Sospettosi, naturalmente riciclati Sospettosi, naturalmente riciclati

01/01/1991 - Cesare Padovani

Per meglio comprendere i problemi dell'emarginazione diventa sempre più indispensabile guardarci attorno con occhio critico per individuare alcune linee di tendenza della nostra "cultura sociale media".

Linee che possono guidarci ad analizzare meglio (con meno passionalità e piùragione) fenomeni di intolleranza, assai diversi da quelli di razzismo, daquelli di aggressività contagiosa, di violenza, di guerra... Questo perventagli di cause altrettanto differenti, anche se incrociate e spesso confuse,che possono trarre origine da fattori assai sotterranei: ora da fallimenti dellapratica politica, ora da "furti" predeterminati di ideali, ora daaccelerazione dei tempi di consumo di qualsiasi messaggio con la conseguenteperdita del gusto dei dialoghi; ora infine da quel confondere benessere conspreco, qualità della vita con montagne di rifiuti, identificazione indottadall'attuale viva e vigorosa cultura dei consumi.

SCART

Simbolicamente (ma non solo) persino una certa tendenza artistica,
quella degli anni venti ancor prima di Andi Wahrol, ha mostrato quante cosepossono essere fatte con i rifiuti e con gli scarti della società delbenessere: dai collages alle bidon-villes, dai parchi Robinson alla pop art,all'arte funk, alla trash (arte povera e arte del rifiuto, dello scarto)...Questa controcultura del recupero quindi sta in posizione provocatoria o ironica- ma non più di tanto - nei confronti di una crescente (anarchia?) società deiconsumi, con risultati però sconcertanti: quelli di provocare alla fine benpoco, anzi a volte di diventare spettacolo essa stessa e pertanto ulterioremotivo di consumo. Ed ecco il crescente ! paradosso: anche la denuncia estetica (e culturale) al consumismo più bieco rischia di essere assorbita nelvortice di un consumismo ad alto livello.
Noi, allora, che desideriamo andare oltre le scene di questi spettacoli, cheviviamo la cultura come processo di modificazione dei nostri comportamenti, non come puro esercizio intellettuale, ma come presa di coscienzadei fenomeni, noi potremmo prender atto di queste differenze: da una parte un"progresso" che produce montagne di rifiuti e milioni di emarginati, edall'altra una qualità della vita che non considera "negativo" il nonefficiente. Ed ancora: da una parte un "riciclaggio" di prodotti e dipersone considerati scarti di un benessere, e dall'altra una pratica piùintelligente e più umana (e certo più economica) di integrazione secondo cuipersona, prodotto o messaggio, emergono nella loro autenticità per essereascoltati, impiegati, assaporati per quel che sono, fino in fondo e senzasospetti.

