Quando il web è una barriera

01/01/2005 - Nicola Rabbi

Se qualche volta avete delle difficoltà nella lettura di un sito web, se non riuscite a trovare l’informazione che cercate ma sapete che è lì e, ancora, se non riuscite più a orientarvi nella navigazione, non date solo la colpa alla vostra scarsa dimestichezza con l’informatica; spesso l’errore sta a monte, nella progettazione del sito. Progettare bene un sito significa proprio dare la possibilità a chiunque, anche a chi sa solo accendere un computer e dirigere il mouse verso l’icona del programma, di poter raggiungere le informazioni che si desiderano. Un sito ben fatto deve essere usabile e accessibile: se con usabilità si indica la capacità di costruire siti facilmente navigabili e ben strutturati, con il termine accessibilità ci si riferisce al grado di difficoltà che una persona con deficit può incontrare nell’uso di internet.

Usabili e accessibili

Un sito è usabile quando un navigatore riesce a fare facilmente tre cose: riesce a trovare le informazioni ricercate perdendo poco tempo; riesce a orientarsi nel sito e ritornare alla home page; riesce a scaricare da internet il materiale che vuole senza dover aspettare troppo.
Ci soffermiamo ora sul concetto di accessibilità, argomento che riguarda da vicino le persone che hanno un deficit. Il tema dell’accessibilità da parte dei disabili ai siti web è un tema che, al di fuori di certi ambienti, non è molto conosciuto ma che è, ciononostante, molto importante. È importante perché stiamo andando verso un tipo di società in cui l’esclusione dalle nuove tecnologie di comunicazione significa l’esclusione della persona stessa da una soddisfacente vita sociale e lavorativa. È importante perché rendere un sito più accessibile a una persona disabile significa renderlo migliore per tutti gli altri.

Disabilità sensoriali e motorie? No problems

I siti web si stanno sempre più caratterizzando per l’utilizzo crescente di elementi multimediali (video, audio e animazioni); questo può comportare dei problemi per quelle persone che hanno deficit sensoriali. Un non vedente di fronte a una galleria fotografica o a un video dell’eruzione dell’Etna che informazioni ne può dedurre? Ecco allora che il progettista e il redattore delle pagine web devono pensare a un contenuto fruibile il più possibile da tutti. Ritornando al nostro esempio, un file audio che commenti il video o un testo che spieghi le immagini proposte potrebbero risolvere il problema. Teniamo presente che anche gli ipovedenti (molto più numerosi dei ciechi) e i daltonici possono confondersi ma anche in questo caso, la scelta di un carattere dal corpo più grande, o la decisione di non caratterizzare un sito solo attraverso l’uso del colore, possono facilitare la comprensione a queste persone. Un discorso simile vale anche per chi ha un deficit uditivo e non può sentire, in parte o del tutto, i file audio; la sottotitolazione di ogni “parlato” o la sua spiegazione riassuntiva possono ovviare al problema.
I disabili motori non hanno particolari difficoltà nell’usare il web (una volta che hanno risolto i loro problemi relativi all’hardware e al software nell’utilizzo del computer) tranne nel caso in cui debbano compiere movimenti molto precisi con il mouse.
In ogni modo, tutte le varie difficoltà possono essere risolte tecnicamente, il problema semmai è quello culturale per cui si progettano siti e pagine web pensando a un utente medio indifferenziato. Paradossalmente una delle caratteristiche del digitale è proprio la sua flessibilità, la sua adattabilità; approfittiamone dunque.
Farlo subito costa oltretutto molto meno che farlo dopo; pensate alle nostre città e a come è difficile e costoso adattare gli edifici perché non abbiano più barriere architettoniche e pensate invece come diventa più funzionale ed economico progettare fin dall’inizio le case a misura di tutti! Lo stesso discorso vale per le tecnologie: progettarle fin da ora accessibili a tutti, significa evitare di farlo con maggior fatica successivamente.

I disabili intellettivi, i dimenticati

Molti, anche fra chi di queste cose si occupa, ignorano che una delle barriere più diffuse è rappresentata dalla difficoltà dei contenuti veicolati da internet, che sono indecifrabili da parte di persone che hanno un deficit cognitivo (ma sono difficili da interpretare anche per gli anziani o per gli immigrati che non conoscono bene la nostra lingua).
Ci troviamo di fronte a un mezzo di comunicazione nuovo, che come tale possiede alcune regole proprie da imparare. Se questa difficoltà è concreta e occorre una certa abitudine nell’uso degli ipertesti (come s’impara a guidare una macchina così si deve imparare a navigare in un ipertesto, come è di fatto un sito web), chi ne fa il progetto dovrebbe avere l’accortezza di essere semplice e chiaro nella disposizione degli elementi che compongono la pagina web. Un lettore dovrebbe sempre sapere in che punto si trova del sito, come può tornare alla pagina di partenza e come può trovare le informazioni che cerca nel modo più immediato. Anche per quanto riguarda la scrittura valgono le regole della semplicità e della brevità. Costruendo un sito in questo modo si fa un servizio a tutti, lo ripeto, non solo alle persone con deficit cognitivo. Una rara iniziativa che va in questo senso è rappresentata da “Dueparole”, prima rivista (ideata da Tullio De Mauro) e poi sito (www.dueparole.it) che, con un linguaggio elementare e comprensibile a una larga maggioranza di cittadini, informa sui principali fatti italiani e internazionali.