Strade residenziali per una città migliore

01/01/1988 - Riccardo Merlo

Il concetto di prevaricazione nei confronti del più debole è particolarmente
calzante per la città così come la stiamo vivendo oggi. L'elemento forte, il
traffico automobilistico, ha il sopravvento su tutto: sottrae spazio al pedoni e
al mezzi leggeri, uccide, avvelena la città e il verde, danneggia i centri
storici e le periferie, snatura completamente lo spazio abitativo. In una città
di questo tipo la situazione del portatore di handicap è certamente peggiore ma
non molto diversa da quella di qualsiasl cittadino che la percorra a piedi.
Ancora una volta una città più civile, che provveda alla
salvaguardia di chi è in difficoltà, è la città migliore per tutti. Ancora
una volta il problema consiste non solo nelle barriere architettoniche, che pure
devono essere eliminate, ma nel rendere abitabile ogni parte dello spazio
urbano.


Se osserviamo una fotografia della fine dell'800 di una strada qualsiasi deinostri centri storici rimaniamo colpiti, non tanto dalle abitazioni, che si sonoconservate spesso integre fino a noi, ma dal piano stradale, dallepavimentazioni, dall'uso che se ne faceva, dall'arredo urbano. Lo scarsotraffico di carri e carrozze era limitato alle grandi strade di attraversamento o alle grandi piazze dove si svolgeva il mercato. Carreggiate inlastre di pavimentazione lo delimitavano nettamente dai piani in acciottolato.Fittoni di pietra proteggevano i sagrati, le aree pedonali, i portici. Lestrette strade minori non avevano marciapiedi e l'acciottolato correva finocontro i muri delle case. Queste strade, come quasi tutta la città eranopercorse a piedi da una folla mista di artigiani, donne, venditori, bambini,vecchi, in un amalgama di attività ludi-che e lavorative oggi impensabile. Lestrade non avevano marciapiedi perché erano usate quasi esclusivamente daipedoni e costituivano, con le abitazioni prospicenti, un sistema unitario in cuiattività comunitarie e private si integravano strettamente. Chi ha più diquarant'anni ricorda come fino agli anni '50 la strada fosse ancora la sedenaturale di gioco per i bambini: la palla, i vecchi giochi tradizionali, il gioco libero. Per donne eanziani era naturale portare fuori le sedie e conversare. La strada era il luogoin cui la comunità poteva incontrarsi e vivere tranquillamente: bambini,anziani o svantaggiati vi potevano trovare aiuto in caso di bisogno. Costituivaun elemento di coesione tra i quartieri della città perché la bicicletta, ilveicolo dominante, non interferiva in modo rilevante con la vita comunitaria.
L'auto privata ha distrutto così in fretta tutto questo, che non abbiamo saputoprendere provvedimenti per sanare il degrado di una situazione completamentenuova. Oggi la città è disarticolata dal traffico che ha creato fratture fragli isolati; i marciapiedi si sono resi indispensabili; i più deboli sonorelegati in giardinetti che sembrano isolette in un mare ostile che rischia diucciderli in ogni istante e li avvelena. Tutte le strutture pubbliche sonoraggiungibili a fatica e soffocate dai parcheggi.
La città come organismo unitario integrato è oggi distrutta ma nonirreparabilmente e le immagini del passato ci forniscono suggerimenti ancoravalidi che è possibile mettere in atto. Fino ad alcuni anni fa gli urbanistinon sono stati molto lungimiranti quando hanno considerato il tracciato stradaleper l'auto come l'unica possibilità di integrazione fra i servizi, gli spazipubblici e le residenze della città. Non hanno tenuto conto che una fasciasempre più ampia di popolazione, bambini, anziani e disabili, può spostarsisolo a piedi o con mezzi leggeri come la bicicletta: di fatto sono statiemarginati da quote sempre più ampie della città.
È per questo motivo che anche nei comuni ben amministrati, dotati di assitangenziali di traffico e di tutti i servizi necessari, si verificano situazioniin cui è difficile vivere la città nel suo insieme.
Occorre porvi rimedio partendo dal presupposto che la presenza massicciadell'auto è un dato di cui si deve tener conto, ma che le nostre cittàstoriche sono inadeguate a sopportarlo. Vi sono, tuttavia, sufficienti marginiper superare questo conflitto e intervenire sull'esistente razionalizzando erecuperando percorsi, aree marginali e spazi vuoti non ancora utilizzati.
Le strutture pubbliche, ma anche le residenze, devono essere ricucite in unatrama organica di percorsi pedonali e ciclabili (quindi adatti anche a chi hadifficoltà di deambulazione) separati dal traffico veicolare. In tal modo learee verdi, le attrezzature sportive, i campi gioco, le scuole, le chiese, lebiblioteche, le istituzioni amministrative e culturali potranno costituire nonpiù una sommatoria di elementi separati dalle correnti di traffico, ma una
