Quello strano fascino del bastone

29/06/2011 - Pierluigi Sera

FOREMAN: “Voglio che tu faccia una biopsia della materia bianca cerebrale”. DR. HOUSE: “Ah, certo come darti torto, il mondo è invivibile per chi è dotato di intelligenza superiore, ho sempre invidiato gli animali domestici e i bambini ritardati, […] un millimetro e puoi passare il resto della tua vita senza trattenere la saliva in bocca”. FOREMAN: “Molto meglio disabile che morto”. DR. HOUSE: “Certo hai davanti a te un esempio così sexy, solo che in realtà non è affascinante come sembra...”. FOREMAN: “La biopsia ci dirà esattamente cosa non va”. DR. HOUSE: “Gli antibiotici potrebbero fare lo stesso”. FOREMAN: “È solo un’ipotesi”. DR. HOUSE: “Proviamo e vediamo”. FOREMAN: “Con gli antibiotici ricomincerà il dolore”. DR. HOUSE: “Il dolore ci porta a sbagliare le decisioni, la paura del dolore è anche peggio, spesso…”.
(Dialogo tratto dalla serie televisiva “Dr. House”, Stagione 2, Episodio 21 intitolato “Euforia”)

[…] dovrebbe andare in archivio e chiedere allo Zoppo: una situazione imbarazzante, un individuo insopportabile e scostante. In verità lo Zoppo si chiama Poli Ugo, la sua qualifica è di vice ispettore aggiunto, ma in questura nessuno ormai ricorda né il primo, né la seconda. È diventato lo Zoppo […]
Parlargli, anche solo di lavoro, significa sopportarne il sarcasmo pesante, la sua aria di superiorità e non badare alle offese. In caso contrario si rischia di passare alle vie di fatto, e con lo Zoppo, munito di pesante bastone in aiuto alla gamba destra massacrata, si rischia di prenderle perché non possiede un minimo di umanità. A colpi di bastone ha reso invalido un giovane che gli aveva rubato la bicicletta: fate voi! […]
Il suo modo di comportarsi è certo una maniera di vendicarsi, ma si tratta di una vendetta interiore, fine a se stessa e che non esce dalla mente dello Zoppo. Allora che vendetta è? Ci vorrebbe un Freud e io non ne conosco. Poli Ugo, vice questore aggiunto, è un individuo interessante da seguire. Meno monotono di Sarti Antonio, sergente […]

(Brano tratto da Loriano Macchiavelli, Sarti Antonio e il malato immaginario)

“Il malato immaginario”, titolo evocativo ed esilarante se ci si riferisse alla celebre opera di Molière, e non a una ben congegnata truffa alle casse del servizio sanitario nazionale, una sorta di “tangentopoli” ante-litteram, in cui il “nostro” Poli Ugo, lo Zoppo, come lo chiamano in questura, è intento a smascherare un ardito imbroglio tessuto in una rinomata clinica della Bologna bene, ed “Euforia”, in cui l’arci-noto e televisivo Dr. House, si trova ad affrontare, in una altrettanto facoltosa clinica universitaria made in Usa, una strana malattia che sta divorando il cervello di uno dei suoi più validi collaboratori e che ha come singolare principio un’immotivata e irrefrenabile euforia. Se Loriano Macchiavelli e David Shore, ideatore della serie tv, non fossero distanti nel tempo e nello spazio le analogie sembrerebbero a dir poco imbarazzanti e sarebbero pregati dalla pubblica piazza di fornire i propri alibi. Entrambi i personaggi, novelli Sherlock Holmes, con bastone e buona dose di arroganza, arrancano nella loro particolare ricerca della verità, la propria verità, e buona pace alle leggi e ai regolamenti. Spinti da un enorme spirito di rivalsa sul mondo dei “normali”, angeli scacciati da un paradiso che ormai irridono, sacrificano affetti e salute pur di mettere la parola fine nel terreno dove altri annaspano, sia esso un’incomprensibile malattia, o un intrigato caso di omicidio. Indagatori dell’animo umano, osservatori profondi, pronti a cogliere anche il più lieve cedimento o indecisione nel volto del loro interlocutore, che ne riveli i veri sentimenti e il vero intento, partono dall’assunto che tutti mentono. La fiducia nel genere umano è un lusso che non si permettono: Poli Ugo e Gregory House hanno sperimentato sulla propria pelle l’abbandono, la compassione o l’indifferenza dei loro simili. Fuggono la compagnia degli altri in una insensata e tragica messinscena che sancisca la loro totale autonomia, e se hanno bisogno di qualcuno, usano le persone come pedine di una invisibile e irrazionale scacchiera. Ma la fiducia nel raziocinio, nella razionalità dovrebbe vacillare, perché entrambi sono, se pur superiori alla media, uomini, e per questo fallibili, e forviati e ingannati da falsi indizi percorrono il sentiero che li conduce alla meta incappando in vicoli ciechi e cantonate plateali. È più facile, infatti, cadere nei tranelli e nelle trappole della vita se si cammina accecati dal proprio ego; la sicurezza di avere sempre tutto in pugno, e la situazione sotto controllo, rende tutti, nessuno escluso, più vulnerabili. Le analogie tra i nostri “eroi” finiscono qua, nascono e muoiono in una condizione che li ha strappati dalla loro vita precedente per catapultarli in un limbo popolato da tensioni psicologiche: l’amore/odio per le persone che hanno accanto, il rancore verso un mondo da cui si sentono emarginati o da cui si emarginano essi stessi, la colpa del loro stato che attribuiscono a qualcuno su cui però, non riescono a vendicarsi, l’ex-moglie per il medico e i superiori per il poliziotto. Per il resto sono Dr. Jekyll e Mr. Hide, due facce di una stessa medaglia, ma così opposte… House è l’amico guascone che tutti vorrebbero avere, il cinico malato della vita, che illumina le situazioni con le proprie battute sferzanti e brillanti, lo zio burbero a cui correre in caso di necessità. Il suo rapporto col potere è di sfida, non ossequioso, di scontro fino all’autolesionismo e il fine ultimo è il bene, anche se, travestendosi da dio minore, sancisce quale sia il bene a cui tendere; quando maltratta gli altri è per tirare fuori il meglio delle persone e, in una distorta visione di giustizia, indirizzarli verso la meta, un po’ come quei genitori ottusi che pretendono che i figli leggano l’affetto che hanno per loro dal numero di rimproveri che subiscono. Poli Ugo, invece, è un antieroe, uno che ha scarso rispetto per la vita altrui e vorrebbe vedere morti tutti coloro che non la pensano come lui. Una persona che si riempie di sussiego per i potenti, perché sa di non poterli battere, e calpesta chi ritiene più debole o inferiore. La sua intelligenza è vivida quanto quella di House, ma il suo fine ultimo è quello di incidere una bella “R” rosso sangue sui rapporti sui quali i colleghi si sono arenati, “R” che significa “Risolto”, e sancisce la propria supremazia sugli altri, ma non rivela mai a nessuno le proprie deduzioni, lasciando pericolosi criminali in giro per le strade della sua città e poco importa se quelle stesse persone concorrono a peggiorare le amate mura natie. La propria vittoria non è la lode altrui, un po’ come House, ma il sapere di essere una spanna sopra a tutti e che a lui, a lui no, non la si dà a bere e per ottenere il proprio scopo non esita a usare i malcapitati che hanno la sfortuna di incrociare il suo bastone. Celandosi dietro la veste di questurino, infligge angherie e scorrettezze insensibile a qualsiasi idea di giusto, fedele alla propria idea di giusto, così diverso da Sarti Antonio e dai suoi amati caffè…