Stessa spiaggia...stesso castello - Superabile, agosto 2008

26/03/2010 - Claudio Imprudente

Mi riprometto ogni anno di non caderci, ma è più forte di me. All’approssimarsi di ogni cambio di stagione non resisto alla voglia di scrivere un articolo “stagionale”…e dal momento che ad avvicinarsi è l’estate, l’articolo sarà di carattere “balneare”.
Della spiaggia si può dire quel che si vuole, c’è a chi piace e a chi no, chi non sopporta di vedere tante pance all’aria, o la carnagione abbronzata, la propria o l’altrui, e chi vive l’inverno e il freddo solo in funzione del caldo e della vita estivi che verranno. Ma se c’è una cosa che a tutti piace (o è piaciuto) fare, questa è costruire dei castelli di sabbia. Perché? Quale può essere la ragione di questa costante?
Ho provato ad azzardare alcune risposte:

-sempre meno persone svolgono lavori manuali, e, non sapendo costruirci la nostra stessa e vera dimora, ci accontentiamo di costruirne una, fittizia, in riva al mare;
-il piacere di svolgere occupazioni quasi inutili: infatti, pur sapendo che il sabbioso artefatto avrà una durata effimera, studiamo tutti i modi per posizionarlo affinché resista a maree ed onde (o al piede disattento del primo passante);
-il desiderio di sfidare altri costruttori di castelli: come fossimo signori o duchi quattro-cinquecenteschi, ci sfidiamo a chi realizza l’architettura più bella ed imponente, segno al tempo stesso di potere e buon gusto;
-varie ed eventuali.

Ma c’è una ragione che più delle precedenti, a mio avviso, spiega il perché di questa passione. Infatti, costruendone uno, è come se, insieme alle mura di cinta, al torrione e alle altre parti costitutive, ci immaginassimo nella posizione di chi abita quel castello ed ha il potere di realizzare le proprie idee, le proprie certezze sul mondo, la propria idea di giustizia e di sovranità, fissandole in quell’oggetto.
Allora, direte voi, è proprio questa la cosa interessante: il desiderio di governare un mondo che risponda alla nostra visione di esso. Sbagliato! A guardare bene, l’aspetto intrigante sta nella fragilità e caducità del castello stesso. Come fa ad essere affascinante una cosa debole? Ma è proprio questa caratteristica che ci dà la possibilità di tornare a confrontarci con noi stessi e con il castello che non abbiamo ancora costruito e la vita e le leggi che non abbiamo ancora immaginato. Questo può permetterci di non ancorarci a delle idee immutabili, definitive…a delle architetture sempre uguali.
C’è anche un altro aspetto però: pensiamo ad una persona disabile: quante volte avrà avuto la possibilità di costruirsi il suo castello-mondo? Non è vero, forse, che pensare ad un mondo “disabile” ci fa una strana impressione? Ma solo per questo dovremmo pensare che un mondo “disabile” sia un mondo “impossibile”? Che castello può creare una persona disabile? Quanto sarà diverso dal nostro? Quanto cambierà, nel tempo? Quanto cambierà i nostri castelli?
Avanti, gente, non risparmiatevi: speditemi le fotografie del vostro castello e le vostre lettere in cui mi raccontate che mondo vi siete immaginati, con quali leggi, con quale sovranità…e…attenti ai colpi di sole!
Il mio indirizzo d’estate NON cambia: scrivete a claudio@accaparlante.it

Claudio Imprudente