S come Sesso

01/01/2002 - Stefano Gorla

“Papà, cosa vuol dire handicappato?” chiede Mafalda, la bambina terribile dei fumetti creata da Quino. Il padre risponde: “Va’ a giocare, Mafalda, non sono cose per la tua età”. Mafalda se ne va brontolando: “Ho capito si tratta di sesso!”.
In un altro delizioso quadretto famigliare, il Padre di Mafalda rispondendo ad una Mafalda alquanto seccata dica: “Ma Mafalda, anche se io ti spiegassi il problema del Vietnam, tu non lo capiresti!”. E lei: “Certo perché sono scema!”. Il padre spazientito: “Non è che sei scema! È che non è una cosa per bambini!”. “Ah, no?” riprende Mafalda perplessa. “No!” gli fa eco il padre. “E se melo spieghi senza le parti pornografiche?” incalza Mafalda.
Nelle battute di Mafalda, si trova la fedele rappresentazione della comprensione della realtà di una bambina (per quanto terribile!) che ha imparato, grazie al contesto sociale e famigliare, a considerare il sesso materia imbarazzante. Se poi lo si accosta, o unisce all’handicap, l’imbarazzo è sommo. Per qualche strana ragione, forse una proprietà transitiva, il trattare del sesso o dell’handicap richiede le stesse cautele, suscitano gli stessi pudori. E siamo solo nella fase di contiguità verbale, si parla di sesso e lo si accosta imprudentemente all’handicap. Se poi si tentano di coniugare i due termini si entra nella lussureggiante giungla dei tabù.
Eppure il fumetto, con una certa dose di coraggio assieme a spregiudicatezza non ha disdegnato di cimentarsi in questo connubio dall’alto potenziale di deflagrazione sociale.
Un fumetto simpaticamente in bilico tra il grottesco e il crudele come Cico & Pippo di Altan ( ), che non teme di trattare fra le sue strisce dell’argomento sesso.
Cico & Pippo sono un’assortita coppia composta da genitore e figlio, Cico è un uomo cieco dalla nascita e Pippo il suo irriverente figlioletto, occhi vicari della cecità del padre. Le strisce, graficamente solo abbozzate, sono composte da crudeli dialoghi tra i due, dove Pippo non disdegna di colpire il padre, sia fisicamente che moralmente, facendogli pesare la cecità. In genere il babbo incassa, raramente reagisce, soggiogando comunque il figlio con la sua spossante petulanza.
Anche se Pippo fa di tutto per far pesare al cecità al padre o comunque non fa niente per alleviarne il peso, in fondo i suoi rudi interventi sono un arma di difesa verso un padre asfissiante che sembra aver fatto della cecità la sua professione. Altan mostra, senza false remore, come possa esistere il cieco noioso, capriccioso, assolutamente insopportabile senza nessuna pietistica giustificazione, al limite della crudeltà. Non solo. Altan inserisce anche un altro elemento poco presente nella rappresentazione dell’handicap: il tema della sessualità. Ecco Cico che da una parte dice di disprezzare tutto ciò che riguarda il sesso dall’altra rivela le normali pulsioni sessuali a Pippo che, approfittando di queste confidenze, non perde occasione per mettere il padre in situazioni spiacevoli che, amaramente, Cico accetta come “meglio che niente”.
Il sesso in coniugazione handicap è presente anche nel bel volume Andi Andi ( ) di Alberto Preda e Franco Travi dove tra giochi verbali e grafici si mostra la quotidianità del portatore di handicap. Volume che nasce dall’esperienza di condivisione e di emancipazione significata fin dal titolo dall’elisione della H, dove tutte le scene di vita quotidiana sono coniugate in andi. Ecco allora i titoli: “stravagandi, duellandi, affittandi, graziandi, andifurto” e la vignetta che sostiene la lettura; per “stravagandi” troveremo un equilibrista con le stampelle, per “andifurto” un uomo in carrozzella completamente avvolto da una catena con un enorme lucchetto. In questa serie troviamo anche le vignette della sottoserie “amandi” dove alle carrozzelle vengono applicati particolari e sofisticati meccanismi per permettere l’attività sessuale o il sublimato sogno di “sandi in paradiso” dove l’amico in carrozzella è accompagnato da una donna procace.
Se il sesso al tempo dell’handicap è sublimato nel sogno o rimandato nella speranza, restano le aspettative dei personaggi e il sogno si fa malinconia o sofferenza.
Ecco la sofferenza di Concrete, personaggio più volte citato in questo succinto dizionario, il gigante di pietra che sogna e desidera anche solo una lontana sollecitazione dei sensi, una carezza, un contatto pelle a pelle, che ormai può solo nostalgicamente ricordare. Lui metafora perfetta, uomo, disabile a cui è stato negato il sasso ma persino la fisicità.
Anche per Tesla, la giovane vampira comprimaria nella avventure di Dampyr ( ), la fisicità dell’amore resta un sogno, o forse solo un desiderio. Per quanto attratta da Harlan non può coronare il suo sogno. Harlan Draka, infatti, è un dampyr, un uomo dove coesistono il principio del bene e del male, un eroe non solo umano.
Il dampyr è una categoria realmente presente nel folklore slavo: è il figlio di un vampiro e di un essere umano, un mezzosangue, l’incarnazione dell’unione tra bene e male, l’esasperazione del doppio racchiuso in ognuno.
Il suo sangue è velenoso per i vampiri, unica arma con cui opporsi ai vampiri, categoria che nel fumetto non è vista con il vezzo postmoderno della simpatia. I vampiri in Dampyr sono malvagi, sono il male incarnato. Vivono e agiscono nelle zone dell’eclissi della ragione, nella violenza compiaciuta e gratuita, nella guerra e nella rappresaglia teppistica. Svuotano l’uomo della sua umanità, della sua vitalità, del suo esaltante e tragico destino del vivere e del morire. I vampiri trasformano l’uomo in non-morto e oppongono uomo ad uomo, secondo la logica efferata della violenza. Su queste coordinate si inserisce la figura atipica di Tesla, vampira rinnegata, reietta dei reietti, disadattata nel suo mondo, perennemente fuori luogo, incapace di riconoscersi nel suo stato, nella sua corporeità. Costretta a nutrirsi succhiando sangue, melanconicamente impossibilitata al contatto sessuale. Figura estrema del rapporto handicap e sesso.
Ma non tutto è perduto nelle lande dell’handicap disegnato, ogni tanto emergono tratti di speranza. Ecco allora la figura di Barbara Gordon, la prima Batwoman, per una serie di vicissitudini trasformarsi da supereroina a paraplegica. Di Barbara Gordon si ricorda un’intensa storia d’amore con Dick Grayson (Nightwing), una storia d’amore che ha sottolineato la normalità dell’amore al tempo dei paraplegici. Uno spiraglio a lumeggiare un mondo timoroso, incapace di trovare le parole per esprimere bisogni e desideri. Parole che il mondo dei comics, a volte, riesce a fornire.

