SottoSopra, ovvero … un centro ricreativo particolare ma non troppo

01/01/2002 - Borioni, Cerrigone, Devido, Tafuro

Una settimana nella vita di “SottoSopra”, un centro ricreativo particolare ma non troppo


Una specie di prologo
“Per arrivare a S. Giovanni la strada migliore è la Via di Mezzo”. Ma adesso è chiusa per lavori, e la fila sulla Persicetana, se è un “incubo” per il tempo che ci si mette, è comoda perché si fanno un sacco di chiacchiere.
Il tempo del viaggio è sempre un tempo di scambio e racconto, anche quando è breve come quello che copre la distanza tra S. Giovanni e S. Agata, o tra S. Agata e i paesi in cui vivono le persone che frequentano il Centro.
Per noi è la possibilità di raccontarci la sera prima, chi c’era, cosa si è fatto, come stavano “i ragazzi”; è un passaggio di informazioni che non utilizza un quaderno ma la voce di chi era lì. Il pregio: la descrizione estesa e puntuale; il difetto…: non ne vediamo… ma il dono della sintesi lo hanno dato ad altri… e a noi piace parlare.
Le tappe e i rituali attraversano e caratterizzano sicuramente la vita di SottoSopra, costruiscono una cornice all’interno della quale è possibile costruire relazioni e percorsi di cambiamento o vicinanza, mantengono le connessioni.
Al Ser.T, dopo aver aperto molte serrature, prendiamo le chiavi della macchina, buttiamo un occhio alla nostra carpetta, facciamo due chiacchiere con gli operatori ancora al lavoro, facciamo alcune telefonate alle persone che potremmo passare a prendere lungo la strada per il Centro e andiamo.
Arrivati a SottoSopra, che ha un’unica serratura piccola piccola, accendiamo le luci, lo stereo, il computer, anzi i computer; svuotiamo la lavastoviglie, scarichiamo la posta, ci dividiamo tra telefonate e preparazione della cena e aspettiamo che arrivi Francesco che è sempre il primo. Anche questa oramai è un’abitudine, se arriva prima un altro dei ragazzi quasi ci stupiamo o ci chiediamo <dove sarà finito Frà questa sera? Com’è che non è ancora qui?>. E intanto arriva Ermes e guarda caso è sempre stanco e brontola per il lavoro, però poi quando ti racconta che ha passato tutto il pomeriggio per rifare meglio il disegno di un progetto di bioarchitettura, per una costruzione in zona parco, gli brillano gli occhi (anche se non lo ammetterà mai).
Una vecchia pubblicità diceva “il telefono, la tua voce”… in questo caso la voce è anche quella del Centro, e l’oggetto è come al solito la relazione tra le persone. Con alcune è il tramite più forte, con altre è “comunicazione di servizio”: <che fai, dormi o vieni qui?>, <ci aspetti a casa o al bar?>, <ti eri addormentato? Guarda che buttiamo la pasta!>.
La differenza sta nella frequenza con cui le persone vengono al Centro, nella possibilità per alcuni periodi di non frequentarlo senza perdere i contatti e i riferimenti, senza che venga meno la possibilità di una relazione di vicinanza che non si gioca solo dentro le mura del Centro.
Il lunedì chiamiamo tutti, per abitudine nostra e loro, per salutarci e dire che ci sono; il venerdì per sapere chi viene fuori a cena. Avete l’impressione che le telefonate del venerdì siano più veloci e semplici? Sbagliato! Provate a mettere d’accordo sul posto in cui andare 6-8 persone un po’ per telefono e un po’ presenti e mentre giocano al computer, parlano tra loro, fanno il puzzle, non hanno voglia di decidere o pensare… fanno per scelta i bastian contrari e comunque hanno tutti fame e fretta.
Venerdì è anche il giorno prima del fine settimana: due giorni di non lavoro. A volte sono giorni di riposo, a volte giorni in cui le emozioni e gli stati d’animo, non sempre piacevoli, hanno troppo spazio e troppo tempo; a volte è il giorno prima di una uscita assieme (cinema?, mostra?, camminata in collina?..), e comunque il venerdì è anche ricordare che la mattina dopo qualcuno di noi è al Ser.T e un caffè assieme fa passare meglio il tempo.

