R come Rat-man

01/01/2002 - Stefano Gorla

Sfortunato. Limitato. Imbranato. Indelicato. Un topo si aggira fra le pagine del fumetto italiano e non è il noto roditore americano. Il suo nome non brilla per fantasia ma la sua parabola ha dello stupefacente. Premi, riconoscimenti, attestati di stima hanno fatto di Rat-man e di Leo Ortolani, il suo alter ego di carne, creatore e disegnatore, il fenomeno fumettistico della seconda metà degli anni Novanta. Un’idea del fenomeno è data dagli ultimi riconoscimenti avuti da Leo Ortolani. All’interno del noto Cartoon on the Bay, festival internazionale dell’animazione televisiva tenutosi a Positano (Na) nell’aprile dello scorso anno, Ortolani ha ricevuto il Pulcinella Net Award, premio per il miglior filmato d’animazione presentato per il web: un filmato di soli 3 minuti legato alla sua serie fumettistica Venerdì 12. Mentre Rat-man, il personaggio per antonomasia di Ortolani, ha vinto le elezioni del fumetto svoltesi nel gennaio 2001 nelle fumetterie di tutt’Italia. 5600 voti che hanno permesso al topo outsider di sbancare ogni pronostico surclassando personaggi quotati come Tex Willer, Lupo Alberto, e Alan Ford. A questo successo è seguita una dichiarazione che bene delinea l’orizzonte del nostro eroe: “Il successo non mi ha dato alla testa. Resto il semplice ragazzo di Betlemme che tutti conoscono”.
È la rivincita della marginalità, del disadattato, del perennemente fuori tempo e fuori luogo che s’impone come paradigma.
Rat-man è un personaggio a fumetti che utilizza tutti i registri dell’umorismo, dall’ironia al sarcasmo, dal sorriso solare allo sghignazzo più indecoroso. È un eroe da fumetto in cui è impossibile identificarsi eppure possiede una forza magnetica, capace di attrarre simpatia e attenzione, dedizione e smisurato senso di piacere.
Le origini di Rat-man, inquietante topo con la faccia da scimmia, sono narrate nella sua prima comparsa nel mondo dei fumetti: “Una misteriosa figura si aggira, senza pace per i vincoli della città…fruga tra le ombre della notte, come per trovare un significato alla sua esistenza…Mentre i ricordi tornano alla sua infanzia, segnata da un doloroso ricordo…quando perse entrambi i genitori ad una svendita in un grande magazzino” (1).
Rat-man nasce come un guastatore del mondo dei fumetti. Il suo genere preferito, sempre praticato, è quello della parodia. Assumendo questo registro appare sulla fanzine Made in U.S.A. e sul mensile Star Comix, dopo una fugace comparsa su di un supplemento de L’Eternauta. Siamo nel 1992 e il simpatico topo, nato nel 1989, viene presentato come una sorta di scimmiottatura di Batman. La parodia è un genere rischioso e difficile da gestire, Ortolani (2) riesce splendidamente nel suo intento anche grazie a una notevolissima conoscenza del mondo dei fumetti, soprattutto l’universo supereroistico americano, delle sue strategie e strutture narrative. Ortolani non si limita semplicemente a giocare con un soggetto prefissato, a mettere in ridicolo tic e manie di questo o quel personaggio o di un genere. Inserendo nel suo fumetto elementi tipici delle strutture narrative della Marvel degli anni d’oro, quella del duo Stan Lee e Jack Kirby, compie un’operazione più complessa.
Ortolani si rivela abilissimo a utilizzare stilemi, linguaggio, ritmi narrativi, enfasi dei dialoghi tipici della Marvel all’interno del suo fumetto ora ironico, ora parodistico, sempre esuberante e ad alto tasso di divertimento. Ma non solo. Ad Ortolani riesce un’operazione che gli permetterà, negli anni, di raggiungere un pubblico molto vasto. Grazie a una connaturata vena umoristica ben coniugata con quella parodistica, infarcisce le sue storie di una serie di dettagli buffi e spassosissime trovate. Questo permette diversi livelli di lettura dei suoi fumetti. La sua alchimia di elementi funziona perché riesce ad appassionare e a divertire l’impenitente lettore appassionato di fumetti superoistici americani e, contestualmente, anche colui che ne è quasi digiuno. Se ci sono sfumature che alcuni lettori possono cogliere, queste si presentano solo ad un livello d’approfondimento; resta uno strato base umoristico percepibile da tutti. È forse questa formula che ha consentito un successo così vasto della saga di Rat-man: un fumetto umoristico di grana fina, fatto di sfumature.
