Saranno famosi SARANNO FAMOSI

01/01/1989 - Andrea Pancaldi

Approfittiamo del recente dibattito apparso sulla stampa circa la proposta di
nominare Rosanna Benzi senatrice a vita per soffermarci un attimo sul ruolo che
svolgono all'interno del dibattito sull'handicap le persone handicappate
“famose” naturalmente non vogliamo riferirci al personaggi del mondo
sportivo e dello spettacolo divenuti handicappati, ma a coloro che all'interno
ci associazioni, gruppi, movimenti, partiti, svolgono una azione di carattere
culturale e politico sui temi dell'handicap.


Certamente la situazione in questo terreno è camb'ata rispetto ad una volta;fino ad una decina di anni fa non c'era
spazio, salvo rari esempi, che per le eccezioni che finivano inevitabilmente perconfermare le regole dell'handicap come settore di esclusione e marginalità.Poi le cose, anche se molto timidamente, sono cambiate e, ad esempio, i più diquaranta libri scritti da persone handicappate negli ultimi sei/sette anni, nesono concreta testimonianza. Quaranta è un numero che comincia ad avere unaconsistenza anche politica, oltre che culturale, ed il ruolo dell'eccezionequindi può cominciare ad essere messo in discussione.
Vorremmo tuttavia soffermarci su due aspetti particolari di questo tema, purnella consapevolezza che saper gestire la propria "diversità famosa"non è cosa semplice ed a volte, oltre alla significativa testimonianza edimpegno di cui si è portatori, è possibile inciampare in contraddizioni ederrori. Ben vengano però gli errori, significa che si sta agendo, che ci si stamettendo in gioco in prima persona e questo per le persone handicappate è statosempre un lusso che solo poche eccezioni hanno potuto concedersi.
Riattualizzando il discorso ci sembra che diversi segnali indichino chesull'handicap", per amore o per forza si sta ripartendo. Si riparterimescolando argomenti triti e ritriti (leggi barriere architettoniche), siriparte per forza (i bambini socializzati negli anni 70 sono diventati adulti e di questo non si può farefinta, né tantomeno si può riciclare a vita ('"utenza" nei centridiurni o nella formazione professionale) si riparte per amore (sport, nuovetecnologie, sessualità, scopi e struttura dell'associazionismo, ad esempio,sono terreni di grandi possibilità di discussione e crescita culturale). Siriparte riaccendendo il dibattito sui termini da usare (handicappato? disabile?portatore di handicap?). Il tema stesso dell'handicap, per le suecaratteristiche di ambito amplificatore delle contraddizioni della società,diventa terreno di movimento, incontro e scontro tra le diverse forze politichenel loro muoversi e rinnovarsi nella società. Essere handicappato, oltre che"addetto ai lavori" può rappresentare, all'interno di questopanorama, una carta importante per la "doppia credibilità" di cui siviene investiti; quella di tipo "tecnico" (essere un politico, unassessore, un tecnico del settore, autore di un libro, ecc.) e quella di tipo"esperienzale"(ovvero l'essere handicappato e riassumere in sé la"storia" dell'handicap). Questa situazione può essere moltoprivilegiata e può portare ad una visione delle cose estremamente significativaed innovativa, quindi feconda per il dibattito culturale e politico, quando sisappia resistere al rischio, ed alla strategia, del presenzialismo e si sappiavalorizzare il ruolo delle "periferie" (ad esempio i movimenti digruppi locali nel sociale, le persone con meno potere nei rapportiinterpersonali ecc.) senza abitare sempre e solamente "in centro" traconvegni, conferenze stampa, televisione, ministri, assessori-Altro rischiopossibile è quello del ripetersi e di non avere tempo per "ricercare"ed evolvere le proprie proposte, cadendo nell'errore, imperdonabile per unopinion leader degli anni '90, di dimenticare che gli italiani sono affetti dasindrome da telecomando e quindi rischiano di sentire su Canale 5 quello chehanno già sentito un minuto prima su HA11 e sentiranno due ore dopo su RAI 3.
Passando al campo editoriale registriamo che senz'altro alcuni dei libri prodotti dalla periferia sono molto più belli e significativi di altri scritti"al centro" che, sebbene più famosi e propagandati, in alcuni casirischiano di essere in parte delle "operazioni".
Mario Barbon ed il suo "non ho rincorso le farfalle" (Ed. Dehoniane)sono, dopo poche recensioni, ben presto tornati nell'anonimato della periferia,ma hanno fatto senz'altro un pezzette della storia dell'espressionedell'handicap in Italia.
Tenendo conto di quanto detto finora ci sorge qualche perplessità nel sentireannunciare trionfalmente "...le nuove tecnologie informatiche e dellecomunicazioni permetteranno a Rosanna Ben-zi di essere sempre presente ai lavoridel Senato (e non solo - NDR)". Paradossalmente si potrebbe dire che ilpolmone di acciaio, e la immobilità a cui costringe, hanno reso un granservizio a Rosanna non facendola certo cadere nel rischio del presenzialismo. DiRosanna si conoscono il nome e la foto del volto; una identità quindi precisaed essenziale e proprio anche per questo, oltre al fatto di essere in gamba, l'informazione non riesce astrumentalizzarla più di tanto pur dedicandole spazi amplissimi. Dialogare ecollaborare col centro, ma vivere in periferia, essere protagonista econtemporaneamente far parte integrante delle sfondo, queste forse alcune delleabilità e capacità per uscire dagli schem dell'eroe o dell'emarginato. Ilsecondo aspetto che vorremmo esaminare relativamente agli handicappat"impegnati" è quello del rapporto con la politica. Ci sono staterecentemente alcune piccole polemiche tra la vecchia guardia degli handicappati,passati attraverso le esperienze degli anni 70 relative allo sviluppo deiservizi territoriali, all'enorme dibattito in seno al monde educativo, allostrutturarsi del cosiddetto privato sociale, e le nuove leve che in parteseguono schemi mentali diversi rispetto ai fratelli maggiori. Se crisi delrapporto tra giovani e politica esiste, questo ovviamente coinvolge anche lepersone handicappate. Occuparsi del proprio privato o magari interessarsi attivamentedi sport senza avere dentro il fuoco sacro per l'attivismopartitico, per le assembleee, per i coordinamenti o le riviste alternative, nonci sembra necessariamente indice di snobbismo o di indifferenza. Forse l'impegno(politico?) segue altre strade, si alimenta di altri sentimenti e viaggia versoprospettive modificate. Ogni passaggio generazionale propone di queste dinamicherispetto alle quali il confrontarsi può essere anche difficile.
Che ci siano, timidissimi, in questo caso, segnali di un confronto anche trahandicappati giovani ed handicappati "un pò meno giovani" ci sembrapositivo, anzi decisamente bello. Significa uscire dallo schema di unacategoria, gli handicappati, cui la dimensione del tempo, dell'età, nonappartiene (l'handicappato come "etemo bambino" ne è un esempio), perconquistare il diritto ad appartenere ad una generazione, quindi alla storia,quindi, in ultima analisi, conquistare il diritto ad essere persona.

Pubblicato su HP:
1989/5