Sveglia Hanno Buddenbrook, è ora di andare a scuola!

01/01/2004 - Nicola Rabbi

L’orologio a sveglia scattò e si mise a strepitare coscienzioso e spietato.
Era un rumore roco, fesso, più un gracidio che uno scampanellio, giacché lo svegliarono era vecchio e logoro; ma durò a lungo, terribilmente a lungo, perché la carica era completa.
Hanno Buddenbrook si destò spaventato. Come ogni mattina, allo scatto improvviso di quella sveglia maligna e fedele. Lì sul comodino, a un palmo dal suo orecchio, le viscere gli si torsero per la rabbia e la disperazione. In apparenza però rimase calmo, non si mosse, e si limitò a spalancare gli occhi, strappato a qualche confuso sogno mattutino.
Nella camera fredda il buio era assoluto; egli non distingueva alcun oggetto, e non poteva vedere le lancette dell’orologio. Ma sapeva che erano le sei, perché la sera prima aveva messo la sveglia su quell’ora….la sera prima…. Mentre stava supino e immobile, con i nervi tesi, lottando per risolversi ad accendere la luce e a scendere dal letto, gli ritornò a poco a poco nella coscienza tutto ciò che lo aveva penetrato la sera prima….
Era domenica, e poiché aveva dovuto lasciarsi malmenare dal signor Brecht per parecchi giorni di seguito, sua madre in compenso l’aveva portato con sé al  teatro Civico, a sentire il Lohengrin. Aveva vissuto tutta la settimana nella lieta attesa di quella serata. Peccato che prima di una simile festa dovessero sempre accumularsi tante cose spiacevoli, guastando fino all’ultimo momento la libera e gioiosa prospettiva. Ma finalmente il sabato anche le ore di scuola erano terminate, e il trapano aveva ronzato per l’ultima volta nella sua bocca dolorante…. Tutto era passato e superato, perché egli aveva risolutamente rinviato i compiti al di là della domenica sera. Che cos’era lunedì? Sarebbe mai arrivato? Non si crede al lunedì quando alla domenica sera si deve andare al Lohengrin…..Si sarebbe alzato presto lunedì mattina per sbrigare quelle stupidaggini, e basta! E in tanto se n’era andato attorno libero e leggero, covando quella gioia in cuore, aveva fantasticato al pianoforte e dimenticato ogni contrarietà.
Poi la felicità s’era avverata. Era scesa su di lui, consacrazione e delizia, con i suoi brividi segreti, i suoi palpiti, i suoi singhiozzi che scuotono improvvisi l’anima, tutta la sua ebrezza estatica e insaziabile…. Certo nel preludio i violini mediocri dell’orchestra avevano stonato alquanto, e quell’uomo grasso e tronfio dalla barba rossiccia era arrivato nella navicella un pò a balzelloni. Nel palco vicino poi c’era il tutore, il signor Stephan Kistenmarker, e aveva brontolato contro quei divertimenti che distoglievano il ragazzo dai suoi doveri. Ma la dolce, trasfigurata magnificenza dei suoni che udiva lo sollevò al di sopra di tali miserie….
Poi era venuta la fine. La gioia canora e sfolgorante era ammutolita e spenta; con la testa in fiamme, ritrovandosi in camera sua, si era reso conto che appena un paio d’ore di sonno lo separavano dalla grigia realtà quotidiana. Allora aveva vinto una di quelle crisi di sconforto che conosceva tanto bene. Aveva sentito quanto male ci possa fare la bellezza, come possa gettarci nella vergogna e nella struggente disperazione, e annientare tuttavia in noi anche il coraggio e la capacità di vivere la vita comune. Si era sentito cosi terribilmente disperato e oppresso da un peso cosi immane, che come tante altre volte aveva pensato che non potevano essere soltanto i crucci personali ad opprimerlo: fin dal principio un carico aveva gravato sulla sua anima, e l’avrebbe schiacciato un giorno o l’altro.
Poi aveva messo la sveglia e aveva dormito come un sasso, come si dorme quando non si vorrebbe svegliarsi più. E adesso il lunedì era venuto, erano le sei, e lui non aveva preparato una sola lezione!
(Tratto dal romanzo I Buddenbrock di Thomas Mann)

Il personaggio di Hanno, l'ultimo dei Buddenbrock, lo si trova solo nella parte finale del romanzo e si muove soprattutto in un ambito scolastico. La sua è un'esperienza decisamente angosciante scandita dalla  campanella che separa un'ora di lezione dall'altra. E ogni ora è una lenta attraversata in una giungla piena di insidie, con l'orecchio teso ad ascoltare i nomi degli studenti che saranno interrogati. Ma il nostro brano non parla di questo, si colloca prima, al mattino, quando Hanno si sta per svegliare e acquista poco a poco consapevolezza di ciò che lo attende. Vive il difficile passaggio dalla domenica pomeriggio al mattino successivo, quando il giorno di festa declina e il nostro (dico nostro perchè tutti noi lo abbiamo provato) stato d'animo muta. La spensieratezza se ne va e si deve ricominciare una settimana di impegni, interrogazioni, voti e valutazioni continue sulla propria persona; 7 vali, 4 non vali niente, 6 vali pochino...
Nel caso di Hanno (ma è così solo per lui?) esiste un'aggravante, ama la musica, non la scuola, ama l'arte, ama ciò che comunque è lontanissimo (o gli sembra che sia) da quello che studia a scuola. Domenica sera è uscito, con la sua impenetrabile madre, a sentire il Lohengrin, questo gli ha impedito di preparare le lezioni del giorno dopo; sono il giorno dopo, appunto, il presente è ascoltare Wagner al teatro civico e poi “ Non si crede al lunedì quando alla domenica sera si deve andare al Lohengrin”. Qui sta la sua (la nostra) differenza; si cerca di scegliere ciò che piace (in questo caso la poesia e la musica) ma la realtà (scolastica) impone i propri programmi, le proprie misure. Hanno vorrebbe misurarsi con l'arte piuttosto che con le materie scolastiche e questa è una   condizione diffusissima nelle nostre scuole. Sempre più gli insegnanti descrivono la situazione di studenti, magari capaci, ma completamente disinteressati, o meglio interessati solo “alla loro musica e ai loro videogiochi”. Questa situazione di disagio (per studenti, genitori, insegnanti) aumenta nel passaggio alle scuole medie e ancora di più nelle superiori. Anche se gli interessi culturali di Hanno sono più sofisticati, il risultato è lo stesso: il disinteresse. A questo punto una domanda: “come può la scuola integrare anche questi studenti? Come può arginare un impoverimento culturale di cui ne è reponsabile solo in minima parte? Intanto Hanno non vuole abbandonare le sue coperte che sono calde e morbide, fuori c'è il freddo invernale e la scuola con le sue campanelle.

Parole chiave:
Cultura, Letteratura