Rat-man comincia la sua avventura decidendo di indossare un costume e di combattere il crimine. Un inizio usuale per i supereroi anche se per quanto riguarda Rat-man non solo non conosciamo la sua identità segreta ma questa sembra non esistere; di lui non si sa nulla, neanche il nome. Nella sua esistenza tutto sembra essere in deficit, dal nome all’intelligenza, dall’arguzia alla prestanza fisica. Un fragilissimo monumento di inettitudine che si mostrerà assolutamente tenace nella sua lotta per la sopravvivenza, il diritto di esistere: sfortunato, magrolino, un po’ stupido, marginale.
Una marginalità che si sposa con la dimensione del sogno. Rat-man sogna di essere un supereroe (inconsapevole della formula dei fumetti supereroistici degli anni Sessanta: supereroi con superproblemi). In preda a questo suo sogno, quasi un delirio, non riesce neanche ad organizzare una strategia efficace di costruzione del suo sogno. Si concentra disperatamente sui dettagli. Primo fra tutti sul costume (essenza del supereroe da fumetto). Sappiamo che in questa annosa e strategica scelta un postino avrà un ruolo fondamentale nella costruzione della sua identità d’eroe. Busserà alla porta mentre il nostro è dilaniato intorno alla scelta del simbolo d’associare alla sua personale lotta contro il male: il postino gli consegnò una copia di Topolino e… il resto è storia!
Il gioco dei rimandi, fumettistici e non, nasce con Rat-man che come iniziale parodia di Batman assume i tratti tipici dell’eroe della DC Comics: vive in un lussuoso maniero con un maggiordomo, ha perso entrambi i genitori, con un costume maschera la sua identità. Un clone di Batman? Forse. Certo, nella prima avventura appare un avversario di Rat-man che è un evidente omaggio al Joker, eterno antagonista di Batman, un tragicomico personaggio dal nome: il Buffone. Personaggio che immetterà sulla scena Topin, il topo meraviglia, un’evidente analogia con Robin, ma già dalla seconda avventura gli scenari si fanno diversi. Compare il Ragno, un aracnide vero che dopo un morso radioattivo assume caratteri umani: avidità, egoismo, spietatezza. Seguono la vera storia del dottor Destino, ex-monaco perseguitato da un Rat-man in grande forma. Quindi le riletture di Wolverine o Elektra, la letale ninja. Ortolani con il tempo diviene un fiume in piena e mette a fuoco la sua poetica riuscendo ad assimilare e a riproporre personaggi e linguaggi pescando dal mondo dei fumetti, dal cinema o dalla televisione, senza scordare la letteratura. Da collante il temibile Rat-man.
Ecco allora The R-File oppure Il Grande Ratzinga. In Operazione Geode troviamo un ratto agente segreto che arriva dritto dritto dai romanzi di Jan Fleming supportati dalla versione cinematografica delle avventure di 007. Ortolani lavora con sagacia sia sui testi sia sulla grafica rendendo espliciti omaggi. Arriva a donare consapevolezza ai suoi personaggi attraverso lo sguardo in camera caro ai cartoni della Warner. Mostra il dialogo con il lettore ma anche con il disegnatore oppure un personaggio disincantato che assalito dalle domande di Rat-man replica: “Non lo so! La prossima volta fatti fare un giornalino più lungo”.
Rat-man e il suo autore, grazie alla gustosa, formula ne hanno fatta di strada. Partiti con le autoproduzioni sono approdati alla Marvel Italia, grazie alla lungimiranza di qualche redattore dotato di una buona dose di autoironia aziendale. È, infatti, nel 1995 che Ortolani lancia la testata autoprodotta Rat-man incontrando favore e fiducia prima delle Edizioni Foxtrot di Marcello Toninelli, quindi delle Edizioni Bande Dessinée e infine della Marvel, che stampa e distribuisce la testata Rat-man completamente prodotta da Ortolani. Con Rat-man collection la Marvel riunisce tutta la produzione di Ortolani aggiungendo alle esilaranti avventure di Rat-man altre serie sempre della produzione di Ortolani (3). E di ristampa in ristampa, esaurite le scorte di Rat-man collection, ecco la nuova ristampa integrale delle avventure del nostro eroe subnormale, in edicola alternandosi alle avventure inedite appare Tutto Rat-man.
Successo e fama per un topino piccolo, piccolo con un dono grande: sa far ridere di sé, delle proprie sconfitte, delle proprie disgrazie. Non è da tutti!


