavarsi il cappello. Dagli lonii ad esempio, per i quali filosofiamedicina ed arte era un tutt'uno, c'è molto da imparare. Già dalla fine delII millennio a.C. (3000 anni fa!) abbiamo notizie di come intendevano la medicina: lo iatros (il medico) curava in modo terapeutico con il dialogo e colfarmaco. E' interessante a questo punto sapere i due significati antitetici ecomplementari di phàr-makos: vale sia per veleno che per medicina, come era ineffetti la pratica di allora per curare la maggior parte delle infezioni, qui,l'omeopatia sembra di casa, anche se il vocabolo è stato usato per la primavolta nel sec. XVIII: in quanto l'antidoto al morbo consisteva nellasomministrazione di dosi dello stesso morbo (o simile) affinchè il corpo(unione di soma e di psiche) reagisse attraverso la messa in moto delle proprierisorse interne, le quali, in tal modo, avrebbero aggredito e combattutol'affezione subentrata. Del famoso episodio di Telefo, re di Misia, coinvoltonella guerra di Troia, non ne parla solo Omero (Iliade, XVI, 140), ma ancheIgino nelle sue Favole (101) e Plinio nella sua Storia naturale (XXV, 19): ilguerriero, dapprima ferito dalla lancia di Achille, poi -per intercessione diAgamennone- viene curato dallo stesso Eroe con polvere di ruggine messa sullapiaga e quindi con impacchi ricavati da quel-fiore acido che dai botanici verràchiamato Achillea. C'è chi sostiene che questo modo di curare sia statoinsegnato ad Achille da Athena, c'è chi sostiene dal suo maestro Chirone,eredità certo più credibile dal momento che la Thessalia ha dato i natali adillustri medici quali Esdepio...
Una pratica non diversa sarà usata poi da Socrate nei confronti di discepoli"ammalati" di convinzioni comuni: iniettando infatti dosi progressive di paradossi delleconvinzioni stesse, innescava in loro quei vigorosi meccanismi del dubbio chepoi avrebbero debellato le convinzioni comuni...Attraverso la lente etimologica,omeopatia è composta da omeo- ("omoios" in greco uguale) e patìa("pascho" in greco soffro); ma diventa curioso conoscere come "patìa"sia collegata anche al verbo "pateo" che contiene significaticomplementari alla sofferenza, quali camminare, andare e venire, andareintorno...e pertanto suggerisce un riflettere o meditare tra sé e sé pertrovare la risorsa onde uscire dal guaio. Chissà se può funzionare un modoomeopatico di vivere in Città? Ad esempio, per combattere l'inquinamentoideologico (del tutto va bene) affrontare spesso i temi delle ideologie; perrespingere ignoranza stupidità e pregiudizi, morbi costantemente in agguato,aprire pubbliche "somministrazioni" di dibattiti sulla stupidità esull'ignoranza; e così per premunirsi dal virus del "luoghi comuni"del tipo mare-pulito...fare ogni tanto un tuffo in mare.
Nei giorni seguenti le elezioni, per esempio, polemiche a dir il veroallopatiche (4) hanno sparato a zero senza tener conto del contributodell'altro, delle eventuali energie nuove all'interno del proprio territoriocomunicativo; ci si comporta come con l'antibiotico: due pastiglie e via lafebbre...ma con una spossatezza interna disastrosa, irrecuperabile! Gliinterventi dei "medici" della politica ufficiale procedono, ormai lontanissimi da Socrate, con confezioni antibiotiche come se niente fosse, comese i corpi della società dovessero solo sfebbrarsi...E così facendo, come sisuoi dire, buttano via il bambino con l'acqua sporca! Ha ragione allora J. Bondei quando, in una recente conferenza (5) sulle politiche degli ultimi 200anni, osserva quanto siano retrocessi, da una pratica politica lungimiranteproiettata verso il futuro per il bene comunque della polis, ad una pratica chericorda le monarchie assolute per cui vale solo questo presente, con questepersone da tener in piedi ad ogni costo, sennò...Dopo di noi il diluvio! Emagari senza quella salutare febbre da cavallo!

NOTE

(1) Interessante diventa ricostruire l'etimologia di clinico: da "klino"che indica il letto (su cui giace il malato) e pertanto "l'arte medicadella disponibilità a chinarsi verso chi soffre" per ascoltarlo ma ancheper educare gli altri in questo atteggiamento.
(2) Medico assieme a meditare ha la co-radice in "medomai" "ho lacapacità di vedere [non certo vista fisica]" e pertanto di"capire" l'ammalato; con allargamento a "prevedere" da cui"medea" la veggente, la mantica: virtù e poteri comunque riservati aduna casta.
(3) Per restauro Cfr. "ristoro" e derivati dalla radice greca "stauros"(=palo) i cui esempi sono alla voce invalido, in Accaparlante-n.1,gennaio/febbraio, ed. AIAS, Bobgna 1990.
(4) Voce contraria a omeopatia, col prefisso "allo-" indicante"sofferente", e pertanto: con elementi (o sostanze) di curacontrapposte a quel modo d'essere riguardo al fisico, alla psiche, o al modo dipensare.
(5) Conferenza tenuta all'Università di Bologna nel marzo 1989 promossa dall'AllianceFrancaise nell'ambito delle celebrazioni del "Bicentenario".

Pubblicato su HP:
1990/3-4
Parole chiave:
Cultura, Emarginazione