"RITMìA", dall'ascolto del corpo al fare musica

01/01/2006

RITMìA è una nuova pratica di propedeutica musicale basata sull’espressione corporea che si propone di avvicinare i bambini alla musica in modo spontaneo e creativo, attraverso un percorso strutturato che valorizza le capacità e le predisposizioni proprie di ciascuno. Servendosi dell’integrazione dei linguaggi non verbali, tecniche grafico-pittoriche e gioco, l’educazione musicale diventa inoltre un tramite per superare le differenze individuali, in modo che anche i bambini stranieri o i soggetti in difficoltà possano trovare un più equilibrato inserimento all’interno del gruppo.
È a partire da un’analisi dettagliata delle metodologie di propedeutica musicale per bambini dai tre ai dieci anni abitualmente in uso che si è inserito il percorso innovativo di RITMìA: a seconda delle parti del corpo che il bambino muove e delle posture che assume nel gioco, derivano particolari sensazioni che egli interpreterà con gesti dal preciso significato simbolico. Per esempio, correre in punta di piedi con le braccia aperte gli permette di imitare il volo, mentre camminare pesantemente a quattro zampe suggerisce situazioni completamente diverse. Anche tramite l’interscambio con gli oggetti che lo circondano, il bambino sperimenta se stesso e si propone al mondo esterno mostrando di volta in volta calma, aggressività, fragilità, forza, ecc. Per comunicare le sue sensazioni tende a identificarsi con le immagini più diverse, per esempio un leone quando vuole esprimere aggressività e irruenza, oppure una farfalla per indicare fragilità e leggerezza.
Le sonorità che il bambino produce spontaneamente eseguendo i vari movimenti accentuano la sua immedesimazione nel simbolo. Durante il gioco, i suoni del respiro e della voce, i rumori creati dai movimenti e dalla manipolazione degli oggetti diventano prolungamenti del corpo nello spazio. Attraverso il loro insieme (suoni deboli e forti, successioni lente e veloci, tessiture acute e gravi, differenti timbriche) il bambino raggiunge gli altri, inducendo stati emotivi che comportano reazioni corporali toniche o motorie.
Con una guida adeguata i piccoli possono imparare facilmente che ciascun suono è la diretta conseguenza di un preciso movimento o della sollecitazione di un oggetto specifico, e che ogni sonorità è strettamente legata all’immagine espressa tramite i vari gesti. Sperimentando movimenti e suoni, ogni bambino può assumere le sonorità che più gli appartengono, invitare gli altri a viverle nel gioco, accompagnarli e a sua volta mettere in pratica le proposte dei compagni. In questo modo il suono diventa un linguaggio comune che ha il potere di suscitare sensazioni e reazioni. Con queste premesse, fare e ascoltare musica anche a livelli elementari acquista valore di comunicazione artistica, un veicolo per convogliare le emozioni che ogni individuo esprime attraverso la propria creatività.
RITMìA si richiama alla pratica della psicomotricità, che tuttavia, pur utilizzando la stimolazione sonora, non ha mai prestato sufficiente attenzione alla simbologia del suono in rapporto al movimento. Trova interazione anche con altre metodologie di didattica della musica, con l’educazione artistica, la danza, la drammatizzazione e le discipline orientali, tra cui lo yoga. Si possono evidenziare numerosi collegamenti con l’insegnamento della lingua italiana e della matematica.