struttura organica polifunzionale fruibile con molta più efficacia.
Accanto al sistema di circolazione veicolare è necessario affiancare, nonnecessariamente in coincidenza, una rete disponibile per i pedoni e i ciclistiche si snodi tra aree verdi, portici, giardini, cortili interni, edificipubblici, zone residenziali e infonda nuova vita nel sistema dei servizi. Lecosidette "isole pedonali" devono cessare di essere isole e fare partedi un vero e proprio sistema di traffico alternativo. È necessario che la gentesi riappropri della città in ogni suo aspetto. L'intero tessuto urbano devepoter essere considerato un potenziale spazio per il tempo libero di tutti. Lacittà non deve essere quel luogo malsano da cui fuggire appena il lavoro lopermette e la cui responsabilità di gestione è affidata ad altri.
I grandi e piccoli centri hanno grandi possibilità di diventare luoghipiacevoli dove trascorrere momenti di svago ed esperienze di socializzazione epartecipazione che coinvolgano anche gli emarginati. Bambini, anziani, portatoridi handicap hanno bisogno di zone di gioco e di ricreazione all'aperto vicineall'abitazione in cui possane soggiornare tranquillamente senza bisogno di unasorveglianza particolare. Si deve tendere a ricreare situazioni per moltiaspetti anato ghe a quelle che hanno precedute la diffusione dell'auto.
È bene evidenziare la grande rilevanza che riveste la qualità, anche estetica,dall'arredo urbano, proprio a causa dell'intimo contatto con la gente Da questopunto di vista la città stori' ca costituisce un esempio insuperabile.
È anche importante che i cittadini s sentano partecipi di questo processe di riprogettazione della città e vengano coinvolti nella scelta dellesoluzioni.
Se le auto si sono brutalmente impossessate dell'intera trama viaria ènecessario ripristinare una distinzione tra zone dove i veicoli possonocircolare liberamente e zone in cui il pedone è protetto. In passato questadistinzione era evidenziata dalla presenza delle carreggiate, oggi è necessarioporre con altrettanta chiarezza regimi differenziati per il trafficoautomobilistico di transito e per quello residenziale.
* Vi saranno assi principali di scommento e attraversamento in cui l'auto possacircolare liberamente e raggiungere anche velocità elevate.
* Le aree pedonali saranno completamente sottratte ai veicoli a motore.
* In alcune strade l'auto dovrà adeguare la velocità e l'uso del suolo alleesigenze del più debole, il pedone.
Questa terza situazione introduce alle interessanti esperienze delle"strade residenziali" che sono state condotte all'estero conl'obiettivo di imporre l'uguaglianza a tutti gli utenti della strada nelle zonea destinazione abitativa, di allontanare il traffico di transito e ridurre ilnumero dei veicoli in movimento. L'iniziativa, che ha l'obietivo di ripristinarela vivibilità degli spazi della città, ha una sempre maggiore diffusione e sibasa su alcune premesse:
* La strada è interamente a disposizione di tutti gli utenti e non deve esseresuddivisa longitudinalmente in marciapiedi, parcheggio e carreggiata. Lesuddivisioni funzionali sono più complesse e ben caratterizzate: posteggi per le biciclette e per le auto deiresidenti, spazi per andare a piedi, giocare, distendersi.
* Tutti gli utenti della strada residenziale, pedoni e automobilisti, godono degli stessi diritti. In caso di dubbio e il più debole che ha la precedenzasul più forte: il pedone sulla bicicletta, la bicicletta sull'auto.
- La strada residenziale non è prevista solo per la circolazione ma è unospazio attrezzato anche a giardino, in modo che la gente sia invitata a sostaree soggiornare all'aperto. Adulti, anziani, bambini e, naturalmente, portatori dihandicap possono usare quest'area senza incontrare pericoli, vicino a casa,sotto la sorveglianza di genitori e conoscenti. Le strade residenziali hanno unregolamento e un segnale specifico che le evidenzia.
1 -1 pedoni possono usare tutta la superficie della strada ed è permessogiocare nella strada.
2 - La velocità massima dei veicoli è ridotta a 20Km/h.
3 - Gli automobilisti non devono creare inutili ostacoli alla circolazione.
4 - II parcheggio delle auto è consentito solo negli spazi appositamenteprevisti e segnalati. È importante rilevare come queste iniziative di recuperodel tessuto urbano esistente all'uso di tutti, siano sorte per l'azione dicomitati di cittadini residenti nelle zone d'intervento appoggiati dalleautorità locali e da associazioni che hanno fornito la necessaria consulenzatecnica. Questo deve farci ricordare come la partecipazione e il consenso deicittadini siano la condizione indispensabile per rinnovare e rendere vivibili lenostre città.

Pubblicato su HP:
1988/3
Parole chiave:
Barriere architettoniche