Regali, doni, pacchi e...pacchetti vita - Superabile, agosto

26/03/2010 - Claudio Imprudente

Siamo in estate indubbiamente, l’atmosfera esterna ce lo ricorda con una certa regolarità. A ricordarcelo anche la marea di campi estivi e campi solari che vengono organizzati in tutto lo “stivale”.
Proprio la scorsa settimana ho partecipato come educatore ad una animazione-formazione rivolta a ragazzi e ragazze dell’Azione Cattolica…ogni volta che sento il nome mi torna in mente il celeberrimo brano di Zucchero, il cui ritornello ad un certo punto ci invitava a “salvare il giovane dallo stress e dalla….”, avete capito…
Comunque, nonostante il consiglio di Fornaciari, l’animazione con l’A.C. si è svolta, ruotando attorno al tema del “prossimo”: chi è il nostro prossimo, cioè, chi è l’altro? E’ un regalo?
Per stimolare i ragazzi, ho ricordato loro che nel periodo natalizio, chi da Babbo Natale, chi da Gesù, chi dalla Befana, più o meno tutti riceviamo dei regali, ma il punto è: a quale categoria appartengono i regali ricevuti? A mio avviso possono appartenere a due categorie principali: quella del regalo-dono e quella del regalo-pacco. Ovviamente i “pacchi” ci fanno paura, li temiamo, ci deludono e vorremmo rispedirli al mittente, perché c’è poco da fare, se un regalo è un pacco difficilmente riusciremo a nobilitarlo e a renderlo un dono.
Come per gli oggetti, così anche per le persone in carne e ossa la distinzione può funzionare: l’altro, il prossimo può essere un regalo-dono o un regalo-pacco, e senza scartarlo non possiamo saperlo. Fin qui il paragone regge: anche di un oggetto non possiamo sapere niente finché non lo liberiamo dagli incartamenti.
Ma le persone, che sono cose vive e mutevoli, ci danno tante possibilità in più, perché “resistono” a qualsiasi classificazione e all’attribuzione definitiva di un valore, di un giudizio. Cosa voglio dire? Con le persone, la fase di svelamento, quella in cui acquisiamo consapevolezza, quella in cui scartiamo, non ha mai fine, si rinnova di continuo e può restituirci dei risultati sempre diversi.
Tanto che, ne sono convinto, le persone in realtà non possono mai essere definitivamente un regalo-pacco; perché sia così, tutto dipende da noi, dalla nostra volontà di cambiarci, di spostare il nostro punto di vista e di tornare su quell’oggetto-persona prima sbrigativamente valutato come “pacco”.
E un bambino disabile cos’è? Un regalo-dono o un regalo-pacco? Leggete questa bellissima lettera, che gioca col termine “pacchetto”, in realtà con un significato leggermente diverso da quello di questa mia piccola introduzione, ma sempre ad intendere qualcosa che ci è dato così, e sta a noi trovare il modo di valorizzare, scartando e riscartando.

Caro Claudio, la mia bimba, Maddalena, è nata con la sindrome di Down, “pacchetto vita” che comprende oltre alla cardiopatia, ad una certa goffaggine fisica ed una notevole somiglianza a Gengis Khan, anche appunto il ritardo psichico.
Penso che avere una testa che funziona sia uno strumento fondamentale per costruirsi una vita che si realizzi nel percorso che tu chiami “dalla sfiga alla sfida”! Probabilmente (mai dire mai!) la mia bambina questo strumento non lo avrà e questo mi fa temere (magari erroneamente) che sarà più emarginata di qualunque tetraplegico con un cervello tale da consentirgli di tessere relazioni interpersonali di un certo tipo e di battersi per i propri diritti in virtù di quell’intelligenza che contempla la consapevolezza!
Non sono sicura di essere riuscita a spiegare bene quello che intendo: Maddalena è la mia quinta figlia (cosa vuoi sono una persona profondamente ottimista e con una grande fiducia nella vita!), perciò la mia esperienza di mamma è quanto meno plurima, ed ho potuto constatare che, se con i figli normali (quelli con un patrimonio cromosomico standard!) il problema è “COSA gli insegniamo!?”, con Maddalena la cosa si ribalta, “COSA IMPARIAMO!?”. E’ lei che ogni giorno ci insegna qualcosa: a non dare niente per scontato, a non essere prevenuti in nessun contesto, a misurare tutte le cose con un altro metro molto più attendibile e vero, capace di mettere al riparo da pericolosi abbagli!
La mia BGM (come noi la chiamiamo – Bambina Geneticamente Modificata!) ha solo due anni e mezzo, eppure ha già cambiato la vita di molte persone, se solo potessi trovare il modo di far capire alla società il valore del suo esserci!!! Con affetto e stima, Valeria.

Non aggiungo niente, mi sembra superfluo. Ricordate solo che, ancor prima di imparare a ricevere o a donare, dobbiamo imparare a scartare i regali, a Natale, a Pasqua e anche sotto l’ombrellone. Scrivete come sempre a claudio@accaparlante.it o cercate il mio torrido profilo su Facebook.

Claudio Imprudente

 

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Testimonianze-Esperienze