Se tornavi era meglio

01/01/2003

Parlare ai bambini della morte

 

Beatrice Masini, Bimbo d’ombra, Arka, Milano, 1997

Difficile trovare libri per bambini che affrontino il tema della morte, a maggior ragione quando si tratta di un bambino. Eppure è un tema importante di cui i più piccoli hanno necessità di parlare. Ci riesce molto bene questo libretto che, attraverso le parole di un ragazzino, ci racconta com'è continuare a vivere dopo che il proprio fratello più piccolo è scomparso improvvisamente.

Beatrice Masini, Se è una bambina, Delfini, Fabbri, Milano, 1998

Una mamma e una bambina che si parlano, si raccontano quello che fanno, si confidano pensieri, sentimenti, emozioni. Non ci sarebbe niente di strano se non fosse che il dialogo è reso impossibile dalla distanza incolmabile della morte. Fin dalle prime righe si viene proiettati nei pensieri della bambina e si partecipa ai suoi sforzi caparbi per sentire vicina la sua mamma mentre deve affrontare, sola, la nuova vita, il collegio, la lontananza dall’amatissimo nonno.

“Non facciamo più finta mamma lo so che sei morta per via della polvere e anche lo so che non torni perché nel posto dove sei bisogna starci non si viene via quando si vuole tutti cercano di non dirla quella parola ma tanto io lo so e anche da subito poi ho fatto finta per tanto tempo perché comunque se tornavi era meglio e sapevo anche che se appena potevi di sicuro tornavi ma adesso lo so che non torni (…) io ti racconto le cose perché non sono sicura che vedi tutto ma proprio tutto quello che succede ma anche se sei morta se io ti penso sempre proprio sempre tu rimani con me” (p. 112).

Ma altrettanto vicini ci si sente alla mamma che da “lassù” cerca disperatamente di tenere stretto il filo sempre più sottile che la lega alla terra e in particolare alla sua bambina.

“Ho paura che col tempo ti mi dimentichi, piano piano, paura di diventare il profilo di una foto che sta lì ferma nella sua cornice e alla fine non è più un bel ricordo, ma solo un pezzo di arredamento (…) Mi sembra che tu sia troppo piccola per tutto, sia per tenerti stretti i ricordi di me sia per cancellarli e restare senza niente, senza un passato, senza un pezzo d’infanzia. (…) Forse l’inferno è proprio questo: non essere abbastanza in alto, abbastanza lontani dalla terra, desiderarla ancora e non rassegnarsi all’idea che non la si riavrà”. (p. 43-44)

“Ma è vero che sono pronta? Bambina, la verità è questa: che sono io ad avere bisogno di te. Ormai so che quello che posso fare da quassù, oltre ad apparirti ogni tanto in sogno, è pochissimo. Non posso tener vivi i tuoi ricordi, se non sei tu a rinfrescarli ogni giorno con la tua memoria, e con la voglia di tenerli stretti. (…) Ma io ho bisogno di te. Bisogno di guardarti e vederti crescere e ridere per sapere che non sono passata inutilmente (…) di sapere che sì, sono stata una brava mamma, per il tempo che mi hanno concesso, perché ho una figlia come te, perché ho te come figlia. E’ un male, credo, dipendere da un altro: ma è la condizione dell’amore. E allora io sono piccola e tu sei grande, così come io sono grande e tu sei piccola. Non voglio che mi strappino di mano quel filo che ancora ci lega. Non so se sono capace di aspettare che succeda quello che deve succedere, così, senza dire niente, senza dire nient’altro che sì” (p. 129-130). E così insieme a loro si riflette sulla morte e sulla vita, sulle cose importanti e sulle occasioni da saper cogliere quando si presentano.

Jacqueline Wilson, Alla faccia dell’angelo, Salani Editore, Mi, 2002

E’ una scommessa questo libro al pari di tanti altri dell’ormai nota scrittrice inglese Jacqueline Wilson. Prendere un tema difficile, in questo caso la morte di una ragazzina, è farne occasione per riflessioni importanti usando un punto di vista non scontato, personaggi che ribaltano i luoghi comuni e uno straordinario senso dell’ironia capace di mantenere alto il tono emotivo senza cadere nel pietismo. Vicky e Jade sono grandi amiche. La morte della prima porta un grande dolore ma anche una situazione inaspettata. Vicky, angelo senza ali, è sempre accanto a Jade e come in vita le è vicina, le si impone quasi a causa del suo inalterato carattere forte e dominante fino a quando anche Jade cresce, cambia e riesce a spezzare un filo troppo forte, senza perdere però il ricordo tenace e duraturo di un amicizia che vale. Accanto al tema della morte, infatti, si staglia quello dell’amicizia fra ragazzi così radicale nella capacità di pensare e vivere legami durevoli e “grandi” oltre gli stereotipati sguardi che troppo spesso gli adulti fermano sui più giovani.

Lise Thouin, Palla di sogno, Editori in sintonia & Five Show production, Torino-Milano, 1998

Palla di sogno è un giovane delfino cui spuntano le ali, emblema della trasformazione, del passaggio a nuovi piani dell’esistenza. Attraverso la poesia della metafora, in una dimensione di dialogo, l’autrice affronta il tema della morte, forte della sua esperienza pluriennale con bambini malati terminali. Questa favola, raccontata per la prima volta ad uno di questi bambini, è diventata la chiave per affrontare tutte le trasformazioni della vita, tutte quelle sfide e quei momenti difficili senza i quali non si può crescere.

STRUMENTI

Helen Fitzgerald, Mi manchi tanto!, La Meridiana, Molfetta, 2002

Uno strumento semplice e immediato ma altrettanto profondo e indispensabile per tutti coloro, genitori ed educatori, che non vogliono eludere il dovere di aiutare i bambini a gestire la morte di una persona cara. Spiegare la morte ad un bambino è difficile e proprio per questo spesso si sceglie di tacere o di non dire la verità. Ma la verità, comunicata nel giusto modo, con affetto e partecipazione, aiuta i bambini ad accettare anche le perdite più dolorose permettendo loro di vivere nel modo giusto l’esperienza del vuoto che lascia la scomparsa di una persona cara.

Arnaldo Pangrazzi, Aiutami a dire addio. Il mutuo aiuto nel lutto e nelle altre perdite, Erickson, Trento, 2002

Il testo propone un percorso di lavoro sull’elaborazione del lutto e di altre tipi di perdite a partire dall’esperienza condotta dall’autore negli Stati Uniti in gruppo di auto-aiuto. Spesso, infatti “ i professionisti e i servizi sociali non sono in grado di rispondere e soddisfare la varietà e complessità di bisogni umani legati a esperienze luttuose. Per questo la nascita di gruppi di mutuo aiuto per persone in lutto è diventata una risorsa sociale importante, per affrontare insieme ad altri il cammino della guarigione, rompendo le barriere della paura o della vergogna. Il gruppo rappresenta un luogo per uscire dall’isolamento, dalla depressione, dal vittimismo ”. Il libro si presenta quindi con una serie di indicazioni che possono servire da base per predisporre progetti di realizzazione di gruppi intorno al tema del lutto; i capitoli sono strutturati intorno ai tre nuclei: la trattazione del tema, la riflessione su un racconto e domande attinenti all’argomento proposto.

Clara Virgili, Come parlano della morte i bambini, in Bambini n. 3, marzo 2001