LUNEDI’
I reparti della Coop. oramai li conosciamo meglio dei nostri cassetti di casa; passiamo tra il reparto carne e la frutta cercando di farci venire in mente le cene e i suggerimenti che ci hanno dato su cosa avremmo voglia di mangiare. E non vanno scordati i succhi di frutta, se no Daniele (U.) chi lo sente?!
Arrivati: siamo in ritardo; Francesco aspetta fuori in macchina. Scarichiamo la spesa.
Ai fornelli non ci si alterna molto, se non in rari momenti in cui qualcuno si ingegna a preparare la propria specialità culinaria. D’altra parte, ci siamo ormai arresi ai brontolii quotidiani sulla pasta troppo al dente o scotta o sulle porzioni troppo piccole o troppo grandi. In un modo o nell’altro, riusciamo a sederci tutti a tavola. <Frà staccati dal computer e muoviti>..


È vero, sono sempre il primo ad arrivare al Centro, ma prima di mettermi al computer mi diverto a spaventare gli operatori che sono al telefono o in cucina.
Provate a immaginare un fumetto, un fumetto in cui un personaggio, quatto quatto, scorre lungo il corridoio e quando entra in cucina urla – sbattendo le mani – “BUONASERA!!!” oppure “ALLORA!!!”
Le cose sono varie ed è difficile annoiarsi. È da prima dell’estate che frequento SottoSopra, piuttosto che rimanere a casa a guardare la televisione preferisco andare al Centro per relazionare e divertirmi con gli altri ragazzi... (DROGATI!! – che oramai è diventato un intercalare irrinunciabile)
Fantastico (che è l’intercalare classico di Cinzia, detto con quel tono che viene solo a lei) la versione più ironica, che Frà ha voluto cambiare, diceva ad un certo punto <..non posso prendere il metadone tutta la vita per far contento G. ..>

MARTEDI’
Oggi Daniele (U) è più polemico del solito, ma Daniele (U2) lo supera. È una gara persa in partenza.

Ciao, sono Daniele, anche se mi chiamano U2.
Questa volta non troverete Daniele (U) perché si è chiamato fuori da questa piacevole impresa, del resto la redazione de l’Urlo, il giornale che tentiamo di fare, ha aderito a “La libertà è terapeutica”.
Io la via di Mezzo la conosco molto bene, checché ne dicano Lidia e Mariolina, sono secondo di tre figli (la via di mezzo…), 40 anni portati a spasso per invertire il senso fino allo sputo del mezzo.
Mo' basta! È tutto vero! la serratura è piccola piccola ma tra le abilità di Enrico, oltre alla famosissima “pasta molto al dente” (de gustibus!), c’è quella di riuscire, non so con quale chiave, a far suonare l’allarme.
SottoSopra più lo conosco, più lo scopro, più mi piace starci e frequentarlo. Francesco è una bella persona e mi sento a casa quando arrivo (di solito mi chiamano loro, ma ultimamente sto chiamando più io) e lo vedo al computer, anche Ermes è una bella persona, ci accomunano molte cose.
Ultimamente dopo dieci ore di… la carta d’identità recita “falegname”, salgo i ventidue gradini di SottoSopra (contati per l’occasione), guardo l’orologio, sono le 20:00, e mi accorgo che Polemica (cioè io) sta già cenando e che quella che doveva essere la mia cena è squisita, allora mi verrebbe voglia di presentarmi una sera dicendo: “+ sesso – lavoro = balotta comunista”, non so Enrico, ma Lidia, Mariolina e Cinzia do per scontato che siano vaccinate. Anche Michele lo è, a volte c’è già, a volte arriva dopo, a volte no, domani, per esempio, lo troverò ai fornelli, mi piace pensarlo coi suoi occhiali e il suo delizioso ragù di carne, ricetta non so quanto rubata o copiata a sua madre.

Le chiacchiere della cena, del caffè e delle sigarette, vengono più o meno brutalmente interrotte quando la tavola della cena si trasforma in sede della redazione de l’urlo.
Il prossimo è un numero importante, perché ci riguarda da vicino. Parlerà delle nuove politiche governative sulle droghe, delle realtà che si stanno costituendo per dare voce a quel lavoro di anni che ha permesso la nascita del nostro centro, così come lo sentite raccontare.
L’urlo nasce prima di SottoSopra ed esiste ancora oggi ed è “voce libera” che cerca, forse ambiziosamente, di dare spazio ad argomenti spesso adombrati da false illusioni e immagini vendute. Parla del carcere, di prevenzione, di nuove droghe, dei vissuti di chi non ha più bisogno di essere punito per rinascere a vita nuova ed essere accettato dal resto della società “pulita”. Ambizioso perché cerca e vuole comunicare, aprire finestre, fare chiarezza, far conoscere!
Così tra un pensiero e un Mars, si fa un’ora di redazione. Si scrivono gli articoli: Daniele (U) prepara l’intervista agli operatori del Ser.T., S. Propone un questionario che raccolga opinioni sulla liberalizzazione e depenalizzazione delle sostanze, Ermes e Daniele (U2) propongono un bell’editoriale e Francesco farà l’articolo sulla tossicodipendenza al femminile.
Un’ora? Vi sembra poco? Ma ci siamo proposti di rispettare i tempi di ognuno. Abbiamo scelto il coinvolgimento. L’urlo esce! Non ogni mese. Ma l’urlo esce. Ed è di tutti.

