Spuntano spunti dai rami degli alberi - Superabile

29/03/2010 - Claudio Imprudente

Lo ammetto: non è venuto in mente a me. Mi è stato proposto: perché non scrivi qualcosa sulla disabilità e gli alberi? Ora che si avvicina il Natale, gli abeti, quelli veri e quelli di plastica…
Una volta parlai di pesche e di noci, nel loro ruolo di frutti commestibili. Parlavo della loro forma, del loro gusto, di quanto quello della noce, per rivelarsi, richieda che il guscio venga rotto. Il gusto c’è, ed è ottimo, ma si nasconde sotto una scorza dall’aspetto non troppo appetibile. Questo mi offriva uno spunto per parlare di disabilità e altre questioni ad essa legate. Se volete recuperare l’articolo, potete farmene tranquillamente richiesta.
Ma disabilità e alberi?
Prima possibilità: costruiamo una società parallela sugli alberi e lì creiamo un mondo a dimensione disabili. Così non rompono, se ne stanno tra di loro, in un mondo tutto accessibile. Ma chiuso!
Seconda possibilità: usare l’albero nel senso dell’albero genealogico e ripercorrere alcune tappe fondamentali per il mondo della disabilità, attraverso una ricostruzione delle personalità che tanto hanno fatto per quello. Aggregandole tutte in una grande famiglia di emancipatori ed esploratori.
Poi ho pensato a quello che mio nonno mi diceva quando mi portava tra i campi: “Ancora prima di fare domande a me, scopri il gusto di scoprire le cose con i tuoi occhi, tramite l’osservazione dei cambiamenti, delle costanti, delle interferenze”.
Allora, terza possibilità: come è fatto un albero nelle sue parti costituenti? E, queste parti, possono essere un punto di partenza per parlare di alcuni argomenti relativi alle persona con abilità diverse?
Partiamo dal basso: tutto inizia con le radici. Ottimo, perché, nella loro importanza, le radici mi fanno venire in mente due cose fondamentali quando si parla di disabilità. Il discorso su di essa non può che essere un discorso radicale. E sapete come un discorso può risultare tale, oltre che ad essere radicale in se stesso? Può esserlo solo se riesce a radicarsi nelle persone, nella cultura che condividiamo, a mettere radici solide. Senza di queste non può crescere, ampliarsi, essere discusso, così come senza radici nemmeno un germoglio vedrebbe la luce.
L’albero poi prosegue con il tronco: lasciamo un attimo la parte esterna del tronco e concentriamo sui cerchi che descrivono la vita singolare di ogni albero. Ecco, proprio la singolarità che quei cerchi raccontano ci fa ragionare sulla necessità di non considerare la disabilità come un insieme indistinto di persone, ma come un universo di individui con le proprie peculiarità, la propria soggettività, i propri desideri, i propri timori e i traumi subiti. Esiste un desiderio “down”? Esiste un timore “spastico”? Figuriamoci. Anche qui sono delle singolarità che si esprimono, non dei sentimenti patologicamente standard.
Poi l’albero cresce, si sviluppa verso l’alto, con i rami e le foglie. E qui arrivo ad un punto che mi sta molto a cuore: ogni albero, con le sue foglie, ha un ruolo fondamentale, anche se, in quanto pianta, non può che svolgerlo da fermo: infatti ossigena il mondo, assumendo in sé quello che invece lo intossicherebbe. Certo, non tutti i disabili sono immobili, ma immaginiamo, per rendere più reale il paragone, un disabile in carrozzina: è fermo, ma può riuscire così bene ad ossigenare le nostre idee, a depurarle da pregiudizi e distanze artificiali. Insomma, un ruolo di creativo purificatore.
Visto? Spesso al mondo vegetale si associa l’idea di inazione, di incapacità di influire sulle cose. Invece l’analisi di un albero può darci tanti spunti per affrontare questioni strettamente umane.
Potete essere molto più “vegetali”, e radicali, di quanto pensate! A partire da questo Natale.
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Buon Natale a tutti!!
Claudio Imprudente