Riabilitazione su Base Comunitaria in Mongolia

01/01/2000 - Redazione

La filosofia del progetto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si chiama Riabilitazione su Base Comunitaria (RBC) è di estremo interesse per chi, come noi di “HP-Accaparlante”, pensa che le problematiche legate allo svantaggio non possano essere affrontate solo con un approccio medico o tecnico-riabilitativo, ma coinvolgendo la comunità ed esplorando altri linguaggi, non solo prettamente scientifici.
Le parole di Sunil Deepak, medico responsabile dei progetti dell’AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau), chiariscono bene la prospettiva da cui si muove la RBC:
“La filosofia della RBC si può riassumere nel vedere la persona nella sua globalità. Non si può separare ad esempio l’educazione dalla riabilitazione, non dobbiamo occuparci solamente di singoli ‘pezzi’ della persona, come fanno gli specialisti. Dal lavoro all’aspetto sanitario, dalla partecipazione alla vita quotidiana, allo sport, alla cultura: lo sforzo è di vedere tutte le cose insieme. Lo sviluppo della medicina occidentale ha influenzato la cultura dei paesi più poveri nel senso di dire: basta avere la tecnologia e gli esperti e si può fare tutto. Questo atteggiamento si basa su istituzioni e strutture costose. In realtà c’è poca attenzione alla continuità dei progetti, e l’ultima fase rischia di essere quella dell’arrangiarsi. Quando andiamo nei Paesi più poveri siamo abituati a guardare gli ospedali e a contare quanti sono i medici e terapisti, e quando non li vediamo diciamo che non esiste niente. La RBC, invece, dice che ci sono tantissime risorse (i genitori, gli amici, la comunità…) che vogliono fare qualcosa e che fanno quello che possono, come ad esempio andare dallo sciamano e fare sacrifici. Se tu dai loro la possibilità di acquisire qualche strumento in più, qualche conoscenza, loro sono pronti a fare qualcosa in più. Non puoi sostituire il ruolo dei professionisti, ma ci sono tanti aspetti cui i professionisti non possono dedicarsi: è, diciamo, una riabilitazione complementare.”
Ciò è tanto più vero quando consideriamo Paesi come la Mongolia, dove le distanze e il nomadismo di una parte della popolazione impediscono un approccio “europeo”. La Mongolia è divisa in 22 unità amministrative principali, comprese 21 unità territoriali (aimag) e la capitale Ulaanbaatar. Un aimag può arrivare ad avere fino a 27 unità territoriali (somons). In Mongolia ci sono 331 somons e 1550 unità territoriali più piccole (bags). La capitale Ulaanbaatar è suddivisa in 121 servizi distrettuali chiamati horoo. Ulaanbaatar non è solo la capitale del Paese, ma anche il centro economico, d’affari e culturale. Gli altri due centri urbani del Paese, Darhan e Erdenet, sorsero a metà del ’900 e sono diventati centri industriali (ad esempio per l’estrazione mineraria) e d’affari. In Mongolia, il centro aimag è la sede amministrativa del governo locale, e anche la sede delle istituzioni legali, dei teatri, degli ospedali, degli uffici d’affari, delle scuole e delle industrie. La maggior parte della popolazione aimag lavora nell’industria leggera, nei servizi e nelle piccole imprese d’affari. La popolazione locale (bag) tende a lavorare nell’agricoltura e nell’allevamento e principalmente conduce una vita nomade. I mongoli migrano con i loro greggi a seconda dei cambiamenti di stagione e delle condizioni meteorologiche. Tipicamente i loro accampamenti stagionali sono localizzati ai bordi dei loro somons e bags nonostante la siccità, gli zuds (forti nevicate) e altri disastri naturali, che possono spingerli in diversi posti. I loro spostamenti rendono più difficoltoso per loro l’accesso alle cure mediche e ad altri servizi.
Uno dei principali problemi che affrontò la Mongolia fu il passaggio da un mercato economico centralizzato a uno aperto, che ha generato nuove povertà. Nel 1998, l’Indagine sugli Standard di Vita della Popolazione ha scoperto che il 35,6% della popolazione era povera, di cui il 19,7% molto povera. Nel 2000 i dati riportavano un 38,3% della popolazione povera, di cui il 16,3% molto povera.
Attualmente la povertà è indubbiamente un problema molto sentito in Mongolia. Agli inizi degli anni ’90, mentre gli standard di vita si indebolivano, la popolazione riusciva ancora a preservare sufficientemente gli ambiti dell’educazione e della salute e ciò permetteva di sostenere un livello di vita decente. Con l’aumento della povertà la situazione sta peggiorando. Le principali cause di povertà sono: la disoccupazione, i disastri naturali così come la siccità e i temibili zuds, le forti nevicate che impediscono l’accesso ai prati destinati al pascolo degli animali. Oltre a ciò è in aumento la percentuale della popolazione disabile.

