Questo fratello... un grande fardello!

06/07/2011 - Alessandra Pederzoli

Il due settembre scorso la BBC1, la celebre emittente pubblica del Regno Unito, ha mandato in onda Coming Down the mountain, un’opera teatrale scritta per la televisione da Mark Haddon, lo scrittore reso celebre anche al pubblico italiano per il suo romanzo Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, il cui protagonista, tra l’altro è un ragazzo autistico.
Un prodotto originale questo trasmesso dall’emittente pubblica inglese, interessante e coraggioso al tempo stesso, capace di mettere in scena un aspetto che spesso rischia di rimanere in penombra e di essere sottovalutato: i problemi, le difficoltà che possono derivare dall’avere un fratello o una sorella con la sindrome di Down. Una tematica interessante sviluppata dal regista, e autore, in un modo caldo, leggero e, a tratti, anche comico.

Il quindicenne David è depresso. Ma sarà anche arrabbiato e infuriato con il padre e con il mondo intero, oltre che con il fratello. Ben, fratello Down di David è causa dei suoi problemi. David sente il peso di avere un fratello come Ben perché sente la sua vita dipendere da lui: finite le lezioni David non può permettersi il lusso di andare a casa da amici, deve riaccompagnare Ben a casa; David non può uscire con una ragazza, c’è Ben da accompagnare di qua e di là. Ma poi, chi sceglierebbe di uscire con uno che ha un fratello così?
Nonostante tutti questi pensieri David trova una ragazza effervescente, Gail, e improvvisamente sembrano scomparire tutte quelle circostanze che parevano rendere la vita di David impossibile. La tranquillità però non dura a lungo: la famiglia infatti decide di trasferirsi dal quartiere benestante e trendy di Londra a Matlock, dove c’è una scuola speciale, perfetta per Ben. Questo è davvero troppo. David si trova distrutti i suoi precari equilibri di adolescente, ancora una volta a causa del fratello. Gail ovviamente lo lascia per un ragazzo che ha un negozio di tatuaggi perché, passi pure il fratello Down, che già di per sé è un bel punto di domanda, ma un ragazzo che in più vive a Matlock poi no. È troppo.
È pesante la reazione di David che infuria con il padre scaricando tutte le delusioni, le fatiche e soprattutto esplicitando quell’enorme rabbia che si alimenta ogni giorno di più nei confronti del fratello Ben. David ha perso la ragazza, gli amici, la scuola. Tutto per andare incontro a un’esigenza del fratello. Il mondo sembra ruotare intorno a lui, la vita della famiglia, David compreso, è in funzione delle debolezze di Ben. E le esigenze e debolezze di David? Le attenzioni si rivolgono a Ben, il resto si adegua, per forza o per amore, ma si adegua.
David non sopporta più questa situazione e trova come unica soluzione l’uccisione del fratello. Non esistono alternative. Così i due partono per il nord del Galles e se non fossero solo due ragazzi, in un paesaggio sostanzialmente diverso, sembrerebbe di rivedere alcune scene del celebre film Rain man. Insieme risalgono il massiccio di Snowdon e una volta in cima David spinge il fratello con l’intenzione di farlo cadere nel precipizio, in cui avrebbe trovato la morte. Il Down che cade dalla montagna. Del resto, è giusto così: l’equa punizione per chi ha distrutto la vita, già di per sé così difficile, dell’adolescente David.
Tutto come pianificato ma qualcosa va storto: Ben infatti non cade nel precipizio e si ferma molto prima, su uno sperone sul quale si fa qualche graffio ma niente di più. David ha fallito, ha tragicamente fallito nel tentativo di eliminare il problema della sua vita. Ben è vivo e David sembra avere la pacata e rassegnata certezza che proprio da lì si deve ricominciare tutto.
Dopo questa esperienza di vita e morte, tutto sembra mettersi al positivo e il rapporto dei due fratelli comincia ad andare decisamente meglio. David incontra Alice, anche lei frizzante e un po’ selvaggia che accoglie Ben. È sempre così carina con lui… Chissà magari avere un fratello Down può essere un aiuto da sfruttare per trovare delle ragazze…
Poi è Ben a trovare una ragazza e tutto va meglio pure in casa. E David, che è un amante dell’arte, smette di dipingere solo teschi e orrori e comincia a dipingere mucche su deliziosi prati di fiori. E la storia finisce.

Narrazione, se vogliamo, anche abbastanza semplice e poco elaborata. Si tratta poi in fondo di una relazione molto difficile, tra due fratelli entrambi nell’età dell’adolescenza: età di per sé difficile a cui si aggiunge il fatto che uno dei due ha la sindrome di Down. Il maggiore dei due vuole eliminarlo. Poco creativo dunque Haddon, nel creare questa storia; probabilmente ha riservato la sua creatività alla presentazione dei personaggi e delle situazioni. Non è facile rendere una problematica del genere riuscendo anche a fare dell’ironia, non è facile creare dei personaggi che mettono in scena queste dinamiche, che siano credibili e mai patetici o troppo costruiti su frasi fatte. L’intento di Haddon, come riporta in alcune interviste pubblicate da “The Guardian”, è proprio quello di smuovere il telespettatore che si “impoltrisce davanti alla televisione la sera, con il telecomando tra le mani”. Riesce a farlo, facendo sorridere e riflettere allo stesso tempo.
Ciò che è particolare nel prodotto inglese è l’aver spostato l’occhio della telecamera dal soggetto disabile al fratello. Ben in realtà non è il protagonista del film tv: David è il protagonista, dai suoi occhi è guardata la realtà e il mondo inquadrato dalla macchina da presa. È David che conduce la storia, perché è lui a “subire” la disabilità del fratello.
Da un lato dunque vediamo il ragazzo Down coccolato dalla famiglia e ascoltato in ogni sua esigenza, dall’altro vediamo la “normalità” messa in crisi da questa disabilità. Coraggioso Haddon nel compiere un’azione di questo tipo capace di smontare da un lato il buonismo di una relazione normodotato-disabile sempre orientata a vedere il disabile nella situazione di difficoltà e il normodotato nella situazione di chi aiuta (e se lo fa, è pure bravo), e dall’altro di mostrare non solo la difficoltà nella normalità ma anche addirittura la rabbia che la disabilità porta nella vita di questo fratello adolescente.
Un punto di vista particolare e, probabilmente anche molto credibile: gelosie tra fratelli sono all’ordine del giorno, se poi uno dei due ha una qualche forma di disabilità forse il rischio aumenta. Haddon forse ha rischiato. Ha rischiato anche la BBC1 a mandarlo in prima serata. Probabilmente qualche telespettatore ha raddrizzato la schiena su quel divano dello zapping; probabilmente qualcuno, invece, ha storto il naso infastidito, perché colpito nel segno da qualche pensiero di fastidio, almeno una volta nella vita, provato verso la disabilità; qualcuno ne sarà anche stato offeso ma forse qualcuno vi si sarà identificato e non per questo si sarà sentito meno buono. Perché in fondo Ben non muore, David comprende, riconosce la sua rabbia e la tramuta in un qualcosa che lo avvicina al fratello. Senza che il mondo attorno ai due fratelli sia cambiato, senza che Ben sia meno Down, ma con un David evidentemente cresciuto grazie a una esperienza che, nel disperato tentativo di allontanare definitivamente i due fratelli, li avvicina inesorabilmente.

 

Parole chiave:
Cultura, Famiglia