Quale assistenza

01/01/1997 - (a cura di) N. R. e V. B.

intervista a Flavio Cocanari, responsabile settorew handicap CISL

C’è una nuova consapevolezza del fatto che l’assistenza deve concretizzarsi in servizi alla persona o alla famiglia e che devono essere gestiti dagli Enti Locali. Questa consapevolezza è ormai anche dei politici.

Se l’assistenza viene fatta dagli Enti Locali, questi devono avere però anche le fonti del finanziamento, il sistema fiscale deve essere riorganizzato in questo senso.

Un altro elemento di novità è la consapevolezza del ruolo del privato sociale senza fine di lucro: finalmente sembra essere passata l‘infatuazione verso il privato sociale che viene visto in un modo un po' più concreto. Recentemente si era passati dall’ideologia del tutto pubblico al privato è bello fino ad arrivare all’apoteosi del privato sociale; quello che è importante è che si realizzi una forma di democrazia di soggetti in cui ognuno da il suo contributo.

Si assiste anche ad un ridimensionamento dell’assistenza economica diretta rispetto al ruolo dei servizi: è chiara l’idea che qualsiasi prestazione economica non può che essere di supporto ad una rete di servizi che deve comunque esistere.

Per quanto riguarda l’assistenza economica dietro alle definizioni come assegno sociale e assegno di minimo vitale si nascondono diversi significati che vanno chiariti.

L’assistenza significa in generale assicurare il diritto al cittadino di vivere attivamente la sua cittadinanza e quindi di ricevere tutta una serie di attenzioni che gli permettono di esprimersi liberamente; queste attenzioni possono essere declinate in servizi, in trasferimenti economici in agevolazioni fiscali.

Il problema principale riguarda il reperimento dei finanziamenti: quali risorse devono essere riconvertite? Quali interessi si devono colpire? In generale il problema è quello di mettersi d’accordo su quali devono essere le fonti di finanziamento del Welfare State.

Pubblicato su HP:
1997/58