"Quella violenza sottile"

01/01/1992 - Viviana Bussadori

"La sessualità? È un problema a prescindere. Hai idea di quanta gente c'è, all'apparenza "normale", che ha problemi di sesso?".
Eccola. Abbiamo appena iniziato a parlare, c'è ancora qualche imbarazzo, ma Cinzia è già venuta fuori. Con tutta la sua pacata combattività. Ventotto anni. Da otto collabora con una comunità per il recupero dei tossicodipendenti. Un paziente volontariato e, da poco più di due anni, l'assunzione come operatrice.

"C'è questo senso comune - spiega Cinzia - per cui chi è diverso vede raddoppiati i suoi problemi relativamente ad ogni sfera della vita".
Si insinua così l'idea di una violenza sottile non paragonabile a quella sparata a grandi titoli dai giornali come ad esempio l'handicappata prostituita dalla madre, lo stupro perpetrato dall'insano di mente o magari dall'extracomunitario. La chiamiamo violenza ma non è la giusta definizione. È impercettibile e quindi meno facile da combattere e ha il sapore dell'isolamento, della marginalità, del rifiuto.
"Al termine della terza media - racconta Cinzia - ho subito una operazione alla schiena, dopo la quale mi hanno messo un busto di gesso. Poi ho iniziato le superiori: volevo fare l'analista di laboratorio. Quell'inverno era freddissimo; per andare a scuola dovevo fare lunghi percorsi in corriera e con il busto era tutto più difficile. Dopo un paio di mesi comunque c'è chi mi ha fatto capire che era meglio se lasciavo perdere: ad un'analista di laboratorio è richiesto l'uso perfetto di entrambe le mani e questo non è certo il mio caso.
Un fatto oggettivo - spiega - ma quello che mi ha fatto male è stato soprattutto il modo con cui ml è stato detto".
Cinzia comunque ha reagito, a testa bassa: "Adesso gliela faccio vedere io" si è detta e poiché a perdere l'anno non ci pensava proprio ha preparato e superato l'esame integrativo per accedere alla seconda: liceo scientifico questa volta, portato a termine senza difficoltà.
Finito il liceo, dopo una breve parentesi universitaria, Cinzia ha optato per il mondo del lavoro. Prima un anno e mezzo di volontariato in una comunità per tossicodipendenti, poi un corso di formazione per addetti del settore. "Eravamo in undici a frequentare questo corso - ricorda Cinzia - organizzato da una cooperativa in vista dell'apertura di una comunità.
L'esito fu estremamente positivo per me, grazie anche all'esperienza di volontariato appena fatta.
Quando però arrivò il momento di scegliere i componenti dell'equipe che avrebbe gestito il centro la risposta fu: "Andresti benissimo ma noi abbiamo bisogno di operatori alla pari; non possiamo permetterci qualcuno che non sia in grado di svolgere autonomamente tutte le attività". Quella volta non reagii subito, dapprima ci fu un momento di sbandamento".
Ma non è solo la caparbietà che ha sostenuto Cinzia fino ad oggi: il rapporto equilibrato con la famiglia in primo luogo che non le ha mai fatto pesare il suo handicap. Poi il rapporto con se stessa. "Sto bene con me - dice -, anzi, ad essere sinceri mi piaccio". E veniamo agli affetti.
"Certo - ammette - tutti dobbiamo fare i conti con uno stereotipo di bellezza, sia maschile che femminile, portato agli estremi e figuriamoci chi ha dei problemi a livello fisico: o li neghi e fai l'angelo o trovi dei compromessi e ti costruisci delle modalità che sono tue per accedere alle cose più "normali", come l'amore.
Quando avevo vent'anni - racconta Cinzia - mi nascondevo dicendo che a me non interessava avere dei rapporti. Pensavo anche di essere in fondo fortunata ad essere una donna perché ritenevo che l'uomo non potesse esimersi da certe cose come il farsi avanti o l'avere una certa prestanza fisica.
Poi è successa una cosa fondamentale: mi sono presa una cotta per un mio amico. Mi guardavo bene dal dirlo ma la cosa era evidentissima. Alla fine lui ha fatto in modo da farmelo ammettere e, sebbene non sia successo niente, è stato importante tirarlo fuori. La verbalizzazione di questo sentimento mi ha fatto capire che poi non era così assurdo.
Qualche tempo dopo, sull'ambiente di lavoro, ho conosciuto Andrea. Dapprima siamo diventati amici, abbiamo fatto le vacanze assieme. Al rientro dalle vacanze, era settembre, abbiamo continuato ad uscire; ricordo che ero sempre io ad invitarlo. Poi, fu una cosa normalissima, una di quelle sere ci siamo messi insieme".