Riabilitazione virtuale

01/01/1994 - Nicola Rabbi

Le possibilità offerte dalla realtà virtuale hanno già delle applicazioni pratiche, ancora poche e in fase sperimentale, che permettono, senza far volare l'immaginazione verso scenari fantascientifici, di verificare fin da adesso la loro utilità. E' il caso della riabilitazione neuromotoria di un paziente disabile, dell'addestramento dei non vedenti e, anche, della funzione terapeutica nei confronti dei tossicodipendenti. Ma esistono anche delle controindicazioni.Un film americano di un paio di anni fa, "Il tagliaerbe", raccontava proprio la storia di un ritardato mentale che grazie alla realtà virtuale potenzia le proprie capacità fino a farlo diventare un superuomo; la connessione con la disabilità che fa il primo film sulla realtà virtuale, forse non è casuale, e significa ad ogni modo una serie di possibilità che ora si possono aprire per le persone svantaggiate.
Il sistema virtuale, ad esempio, può essere di grande aiuto nella riabilitazione neuromotoria.
"La realtà aumentata - afferma Alberto Rovetta del Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano - cioè la realtà che associa ad immagini reali altre immagini inventate dal computer, costituisce già un metodo di valutazione per la misura dei gradi di attenzione della persona lesa...Inoltre rispetto alla riabilitazione tradizionale, gli ambienti offerti dalla realtà virtuale risultano essere molto più stimolanti di qualsiasi palestra "reale"".

Un sistema di guida virtuale

Un esempio pratico può essere rappresentato dal sistema di simulazione di guida che permette di monitorare le prestazione e le variazioni fisiologiche. L'esperimento condotto su alcuni volontari che si prestavano a guidare in un ambiente virtuale è stato portato avanti da una equipe formata dall'istituto Scientifico S. Maria Nascente, dalla Fondazione Don Gnocchi e dalla Medicina riabilitativa dell'ospedale di Passirana. "Il nostro punto di arrivo è lo sviluppo di modelli per il recupero cognitivo di individui che abbiano subito lesioni cerebrali - spiega Luigi Pugnetti, membro dell'equipe - la realtà virtuale può contribuire a rendere più efficace il lavoro diagnostico e quello riabilitativo grazie alle possibilità di simulare le situazioni che mettono alla prova le capacità di adattamento, la possibilità di condurre un'analisi più valida del comportamento, la possibilità di facilitare l'apprendimento delle strategie alternative (tramite un coinvolgimento più globale) e infine la possibilità di stimolare in vario modo la consapevolezza dei deficit e dei progressi".

Il progetto "MOVE"

Che senso può avere la realtà virtuale per un non vedente? Può averlo grazie alla creazione di una realtà virtuale unicamente acustica. A questo proposito si è formato il progetto "MOVE" (Mobility and Orientation in Virtual Enviroment) che ha l'intento di impiegare la realtà virtuale come strumento di sostegno alla riabilitazione per acquisire delle abilità percettive alternative in soggetti non vedenti.
"Al contrario di ciò che potrebbe succedere durante la riabilitazione in situazioni reali - afferma Stefan Von Prondzinski, presidente dell'Associazione Nazionale Istruttori di Orientamento e Mobilità - un errore grave nell'interazione con la realtà virtuale si paga al massimo con un "game over", ma non con la vita".
In questa particolare applicazione il cieco è dotato di una speciale cuffia idonea per la localizzazione del suono e di un bastone virtuale che facendolo oscillare permette al non vedente di spostarsi nella realtà virtuale e di addestrarsi.

Al posto della droga la realtà virtuale?

Le applicazione della realtà virtuale spaziano in campi molto diversi, anche in quello della terapia per le tossicodipendenze. In questo caso la realtà virtuale si pone come "modalità terapeutica aggiuntiva alla lenta

detossicazione". In che modo? Fornendo al tossicodipendente, durante le immersioni nel mondo virtuale, delle esperienze piacevoli tali da soddisfare quel desiderio della sostanza che spesso porta alla ricaduta.
Questa applicazione può comportare delle conseguenze negative: la prima è che si possa creare una sorta di dipendenza dalla realtà virtuale magari parallela a quella dalla sostanza. La seconda è che l'eccessiva frequentazione della realtà virtuale possa essere propedeutica all'uso delle droghe.
Se questi sono pericoli che non si possono ancora valutare in pieno rimane il fatto che la realtà virtuale, creando un mondo parallelo e immaginario a quello reale, contiene in sé delle prospettive contraddittorie, sia nel senso di una maggiore autonomia della persona svantaggiata che in una sua fuga dal reale e in una ulteriore forma di emarginazione.