NOTE

1 Leo Ortolani, Tutto Rat-man n.1, Panini comics, 2002.
2 Leo Ortolani è il padre, padrone e creatore di Rat-man.
3 serie come Venerdì 12 o L’ultima Burba, striscia autobiografica dove l’autore racconta le disavventure dei militari di leva.

stupefacente. Premi, riconoscimenti, attestati di stima hanno fatto di Rat-man e di Leo Ortolani, il suo alter ego di carne, creatore e disegnatore, il fenomeno fumettistico della seconda metà degli anni Novanta. Un’idea del fenomeno è data dagli ultimi riconoscimenti avuti da Leo Ortolani. All’interno del noto Cartoon on the Bay, festival internazionale dell’animazione televisiva tenutosi a Positano (Na) nell’aprile dello scorso anno, Ortolani ha ricevuto il Pulcinella Net Award, premio per il miglior filmato d’animazione presentato per il web: un filmato di soli 3 minuti legato alla sua serie fumettistica Venerdì 12. Mentre Rat-man, il personaggio per antonomasia di Ortolani, ha vinto le elezioni del fumetto svoltesi nel gennaio 2001 nelle fumetterie di tutt’Italia. 5600 voti che hanno permesso al topo outsider di sbancare ogni pronostico surclassando personaggi quotati come Tex Willer, Lupo Alberto, e Alan Ford. A questo successo è seguita una dichiarazione che bene delinea l’orizzonte del nostro eroe: “Il successo non mi ha dato alla testa. Resto il semplice ragazzo di Betlemme che tutti conoscono”.
È la rivincita della marginalità, del disadattato, del perennemente fuori tempo e fuori luogo che s’impone come paradigma.
Rat-man è un personaggio a fumetti che utilizza tutti i registri dell’umorismo, dall’ironia al sarcasmo, dal sorriso solare allo sghignazzo più indecoroso. È un eroe da fumetto in cui è impossibile identificarsi eppure possiede una forza magnetica, capace di attrarre simpatia e attenzione, dedizione e smisurato senso di piacere.
Le origini di Rat-man, inquietante topo con la faccia da scimmia, sono narrate nella sua prima comparsa nel mondo dei fumetti: “Una misteriosa figura si aggira, senza pace per i vincoli della città…fruga tra le ombre della notte, come per trovare un significato alla sua esistenza…Mentre i ricordi tornano alla sua infanzia, segnata da un doloroso ricordo…quando perse entrambi i genitori ad una svendita in un grande magazzino” (1).
Rat-man nasce come un guastatore del mondo dei fumetti. Il suo genere preferito, sempre praticato, è quello della parodia. Assumendo questo registro appare sulla fanzine Made in U.S.A. e sul mensile Star Comix, dopo una fugace comparsa su di un supplemento de L’Eternauta. Siamo nel 1992 e il simpatico topo, nato nel 1989, viene presentato come una sorta di scimmiottatura di Batman. La parodia è un genere rischioso e difficile da gestire, Ortolani (2) riesce splendidamente nel suo intento anche grazie a una notevolissima conoscenza del mondo dei fumetti, soprattutto l’universo supereroistico americano, delle sue strategie e strutture narrative. Ortolani non si limita semplicemente a giocare con un soggetto prefissato, a mettere in ridicolo tic e manie di questo o quel personaggio o di un genere. Inserendo nel suo fumetto elementi tipici delle strutture narrative della Marvel degli anni d’oro, quella del duo Stan Lee e Jack Kirby, compie un’operazione più complessa.
Ortolani si rivela abilissimo a utilizzare stilemi, linguaggio, ritmi narrativi, enfasi dei dialoghi tipici della Marvel all’interno del suo fumetto ora ironico, ora parodistico, sempre esuberante e ad alto tasso di divertimento. Ma non solo. Ad Ortolani riesce un’operazione che gli permetterà, negli anni, di raggiungere un pubblico molto vasto. Grazie a una connaturata vena umoristica ben coniugata con quella parodistica, infarcisce le sue storie di una serie di dettagli buffi e spassosissime trovate. Questo permette diversi livelli di lettura dei suoi fumetti. La sua alchimia di elementi funziona perché riesce ad appassionare e a divertire l’impenitente lettore appassionato di fumetti superoistici americani e, contestualmente, anche colui che ne è quasi digiuno. Se ci sono sfumature che alcuni lettori possono cogliere, queste si presentano solo ad un livello d’approfondimento; resta uno strato base umoristico percepibile da tutti. È forse questa formula che ha consentito un successo così vasto della saga di Rat-man: un fumetto umoristico di grana fina, fatto di sfumature.