NOTE
Altan, Cico & Pippo. La crudeltà fatta in casa, Edizioni Glénat Italia, Milano, 1986
2Alberto Preda - Franco Travi, Andi Andi, C.L.A.S. editrice, Bergamo, 1984.
3 Serie pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore, creata da Mauro Boselli e Maurizio Colombo. Il primo numero è uscito nell’aprile 2000.

età”. Mafalda se ne va brontolando: “Ho capito si tratta di sesso!”.
In un altro delizioso quadretto famigliare, il Padre di Mafalda rispondendo ad una Mafalda alquanto seccata dica: “Ma Mafalda, anche se io ti spiegassi il problema del Vietnam, tu non lo capiresti!”. E lei: “Certo perché sono scema!”. Il padre spazientito: “Non è che sei scema! È che non è una cosa per bambini!”. “Ah, no?” riprende Mafalda perplessa. “No!” gli fa eco il padre. “E se melo spieghi senza le parti pornografiche?” incalza Mafalda.
Nelle battute di Mafalda, si trova la fedele rappresentazione della comprensione della realtà di una bambina (per quanto terribile!) che ha imparato, grazie al contesto sociale e famigliare, a considerare il sesso materia imbarazzante. Se poi lo si accosta, o unisce all’handicap, l’imbarazzo è sommo. Per qualche strana ragione, forse una proprietà transitiva, il trattare del sesso o dell’handicap richiede le stesse cautele, suscitano gli stessi pudori. E siamo solo nella fase di contiguità verbale, si parla di sesso e lo si accosta imprudentemente all’handicap. Se poi si tentano di coniugare i due termini si entra nella lussureggiante giungla dei tabù.
Eppure il fumetto, con una certa dose di coraggio assieme a spregiudicatezza non ha disdegnato di cimentarsi in questo connubio dall’alto potenziale di deflagrazione sociale.
Un fumetto simpaticamente in bilico tra il grottesco e il crudele come Cico & Pippo di Altan ( ), che non teme di trattare fra le sue strisce dell’argomento sesso.
Cico & Pippo sono un’assortita coppia composta da genitore e figlio, Cico è un uomo cieco dalla nascita e Pippo il suo irriverente figlioletto, occhi vicari della cecità del padre. Le strisce, graficamente solo abbozzate, sono composte da crudeli dialoghi tra i due, dove Pippo non disdegna di colpire il padre, sia fisicamente che moralmente, facendogli pesare la cecità. In genere il babbo incassa, raramente reagisce, soggiogando comunque il figlio con la sua spossante petulanza.
Anche se Pippo fa di tutto per far pesare al cecità al padre o comunque non fa niente per alleviarne il peso, in fondo i suoi rudi interventi sono un arma di difesa verso un padre asfissiante che sembra aver fatto della cecità la sua professione. Altan mostra, senza false remore, come possa esistere il cieco noioso, capriccioso, assolutamente insopportabile senza nessuna pietistica giustificazione, al limite della crudeltà. Non solo. Altan inserisce anche un altro elemento poco presente nella rappresentazione dell’handicap: il tema della sessualità. Ecco Cico che da una parte dice di disprezzare tutto ciò che riguarda il sesso dall’altra rivela le normali pulsioni sessuali a Pippo che, approfittando di queste confidenze, non perde occasione per mettere il padre in situazioni spiacevoli che, amaramente, Cico accetta come “meglio che niente”.