MERCOLEDÌ
Mirko non è stato tanto bene in questi giorni e forse sarà il caso di andarlo a trovare a casa, giusto una mezz’oretta prima di aprire il Centro, magari gli farà piacere fare due chiacchiere, anzi, se gli va potrebbe venire al Centro con noi, adesso vediamo.
Ma quand’è che facciamo partire ‘ste attività?
<Avete telefonato al maestro di musica?> Ci chiede Michele, che per adesso ha fatto la sua prima lezione di armonia! <Si, ma è ammalato>. Speriamo che torni visto che per Fra abbiamo finalmente trovato qualcosa che lo stacchi dal computer: imparare a suonare la chitarra.
Il mercoledì è diventato giornata ufficiale di “polleggio”, in realtà sono mesi che abbiamo in programma di preparare delle stampe fatte al computer da stirare sulle magliette, Andrea ha preparato dei bellissimi bozzetti che andrebbero scansionati ed elaborati con Photoshop ma, chissà perché, il mercoledì diventiamo tutti pigri.
È pronta la cenaaaaaaaaaaaaaa!!!!!
Sono le nove, la cena è finita e il ragù di Michele era squisito, Michele cucina una volta ogni sette mesi, ma quando cucina lo fa veramente da chef!
<La smettiamo di urlare e pensiamo seriamente a come organizzare la prossima uscita? Mancano pochi giorni e non abbiamo ancora scelto il sentiero e il rifugio.>
<Perché U non viene?> Ah, sì, lui preferisce le uscite “intellettuali”.
Beh, intanto facciamo la lista di cosa bisogna portarsi.
<Vabbè dai, proviamo a fare un po’ le magliette?>, <…!?>, <Mah…>, <Boh?>, <Dai su, magari possiamo provare a scansionare qualche bozzetto.>, <Pfffffff…>, <Sì… scansionare…>, <Forza! così potremmo regalare le magliette a chi ci viene a trovare, magari possiamo anche pensare di mettere su un banchetto per la prossima sagra del paese così ci facciamo due risate!>, <Mmm…>, <Sì… dai…>, <Ma sì, vediamo… quello che si può fare>.
G. chiede continuamente quando riprendiamo i corsi di Internet: non è facile trovare qualcuno disponibile ad arrivare la sera fino a S. Agata che sia intelligente, simpatico e preparato. Ma chi arriva, quasi sempre rimane volentieri a cena, osserva, conosce e si fa conoscere.
E poi? Quanta voglia abbiamo noi di farci fare un massaggio Shatzu? Tanta! Ma quando arriva Manu? È già arrivata, ma è venuta per Ermes, il solito fortunato! <Cosa fanno un’ora chiusi nella stanza?> Ha detto una sera Fra un po’ stupefatto. E noi cosa abbiamo pensato? Di cercare qualcun altro disposto a venire per fare i massaggi ai ragazzi che ne avevano voglia.. e M. sta mappando la pianura per aiutarci.

Tra un massaggio Shatzu… e un po’ di fragole con la panna.
Io nel corso del tempo ho modificato il mio venire al centro, i primi tempi lo vivevo come un luogo diverso dove passare le ore, diverso dal bar, dalla piazza o dalle serate a pazzeggiare (..cazzeggiare) in giro con gli amici.
Probabilmente un luogo in cui è possibile parlare e vivere le proprie esperienze in una modalità allargata e a volte condivisa.
Ora che sono passati alcuni anni, io sono cambiato e le persone che ci vengono non sono più le stesse, ma riusciamo a incontrarci e a vivere delle serate tranquillamente senza particolari scopi, se non quello di provare a mescolare percorsi e stati d’animo diversi, senza l’arroganza di quelli che pensano di “avere la verità in tasca”.
Spesso è dalla mescolanza e dalla diversità che nascono altri mondi possibili…