SOSPETTI

Dal giorno in cui è scoppiato il caso Gladio ho ritagliato, con curascrupolosada più di un quotidiano, frammenti di testi, titoli, dichiarazioni dipersonaggi politici noti e meno noti, e persino aforismi da pagine sportive, incui poter ravvisare apertamente il sospetto. Ognuno di noi, almeno una volta(dico una) nella vita, ha guardato sotto il proprio letto prima di andarsene adormire. Il sospetto in effetti si riduce a questa irresistibile tentazione di"guardar sotto", appunto quel sub-spicio che ti fa scoperchiarepentole, ti fa tirar via coperte, tetti, sigilli, segreti, matrioske, tovaglie,e ti fa sfogliare carte, per rassicurarti che quel che sospettavi era appuntovero.
Non occorre scomodare la psicopatologia, e neppure la sociopsicologia, peraffermare che la cultura del sospetto si sviluppa e si dilata in periodi dellastoria in cui l'intrigo, il sotterfugio, la tensione fa sì che, anche facendoun concorso per sottousciere alle Poste o camminando in pieno centro storico,induce a guardarti "di traverso", invita a guardarsi alle spalle comenei racconti di Lovecraftdove i mostri stanno sempre lì agli angoli dellestrade. E' patrimonio significativo di questo passato decennio, infatti, la tesiripescata da Umberto Eco sulle dietrologie, tesi su "che cosa sta dietro acosa", con i suoi due stessi romanzi a giro di posta (prima Il nome dellaRosa poi Il pendolo di Focault); sullo sfondo, tutte quelle particolari speciedi gialli televisivi (dallo spot alla telenovela) che sembrano fatti apporta perintrodurci sospettosamente alle vicende ben più drammatiche della vitaitaliana: mafia, camorra, rapimenti, corruzioni, P2, Gladio, appalti, sequestri,stragi e concorsi pubblici. Con due effetti concomitanti, però, e assai contradditori tradi loro: l'uno che fa vivere i drammi reali e gli scandali politici come puntate di racconti televisiviprolungatisi spettacolarmente oltre lo schermo di ventun pollici, per cui lìper lì ci si scandalizza di fronte ad un Andreotti ma tutto sommato si aspettail giorno dopo per sapere il seguito della storia; e l'altro (contraddizioneforse compensatrice!) che fa vivere in ansia continua il nostro quotidiano, con quel perfido ronzio del non mi fidonelle orecchie per cui se tua moglie si allunga verso di te anche per darti unbacio, subito ti scosti, la sogguardi e provi un brivido: "Eh no, cara mia,tu mi nascondi qualcosa!".

BEAUTIFUL

Cosicché le lettere di Moro, che chissà che cosa dicono, che cosa potrebberorivelare, che sono state trovate ma subito sequestrate e poi fotocopiate e poispedite, e poi l'inchiesta, la Commissione che dovrà verificare i contenuti mache non
potrà subito rivelare; e allora si dovrà far luce su chi le ha messe lì e suchi le ha sottratte... queste lettere appunto ripropongono gli identicimeccanismi del racconto di Edgar Allan Poe, La lettera rubata, trasmesso qualchesettimana fa su Rete 4, dove la Regina affida ad un messo una lettera segreta(forse d'un amante?) all'insaputa del Re, e questa lettera viene più volte"rubata", ora dal Ministro ora dal poliziotto Doupin, ora arriva trale mani dello stesso Re; ogni volta chi la possiede riacquista potere, e perquel giorno - tra mille sospetti - quel detentore si trova nell'occhio delciclone. Poi c'è stato Gladio, con alti e bassi senza tregua, con sospettianche nei confronti di chi sospetta, di chi tuona che "occorre far luce"; eda un giorno all'altro si è comprato il giornale per vedere se il grande padre,Francesco Cossiga, abbia finalmente diseredato (o la tira ancora per le lunghe)quel figlio scapestrato, il giudice Casson, che non mollava l'osso del sospettoe non chiedeva perdono... tale e quale il rapporto padre/figlio nella telenovela Sentieri.
E Beautiful? Beautiful praticamente rappresenta un po' tutto e un po' tutti, èquello che i linguisti definiscono un "metaracconto"; qui ci trovitutte quelle varietà di piagnucolamenti, di oh di meraviglia, di chi l'avrebbemai detto!, o i c'era da aspettarsela... che si è soliti dire di fronte a"quattromila miliardi di deficit", di fronte a "447 uominid'onore assolti", oppure alla catastrofe compiuta dall'aereo militare aCasalecchio di Reno.

BUSH E SADDAM COME A DALLAS

Invece il rapporto sadomasochista tra Bush e Saddam, ovviamente coi rispettivisospetti, con le occhiate di traverso, ripropongono, con il ritardo di un paiod'anni, l'interminabile Dallas con un Jr nella parte di Bush, incazzato duroperché Saddam, nella parte del rivale in affari Jeff, dopo un tiramolla apuntate con colpi di scena facilmente prevedibili, ha liberato d'un botto unsacco di ostaggi ed era lì lì per venire a patti. Non sarà mai, questa nondovevi farmela, tu agli occhi del mondo devi essere carogna fino in fondo: ebbene, "la liberazione (in massa, n.d.r.) degliostaggi rende più liberi gli USA di attaccare (finalmente, n.d.r.) guerraall'Iraq", dichiara il 9dicembre il Presidente americano, perché è giustocosì e basta. E difatti...

