Sport accessibile

01/01/2001 - Carla Ferrero

Spero che leggendo il titolo non vi aspettiate di trovare delle soluzioni, o meglio tutte le soluzioni. Si può affrontare il tema dei percorsi possibili, ma il primo scoglio è proprio insito nell'approccio generale, che si propone di considerare "ogni cittadino". È un approccio sempre problematico, anche perché se fossero realmente attivi dei percorsi per ogni cittadino (cioè per tutti), avremmo già la soluzione al problema e nessuno di voi sarebbe interessato a quest'articolo.
Partiamo dal titolo: "sportaccessibile" porta inevitabilmente, come primo pensiero, a quella che viene tecnicamente definita accessibilità strutturale.

Dove posso andare a praticare sport?

L'Italia è stato il primo paese europeo a produrre una legge che prevedeva l'abbattimento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici, promulgata nel lontano 1979. Fra varie deroghe e circolari applicative, venne dato come termine ultimo per l'adeguamento delle strutture pubbliche o aperte al pubblico l'anno 1996, inserendo nelle strutture pubbliche anche gli impianti sportivi.
La legge aveva però delle notevoli incongruenze: la prima, che non prevedeva nessuna multa o ammenda, di carattere economico e non, per chi non si fosse adeguato. Si sanciva l'obbligatorietà ma non…la pena.
La seconda grossa incongruenza era che la legge prevedeva come standard di accessibilità esclusivamente l'accessibilità per i disabili motori (in carrozzina), non prendendo in considerazione gli handicap sensoriali e gli handicap mentali che necessitano anche loro di accortezze sull'accessibilità (argomento il più delle volte obliato, non solo nell'ambito sportivo).
La terza, e qui prendiamo solo in riferimento quanto riguarda direttamente lo sport, prevedeva la fruizione dei grandi impianti sportivi da parte di persone con disabilità attraverso l'abbattimento di eventuali barriere architettoniche, la presenza di bagni attrezzati e l'obbligo di riservare una percentuale di posti definiti "protetti" per le persone disabili in carrozzina; percentuale stabilita nel 4% utilizzando i parametri della presenza di handicap motori nella popolazione.
Ottima cosa, anche se sancisce un diritto per alcuni ma non tutela ogni cittadino.
Il D.P.R. n° 503 del 24 luglio 1996 aggiorna in parte la legge per l'eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici, spazi e servizi pubblici. In parte, perché oltre a non affrontare mai l'handicap mentale, tralascia un piccolo particolare: i disabili non sono solo spettatori, sono anche atleti. L'accessibilità degli stadi, dei palazzetti, non prevede nella maggior parte dei casi, sia a livello progettuale sia negli eventuali adattamenti, l'accessibilità al campo di gioco ed agli spogliatoi da parte di un atleta disabile, perché nessuno ha pensato che gli "handicappati" potessero essere anche degli sportivi, degli atleti. Questa è la barriera più grande che attualmente ci troviamo a dover abbattere, e non è previsto in merito nessun finanziamento o contributo legislativo.
È comunque diritto di qualsiasi persona disabile impossibilitata a fruire di un luogo pubblico denunciarlo alla pubblica autorità, che dovrebbe provvedere all'immediata chiusura. Una rivelazione statistica privata assicura che l'86% delle strutture pubbliche sono accessibili, ma con quale livello di accessibilità?

A chi mi devo rivolgere per poter praticare uno sport?

In Italia abbiamo nel panorama sportivo tre realtà: le federazioni sportive, gli enti di promozione e le attività amatoriali-ricreative.
Per quanto riguarda le federazioni sportive, il CONI non prevede l'inserimento di attività sportive svolte unicamente da atleti disabili nelle federazioni di categoria. Ultimamente è stata data la possibilità a qualche atleta disabile, dopo lunghe battaglie, di iscriversi a competizioni per atleti normodotati. Per l'organizzazione di campionati nazionali, partecipazioni alle Paraolimpiadi od altre manifestazioni internazionali, esiste la FISD - Federazione italiana sport disabili che gestisce gli sport ad alto livello agonistico suddivisi in categorie: handicap fisico, handicap sensoriale, handicap mentale.
Per chi non volesse immediatamente essere catapultato nell'agonismo puro, in Italia, unica realtà mondiale, esistono gli Enti di promozione sportiva, presenti a livello nazionale e locale, che hanno come obiettivo l'organizzazione e la promozione di attività sportive rivolte a tutti i cittadini.
Esistono poi realtà a livello locale come polisportive, società sportive o associazioni, che promuovono al loro interno sia attività rivolte a persone disabili sia il possibile inserimento, in particolare per l'handicap mentale lieve o medio-lieve, nelle loro iniziative.