Rat-man comincia la sua avventura decidendo di indossare un costume e di combattere il crimine. Un inizio usuale per i supereroi anche se per quanto riguarda Rat-man non solo non conosciamo la sua identità segreta ma questa sembra non esistere; di lui non si sa nulla, neanche il nome. Nella sua esistenza tutto sembra essere in deficit, dal nome all’intelligenza, dall’arguzia alla prestanza fisica. Un fragilissimo monumento di inettitudine che si mostrerà assolutamente tenace nella sua lotta per la sopravvivenza, il diritto di esistere: sfortunato, magrolino, un po’ stupido, marginale.
Una marginalità che si sposa con la dimensione del sogno. Rat-man sogna di essere un supereroe (inconsapevole della formula dei fumetti supereroistici degli anni Sessanta: supereroi con superproblemi). In preda a questo suo sogno, quasi un delirio, non riesce neanche ad organizzare una strategia efficace di costruzione del suo sogno. Si concentra disperatamente sui dettagli. Primo fra tutti sul costume (essenza del supereroe da fumetto). Sappiamo che in questa annosa e strategica scelta un postino avrà un ruolo fondamentale nella costruzione della sua identità d’eroe. Busserà alla porta mentre il nostro è dilaniato intorno alla scelta del simbolo d’associare alla sua personale lotta contro il male: il postino gli consegnò una copia di Topolino e… il resto è storia!
Il gioco dei rimandi, fumettistici e non, nasce con Rat-man che come iniziale parodia di Batman assume i tratti tipici dell’eroe della DC Comics: vive in un lussuoso maniero con un maggiordomo, ha perso entrambi i genitori, con un costume maschera la sua identità. Un clone di Batman? Forse. Certo, nella prima avventura appare un avversario di Rat-man che è un evidente omaggio al Joker, eterno antagonista di Batman, un tragicomico personaggio dal nome: il Buffone. Personaggio che immetterà sulla scena Topin, il topo meraviglia, un’evidente analogia con Robin, ma già dalla seconda avventura gli scenari si fanno diversi. Compare il Ragno, un aracnide vero che dopo un morso radioattivo assume caratteri umani: avidità, egoismo, spietatezza. Seguono la vera storia del dottor Destino, ex-monaco perseguitato da un Rat-man in grande forma. Quindi le riletture di Wolverine o Elektra, la letale ninja. Ortolani con il tempo diviene un fiume in piena e mette a fuoco la sua poetica riuscendo ad assimilare e a riproporre personaggi e linguaggi pescando dal mondo dei fumetti, dal cinema o dalla televisione, senza scordare la letteratura. Da collante il temibile Rat-man.
Ecco allora The R-File oppure Il Grande Ratzinga. In Operazione Geode troviamo un ratto agente segreto che arriva dritto dritto dai romanzi di Jan Fleming supportati dalla versione cinematografica delle avventure di 007. Ortolani lavora con sagacia sia sui testi sia sulla grafica rendendo espliciti omaggi. Arriva a donare consapevolezza ai suoi personaggi attraverso lo sguardo in camera caro ai cartoni della Warner. Mostra il dialogo con il lettore ma anche con il disegnatore oppure un personaggio disincantato che assalito dalle domande di Rat-man replica: “Non lo so! La prossima volta fatti fare un giornalino più lungo”.
Rat-man e il suo autore, grazie alla gustosa, formula ne hanno fatta di strada. Partiti con le autoproduzioni sono approdati alla Marvel Italia, grazie alla lungimiranza di qualche redattore dotato di una buona dose di autoironia aziendale. È, infatti, nel 1995 che Ortolani lancia la testata autoprodotta Rat-man incontrando favore e fiducia prima delle Edizioni Foxtrot di Marcello Toninelli, quindi delle Edizioni Bande Dessinée e infine della Marvel, che stampa e distribuisce la testata Rat-man completamente prodotta da Ortolani. Con Rat-man collection la Marvel riunisce tutta la produzione di Ortolani aggiungendo alle esilaranti avventure di Rat-man altre serie sempre della produzione di Ortolani (3). E di ristampa in ristampa, esaurite le scorte di Rat-man collection, ecco la nuova ristampa integrale delle avventure del nostro eroe subnormale, in edicola alternandosi alle avventure inedite appare Tutto Rat-man.
Successo e fama per un topino piccolo, piccolo con un dono grande: sa far ridere di sé, delle proprie sconfitte, delle proprie disgrazie. Non è da tutti!


NOTE

1 Leo Ortolani, Tutto Rat-man n.1, Panini comics, 2002.
2 Leo Ortolani è il padre, padrone e creatore di Rat-man.
3 serie come Venerdì 12 o L’ultima Burba, striscia autobiografica dove l’autore racconta le disavventure dei militari di leva.

Parole chiave:
Creatività, Cultura