Scuola e nuove tecnologie

01/01/2003

Walter Casamento è un insegnante di scuola elementare a San Giovanni in Persicelo (BO), si occupa di informatica e di ausili e di uso del computer nella didattica; è coordinatore del progetto INDIS (Informatica e Disabilità).

L’ausilio, in particolar modo quello tecnologico, è uno strumento importante per l’integrazione scolastica di uno studente disabile?
Dopo molti anni di esperienza sono convinto che l’ausilio è fondamentale nell’esperienza didattica di un bambino disabile, ma è anche importante sapere che non ci sono scorciatoie nell’uso di questo strumento. Per poter usare questo ausilio tecnologico è importante un lavoro di collaborazione tra l’insegnante e l’Usl; i soldi molto spesso ci sono per acquistare computer, ma se è l’insegnante a scegliere da solo su catalogo si rischia di commettere degli errori; è importante la collaborazione con la Usl, anche se a volte ci sono delle valutazioni diverse. Può capitare anche il caso che l’Usl non intenda collaborare.
Comunque i risultati più belli si hanno quando c’è questa collaborazione tra Usl, scuola e famiglia; in questa situazione l’insegnante si deve occupare prevalentemente di didattica e di metodologia.

Dove trovare un ausilio e come sceglierlo?
Io lavoro a stretto contatto con gli insegnanti di sostegno, a cui do il mio contributo nelle possibilità di utilizzo del computer non sotto un aspetto tecnico-informatico ma curando principalmente i percorsi didattici e la metodologia da usare con il bambino.
L’ausilio deve essere un momento dell’attività della giornata e non deve essere slegato dalle altre attività. In questo modo il percorso didattico è più completo. Se un bambino ha problemi di mobilità, facciamo un esempio, l’attività in palestra fiancheggia quella con il computer, così le attività astratte e cognitive sono parallele a quelle più corporee. L’attività al computer serve come rinforzo agli apprendimenti.
Ricordo un caso: c’era un bimbo con la sindrome di down che stava sempre sotto il banco la prima settimana di scuola; a lui piaceva accendere le luci e le fotocopiatrici; seguendo questo interesse lo abbiamo avvicinato al computer e ha cominciato a seguire un’attività didattica.
E’comunque importante metodologicamente parlando, collegare l’uso del computer con qualcosa di fisico e concreto (ad esempio stampando i lavori eseguiti e colorandoli).
Nell’uso del computer a scuola permangono molte concezioni sbagliate; nella mentalità di alcuni insegnanti il computer viene considerato un premio (quando invece è solo un ausilio che ti permette di lavorare meglio).

L’organizzazione della scuola incide sull’efficacia nell’adozione di un ausilio?
Spesso tra la individuazione dell’ausilio e l’uso dello stesso passa molto tempo perché i tempi delle scuole sono lunghi. Noi come scuole del distretto scolastico di San Giovanni in Persiceto (Bologna) ci siamo messi in rete e abbiamo fatto il progetto INDIS (INformatica e DISabilità) che ci permette di avere una banca del software e hardware e degli ausili concordati tra insegnati, tecnici e famiglie. Questo materiale viene utilizzato dall’ Usl del territorio, dalle scuole e dalle famiglie. Abbiamo fatto questo per velocizzare i tempi. Questo permette anche uno scambio di esperienze su questo materiale.
Per quanto riguarda il software utilizzato ogni volta che non troviamo quello giusto scriviamo ai programmatori di cambiarlo, dandogli delle precise indicazioni.
Per quanto riguarda le risorse la scuola oggi ha la possibilità per investire in questo campo e spesso lo fa, l’elemento critico semmai è sempre quello degli organici.

Lei parla della situazione emiliana o italiana in generale?
Io ho girato per l’Italia e vedo che a Bologna siamo privilegiati; non per niente sul territorio esistono parecchie ditta hardware e software, vi è la presenza dell’Asphi (Associazione per lo Sviluppo di Progetti Informatici per gli Handicappati ).
Nel resto d’Italia oramai esistono dei centri, nel sud però sono rari e a volte isolati.

L’ausilio non va vissuto come una risposta ma come un mezzo al problema dell’integrazione, capita a volte l’opposto?
Sicuramente il computer è uno strumento che può essere più pericoloso del videoregistratore o della macchina fotocopiatrice, rischioso se usato male, ovvero non dandosi dei tempi e degli obiettivi. Il rischio è che il bambino sia lui a scegliere i tempi e non l’insegnante; invece deve essere proprio quest’ultimo a fare in modo che il computer non divenga un pretesto di isolamento per l’alunno disabile. L’aula attrezzata o il computer non devono divenire un pretesto per parcheggiare il bambino disabile fuori dalla classe.
 
Può fare degli esempi concreti?
Una delle storie più belle è stato l’uso del computer con un touch screen (dove usi il dito come mouse) con un bimbo autistico. L’insegnante era riuscita a capire come utilizzarlo con questo ragazzo. E in effetti l‘uso di questo strumento aveva fatto fare un passo enorme nella relazione interpersonale. Usando il dito sullo schermo, apparivano delle forme e lui doveva toccarle; dopo poco tempo aveva capito l’interazione causa ed effetto; poi ha cominciato ad abbinare dei colori, poi a comprendere il concetto di forma (data una forma la trascinava su quella corretta).
Esistono anche storie negative; ricordo un bambino down di 5 elementare che stava al computer tre ore e mezza su 4 di lezione e l’insegnante di sostegno non era in grado di gestirlo; il mezzo era diventato dominante, esclusivo e privo di un apprendimento vero. Qui il problema era l’insegnante a dire il vero.

Parole chiave:
Comunicazione, Cultura