Gli strumenti musicali di RITMìA
In questa nuova pratica di propedeutica musicale la scelta degli strumenti da proporre ai bambini non è casuale ma deriva da una ricerca etnomusicologica ben precisa. Si sono privilegiati alcuni tra gli strumenti musicali primitivi ( tamburo, flauto, voce e respiro, sonagli), che oltre ad avere un chiaro valore simbolico sono facili da reperire e possono servire come oggetti di uso comune nella mediazione con gli altri. Ciascuno di questi strumenti ha caratteristiche specifiche e, a seconda della forma, del materiale e del modo in cui viene sollecitato, mette in vibrazione determinate zone del corpo e induce posture, movimenti e sensazioni particolari.
Ogni strumento inoltre, viene usato per ricercare differenti sfumature timbriche. I bambini sono invitati a percepire le sensazioni che derivano da sonorità deboli o forti, acute o gravi, lente o veloci, imparando a scegliere e combinare il materiale sonoro per creare piccole composizioni da proporre agli altri e a cui dare un significato.
L’uso di questi strumenti è di per sé sufficiente a permettere la stimolazione di tutte le parti del corpo, la realizzazione di innumerevoli posture e andature e l’attuazione dei parametri musicali di base, ma potrà essere integrato con strumenti a corde, altri strumenti a fiato, vari tipi di idiofoni e con l’ascolto di brani musicali.

I “silenzi”
Insegnare ai bambini la percezione del silenzio è senza dubbio un obiettivo importante e ambizioso. Per la maggior parte di loro, infatti, fare silenzio significa semplicemente non parlare, e solo pochi si rendono conto che per non produrre alcun suono è necessario anche restare immobili. L’immobilità, tuttavia, è una condizione estranea alla natura dei piccoli, per i quali il movimento non è soltanto fonte di conoscenza ma anche di piacere. Abituare i bambini a mantenere brevi attimi di staticità intervallati dalla pratica motoria è un ottimo metodo per avvicinarli all’ascolto del respiro e alla percezione degli stati di rilassamento, di concentrazione, e alla ricerca di sensazioni. È altresì facile verificare che interrompendo all’improvviso il suono che accompagna qualsiasi movimento, il corpo tende spontaneamente a fermarsi in una posizione che conserva l’eco dei gesti appena eseguiti. Di conseguenza, questi attimi di immobilità-silenzio potranno essere usati per enfatizzare la percezione dei suoni e dei gesti precedenti o successivi all’immobilità.
Nella pratica di RITMìA il movimento deve avere connotazioni ben precise per enfatizzare la percezione delle sensazioni create dai suoni, e le posture da eseguire nell’immobilità dovranno essere scelte accuratamente. Il percorso prevede l’introduzione di posizioni e tecniche respiratorie tratte dallo yoga, che proprio per le loro caratteristiche permettono di stimolare particolari zone del corpo e facilitare la ricerca di sensazioni anche nel silenzio.

Il gioco dell’albero che cresce
Muovetevi liberamente in ogni direzione immaginando di essere semi di alberi trasportati dal vento. Il soffio del vostro respiro, che imita il sibilare del vento, vi accompagna. I piccoli semi in volo scenderanno verso la terra, si risolleveranno e si scontreranno. La guida, un compagno precedentemente incaricato, cantando un suono grave (basso), fermerà il volo dei semi, che cadranno al suolo. A questo punto, se la guida emetterà una nota acuta (alta), pronunciata piano, eseguirete la posizione yoga del piccolo albero: se la nota emessa dalla guida sarà invece acuta e forte farete la posizione yoga del grande albero. Manterrete la postura suggerita dal suono fino a che la guida non eseguirà il soffio del vento con il respiro. Il vento staccherà altri semi dagli alberi e il gioco potrà ricominciare da capo. 

Questa è la posizione del piccolo albero: 
 
Per eseguirla: 
in posizione eretta con i piedi uniti, mantenere la gamba destra tesa e piegare lateralmente la gamba sinistra, portando la pianta del piede ben appoggiata all’interno del ginocchio destro. Inspirando giungere le mani al petto ed espirare. Nel ritorno inspirare, e poi espirando sciogliere la posizione delle braccia e delle gambe. Eseguire la postura anche sull’altro lato. 
Questa è la posizione del grande albero: 

