Sotto il burqa

01/01/2003

 

Deborah Ellis, Sotto il burqa, Fabbri, Milano, 2002

Questo libro è stato scritto circa un anno prima che l’attentato dell’11 settembre facesse conoscere a tutto il mondo la realtà della popolazione civile afgana. Delle donne e delle bambine, in particolare. E’ un romanzo ma nasce dai racconti, veri, di tante donne, tante bambine che si trovano nei campi profughi del Pakistan. E così diventa viva e reale Parvana che ha 11 anni e vive a Kabul sotto l’incubo dei talebani e delle loro proibizioni. Parvana che si traveste da ragazzo e lavora per procurare un po’ di cibo alla sua famiglia costretta in casa. Parvana che non vuole dimenticare e dice all’amica: “Dovremo ricordarci di tutto questo. Quando le cose andranno meglio e saremo grandi, dovremo ricordarci che c’è stato un giorno, quando eravamo bambine, in cui avremmo dissotterrato ossa per poi venderle perché le nostre famiglie potessero mangiare” (p. 108). Parvana che, nonostante le difficoltà, riesce ancora a guardare avanti e a sperare “…il futuro si stendeva sconosciuto davanti a lei….che cos’altro l’attendeva, Parvana non poteva dirlo. Qualunque cosa fosse, si sentiva pronta. Non vedeva l’ora di andargli incontro” (p. 160).

Leila Sebbar, La ragazza al balcone, Shorts, Mondadori, Milano, 1999

Una storia semplice e breve che parla di cose normali, scuola, adolescenti, amori e ribellioni ai genitori. Con una piccola differenza. Che la storia si svolge in Algeria dove una minoranza integralista tiene in pugno il paese. E così, insieme a Melissa, i lettori e le lettrici dovranno fare i conti con le mille difficoltà che si incontrano per condurre una vita “normale” e potranno conoscere la realtà tragica e poco nota di un paese martoriato da anni di guerra civile. Di un paese che vive nella paura, paura di fare cose del tutto normali come andare a scuola o al lavoro, a comprare il pane, a fare una gita. Di un paese dove fa paura innamorarsi, ridere, sentire musica o uscire a viso scoperto. Così potranno immedesimarsi (almeno un po’) nella ragazzina che si chiede. “Perché una donna musulmana non deve essere allegra e carina da vedere? Perché una donna, se ama Dio, deve essere triste e brutta?” (p. 47).

Xavier-Laurent Petit, L’oasi, Super Junior Mondadori, Milano, 1998

Un bellissimo romanzo che ci tuffa con forza nella realtà tragica di un paese, l’Algeria, in cui la guerra civile ha fatto in pochi anni decine di migliaia di vittime. Attraverso gli occhi del giovane protagonista vediamo come è nata questa guerra, sentiamo sulla nostra pelle la fatica di vivere, o forse sopravvivere, in un paese privato delle libertà più elementari. Un libro appassionato che scuote le coscienze assopite e pronte a dimenticare. Un libro che può aiutare i ragazzi a capire, almeno un po’, quello che sta succedendo. E non sta succedendo solo in Afganistan.

STRUMENTI

Tahar Ben Jelloun, L’Islam spiegato ai nostri figli, Bompiani, Milano, 2001

Un libro per evitare confusioni, divisioni approssimative fra buoni e cattivi. Un libro per rispondere ad alcuni dei tanti perché che i bambini e i ragazzi si pongono di fronte ad avvenimenti tragici come l’attentato alle Twin Towers ma che si pongono anche osservando il compagno di banco di fede musulmana o di origine araba. Dice Jelloun: “Questo libro non vuole essere né una predica né un’arringa. Non cerco di convincere nessuno, racconto il più oggettivamente possibile la storia di un uomo diventato profeta e anche la storia di una religione e di una cultura che tanto hanno dato all’umanità…ho cercato di restituire in poche pagine quindici secoli di storia, nella speranza di comprendere anche solo qualcosa di ciò che sta accadendo oggi” (p. 13-14). Un libro dunque che ogni insegnante dovrebbe leggere con i suoi ragazzi per mettere le basi di una vera educazione interculturale.

Ghaleb Bencheikh, Che cos’è l’Islàm? Per Favore Rispondete, Mondadori, Milano, 2002

Conoscere le differenze e le uguaglianze, scoprire con sorpresa che non siamo poi così lontani e che si può convivere nel rispetto reciproco. A questo punta l’autore che risponde alle domande più comuni e cerca di spiegare ai ragazzi con semplicità e chiarezza che cos’è veramente l’islàm, sfatando luoghi comuni e pregiudizi e “traducendo” correttamente termini, come per esempio jihad e fatwa, entrati nell’uso comune senza che se ne conosca il reale significato. Non inganni la semplicità del testo, Bencheikh è una vera autorità in questo campo: è vice presidente della Conferenza mondiale delle religioni per la pace, insegna e cura un programma per la televisione francese dal titolo emblematico “Conoscere l’islàm”.