IO LO SO MA NON LO POSSO DIMOSTRARE

In casi del genere, sospetti o no, si tira diritto verso il proprio tornacontosenza neanche voltarsi, anzi il sospetto diventa una scusa: tu puoi dire quelche vuoi, a me non interessa che tu sia più in basso di me, tanto sei tu che misporchi l'acqua, e poi di te non mi fido. In casi più "familiari", dipolitica interna, invece, il Sospetto funziona come la catena di Sant'Antonio:qualcosa sta sempre sotto a qualche altra cosa fino a provocare una lunga catena disospetti, come un gioco di società; ed èappunto come tale che lo si vive. Il gioco del sospetto è una specie diparanoia ludica dove l'interlocutore scopre sempre il velo di cipolla sottoquello che tu hai tolto: eh sì, caro mio, dietro Gladio c'è la Destra, edietro c'è la P2, ma dietro c'è la Mafia, e più sotto ancora quelli che hannofatto fuori Moro, magari Andreotti, ma dietro Andreotti chissà chi manovra... Evia via di supposizione in supposizione senza mai pigliare per il collo ilresponsabile;
poi un bel giorno la fortuna vuole che finalmente, finalmente, anche l'umilecittadino senza "e" maiuscola, un telefruitore qualsiasi, abbia lasoddisfazione di sapere il contenuto di quella lettera segretissima, e scopreche il messaggio press'a poco dice le stesse cose che stavan scritte nellalettera rubata alla Regina nel racconto di Poe: "Un dessein si funeste,S'il n'est digne d'Atrée est digne de Thyeste". (Un piano così funesto,se non è degno d'Atreo è ben degno di Tieste). All'indomani dell'uscita delPendolo, Umberto Eco, in una intervista su "l'Espresso", differenziavaappunto questo tipo paranoico del Sospetto, per cui tutto sta sotto a tutto, daquello "più sano", quello del fiuto dell'intellettuale: quel fiuto sevuoi impotente ma che sa senza avere le prove in mano (perché se le avesse certo non sarebbe da quella parte, e se per caso lo fosse, verrebbe in qualchemodo fatto tacere). Su questo tema ancora Eco riempe la pagina culturale de"la Repubblica" di sabato 8 dicembre in un'intervista, Caccia alcammello, dove spazia dalla prima Opera aperta fino al suo ultimo recente testosu I limiti dell'interpretazione, lavoro per lo più centrato sui complicatimeccanismi con cui dietro ad un messaggio si cerca sempre qualcos'altro, sicchéalla fine non poteva non rievocare l'intuito profetico di Pier Paolo Pasolini. Io so che... io lo so... io lo so... io lo so ma non lo posso dimostrare. Lo soperché sono un intellettuale che vede ciò che gli succede intorno.
Diventa, questa sconcertante affermazione, una prova tremenda di impotenzasociale da parte di tutti coloro che, esclusi o emarginati o socialmente deboli,rivendicano un diritto o entrano in un conflitto oppure tentano autonomamente difar valere un loro punto di vista. Anche in un banale incidente stradale doveuno ti viene addosso perché non rispetta lo stop, parti senz'altro dalla partedel torto de non scatti fuori dalla vettura, col petto gonfio, afferri per lagiacca il tuo investitore e gli urli: primati spacco il muso e poi chiamo lapolizia. Perché, se non ce la fai a far così, se non ce la fai culturalmenteoltre che fisicamente, avrai sempre torto... perché è meglio che tu stia acasa invece di andare in giro, perché quelli come te devono essere badati, eperché tutto sommato è colpa tua, sta zitto, hai torto e prova a dimostrare ilcontrario...

Pubblicato su HP:
1994/27
Parole chiave:
Cultura, Emarginazione