È l’una, il film è stato molto carino, G. si è addormentato alla fine del primo tempo ma ha lavorato fino alle sette e c’è da capirlo, <Sveglia G.! stiamo andando a casa!>.
Lidia ha fatto due chiacchiere con S., in questo periodo è un po’ giù e aveva voglia di confrontarsi con qualcuno.
Si torna a casa, salutiamo Michele e Francesco che sono con la loro macchina e decidiamo di accompagnare prima Daniele che abita quasi all’altro capo della regione… ma non è un problema, anzi, ne approfittiamo per organizzarci per la prossima uscita, <Dove si va?>, <Già, dove si va?>, come al solito le idee “pullulano”, questa volta, però, ce n’è una carina proposta da Michele, a Torino c’è un museo del cinema che potrebbe essere interessante, ci si potrebbe andare a fare un salto per vedere com’è, ne riparleremo venerdì. E poi a Torino ci sono le ragazze e i ragazzi del Drop-In e incontrarli ancora è un piacere che abbiamo voglia di rivivere.
Siamo all’altro capo della regione… “scarichiamo” Daniele che non ha smesso di parlare un momento, è un esperto di storia contemporanea lui (e non solo), e ce ne andiamo fermamente persuasi che se Hitler non avesse invaso l’Unione Sovietica la guerra avrebbe preso tutt’altra piega…
Poi lasciamo G. davanti casa, adesso è sveglissimo e per venerdì ci propone un posticino che conosce dove si mangia benissimo e si spende poco, la proposta è allettante, vedremo.
L’ultimo pezzo di strada che ci separa dal Ser.T. lo facciamo parlando un po’ di S., decidiamo che sarà il caso di discuterne in équipe.
Ah già! Le magliette!! Cominceremo a farle mercoledì prossimo. Senz’altro.

VENERDÌ
Le telefonate appunto… e poi il suggerimento su dove andare, questa volta di G., e la parola andiamo che fino alle 21.30 è una delle più usate. Poi, finalmente, si va…
Si va a cena fuori, pizzeria o trattoria, dipende dalle volte e dalle voglie, dalla stanchezza o dalle richieste. Sull’uscita ci sarebbe da raccontare un po’ di storia di SottoSopra che parla di regole (poche, tre) e del loro percorso di condivisione e accettazione, e prima ancora della loro contrattazione in assemblea, e delle discussioni sulla contrattazione, e della messa in discussione delle discussioni... Però adesso ci sono tre regole e quelle tre regole hanno un senso per tutti. È curiosa e piacevole la sensazione che sappiamo chi siamo e perché adottiamo queste regole, e il noi questa volta riguarda tutti i gruppi presenti sia per lavoro che per scelta (e quasi senza discussioni…!!!).


Piccolo glossario esplicativo.
Viaggio = da Omero a Chatwin passando per la propria esistenza e il lavoro educativo. Momenti di condivisione e scoperta che assumono senso con l’esperienza stessa e che ci fanno giocare con chi siamo e come ci vediamo. Quanto durano e dove portano sono solo due variabili, l’attenzione alla partenza, al tragitto e all’arrivo sono altre e contano uguale.
Quotidiano = anche su questo molte persone più brave di noi sono riuscite a scrivere con le parole giuste il senso e l’importanza del piccolo e del tempo che ritorna diverso sempre. Grazie alla microsociologia e ai patafisici, alla scuola di Palo Alto e a tutti quelli che hanno saputo usare l’ironia per spiegare un po’ di cose.
continuità delle relazioni = il gusto di costruire nel quotidiano e il piacere per le persone e la loro storia
Parola-racconto = biografia, autobiografia, metafora, pezzetti di vita passati e raccolti che diventano nel quotidiano relazioni di appartenenza e possibilità di conoscersi e di riconoscersi. Per la storia recente di SottoSopra (perché quella passata non ci vedeva presenti) sta significando scambio reale tra chi c’è.
ascolto attivo = accoglienza, ritorno, supporto …
accompagnamento-partecipazione attiva = tutte le tappe che servono per fare assieme con i tempi di tutti; la raccolta di stimoli e la costruzione graduale per trasformarli in azioni.
Polleggio = direttamente dallo slang bolognese una parola geniale che indica una condizione di gustoso ozio rilassato.
Sertate = parola inesistente nel linguaggio ufficiale che, per un refuso di E., è diventata sintesi delle mattine passate al Ser.T tra caffè, chiacchiere serie e facete, confronto e scambio con le persone che non vengono al Centro o che ci vengono di rado.

È chiaro che ci stiamo chiedendo, rileggendo quanto scritto, quanto è comprensibile per chi non conosce SottoSopra. Vi confessiamo comunque che scriverlo ci ha divertito molto e se avessimo registrato e trascritto quello che è venuto fuori nelle serate in cui ne abbiamo parlato forse avevamo materiale sufficiente per uno spettacolo di teatro comico. Grazie per averci fatto divertire scrivendovi e grazie per averci letto. Per saperne di più noi siamo qui, i giorni li sapete… ciao