La strategia della RBC
Nel 2003 l’équipe nazionale di RBC ha focalizzato l’attenzione sull’identificazione delle disabilità e delle persone disabili. Già da alcuni anni il progetto di RBC effettuato in Mongolia stentava a decollare. Si è pensato quindi di organizzare un workshop sull’individuazione tempestiva della disabilità da parte dei membri del comitato RBC locale. Il workshop è stato organizzato regionalmente nelle aree che realizzano il progetto RBC. Un’indagine per campione è stata fatta in ogni area selezionata, dove tutti i membri addestrati del comitato RBC parteciparono. Il manuale Individuazione tempestiva dei bambini sotto i cinque anni fu tradotto nella lingua mongola e fu il principale libro utilizzato dai membri addestratori.
Fra gli altri progetti RBC realizzati da AIFO in Mongolia ne vogliamo ricordare uno in particolare, dedicato all’educazione dei bambini con difficoltà nello sviluppo. Lo scopo del progetto è dare l’opportunità ai bambini con disabilità di svilupparsi come gli altri bambini non disabili e in particolare di integrarli nelle scuole principali. Si è introdotto a tal fine un modulo in RBC nel curriculum di studi degli studenti laureandi presso l’Università di Pedagogia. Attualmente, in base ai loro desideri, otto studenti hanno creato un “Gruppo di Studenti” volontari che aiuteranno i bambini disabili. Quest’anno 280 studenti hanno dato un esame su Scienza dei deficit (Defectology, Pedagogia speciale). Un importante passo è stato la valutazione di 71 lezioni standard per i bambini con difficoltà visive, uditive o relative alla parola, ma anche con ritardo mentale, nelle scuole normali e speciali in collaborazione col Ministero dell’Educazione.
Un micro-progetto sull’inclusione dei bambini con disabilità è stato realizzato nella Scuola dell’Infanzia n. 17 del Distretto del Suhbaatar. Complessivamente sono stati coinvolti 17 bambini con difficoltà motorie e d’apprendimento. Tutti i bambini disabili sono stati visitati dal dottore della Scuola d’Infanzia n. 10, specializzato nelle paralisi cerebrali infantili e, in quel territorio, l’unico specialista per i bambini con difficoltà nel movimento. I bambini disabili hanno avuto aiuti ortopedici adatti ordinati dalla sezione di Ortopedia, anch’essa realizzata dall’AIFO nel 2000. Tutti gli insegnanti della scuola dell’infanzia e i genitori dei bambini disabili sono stati coinvolti in un seminario generale, organizzato dall’AIFO e dal gruppo di RBC nazionale. Come risultato, i genitori e gli insegnanti hanno iniziato un percorso di approfondimento delle tematiche relative alle disabilità e soprattutto hanno compreso l’importanza di integrare i loro bambini nelle scuole normali.
Rimangono molte difficoltà: non ci sono in Mongolia dati statistici adeguati relativi alla disabilità, persiste una mancanza di consapevolezza da parte della popolazione nei riguardi delle persone disabili, c’è un forte turn-over del personale della RBC (dottori, insegnanti e volontari).
Per risolvere queste difficoltà è necessario un lavoro di ricerca e coscientizzazione capillare. Ad esempio avere dei propri dati statistici relativi alla disabilità è un’attività essenziale per la RBC, come anche formare i membri del comitato locale di RBC sulla necessità di un metodo con cui fare le visite casa per casa. È necessario, infine, migliorare la partecipazione dei membri del comitato locale di RBC. Si potrebbe fare molto con una campagna di sensibilizzazione sulla disabilità, cercando di trasmettere un cambiamento degli atteggiamenti attraverso radio, TV e quotidiani.
Per finire, ancora le parole di Sunil Deepak: “Quando si lavora con le persone nei villaggi si fanno cose bellissime, ma purtroppo si coinvolgono solo poche persone. Bisogna cercare di coinvolgere i governi nazionali per costruire delle politiche per i disabili. Cerchiamo contatti con quanti più Ministeri possibili, Lavoro, Sanità, Educazione, Affari Sociali. Quando ci sono, bisogna rinforzare le strutture che già esistono. Ad esempio nei villaggi non c’è solo volontariato, ma ci sono anche gli insegnanti, che sono portatori di informazioni e non solo distributori di servizi, e possono andare nelle case, parlare con le persone. Le persone disabili e le loro famiglie devono uscire dall’isolamento, devono capire che insieme hanno più forza, possono cominciare a parlare come gruppo dei loro problemi e vedere quali soluzioni esistono. Agenzie esterne, che sia AIFO o il governo, possono arrivare fino a un certo punto. Solo quando le persone cominciano a reclamare i loro diritti può avvenire un cambiamento.”

Per saperne di più:
www.aifo.it