Per eseguirla: 
in posizione eretta con i piedi uniti, mantenere la gamba destra ben tesa e piegare lateralmente la gamba sinistra. Afferrando la caviglia sinistra, portare il tallone in appoggio al perineo della gamba destra. Inspirando sollevare lateralmente le braccia portandole tese sopra il capo, con le mani giunte. Espirando piegare i gomiti e sfiorare con le mani il vertice della testa. Nel ritorno, inspirare, e poi espirando sciogliere la posizione delle braccia e delle gambe. Eseguire la postura anche sull’altro lato. 
Gli strumenti musicali consigliati sono la voce e il soffio del respiro. 
Per eseguire le sonorità piano e forte si deve prima produrre un suono spontaneamente: aumentando la pressione del fiato il suono diviene più forte, diminuendo la pressione il suono si fa più debole. Si possono sperimentare e ottenere innumerevoli sfumature di intensità. 
Suggerimenti per la pratica 
Nella fase di movimento libero che rappresenta il volo dei semi, si può alternare l’andatura di corsa a un procedere più tranquillo. Durante la corsa l’emissione del soffio del vento deve essere intensa, nell’andatura lenta sarà invece debole. In questo modo si sottolinea la stretta correlazione fra movimento e respiro. Il seme nella terra può essere rappresentato con una posizione rannicchiata e il passaggio da questa postura alle posizioni dell’albero deve essere lento. Ciò permetterà di percepire meglio l’appoggio dei piedi a terra, per poter mantenere più facilmente la postura in equilibrio. I piccoli potranno capire quanto sia importante la calma e la ponderazione per la buona riuscita di ogni azione. Le posizioni dell’albero si devono eseguire su entrambi i lati per equilibrare la percezione e le funzioni della parte destra e sinistra del corpo. Nel gioco dopo aver fatto la postura su un lato è opportuno che la guida ripeta la nota acuta, per indicare l’esecuzione della posizione dalla parte opposta. 
I perché di questo gioco 
L’ascolto di suoni acuti dà un forte impulso nervoso: i suoni gravi sono invece più distensivi. Le sonorità di forte intensità richiamano l’estroversione mentre l’introversione è evocata da quelle più sommesse. Le posture in cui il corpo è seduto o sdraiato al suolo danno solitamente sensazioni di stabilità e tranquillità. Per questo motivo si è associato un suono grave alla posizione a terra, che rappresenta il seme. La nota grave, inoltre, portando l’attenzione verso il basso, enfatizza la caduta dei semi al suolo. Un suono acuto è bene espresso da posizioni in piedi o dove il corpo, esteso verso l’alto, fa percepire una sensazione di movimento, di attivazione. Le sonorità nel piano si associano a dimensioni di chiusura, che portano all’introspezione; quelle nel forte a dimensioni di apertura ed espansione. Date le premesse, la nota acuta cantata piano e forte è un ottimo stimolo per rappresentare sia la crescita progressiva dell’albero verso il cielo che le due posizioni dell’albero, delle quali una è in chiusura e l’altra completamente aperta verso l’alto. L’utilizzo della voce permette di enfatizzare la stimolazione data dai suoni acuto e grave. La voce, che esce direttamente dal corpo dell’esecutore per entrare nel corpo di chi ascolta, consente pertanto una penetrazione simbolica e stabilisce quindi una comunicazione profonda. Questo mezzo sonoro è anche da considerarsi il primo e il più importante mediatore con la realtà circostante. Il suono vocale della madre viene infatti percepito dal bimbo fin dalla fase prenatale, e dopo la nascita è proprio questa voce che egli ricercherà come punto di riferimento costante. Attraverso la voce si espleta il linguaggio idiomatico. Il fischio del vento in accompagnamento al procedere libero permette una maggiore identificazione nei semi in movimento. 
Benefici 
Il gioco porta a un maggiore autocontrollo. Il bambino amplia la percezione dello spazio in cui si muove, definendo le dimensioni alta e bassa, migliora la prontezza di riflessi, aumenta la coscienza respiratoria nell’esecuzione del respiro del vento e acuisce la sensibilità uditiva ascoltando e confrontando le differenti altezze e intensità dei suoni.

Per saperne di più:
www.ritmia.com

 

Parole chiave:
Gioco, Scuola ed educazione