Sentimenti e adolescenti

01/01/1998 - Cristina Pesci

Gli educatori e i tecnici hanno cercato di lavorare non solo sul piano della motricità, degli apprendimenti, dei comportamenti ma anche sui sentimenti dei ragazzi. Un luogo che crea occasioni più che regole, percorsi più che appuntamenti
Nasce il Centro Fandango

Fandango è una proposta educativa offerta dall'Aias (Associazione italiana assistenza agli spastici) a un gruppo di adolescenti disabili. Il suo nome, il suo progetto dinamico e variabile nel tempo, le scelte delle modalità di presa in carico degli utenti e delle loro famiglie, il continuo confronto con i referenti AUSL, la permanenza a tempo determinato degli utenti che lo animano, la presenza a 15 ore settimanali di una Pedagogista e di un medico- psicologo, l'orario degli appuntamenti e degli incontri che lo caratterizzano, hanno costruito una identità visibile nel panorama dei servizi per persone disabili di Bologna. Questa identità è stata riconosciuta da un lavoro che in otto anni ha visto alternarsi la collaborazione ricca e ripetuta con i neuropsichiatri infantili delle AUSL attraverso il rinnovato inserimento di utenti adolescenti, in uscita dalle scuole medie.

La relazione ed il coinvolgimento

L'adolescenza, l'età giovanile, nonostante la presenza di deficit spesso gravi (tali comunque da non permettere l'inserimento dei ragazzi all'interno di percorsi formativi professionali o scuole superiori) sono il cardine primario su cui si sono costruiti idee e progetti di lavoro del Centro. Attorno a questa primaria realtà legata alla età degli utenti, si sono sviluppati binari privilegiati sui quali hanno preso forma le finalità e la metodologia del Centro. Il lavoro imposta le sue basi sulla RELAZIONE e sul COINVOLGIMENTO e dipana i suoi principi verso tre direzioni:

- dimensione soggettiva dell'utente ( ciò che è, che pensa, che desidera, che racconta ...)
- dimensione familiare
- dimensione relazionale
- con i coetanei
- con adulti significativi (educatori e altre figure che dall'esterno collaborano con Fandango).

La CREAZIONE di LEGAMI umani e con l'ambiente, la loro motivazione, la responsabilità che ne deriva, lo scambio tra persone interessate a conoscersi e a percorrere un tratto di strada insieme, sono l'oggetto su cui si sofferma il lavoro degli operatori (educatori e tecnici: gli ET come è spiegato nella pubblicazione "Da Nippur a Ebron", a cura del Centro Fandango).
Questo sfondo, comune a ciascuna successiva scelta operativa, necessita di un continuo confronto tra tutte le figure che vi partecipano: in gioco sono i legami tra gli utenti, con gli operatori; le relazioni degli operatori tra loro; lo scambio con le famiglie e non ultima la collaborazione con i colleghi dei servizi AUSL.
Questa precisa IDENTITA' di intervento si è sviluppata, accresciuta, modificata nel tempo in cui Fandango ha svolto la sua attività, perché diversi nel tempo sono stati gli utenti, le famiglie, le loro reazioni, gli incontri con la quotidianità esterna, le referenze, le scelte dei servizi, gli interessi,

L’attenzione ai sentimenti

Invece di limitarsi a volere indurre nei ragazzi che accedevano al Centro prestazioni più normalizzanti sul piano della motricità, degli apprendimenti, dei comportamenti, l'attenzione degli operatori (ET) ha cominciato a rivolgersi ai sentimenti suscitati dalle disabilità per cercare di capire anche i motivi che stanno dietro alcune condotte dei ragazzi. A poco a poco le nostre idee sugli interventi da usare sono andati sempre più modificandosi e sintonizzandosi.
Il percorso ha via via reso più visibile come da parte di molti evidentemente ci si aspetti ancora, in questa fascia di età, di recuperare abilità non acquisite negli anni precedenti tipiche dell'età evolutiva (leggere, scrivere, calcolare, stare in piedi, orientarsi nello spazio e così via).

Un esercizio che non si esegue senza rete

Non dare attenzione solo a queste aspettative ha evidenziato gli effetti positivi che potevano derivare soltanto dall'interazione con persone INTERESSATE e DISPONIBILI a giocarsi in prima persona.
Questo non e un esercizio che può essere eseguito senza rete, senza un luogo, uno spazio e un tempo in cui dare parole a ciò che succedeva dentro quei legami e alle proposte che ne conseguivano.
In questa ottica le riunioni del gruppo degli operatori ha rappresentato il contenitore in cui confrontare in senso collegiale, accadimenti, informazioni, idee nuove, il significato degli interventi e delle scelte con gli utenti e le loro famiglie, i moti emotivi collegati alla complessità di tanti apporti. Sempre meno ha occupato gli intenti del gruppo di lavoro l'idea di fornire un contenitore programmato e codificato a priori, consapevoli che la scusa di recuperare competenze o migliorare autonomie ha spesso nascostamente la funzione di esentare l'operatore dalla fatica di scoprire, attraverso un lavoro di elaborazione delle proprie emozioni e dei propri meccanismi di difesa, che cosa può esso stesso aver fatto per facilitare o inibire le reazioni dei ragazzi utenti.
Attribuendo la risposta degli utenti alla presenza del deficit, alla loro storia passata, c'era il rischio di non prestare la necessaria attenzione alla situazione presente, perdendo occasioni per migliorare la qualità dei rapporti tra i ragazzi coetanei, il personale del Centro, le scoperte del mondo fuori da Fandango: in fondo rinunciare a proiettarsi in un futuro. OVVIO che tutto questo più che certezze crea incertezze, più che regole crea occasioni, più che ordine crea disordine, più che programmi e obiettivi, percorsi e appuntamenti...

(*) Psicoterapeuta