Il sesso in coniugazione handicap è presente anche nel bel volume Andi Andi ( ) di Alberto Preda e Franco Travi dove tra giochi verbali e grafici si mostra la quotidianità del portatore di handicap. Volume che nasce dall’esperienza di condivisione e di emancipazione significata fin dal titolo dall’elisione della H, dove tutte le scene di vita quotidiana sono coniugate in andi. Ecco allora i titoli: “stravagandi, duellandi, affittandi, graziandi, andifurto” e la vignetta che sostiene la lettura; per “stravagandi” troveremo un equilibrista con le stampelle, per “andifurto” un uomo in carrozzella completamente avvolto da una catena con un enorme lucchetto. In questa serie troviamo anche le vignette della sottoserie “amandi” dove alle carrozzelle vengono applicati particolari e sofisticati meccanismi per permettere l’attività sessuale o il sublimato sogno di “sandi in paradiso” dove l’amico in carrozzella è accompagnato da una donna procace.
Se il sesso al tempo dell’handicap è sublimato nel sogno o rimandato nella speranza, restano le aspettative dei personaggi e il sogno si fa malinconia o sofferenza.
Ecco la sofferenza di Concrete, personaggio più volte citato in questo succinto dizionario, il gigante di pietra che sogna e desidera anche solo una lontana sollecitazione dei sensi, una carezza, un contatto pelle a pelle, che ormai può solo nostalgicamente ricordare. Lui metafora perfetta, uomo, disabile a cui è stato negato il sasso ma persino la fisicità.
Anche per Tesla, la giovane vampira comprimaria nella avventure di Dampyr ( ), la fisicità dell’amore resta un sogno, o forse solo un desiderio. Per quanto attratta da Harlan non può coronare il suo sogno. Harlan Draka, infatti, è un dampyr, un uomo dove coesistono il principio del bene e del male, un eroe non solo umano.
Il dampyr è una categoria realmente presente nel folklore slavo: è il figlio di un vampiro e di un essere umano, un mezzosangue, l’incarnazione dell’unione tra bene e male, l’esasperazione del doppio racchiuso in ognuno.
Il suo sangue è velenoso per i vampiri, unica arma con cui opporsi ai vampiri, categoria che nel fumetto non è vista con il vezzo postmoderno della simpatia. I vampiri in Dampyr sono malvagi, sono il male incarnato. Vivono e agiscono nelle zone dell’eclissi della ragione, nella violenza compiaciuta e gratuita, nella guerra e nella rappresaglia teppistica. Svuotano l’uomo della sua umanità, della sua vitalità, del suo esaltante e tragico destino del vivere e del morire. I vampiri trasformano l’uomo in non-morto e oppongono uomo ad uomo, secondo la logica efferata della violenza. Su queste coordinate si inserisce la figura atipica di Tesla, vampira rinnegata, reietta dei reietti, disadattata nel suo mondo, perennemente fuori luogo, incapace di riconoscersi nel suo stato, nella sua corporeità. Costretta a nutrirsi succhiando sangue, melanconicamente impossibilitata al contatto sessuale. Figura estrema del rapporto handicap e sesso.
Ma non tutto è perduto nelle lande dell’handicap disegnato, ogni tanto emergono tratti di speranza. Ecco allora la figura di Barbara Gordon, la prima Batwoman, per una serie di vicissitudini trasformarsi da supereroina a paraplegica. Di Barbara Gordon si ricorda un’intensa storia d’amore con Dick Grayson (Nightwing), una storia d’amore che ha sottolineato la normalità dell’amore al tempo dei paraplegici. Uno spiraglio a lumeggiare un mondo timoroso, incapace di trovare le parole per esprimere bisogni e desideri. Parole che il mondo dei comics, a volte, riesce a fornire.

NOTE
Altan, Cico & Pippo. La crudeltà fatta in casa, Edizioni Glénat Italia, Milano, 1986
2Alberto Preda - Franco Travi, Andi Andi, C.L.A.S. editrice, Bergamo, 1984.
3 Serie pubblicata dalla Sergio Bonelli Editore, creata da Mauro Boselli e Maurizio Colombo. Il primo numero è uscito nell’aprile 2000.

Parole chiave:
Creatività, Cultura