Cosa mi serve per praticare uno sport?

Non tutti gli sport possono essere svolti dalle persone disabili senza accorgimenti tecnici, definiti ausili. A tal proposito da segnalare è la legge regionale E.R. 29/97 "Norme e provvedimenti per favorire le opportunità di vita autonoma e l'integrazione sociale delle persone disabili", che all'art.10 prevede l'erogazione di contributi diretti alla persona disabile al fine di acquisire eventuali ausili o attrezzature idonee per migliorare l'autonomia.
Sempre nella stessa legge, integrativa regionale della legge quadro sull'handicap n° 104, all'art. 5 sui finanziamenti per il servizio di aiuto personale, lo sport viene inserito fra gli ambiti di indirizzo prevalente. È stato un passaggio molto importante, anche se solo a livello locale, sancire lo sport come attività non secondaria ma presente a pieno titolo nella vita di una persona.
Se avete trovato un impianto accessibile, all'interno del quale vengono proposte delle attività anche per persone disabili, e siete riusciti ad ottenere anche l'ausilio necessario, il gioco è fatto! Ed invece no! Rimane un piccolo scoglio, purtroppo a tutt'oggi irrisolto, o che perlomeno non ha una soluzione legislativa.

Chi mi rilascia il certificato medico?

Qualsiasi persona che desidera praticare dello sport, anche solo a livello scolastico o amatoriale, deve essere in possesso del certificato di sana e robusta costituzione rilasciato dal medico generico, se l'attività non è agonistica; altrimenti, bisogna rivolgersi ad un medico sportivo presso un centro di medicina sportiva per il rilascio dell'autorizzazione alla pratica agonistica.
Ora, nei concetti comuni, una persona con una disabilità è tutt'altro che una persona di sana e robusta costituzione. Il concetto di sana e robusta costituzione andrebbe perciò completamente rivisto prevedendo la definizione: "la persona è idonea alla pratica sportiva generica" o, in caso di agonismo, "è idonea alla pratica sportiva del basket…"
Mentre è ovviabile il problema con un medico generico in quanto la sana e robusta costituzione è a sua discrezione (non esistono dei parametri stabiliti), per quanto riguarda la pratica agonistica, il certificato viene rilasciato previo superamento di alcune prove ben specifiche, "tecniche".
La formazione, perché in questo caso non si può parlare altro che di formazione, dovrebbe riguardare i medici sportivi che non hanno inserito nel loro percorso di studi nulla che riguardi nello specifico l'handicap; si trovano a dover gestire una materia conosciuta solo dai loro colleghi fisiatri, che però non hanno a loro volta una formazione sportiva.

Io voglio fare sport!

L'ultimo sforzo o forse il primo.
Lo scoglio più grosso, ed in alcuni casi la paura, che si presenta per una persona disabile è …la pratica di quel determinato sport non fa bene, non è terapeutica, non è riabilitativa. Perché dovrebbe esserlo? Io voglio fare dello sport, io voglio fare solo dello sport, perché in quanto disabile qualsiasi movimento io faccia deve per forza farmi bene, riabilitarmi? Di solito a questa domanda vi viene risposto o con un silenzio o con un: non solo non ti aiuta a riabilitarti, ma ti può far male, rischi di farti male.
Certo uno sportivo rischia sempre di farsi male, sia che sia disabile, sia che non lo sia.
C'è fra i lettori uno sportivo o meglio un ex atleta che può dichiarare che lo sport non gli ha lasciato degli strascichi fisici?
Ironia a parte, nonostante le difficoltà evidenziate e grazie in parte anche alle piccole soluzioni descritte, le persone disabili che scelgono di essere atleti sono sempre di più, e contemporaneamente aumentano i percorsi possibili per far sì che finalmente lo sport sia sportaccessibile.

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